Piccolo uomo che leggi il Corriere

Per la seconda volta in due giorni (la prima era nel video della prima riunione con i giornalisti) Ferruccio De Bortoli apre le danze della sua seconda direzione del Corriere. E per la seconda volta in due giorni dice delle cose banali, oppure incomprensibili (e lo dico io che,  si sa, lo amo).

Dice innanzitutto che loro sono “moderati, sottolineo moderati”, orgogliosi della loro tradizione. Cosa vuol dire? Che non stanno né da una parte né dall’altra? O che ci stanno, ma, però? E a me che me ne importa? Potrebbero anche starci, da una parte o dall’altra e riuscire a raccontarmi le notizie lo stesso: per scrivere da schierati, per pulire le grucce al padrone bisogna impegnarsi, non basta pensarla in un modo.

La seconda cosa che trovo profondamente sbagliata è che un “giornale moderno”, come dice lui, non debba solo raccontare le cose (“sennò saremmo già finiti”, ha detto alla riunione), ma rappresentare i suoi lettori. Rappresentare. La rappresentazione è un fenomeno complesso, che si può riassumere nella riproduzione in sé di un oggetto esterno. Il corriere riproduce in sé i suoi lettori, oltre a raccontargli le notizie. Il Corriere parla di loro, di noi, come piace a loro, a noi. Certo, è una cosa che si fa, ma pensavo non si dicesse. O, almeno, pensavo non sarebbe toccato a De Bortoli dirla. Pensavo ad Alberoni, ecco.

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