C’è ancora speranza

Non ha fatto in tempo a comprarselo, Berlusconi. Gino Flaminio, scugnizzo della mia Napoli, operaio, umiliato dall’arroganza del potere e delle sue puttane, dimenticato, rinnegato, querelato dai manganelli di carta, soffocato dal vociare scomposto di cravatte a pois bianchi e martini secchi, risorge glorioso dalle ceneri e, con una dolcezza che sa di rivolta, invoca il diritto alla gioia di un proletariato offeso, che di Leo Siegel non vuole saperne, checché ne dicano. Parla di valori, azzecca congiuntivi, rifiuta l’insulto e l’infamia, racconta delle feste con 30 donne in Sardegna dell’uomo più potente d’Italia come se raccontasse di una partita a carte, aborrisce la televisione, i suoi sorrisi bianchi e le sue paillettes, parla di verità, dichiara amore eterno al popolo, il suo popolo, la gente semplice, la gente che lavora, che non sa cosa significhi “consulente d’immagine”, di cui un tempo avrebbe scritto Pier Paolo Pasolini. E non si commuove, mai, Gino. Nemmeno quando la giornalista in cerca di una lacrimuccia gli chiede se Noemi gli manca, se il suo cuore è ancora affranto. “Sono felice, sto con una ragazza del popolo”, risponde Gino, Gino Schiena Dritta. Abbiamo il nuovo canditato premier.

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4 Responses to “C’è ancora speranza”

  1. Piotr Ilic

    La mia Napoli?!

  2. morbìn

    è un’intervista enorme.

  3. Alberto

    Lui è una potenza. Un amico dice che è “nato imparato”.

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