Buon 2 giugno

Quest’anno festa de, pausa, la Repubblica.

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5 Responses to “Buon 2 giugno”

  1. Rolando

    “Analogamente, è importante che i Paesi occidentali evitino di impedire ai cittadini musulmani di praticare la religione come loro ritengono più opportuno, per esempio legiferando quali indumenti debba o non debba indossare una donna musulmana. Noi non possiamo camuffare l’ostilità nei confronti di una religione qualsiasi con la pretesa del liberalismo”

    (B. Obama – trad.)

  2. andrea

    Queste richieste sono «certe», nel senso che ci vengono dal Consiglio islamico d’ Italia. Eccole: 1) L’ insegnamento del Corano a scuola o, in alternativa, la creazione di scuole musulmane parificate a quelle italiane; 2) il diritto della donna di essere fotografata con il velo nei documenti di identità; 3) permesso di lavoro per andare in pellegrinaggio; 4) venerdì festivo; 5) diritto di contrarre matrimoni civili con rito islamico; 6) diritto di partecipare alla preghiera di mezzogiorno. Accortamente il Consiglio islamico non chiede l’ infibulazione e la poligamia. Ma è pressoché sicuro che una comunità islamica che vota e il cui voto condiziona gli esiti elettorali aggiungerebbe queste richieste alle altre. Così la domanda diventa: esistono altre comunità di immigrati che rivendicano diritti e privilegi di analoga portata? La risposta è no. Indiani, cinesi, giapponesi, coreani, filippini e simili hanno tutti forti identità etico-culturali che custodiscono gelosamente tra le mura domestiche. Ma accettano le leggi e le regole di convivenza dei Paesi che li accolgono senza chiedere privilegi e deroghe. E dunque non c’ è dubbio sul fatto che i musulmani costituiscono un caso a sé, e un caso pubblicamente e pesantemente «invasivo» destinato a imbattersi in reazioni di rigetto…Se accettiamo il diritto islamico, allora cosa? Se accettiamo il venerdì festivo, allora quante feste avremo? Se il musulmano si deve fermare a pregare a mezzogiorno, allora ci dobbiamo fermare tutti? E così via. Gli italiani hanno il diritto di sapere che cosa li aspetta. Se a loro piace, tutto bene. Ma se a loro non piace, non meritano per questo di essere accusati di razzismo. Benjamin Constant, che è stato il maggiore pensatore politico della sua epoca, scriveva nel 1797 che «quando si getta in una società un principio separato da tutti quei principii intermediari che lo adattano alla nostra situazione si produce un gran disordine; perché questo principio divelto da tutte le connessioni, privo di tutti i suoi appoggi, distrugge e sconvolge».
    Giovanni Sartori, il Corriere della Sera, 25 ottobre 2000

  3. Alberto

    Io sto con Sartori, certo non con Obama, che magari dimentica il liberalismo nulla pretende se non la libertà, limitata solo a tutela della libertà. Ricordo, al proposito, che per frasi simili di Obama proposi qualche tempo fa di cambiare il nome del circolo on line “Barack Obama” in “Circolo Umberto Bossi”.
    Comunque significativo che ti trovi d’accordo con chi vuole mettere il velo alle donne, favella: è il destino di voi cattolici, di chi addormenta la ragione e si autogenera.

  4. Rolando

    ..a dire il vero parto dal presupposto che il velo non venga imposto, ma sia un modo per vivere la fede..

    E parto dal presupposto, ben rimarcato da Obama, che il significato più vero della fede, delle Fedi, sia – ama il tuo prossimo.

    Se si ha paura del proprio prossimo, o, peggio ancora, se non si fa lo sforzo di capire le sue ragioni (i.e., ad esempio, il velo), allora non si va da nessuna parte. Se non a bere un caffè con la Santanchè..

  5. Alberto

    Il presupposto è che è giusto che la libertà individuale di mettersi il velo venga posta in secondo piano rispetto all’esigenza collettiva di un riconoscimento certo ed immediato. Non per strada, ma sui documenti, ad esempio. Sono felice, poi, che abbiate le prove che metterlo sia una scelta e non un imposizione, sperando sempre che la vostra fonte non sia la stessa del caso Englaro.

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