L’aborto e il valore del silenzio

01.10.08_emmepubbSe si affronta il discorso dell’aborto cercando, prima, di rispondere alla questione se le due cellule sono vita, e, se non lo sono, quando iniziano ad esserlo, non se ne viene fuori. E’ assolutamente opinabile che un feto sia considerabile vita. Sicuramente più opinabile del fatto che non lo sia.
Come tutti i problemi, forse, bisognerebbe partire da ciò che opinabile non è.
Ovvero il fatto che la donna incinta è vita. Che è la donna incinta a portare in sè, per un periodo piuttosto lungo, il quid, vivo o no. Che sarà lei a farlo dolorosamente uscire, o altrettanto (e forse anche più) dolorosamente, finire. Che è lei che soffre, insomma, come dicono pure Giulia. e un Facci da applauso.
I diritti in gioco sono diversi. I titolari di questi diritti, due, forse.
Una, di sicuro (e non me la si venga a menare con la storiella del diritto a diventare padri: noi non facciamo altro che spruzzare, piacevolmente, un po’ di liquido. Stop.)
Detto ciò, trovo alquanto strane due cose.
Uno: che a farsi crociati di nuove norme rivolte di certo alle donne, e, forse, al quid, siano personaggi che non partoriscono, non abortiscono, e, ad occhio e croce, neppure copulano. Ferrara. Bondi.
La Binetti. W. Ben 16 e relativi accoliti.  Mancanza di interesse ad agire, si direbbe. Insomma: è possibile che una questione che di sicuro ha solo i 9 mesi di vita di una donna, sia portata avanti da soli uomini?
Due: in questo frangente, mi sento straordinariamente vicino a Berlusconi che, magari per ragioni diverse dalle mie, fa the right thing. Tace.

PS: che brava, sul tema, pure Daria.

(foto da Macchianera)

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