Il primo della lista

Ci sono due cose, a prenderla a ridere, che colpiscono delle esclusioni delle liste ritardatarie o falsate in Lazio e Lombardia. La prima: Moretti ha sempre ragione. Quando lascerà per l’ultima volta l’ultimo tribunale, dopo B ci saranno solo macerie. Questo paese già puzza di pesce. Perché solo un paese di pesci può pensare di schierarsi anche solo per scherzo, anche solo per sbaglio, dalla parte di chi rivendica il proprio diritto a non rispettare una regola (e, quindi, a violare diritti). Presentano in ritardo le liste: vabbé, la burocrazia (oppure: vabbé, doveva pure pranzare). La Corte d’Appello sgama 500 firme false: golpe della magistratura (oppure: non ci vogliono far votare!). Cioé, io ci sto pure a che vengano riammessi: ma almeno, prima, datti del coglione durante l’angelus. O corri nudo in mezzo al campo durante Roma Lazio con un cartello con su scritto “scemo”. O vai a letto senza cena. Se hai fatto una cazzata, non è che è meno cazzata perché la gente ti vota, perché hai il consenso. Io odio il consenso. Io odio l’uomo. Voglio un governo di regole, di robot. La seconda cosa è una buona notizia. Sono davvero molto felice che, come per la questione dell’incandidabilità di Formigoni, anche per il problemuccio delle firme false i primi a muoversi siano stati i vertici del Partito Democratico. Finalmente. Che gioia. Bravi. Scherzo.

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4 Responses to “Il primo della lista”

  1. alexander

    Scusa, caro, ma da quand’è che odi l’uomo?

  2. Pietro

    Come ci stai che vengano riammessi?!?! Bellan democristo.

  3. P. Binetti

    Bellan uomofobico

  4. Alberto

    @ Alex: da quando ho a che fare con dei carabinieri.
    @Pietro: ma sì: Emma si merita una vittoria contro ogni evidenza. Altrimenti questi passano i prossimi 5 anni a dire che la giunta è illegittima. Sai come sono.
    @Paola: Paoliiinaaa, sù.

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