Designami questo
Quanto non mi piace il Salone del Design. Con tutti quei marchi famosi, quegli esteti in giacca e cravatta, quei cataloghi gratis. L’unica cosa peggiore del Salone del Design è il Fuorisalone del Design. Via Tortona, il Politecnico di Milano, le istallazioni. Dio, quanto non mi piacciono le istallazioni. E poi i designers. Dio, quanto odio i designers. Quest’anno per essere un designer bisogna portare: i) capelli molto corti, un po’ anni ’80 (anche le donne); ii) pantaloni o jeans molto stretti; iii) scarpe in pelle lucide, possibilmente a punta. Il tutto condito dal ripetersi tantrico, in ogni luogo e contesto, della frase: “sono un designer“. Tipo: “ciao, ce l’hai un accendino?“; “sono un designer“. “Vuoi fare l’amore con me?“; “mah, sai, sono un designer“. E’ necessario sottrarsi al patetico rito del Salone e del Fuorisalone dell’Autoesaltazione. Si stampino per cominciare delle magliette con la scritta: “Achille Castiglioni. Tutto il resto è Ikea“.
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Marco
Quanto hai ragione, io sarei un designer in quanto laureato in Industrial Design, ma non avendo i connotati che caratterizzano questa figura ormai largamente diffusa, non vengo considerato tale. Aggiungerei che una parvenza di omosessualità nel vestire e nell’atteggiarsi non guasta, ma anzi è quel plus che convince le aziende a produrti dei prodotti. Fortunatamente per questo Salone e Fuori salone mi sono ammalato e a parte aver visto degli oggetti tristissimi in Fiera non sono andato in giro neanche un po’, niente cataloghi gratis, niente registrazioni, niente resse per prendere un tramezzino o un bicchiere di vino scadente, niente gente infighettata che chiama design ogni stronzata proposta da “progettisti” dalla sessualità ambigua, niente feste. Devo dire che non ne ho risentito, ma anzi sono piuttosto soddisfatto della mia malattia risolutrice.
“Achille Castiglioni. Tutto il resto è Ikea“ mi piace molto, posso usarla per una maglietta?
Buona giornata