Di democrazia e isolamento

Le elezioni sono l’apoteosi dei miei problemi con il senso di appartenenza.

Quando ci sono le elezioni non sono innervosito dai vincitori, chiunque essi siano, né straziato dai perdenti. Non sono nauseato dal linguaggio, amo quasi quella retorica scontata da serie tv sudamericana. Tutto questo va bene. Il problema sono io. Io non condivido nulla con la mia gente, non riesco a coinvolgermi. Io non capisco la campagna elettorale, l’entusiasmo, i programmi. Non ho esperienza dei problemi veri, nonostante ne sia pieno. Non mi emoziono allo stesso modo delle persone che mi stanno attorno, e dio sa quanto ci provo. C’è un mondo straordinario lì fuori e io lo ignoro. Non è deprecabile il mio popolo, lo sono io in quanto altro da lui. La maggioranza è una benedizione e io ho sempre voluto farne parte.

A differenza di quanto scrivono gli stranieri e gli italiani all’estero, gli italiani in Italia sono un grande popolo. La brutta giornata di oggi non è imputabile a loro. E’ tutta colpa mia. Tutte le elezioni sono terribili, da sempre. La profonda tristezza che provo è solo una conseguenza logica dell’isolamento. La politica è la continuazione della mia solitudine con altri mezzi.

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5 Responses to “Di democrazia e isolamento”

  1. Eliana

    Avere senso dell’appartenenza non aiuta neanche chi ce l’ha.
    Io appartengo ad un’idea sbagliata: quella dell’onestà, della responsabilità, del sentirsi ignoranti se non ci conosce, del provare a convincere le persone che il qualunquismo non è una cosa bella.
    Risultato? La metà delle persone che conosco ha votato Grillo.
    Credere nella politica è per forza solitudine. È illusione che ti porta restare ancora più solo.

    Un abbraccio.

  2. andre

    Matteo Renzi: Del resto, come aveva appena spiegato agli uomini dello staff, cosa potrebbe dire che non aveva già detto? «Dovrei ripetere che il nostro compito era snidare gli elettori delusi del centrodestra? Che non bisognava sottovalutare Berlusconi? Oppure che dovevamo fare nostri alcuni temi di Beppe Grillo? Inutile, ora. Inutile, dopo aver voluto le primarie salvo poi chiuderle al secondo turno per paura che venissero a votare elettori esterni al centrosinistra: che sono precisamente quelli che di cui avevamo bisono alle elezioni vere e che, naturalmente, non ci hanno votato».

  3. and

    Comunque in ogni caso non esserci più niente da fare per fermare declino, se non avercela fatta neppure Ambrosoli, che peraltro essere tutto fuorchè comunista, e lombardi avere deciso votare Maroni e mandare Formigoni a Senato. Forse toccare fondo essere condizione per risalire, ma credo noi preferire, una volta toccato fondo, prendere pala subbacqua (come dire Guzzanti) e scavare per andare ancora più giù

  4. Alberto

    Eliana, io non conosco neanche una persona che ha votato Grillo. Capisci, quanto sono isolato?

    Andre, è finita. E’ finita e basta.

  5. Eliana

    Certo, Albi. Ti capisco.
    Vedi, l’isolamento è una condizione che può condurre alla pretesa di vivere un tempo fermo, al punto tale che l’impatto con un presente troppo diverso da te che pure cerchi di viverlo, è così traumatico da spingerti a negarlo.
    Ecco, per esempio, perché non conosci i grillini.
    Forse, dico.
    E forse è pure ora di andare a letto.

    Buonanotte da Freud.

    PS: meglio il tempo immobile, comunque. Senza passato e senza futuro. Senza ricordi, come hai ricordato anche tu in questo blog, e senza neanche presagi, aggiungerei.

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