Maledetta primavera

Visto che lo fanno tutti, salgo in cattedra anch’io. Ecco, salito. Allora, questo Paese ha un grosso problema: è del tutto all’oscuro del principio elementare per cui i talenti, che per definizione sono giovani, vanno curati, coltivati e un po’ ben voluti. Prendiamo ad esempio Berlusconi. Berlusconi è lassù da 15 anni e non ha fatto una cosa una per curare, coltivare e voler un po’ di bene ai talenti (giovani). Invertire il trend assassino del disinteresse per la scuola pubblica, ad esempio. Continuare sulle sue originarie tre “i”, almeno, che all’inizio degli anni ‘90 non erano neanche una cattiva idea. Invece niente. Un altro esempio è Balotelli. Balotelli è il più grande talento che il calcio italiano abbia conosciuto dai tempi di Roberto Baggio. E’ un po’ mona, sì: ma è perché è giovane, essendo un talento. Balotelli non è stato convocato in nazionale perché non rientrava nel portfolio di giocatori del figlio del nostro commissario tecnico. Non veniva fatto giocare all’Inter perché è un po’ mona (ma è perché è giovane, essendo un talento). Si dice abbia pianto spesso. Naturale epilogo della faccenda, oggi è stato trasferito in Inghilterra, dove ai talenti vogliono bene. Molto, anche. Io non sono un talento, se non altro perché non sono giovane. Un mio amico che invece lo è mi faceva notare che, in fin dei conti, è pur sempre una questione di premier.

Qualche assassinio senza pretese

Il mio paese natale è famoso per tre cose: l’Ikea, il recente omicidio di due puttane, e me. Al mio paese natale sono tutte brave persone, solo che per resistere ai mutamenti linguistici bisogna essere eroi, e non si può chiedere a tutti di essere eroi. “Ikea”, ad esempio, ha troppe vocali, e al mio paese natale l’hanno sempre chiamato “centro commerciale”. Le due ragazze massacrate con una balestra nel mio paese natale hanno iniziato a chiamarle “escort”, come fanno i giornalisti. Al mio paese natale (ma anche da altre parti) non usano i termini “puttane” o “prostitute” un po’ per rispetto e un po’ per non dar fastidio ai bambini a cena. Quanto a me, rappresento l’unica costante e tutti continuano a chiamarmi “hei!”.

Quarto mondo (noi)

In tutta la storia della tempesta tipo dayaftertomorrow che ha colpito il Guatemala aprendo una misteriosa voragine che scende verso il centro della terra per centinaia di metri, la notizia più incredibile è che il Governo del Guatemala ha una pagina Flicr.

La coerenza è un disvalore

Il relativismo consiste nella libertà di giudicare le idee e non le persone, riservandosi il lusso di decidere caso per caso. Il fascismo è il tifo a prescindere, il negare i sogni. Di fronte ad una persona molto amata o molto odiata che dice una cosa x, il fascista dice “la amo” oppure “la odio”, mentre il relativista dice “mah, vediamo: che ha detto?”. Una società di relativisti è una società libera. Una società di fascisti si fonda sulla malinconia dei vincoli.  Se ad esempio dei poliziotti entrano in un posto dove la gente dorme dopo una manifestazione molto stancante e massacrano di botte decine di persone il fascista dice “abbiamo fiducia nelle forze dell’ordine”, il relativista dice “davvero?”, e poi piange. Se, sempre ad esempio, c’è un estremista cattolico con un passato torbido ed un’arroganza ai limiti dell’umano che fa il miglior giornale d’Italia il fascista dice “figurati se leggo il Foglio”, mentre il relativista dice “figurati se non leggo il Foglio”. Se c’è una legge in discussione in Parlamento che limita la possibilità di sentire e pubblicare le mie telefonate erotiche con la lattaia il fascista abusa del termine libertà utilizzandolo in frasi del tipo “voglio la libertà di essere informato”, mentre il relativista chiude gli occhi e pensa intensamente alle trecce bionde della lattaia.

Il reato di lesa maestà caratterizza fortemente le società fasciste. E’ un fenomeno molto diffuso che consiste nel dare addosso a chi si schioda dal gruppo, appoggiando a priori gli incoscienti che rinunciano al diritto/dovere di giudicare i fatti in quanto fatti e seguono acriticamente il Giornale o Repubblica. La redazione di questo blog si è sempre impegnata su una linea (non dico equidistante ma almeno) dubitativa su quasi tutto. Una sola eccezione: le cipolle. Le cipolle sono il male assoluto, sono la morte fatta ortaggio. L’esercizio democratico, però, ci migliora di giorno in giorno e proprio ieri pensavo che lo scalogno, così delicato, non è niente male.

Puntini sulle j

Sia chiaro: se la Roma vince il campionato quest’anno il merito non è di Ranieri, ma di Jeremy Menez e del suo guardare il cielo.

Di iPad e del principio di utilità

Ho un iPad. A 32 giga, anche. Me lo sono fatto acquistare da un amico che è andato a New York (ufficialmente) in vacanza (ma in realtà) per acquistare iPad.

L’oggetto in sé è di una bellezza disarmante. Pesa poco (500 kg) e ha una batteria che mi dicono duri tantissimo. Lo schermo è molto piatto e liscio. Il retro è argentato. Ho anche una bellissima custodia nera, la cui cover anteriore si piega e, incastrandosi con la cover posteriore, crea un piano inclinato che permette di usare iPad in luoghi diversi dal divano o dalle poltrone. 

Avere un iPad è una bella esperienza, soprattutto dal punto di vista interpersonale. Tutti ne hanno parlato per mesi, tutti ne parleranno ancora per anni. In treno ho tirato apposta fuori iPad dallo zaino: la ragazza accanto a me (riccioli biondi, occhi verdi, originaria del veneto orientale) mi ha rivolto molte attenzioni e ora siamo fidanzati. A lavoro ho sfoggiato apposta iPad: mi hanno promosso in una posizione così apicale che ora non ho più prospettive di crescita e sto pensando di andare a cercare fortuna in America. Alle cene non faccio che parlare di iPad. Questo tema, di cui discorro con molta umiltà, mi fa sembrare una persona colta e attenta; un cittadino del mondo, come direbbero i marinai del traghetto Bari-Patrasso (60 euro in tutto, andata e ritorno).

Questo quadro generale, piuttosto positivo, si scontra con l’assenza di amore del nostro tempo, con la domanda con cui tutti mi ossessionano: ”ma a che cosa serve?”. Esiste in commercio un Manuale di Conversazione che insegna come schivare questi fiotti di veleno. Secondo questo manuale bisognerebbe rispondere: i) è una specie di computer portatile: ci si naviga in internet e si ascolta musica; ii) serve a leggere libri on line; iii) serve per il porno, ché su iPhone è troppo faticoso.

Io non uso nessuna di queste risposte. Io non ho idea di a che cosa serva iPad. Il mio Mac è troppo vecchio (OS X 10.4) e iPad, giovane com’è, non lo ritiene compatibile con sé stesso. Non potendo in alcun modo farlo funzionare, ne apprezzo la bellezza in modo puro e totale. Con iPad ho un rapporto di amore preadolescenziale, incondizionato ed estatico. Non mi interessa se non legge i filmati in flash; trovo inessenziale la presenza di una cam; credo che le ditate di pollo fritto sullo schermo inerme abbiano un che di erotico.

Da quando ho iPad mi sento migliore. iPad mi ha liberato dall’ossessione dell’utilità. Lo porto con me ovunque, spento, tranquillo, come un pensiero. Quando la mia istruttrice di nuoto mi ha chiesto a che cosa serve, io ho sentito il profumo di primavera e ci siamo baciati. Lei mi ha lasciato dei segni di rossetto viola sulle labbra e lo schermo di iPad è divinamente riflettente. Dopo essermici specchiato ho pensato di non togliermeli mai più.

La ballata del Marchesi

Il panettone è una grazia. Ci fosse un dio, olocausterei migliaia di agnelli per ringraziarlo del panettone, quello con i canditi. Quando, appena prima di parlare del tempo, mi chiedono se mi piace di più il panettone o l’altro, io non rispondo neanche perché appena ne odo il nome cado in trance. Il panettone addolcisce le mattine di tutto il mondo. Per il panettone sono stati creati degli spot straordinari. Il panettone ci salva dal natale: con quei canditi, con quel sapore popolare. Come tutte le cose che nascono dal miscuglio di ingredienti diversi, il panettone ha una leggenda. Sempre la stessa. I personaggi della leggenda sono: il re; un invitato molto famoso ed esigente; un cuoco. Il cuoco prepara un dolce ma lo brucia. Dovendo servire qualcosa al re e all’invitato (che nella storia ha un ruolo marginale ma molto caratteristico), impasta quello che è rimasto in cucina e mette tutto in forno. Ne nasce il panettone, che piace al re e all’invitato. Questo racconto popolare può essere traslato e proposto alle cene anche sostituendo il panettone con: la frittata al finocchietto selvatico; la crema chantilly; la cassata. Questi cibi, a differenza del panettone, in questo periodo dell’anno non sono in sconto.

San #2

Io sono un fondamentalista biblico, da sempre leggo Nuovo e Antico Testamento nel chiuso della mia cameretta (da qualche tempo indegnissimamente anche in chiesa, dall’ambone) e mai mi è capitato di trovarci qualcosa che assomigli a una proibizione della droga. Sarà colpa mia. Sarà che dall’orecchio morale non ci sento. Sarà che, anzi, ho sempre interpretato san Paolo come possibilista: “Mangiamo e beviamo, che domani verrà la morte” scrive nella Prima lettera ai Corinzi. Non credo intendesse esortare a darci dentro con verdure bollite e acqua fresca, nella Bibbia quando si mangia si divorano cavalli e montoni e quando si beve ci si ubriaca e spesso a fin di bene.

Camillo Langone, in salvezza di Morgan. L’avevo detto, io: una messa.

iGrab

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Non si può ancora comprare, l’iPad, ma su Ebay già vendono dei domain name che includono la parola “iPad”, ufficialmente per vendere iPad. Costano come un iPad. Poi magari succede che la Apple, produttrice dell’iPad, decide di comprare il vostro indirizzo iPad. Potrete farglielo pagare come due iPad, così da tornare in pari. Oppure come tre iPad. In quest’ultimo caso avrete denaro sufficiente per comprare un iPad in più e regalarlo a quella ragazza un po’ timida che incrociate ogni mattina, andando scuola. Ve ne sarà temporaneamente grata.

iWant

Quanto non sei glam se non parli dell’iPad. E quanto non mi piace non essere glam. La posizione ufficiale della redazione, qui, è molto cambiata negli utlimi 8 minuti. Fino a 8 minuti fa: avevo seguito in diretta la presentazione dell’iPad; avevo letto che c’è qualcuno che lo trova un iPhone un po’ cresciuto; avevo letto di qualcun altro che dice che è una rivoluzione, nel senso di salvezza dell’editoria mondiale; mi ero detto che, insomma, a me questa gran cosa non sembrava. Quasi 8 minuti e 46 secondi fa ho visto il trailer ufficiale dell’iPad. La mia attuale posizione sull’IPad è: lo voglio. Ora.

Ti porterei ogni giorno al mare

Ormai anche il benzinaio sotto casa mia sa quanto mi piacciono i giapponesi. Li amo in particolare quando vado a lavoro in bici e vengo bloccato, così come tutta piazza duomo, da quei 54 giapponesi che fanno le foto, ritraendo altri 54 giapponesi in posa davanti al duomo (in totale fanno 2 corriere). Negli ultimi due mesi inizio a provare molto piacere anche a parlarci. Su 54 almeno un paio sanno l’inglese, ma è un dato di pura cronaca perché io il giapponese un po’ lo mastico. Ieri uno di loro, figlio del creatore di Devil Man, mi ha raccontato che in Giappone il senso etico e morale è davvero molto forte. Se un politico viene colto a rubare, ad esempio, c’è una legge impressa nei cuori per cui, salvo complicazioni, si uccide. L’oriente però non esiste, perché privo di un discorso unitario sulla verità. Facendo il Giappone parte dell’oriente, è esso stesso purtroppo privo dell’attributo dell’esistenza. Non esistono neanche i suicidi, in Giappone, quindi. Il Giappone è l’unico Paese in cui nessun governante si è è mai suicidato. Tokyo è un ottimo posto per vivere per i politici. Da radicale, proporrei un esilio volontario.

Berlino

Al di là della fitta coltre di neve sotto la quale si è risvegliata oggi, questo posto mi sta facendo seriamente pensare al rapporto tra un popolo collettivamente felice e delle strade in cui ogni tre vetrine di abbigliamento c’è una galleria d’arte.

Della mia solitudine di fronte alle vetrine natalizie

Il Natale causa sui miei sentimenti effetti contrastanti. La prima volta che mi sono innamorato è stato circa quattro anni fa, a Natale. Lei era entrata in camera mia per provare un cappotto di montone perché era Natale e faceva freddo. Io me ne innamorai soprattutto perché quando si vanno a fare le spese, a Natale, guardare le vetrine da soli è tremendo. Desolante. Mai provato? Io no. Lo scorso Natale è stato decisivo per la scrittura di questo post, perché lei ha iniziato a dire che gli adesivi natalizi a forma di riccio che mia madre mi aveva dato da appendere sulle finestre erano infantili. Io, legato in modo spasmodico a mia madre e ai ricci, prima ne ho appesi altri 3, poi l’ho lasciata. Immediatamente dopo, guardando una vetrina, ho promesso a me stesso che non farò mai più il presepe. Il fatto che Ikea non li venda affatto mi facilita la vita. Ikea vende alberi di Natale però, ma quando ci passo vicino giro la testa dall’altra parte: guardo la mensola denominata “tappeti svedesi monouso e polpette”. Che a me piacciono molto, tralaltro. Entrambi.

Con il ghiaccio mi sciolgo anch’io

Ci sono poi degli uomini ambigui, a cui non sono affatto grato. Un’ottima regola di vita, che porta soddisfazioni, felicità e successo è ascoltare attentamente quello che dicono i preti e fare l’esatto contrario. Oggi B16 ha invitato tutti a rispettare la dimensione morale della vita umana per contrastare il riscaldamento globale.

Il Messaggero ha parolecomplicate nel reader

C’era una volta un Jeremy Menez: quello indolente, quello che non giocava quasi mai, quello che quando andava in campo veniva impiegato da esterno, quello sempre infortunato, quello che litigava con Ranieri e quello con mille problemi fisici, quello che non sorrideva mai.

Tassa e vinci

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo


Testo: Gentile Ministro Tremonti,

sono un ragazzo di 25 anni che vive a Pechino da più di un anno. Sarò molto breve e spero possa rispondere al più presto con un suo parere sulla mia idea.

In Italia i gratta e vinci sono oramai un fenomeno diffusissimo tra le classi sociali del Paese, soprattutto quelle più povere.

Allo stesso tempo l’Italia lotta da decenni contro l’evasione fiscale, fenomeno che non ha fatto altro che aumentare il debito pubblico e devastare le casse dello Stato.

Penso che queste siano due affermazioni che Lei condivide appieno.

Bene, in Cina hanno trovato un metodo molto interessante, efficace e semplicissimo per risolvere il problema dell’evasione e allo stesso tempo far felice il popolo dei ”grattari”.

Ogni esercizio commerciale emette la fattura sulla quale è posto un piccolo spazio da grattare. Le vincite sono proporzionali all’ammontare della fattura emessa. Spero abbia già capito dove voglio arrivare.

Chi chiede la fattura sa che può vincere qualcosa grattando e quindi sarà spinto a chiederla in qualsiasi posto effettui un acquisto.

Il commerciante rimborsa la vincita e poi chiede il rimborso a sua volta allo Stato. Lo Stato guadagnerà dalle maggiori entrate sulle fatture emesse ed il gioco è fatto.

Io lo trovo un sistema semplicissimo ed intelligente, non crede?

Spero di ricevere al più presto Sue osservazioni in merito.

Cordialmente,

Vincenzo De Laurentiis

Le paludi della tristezza

Alla fine e senza spiegarne i motivi il male assoluto del calcio italiano non lo convoca, Cassano.

Beata gioventù

La cosa più dolce della vicenda di Minzolini, che da un po’ di mesi fa editoriali che neanche Feltri, che li fa alle ore venti della sera e da un ufficio arredato con molto cattivo gusto, è che nel comunicato del cdr di qualche minuto fa i giornalisti del Tg1 definiscono il loro un tele “giornale istituzionale e non governativo”. Come dire: sono sempre stato antirazzista, ma odio i negri. Il cdr di parolecomplicate esprime grave preoccupazione per la situzione dell’informazione su questo blog e, assieme a tutti gli uomini liberi, si augura che rai1 diventi al più presto un canale porno.

Jeremy il poeta e la mia malinconia

jeremyRimanere per due ore a vedere venticinque persone che si muovono a seconda dei movimenti di una sfera è un comportamento umanamente degradante. Questa regola ha due eccezioni. Uno: se ci si trova a San Siro, che non è uno stadio ma un tempio. Due: se tra i venticinque gioca il più grande filosofo del secolo, Jeremy Menez.

Jeremy Menez  sta davanti, perché davanti stanno i simboli, le icone. Come al corpus domini, con la differenza che Menez esiste. Nato nella periferia sottoproletaria di un paese dell’Ile de France non abbastanza grande da essere Strasburgo e non abbastanza piccolo da poter prentendere un IKEA, Jeremy ha avuto il suo talento svelato a circa otto anni. Era nel parco, stava rollando. Gli apparse dio, il dio delle genti. Prima che iniziasse a parlare, Jeremy si addormentò annoiato. Dio, deluso, se ne andò da Kakà.

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Xe amico in facebook de Varol

Se una balena gigantesca entra in un golfo in cui il pesce più grande è una sogliola è ovvio che uno si allarma. Il sindaco di Trieste ad esempio, è un uomo di fatti. Ha subito mobilitato la sua segreteria per risucire a trovare il cellulare di ’sto Nemo,”che lo ciamo mi“.