Ce n’est q’un début

Dell’amore incondizionato per Carla Bruni. A me personalmente non piace: ne sono ossessionato. Amo tutto di lei. I suoi capelli, ad esempio. Oppure il suo sorriso, le sue canzoni, il modo in cui tiene il pollice dietro il manico della chitarra. Amo le sue ballerine nere, la sua discrezione, la sua eleganza. Amo le sue erre, che sembrano carezze.

Dall’altra parte del mare le donne non sono amate tanto. Una di loro veniva indicata in paese come una che la dava un po’ in giro. Essendo sposata, un giudice ha deciso che andava sotterrata fino alla testa ed ammazzata a forza di pietre in faccia (pietre piccole – ché deve durare un po’, tirate dai parenti del marito). Carla, la mia Carla, ha chiesto all’Iran di salvare se stesso, salvando la donna. Un quotidiano iraniano controllato da Ali Khamenei le ha dato della “puttana italiana” che “in realtà merita pure lei di morire“.

Mentre la comunità internazionale si indignava per la lapidazione e per gli insulti a Carla (e alla Francia e all’Italia), da noi si caricavano 200 donne su un carro bestiame per darle in pasto ad un fanatico religioso. Ripeto: non ci sono interessi economici che valgano la libertà di un popolo. Tanto verso Geddaffuck’up quanto verso gli islamofascisti iraniani. Prima della sua svolta clericale Berlusconi era solito dire che la civiltà occidentale, per le libertà che garantisce, è superiore alle altre. Ecco: a me quel berlusconi lì un po’ manca.

Amare Barbara

Perdonali, Barbara, perché non sanno quello che scrivono. Perdonali tu, che sei un segno di speranza in questo lago di lacrime, che sei un fiore di campo cresciuto nonostante i neon viola e la porcellana Pozzi-Ginori. Tu, vergine figlia, figlia di tua madre, a sua volta unica autorità morale di questa landa in preda agli Enrico Papi e ai papi più in generale. Perdona tuo padre, da cui così amorevolmente prendi le distanze facendoti autorità morale, lario a tua volta. Perdona Repubblica, che per sparare addosso a lui è disposta a rinnegare i più basilari principi di responsabilità personale, instrasmissibile da padre a figlio. Perdona due volte Repubblica, che il prossimo che mi viene a chiedere perché lo ritengo un gossip-magazine lo uccido con una balestra. Perdona il prete Verzé, vecchio e stanco e in cerca di un compiacimento. Perdonalo perché è anziano, vicino al rasoio che ci ugualizza e ci rende avidi dei sorrisi che neanche tutto il potere di una vita ha saputo dare. Perdona Galli della Loggia, presente in commissione, perdonalo perché presente. Perdona anche la de Monticelli, Barbara, perdonala perché essente. Ignora il suo finto progressismo fatto di intolleranza politica e culturale, in nome della quale sacrificherebbe suo figlio sol che le parlasse un giorno a cena di Carl Schmitt. Perdona lei, Barbara, con quegli occhietti cattivi da donna che nella vita ha sbagliato tutto, da ortica che per sentirsi vera ha bisogno di mandare una lettera ai giornali in cui attacca te e tuo padre per attaccare sé e il posto in cui lavora. Tu che sei amore e bellezza assoluta, perdona anche per il futuro. Per quando, tra un paio di mesi, la de Monticelli verrà licenziata e le cicale della giusta parte confonderanno ancora una volta l’epurazione con il bene del Paese.

Libera massoneria in libero stato

Tra tutte le cose assurde che mi tocca sentire, due superano la soglia della nausea. La prima è che quest’estate andrà molto il verde. La seconda è che il piddì vorrebbe identificare e poi cacciare dal partito tutti i massoni.
Riguardo alla seconda, spero sia uno scherzo. Spero che quelli del piddì, Franceschini a parte, siano uomini di mondo e sappiano che se c’è una parte da salvare della società italiana, quella è la massoneria.
Premessa: quando uno dice “massoneria” tutti pensano alla P2 o a Tom Cruise. Ai cappucci, alle stragi e al pendolo di Focault. Non è così. I massoni sono dolci, sono brava gente, gente a cui dobbiamo molto. Sono solo elitari, e per fortuna: da un po’ di tempo in qua abbiamo visto cosa succede a lasciar decidere al popolo. Sono anticlericali, e ci mancherebbe: la Chiesa dice “o massoni o cattolici” – qui si risponde “oh: massoni!”. Si riuniscono sempre di venerdì, che il mercoledì c’è la champions. Alcuni poi sono potenti, e sarebbe anche ora che la parte meno peggio del paese prendesse un po’ di confidenza con questo concetto, il potere. Non è una brutta parola, ce la si può fare.
Bisogna liberarsi dalle catene noiose e cattoliche dell’universalismo. Dal giogo di un mondo in cui Enrico Papi ha le stesse (anzi, più) possibilità di Massimo Coppola.
Da uomini liberi, siamo chiamati a giudicare liberamente. I veri massoni sono i Garibaldi, i Leonardo da Vinci, i Carducci, i Voltaire. L’orrendo fautore dell’iniziativa nazi-maccartista di epurazione, invece, è Beppe Fioroni. No, per dire.

Del bene e del male in mezzo al mare

Arrivarono di notte su un vecchio cargo anni ‘80 prestato per l’occasione dal padre di un attivista. Decisero di ormeggiare al largo della Nuova Stazione Navale di Taranto. Dal mare la base della marina militare italiana sembra un luna park, solo senza rumori. L’idea iniziale era un’azione dimostrativa stile Greenpeace contro il deturpamento dell’ambiente naturale, contro la guerra ed armamenti in generale. Poi però all’ultima riunione ci si era fatti prendere bene dall’impresa e dalla morale, dai tiggì che ne avrebbero parlato il giorno dopo. Avevano deciso di sfondare il confine di blocco, di entrare in territorio militare. Mentre avanzavano a pochissimi nodi si udirono le pale dei primi elicotteri. Non ebbero neanche il tempo di accorgersene ed erano già sulle solo teste. Tre enormi libellule in tuta mimetica. Dalla loro pancia venne gettata una corda sul tetto del cargo anni ‘80. Il primo militare italiano iniziò a scendere. Lapo, che nelle riunioni era sempre quello che dettava il tempo, il più applaudito, si precipitò in quello che lui stesso aveva chiamato “lo stanzino della rivoluzione” a prendere le spranghe. Appena il militare, un ragazzo sui 20 anni, mise piede sulla barca, Lapo ed altri 20 uomini iniziarono a massacrarlo di botte. Il militare svenì. Poi ne scese un altro. Lapo lo indicò, urlando, come si fa con un capro o con un frocio a Roma. Altre 20 persone, altre venti spranghe più l’arma del primo ventenne contro questo secondo, che di anni ne aveva 19.

Andò avanti così tutta la notte. Man mano che i militari italiani si calavano sul cargo anni ‘80, gli ambientalisti li macellavano e ne lanciavano i corpi giù dal pontile . I militari tennero un comportamento esemplare e molto democratico lasciandosi macellare. Gli ambientalisti alla fine della missione furono ricevuti dal capo dello Stato e dal vicepresidente del WWF. Dopo una premiazione quasi ufficiale fu offerta loro una cena di pesce. Il capo e il vicepresidente scaricarono il conto dall’iva sotto la voce “spese di rappresentanza”.

La coerenza è un disvalore

Il relativismo consiste nella libertà di giudicare le idee e non le persone, riservandosi il lusso di decidere caso per caso. Il fascismo è il tifo a prescindere, il negare i sogni. Di fronte ad una persona molto amata o molto odiata che dice una cosa x, il fascista dice “la amo” oppure “la odio”, mentre il relativista dice “mah, vediamo: che ha detto?”. Una società di relativisti è una società libera. Una società di fascisti si fonda sulla malinconia dei vincoli.  Se ad esempio dei poliziotti entrano in un posto dove la gente dorme dopo una manifestazione molto stancante e massacrano di botte decine di persone il fascista dice “abbiamo fiducia nelle forze dell’ordine”, il relativista dice “davvero?”, e poi piange. Se, sempre ad esempio, c’è un estremista cattolico con un passato torbido ed un’arroganza ai limiti dell’umano che fa il miglior giornale d’Italia il fascista dice “figurati se leggo il Foglio”, mentre il relativista dice “figurati se non leggo il Foglio”. Se c’è una legge in discussione in Parlamento che limita la possibilità di sentire e pubblicare le mie telefonate erotiche con la lattaia il fascista abusa del termine libertà utilizzandolo in frasi del tipo “voglio la libertà di essere informato”, mentre il relativista chiude gli occhi e pensa intensamente alle trecce bionde della lattaia.

Il reato di lesa maestà caratterizza fortemente le società fasciste. E’ un fenomeno molto diffuso che consiste nel dare addosso a chi si schioda dal gruppo, appoggiando a priori gli incoscienti che rinunciano al diritto/dovere di giudicare i fatti in quanto fatti e seguono acriticamente il Giornale o Repubblica. La redazione di questo blog si è sempre impegnata su una linea (non dico equidistante ma almeno) dubitativa su quasi tutto. Una sola eccezione: le cipolle. Le cipolle sono il male assoluto, sono la morte fatta ortaggio. L’esercizio democratico, però, ci migliora di giorno in giorno e proprio ieri pensavo che lo scalogno, così delicato, non è niente male.

L’unico iPad buono è quello spento

Da un paio di giorni hanno attivato l’Apple store italiano di iPad. Prima c’era un modo per installarci le applicazioni, con il computer. Mai provato.
Le applicazioni sono ancora pochine ma inizio a capire, pian piano, che cosa intendesse Jobs con “magico e rivoluzionario”. Leggere la mattina il giornale senza doverlo comprare cartaceo in edicola mi fa sentire molto vicino ai problemi dell’ambiente. Ordinare sushi a pranzo scegliendo gli ebiten per strada da un gigantesco menù on line mi fa sentire molto metropolitano, molto milanese. Parlare alle cene di quanto è divertente vincere il mondiale con Balotelli a Fifa per iPad mi fa sentire brillante e multiculturale. Poi c’è che, eticamente, il porno su iPad non va (vero): ciò mi fa vivere una dimensione interiore nuova, pura.
Per tutte queste ragioni, lo vendo. Magico e rivoluzionario. 39 euro e novanta, custodia inclusa.

Ultima spiaggia

andiamooltre

Ci sono essenzialmente due modi per affrontare la situazione politica italiana. Il primo è lamentarsene, cercando di convivere con il senso di schifo immondo che ti suscitano i discorsi nazisti delle vecchiette alla fermata del bus, la tivvù, i giornali, il tempo metereologico e Paolo Del Debbio. Il secondo è non fare tardi ’sta sera  e venire domattina alle 10.30 al Circolo Arci Bellezza di Milano. Non ho ben presente, ma potrebbe succedere qualcosa di bello, di nuovo, con persone mai viste prima in ambienti così, diciamo. E’ più o meno questione di vita o morte e alla peggio ci sarà comunque un rinfresco.

Finalmente un commento lucido

C’è una sola cosa che mi fa stare peggio dell’ennesima vittoria di Berlusconi: quelli che si lamentano dell’ennesima vittoria di Berlusconi. Che pontificano ex post, individuando spiegazioni e capri. Tra quelli che cercano spiegazioni il peggiore è senz’altro Luca Sofri, convinto che la causa di tutto sia l’antiberlusconismo (con Veltroni, infatti, che neanche ne prononciava il nome, abbiamo vinto di brutto). Tra quelli che cercano capri, invece, il premio della banalità va a Cerasa: la colpa sarebbe del Pd in generale. Chapeau.

La verità è che nessuna persona sana di mente non può non dirsi antiberlusconiana, e ci mancherebbe. E che il piddì, sta volta, c’entra davvero poco.

La verità è che non c’è nulla di cui lamentarsi. Che loro sono fortissimi, quasi imbattibili. Che hanno avuto gli anni, i mezzi e le capacità di mettere in piedi un apparato di potere e propaganda nazionale, regionale, provinciale, comunale, clericale e domestico assolutamente infallibile: fuori dal tuo soggiorno è pieno di cattivi (ma non ti preoccupare, ti proteggiamo noi). L’80% degli italiani percepisce il mondo esterno solo così, come un posto orrendo, terrorizzante, che peggiora di giorno in giorno. La maggiorparte delle persone ha paura. I miei nonni hanno paura. A pranzo mi raccontano di immigrati, droga, stupri, e di chi ha vinto ai pacchi.  I miei nonni e tutti gli altri percepiscono, elaborano, e poi votano di conseguenza.

Il piddì non c’entra nulla, anzi. Questa volta, e in molti posti, sono stati scelti i migliori. Come con Riccardo Illy qualche anno fa: Emma Bonino e Mercedes Bresso, per esempio, sono due persone trasparenti, capaci. Hanno perso per inesistenza, per terrore (venivano definite “il demonio”, le “ammazza bambine” dagli intellettuali del Foglio), perché da noi si votano Beppe Grillo, la sicurezza e la disciplina. Perché in fondo va così dal dopo guerra, da queste parti. Perché agli italiani ci piacciono i ciociari, le Paole Perego e cielle. Perché ci meritiamo le stragi, altro che Alberto Sordi.

Cose che ti fanno diventare di Fare Futuro

Ho avuto l’onore di tenere una lezione al Parlamento italiano, all’interno di una serie di dibattiti sul futuro di Internet voluti dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Al Congresso degli Stati Uniti nessuno ha mai tenuto dibattiti del genere, né ricevuto la stessa attenzione.

Lawrence Lessig

Il senso del controllo che fu prealessandrino

Certe volte faccio molta fatica ad interloquire con i fan di Travaglio, di Pietro, De Magistris e forcaioleria cantante. Il principale ostacolo alla nostra comunicazione riguarda la laicità: io credo, a differenza loro, che i giudici siano uomini. E che perciò esistano anche giudici incompetenti, svogliati, inconsapevoli o più semplicemente scemi. Di conseguenza, una decisione giudiziaria può essere sbagliata, sbrigativa,  inconsapevole, o più semplicemente scema. Sono sicuro che le due pronunce contro Google (questa e questa) faranno riavvicinare i miei amici dell’iddivù alla realtà, e quindi a me. Non perché, naturalmente, sia giusto violare il copyright o fare del pestaggio di un ragazzo autistico uno show. Ma perché ci sono un paio di direttive europee che, prendendo atto dell’impossibilità tecnica di visionare a priori tutti i video che vengono messi on line, vietano l’equiparazione di responsabilità tra Internet Service Provider e giornali. E perché l’Unione Europea ed io crediamo che se tale controllo fosse possibile o obbligatorio, il mondo sarebbe peggiore. Cari amici manettari: David Carl Drummond è il fratello maggiore che non ho mai avuto. Quello che ti parla per la prima volta di sesso, che ti insegna a giocare a basket. Fosse per voi, non potrebbe nemmeno candidarsi al mio consiglio circoscrizionale.

Prediche inutili

Continua il furto delle parole, del pensiero, delle idee. Berlusconi che fonda un’università mi sembra la cosa più assurda degli ultimi 10 anni. In classifica si piazza immediatamente dopo questa orrenda campagna della Diesel che invita ad essere stupidi. A pensarci bene stanno a parimerito. Anzi, sono la stessa cosa. L’università di chiamerà “Università del pensiero”. “Liberale”. Non ce la faccio a metterli tra le stesse virgolette.

Grasso ha parolecomplicate nel reader

Questo è davvero plagio.

Mai avremmo immaginato che un giorno il Festival di Sanremo sarebbe diventato la misura etica del nostro Paese. Se ti comporti bene, puoi andare al Festival, se ti droghi no. Se ti ravvedi, vediamo di lasciarti una porta aperta, se dici «chissenefrega», allora resti a casa. Che strano Paese: bisogna stare più attenti alle imposizioni del direttore di Raiuno Mauro Mazza, del direttore del festival Gianmarco Mazzi o alle offerte di redenzione di don Mazzi?

 Aldo Grasso

San #2

Io sono un fondamentalista biblico, da sempre leggo Nuovo e Antico Testamento nel chiuso della mia cameretta (da qualche tempo indegnissimamente anche in chiesa, dall’ambone) e mai mi è capitato di trovarci qualcosa che assomigli a una proibizione della droga. Sarà colpa mia. Sarà che dall’orecchio morale non ci sento. Sarà che, anzi, ho sempre interpretato san Paolo come possibilista: “Mangiamo e beviamo, che domani verrà la morte” scrive nella Prima lettera ai Corinzi. Non credo intendesse esortare a darci dentro con verdure bollite e acqua fresca, nella Bibbia quando si mangia si divorano cavalli e montoni e quando si beve ci si ubriaca e spesso a fin di bene.

Camillo Langone, in salvezza di Morgan. L’avevo detto, io: una messa.

San

A prescindere da cosa si possa pensare su Morgan, adesso: questa storia mi mette addosso una tristezza che neanche. Bastino i nomi, segno dei tempi. Il direttore di Raiuno, Mazza, d’accordo con il il direttore artistico del Festival, Mazzi, assieme al Direttore Generale, Masi, lo escludono da Sanremo. Perché a volte si droga. Io li odio, Mazza, Masi e Mazzi. Sono un Carosello serale andato a male, sono la noia ipocrita dell’incenso, delle ampolline. Qual è il principio di fondo?, che chi si droga è fuori dal panorama artistico (italiano, poi, non messo benissimo)? Che chi si droga non può fare buona musica? E i Beatles e i Rolling Stones e i Nirvana? E il 90% dei musicisti di sempre? Vogliono forse alzare l’asticella, Mazza Masi e Mazzi, che chi va a San Remo, da oggi, deve dimostrare caratura morale, oltre che artistica? Anzi: morale e basta? Vogliono trasformare la canzone italiana in una messa? Sogno un mondo in cui nessun dirigente rai pensa di insegnarmi a vivere. Sogno un mondo in cui se Morgan si droga, giù dal palco, sono problemi suoi. Sogno un mondo in cui “mazzi” mi fa venire in mente i fiori: non raiuno, né don.

Il declino della civiltà occidentale

Non che qui si sia soliti a fare morali. Soprattutto in materia di corpi, intendo, che ognuno si tenga il suo e ne faccia quel che vuole.

Eppure al di là delle considerazioni politiche, naturalmente libertarie, da un punto di vista personale mi sento molto frustrato e anche un po’ in colpa per i livelli di declino ai quali siamo giunti quando parliamo, vediamo o mostriamo il corpo delle donne. C’è un filmato che gira, di cui avevamo già parlato tempo fa, che mi fa sentire male. Io non credo che si tratti di solo di prevaricazione maschile: è senz’altro iniziata così, ma buona parte della colpa è delle donne. Delle madri che portano le figlie ai provini, non solo di Boncompagni che se le prova dopo cena.

Non credo neanche che la situazione sia dovuta ad un mercato senza etica, come molti dicono. E’ dovuta, invece, all’assenza di mercato. La proposizione di tette bagnate in ogni ora del giorno è una violenza del non-mercato televisivo italiano. Nessuno ne ha realmente bisogno. Sono finiti i tempi di Colpo Grosso e delle pubblicità dei telefoni erotici su Antenna 3: chiunque cerca tette e culi, oggi, usa il porno gratis in internet. C’è invece un’ampia fetta di consumatori che vorrebbe programmi assolutamente introvabili sulla tv generalista: c’è una domanda insoddisfatta e questo in un mercato sano non esiste.

Tutto ciò per dire che questa mattina, alle 8.50 su rai1, che voi che pagate il canone mantenete, Michele Cucuzza e una bionda hanno fatto eseguire in diretta un intervento chirurgico su una donna poco più che quarantenne, riempendole la faccia di botulino. Lei era bellissima, prima. Loro ne parlavano come se si fosse trattato di una messa in piega. Io stavo facendo colazione.

Discepoli di Emma #2

Riguardo a quella cosuccia, intendo la battaglia per la riconquista almeno lessicale della libertà, io credo che la candidatura di Emma sia una cosa straordinaria. Ne sono commosso. Tutto sta cambiando già, come quando si parla d’amore, come quando si sorride. Innanzitutto i preti  non sono d’accordo. Secondo me non è d’accordo nemmeno D’Alema, e siamo a due. Le cicale di regime hanno già iniziato a frinire impaurite. Di Pietro il manettaro, incapace di confrontarsi su un terreno che non sia coperto di fango, ha polemizzato sull’art. 18. Nel 2009. Per le regionali del Lazio. Emma ha risposto che “le differenze tra noi e lui sono così marcate che francamente mi sembra anche inutile tirar fuori l’articolo 18“. Quello che a avrebbero dovuto rispondere tutti, al manettaro. Da W in poi. Ridare potere alle parole. Ridare anima e sostanza alle idee. Non importa che si vinca o che si perda, perché niente sarà più come prima. Perché questa volta si diranno cose giuste, e scusate se è poco.

D’Alema, ti prego: vattene

Ha molti aspetti positivi essere costretti a casa per prepararsi a pagare con il sangue il dazio corporativo che qui chiamano esame (“esame”!) di Stato (Stato, quello sì). Tra questi, escludendo le influenze intestinali e l’astio generazionale, quello che amo di più è sicuramente l’ora e mezza di televisione che passo la sera. Tra quelle ore e mezza, l’ora e mezza di ieri mi ha fatto sentire felice. C’era un programma su La7, la migliore delle emittenti nazionali escludendo Murdoch. Si chiama Exit e ieri parlava di politica dell’immigrazione. Da una parte c’era una signora ingioiellata, sembra sottosegretario a qualcosa, e Castelli. Si agitavano sbandierando paure e consensi. Dall’altra parte c’era un’altra signora, magra magra, in un elegante vestito verde pistacchio (e basterebbe), assieme ad uno che mio padre non aveva mai visto. Hanno detto parole chiare, frutto di idee semplici, lineari, giuste. “In Italia un crimine è un crimine a prescindere dal passaporto di chi lo commette”. “La Lega deve assumersi la responsabilità di vent’anni di istigazione al razzismo”. “La destra parla di differenze culturali senza sapere una lingua diversa dall’italiano, peraltro con forte inflessione lombarda”. Il conoscere contro la clava. Lo stato di diritto contro la banalità del male. La magia del domani contro l’ombelico incrostato del popolino. Per la prima volta in dieci anni mi sono sentito rappresentato.

Soluzioni inumane a problemi che non esistono

Una delle cose importanti che due miei maestri mi hanno insegnato sullo stare al mondo è l’importanza della gratitudine. Io sono molto grato a loro, per questo. Sono molto grato al sole, appena mi sveglio. Sono grato a mio padre e a mio fratello. Sono grato a mia madre. Sono grato alla mia Università. Sono grato alle persone che mi vogliono bene. Sono grato al mercato e ai miei compagni di lavoro. Mi sento anche molto grato al maestro di chitarra di quand’ero bambino. Sono grato a Luxa. Sono grato a Fabrizio. Sono grato all’Europa e a Gianfranco Fini. Sono grato a Emma. Sono grato a certi preti, lucidi e soli. Sono grato alla Francia e, in un certo senso, potrei considerarmi grato anche nei confronti della Spagna. Sono grato al mio Professore di filosofia del diritto e, in un certo senso, anche al mio professore di filosofia. Sono molto grato anche ai Beatles, come dovrebbero essere tutti. Per questo motivo, si sappia sin d’ora che non ho alcuna intenzione di commentare le dichiarazioni di Paul McCartney sull’importanza di essere vegetariani per risolvere il dramma del global warming.

Datemi un amore che mi cambia il giorno

Marco non è semplicemente meraviglioso. Marco è il talento più clamoroso che la musica italiana ha mai avuto la fortuna di incontrare negli ultimi 15 anni. Fa delle cose con la voce che non ho sentito fare a nessuno. Al mondo. Neanche Prince, neanche Freddy Mercury. Gratta in falsetto. Fa rabbrividire in qualsiasi sua interpretazione, scioglie cuori con una naturalezza da genio assoluto dell’armonia. Ha fatto resuscitare Bindi. Ha fatto impallidire Britti. Mi ha fatto sentire vivo: quello scandalo di inedito  che gli hanno dato grida vendetta. Ma lui è anche oltre la vendetta. Lui è l’Oltre. Questo musicalmente.

Politicamente, Marco è la lancia di San Giorgio che ucciderà il drago del machismo fascio-clerico-berlusconiano. E’ gay, ma non lo ostenta. Risplende di una gioia così fragile da far commuovere un forzanuovista. Poi, non piange. Neanche quando piange Mara Maionchi perché lui fa resuscitare Umberto Bindi. Neanche, quasi, quando vince. Marco Dolcezza Infinita. Marco Voce Assoluta. Marco Schiena Dritta. Abbiamo un (altro) nuovo candidato premier.

Quanto all’altro, quello con la faccia da picchiatore di Casa Pound, poco da dire. E’ un carabiniere che cerca di imitare Joe Cocker. Doveva andare alla Corrida, non a X Factor. Non si sa per quale motivo strano, gli hanno dato l’inedito più orecchiabile e (quindi il) più passato in radio. Per non parlare di sua nonna, una vecchia stronza appena uscita da messa che non trova niente di meglio da dire che “le pregghiere che ho mandato al cielo sono scidade ascicoldade”. Era stata definita da un inviato con la camicia bianca e un pull Ralph Lauren ”la nonna d’Italia”. Dio, patria e famiglia.

Sono sicuro che quella specie di rondista andrà un sacco nel rione Sanità, assieme agli altri neomelodici. Ma io sono di un’altra scuola: la notizia è che, forse, assieme a me c’è qualcun altro. Su quell’altro ho la stessa posizione di Morgan, i primi tempi. Il suo timbro di voce non mi interessa. La sua mascella da Di Canio mi annoia. Se voglio ascoltare una voce che gratta metto su Mad Dogs & Englishmen, non un carabiniere di quartiere che sembra uscito da “Punta alle Otto”.

Ieri nei filmati finali, mentre l’appuntato sardo cercava di sembrare un poeta dicendo in modo davvero originale “vivo il momento, per me non c’è un domani”, Marco Sguardo Profondo, Marco Schiena Dritta osservava senza urlare troppo che questi tempi gli hanno insegnato a diventare una persona libera. Lo ha insegnato anche lui a noi. Ha vinto per questo, Marco. Con buona pace dell’Arma.

Che domani sarà un giorno lungo

Non ho mai letto un articolo su un Paese più a nord di Porretta perché a metà mi annoio e mi metto su facebook. Quindi anche questa volta giudico solo dal titolo. Sono assolutamente d’accordo con gli svizzeri. No alle chiese, sì alle armi. Magari Beretta, magari da caccia. Cinghiali e fagiani, lepri e beccacce, cervi, setter inglesi, litri di vino rosso, riti orgiastici in chiese sconsacrate e trasformate in piste da ballo anni ‘70. Poi molto, molto cioccolato.