This way, Madam

Per il mio spassionato canto all’Emilia ho ricevuto mail di minacce. Le prime dai cattolici, gli stessi che in questi giorni hanno invaso Milano con le loro canottiere sotto le camice. Dicevano che dicevo così solo perché l’Emilia è di sinistra e blasfema, che mi ci ritrovato. Io non sono di sinistra.

Una volta arrivata la tragedia del terremoto, sono stato sommerso dalle mail dei superstiziosi, che coi cattolici condividono la credenza in un essere soprannaturale chiamata “Sfortuna” anziché Dio. Dicono i superstiziosi che il mio blog è tipo Marco Masini. Che parlo di Alberoni e Alberoni viene licenziato. Che parlo di Berlusconi e Berlusconi si dimette. Che parlo di Carlà e Sarkò perde le elezioni.

Io non sono supertizioso ma per deformazione professionale tendo a prendere in considerazione le ipotesi più diverse. Dea Sbendata, tu non esisti, ma in caso contrario sappi che a me piace un sacco anche San Pietro.

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Milanese, innamorarsi in metro è bellissimo

I milanesi sono tutti divisi in parti tre. La prima parte è quella dei party, dei sarty e del “che fai il week end, parti?”. La seconda parte parteggia per l’inter, vota assessori che fanno i capricci e poi dicono “non è colpa mia, sono un architetto” e comprano costosti tweed di marca a poco costosi outlet di marca. La terza parte è la seconda, ma tifa milan. Tutte e tre queste parti protestano perché Giuliano vuole mettere una tassa sul traffico.

Io odio l’ambiente. Non credo all’effetto serra, non considero un problema andare a caccia, fare e vestire pelliccie, eliminare i cani randagi pericolosi, allevare grandi quantità di animali in piccoli spazi, uccidere gli animali in genere, se per uno scopo sensato (come mangiare, vestirsi o compiere sacrifici ad Apollo).

Io odio l’ambiente, però di Milano, che è pure la mia città, odio ancora di più l’aria che sa di carburatore, l’acqua che puzza, i capelli sporchi di smog 10 minuti dopo la doccia e l’odore delle mani dopo una passeggiata in centro. E il rumore. Anche e soprattutto, di Milano non sopporto il rumore.

Giuliano, in questi giorni ho capito che non verrai mai più rieletto: il milanese non ti vota, se gli tocchi l’idrocarburo. Vai sereno, quindi. Vai e fai quello che devi fare. Quello che deve fare qualsiasi forza politica moderna e sensata. Fai piste ciclabili. Tassa gli inquinatori. Implementa il trasporto pubblico. Riduci i parcheggi. Multa chi sosta in doppia fila. Rendi la vita impossibile agli atomobilisti. E’ per questo che ti ho votato, Giuliano. Per épater e per faire moi respirer.

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Canzone dell’amore estasiato

Cara Valentina, il tempo fa il suo dovere e le cose sono molto migliorate.

Non so se hai notato, ma il criminale Alberoni non scrive più sul Corriere. Gli è scaduto il contratto e non gliel’hanno rinnovato. Niente più paternali scontate e noia liquida il lunedì mattina. Non da lui. Anche Berlusconi non c’è più, e per almeno un anno e mezzo vivremo in un Paese governato da massoni illuminati. Non avrei saputo sperare di meglio. Giuliano, poi, sta liberando Milano. Vuole mettere una supertassa sul traffico. In centro e in periferia, tra un po’ potremo portarci a pascolare le nostre caprette, prima di offrirle in sacrificio a un dio pagano qualsiasi. Proporrei Mario Balotelli.

Cara Valentina, il tempo fa il suo dovere e viviamo nel mondo migliore possibile. Hai ragione tu. Bisogna fare l’amore, procreare, sperare, arrabbiarsi, innamorarsi, rimanere innamorati, disinnamorarsi e lasciarsi estasiare dall’estesica superiore del nuovo proletariato che guarda Fox Crime. Ancora un passo, bisogna fare. Solo uno, verso la semplicità. Ora che ci sono i presupposti, creiamo assieme un mondo in cui “tecnico” significa “idraulico” e “politico” solo un brutto ricordo.

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All right

Io non so che succede, qui, da un po’. Sono diventati tutti interessati alla politica, tutti attenti, tutti buoni. Uno prende il tram e tutti parlano di principi, di ambiente, di cose davvero molto belle. Noi, che si è sempre stati in minoranza, da un po’ ci sembra di avere una grande famiglia. Davvero tantissimo, proprio. Noi si sta bene, adesso. Tutti votano. E, da un giorno all’altro, votano anche bene. E’ strano. E’ bellissimo. Davvero. Non so che dire.

Non posso più lamentarmi della Moratti, ad esempio, perché c’è Giuliano. Non posso più lamentarmi dello smog, poi, perché secondo me ce n’è già di meno. Non posso più lamentarmi delle politiche ambientali, che con ‘sti referendum ci siamo spostati a sinistra di Lifegate Radio. Non si può neanche più parlar male del governo, che guarda come sta messo: mi sembra di infierire. Addirittura i preti. Addirittura loro, ultimamente, dicono cose di buon senso. O non dicono, che è già una bella cosa. Da Paese vero, laico. Tipo l’Emilia Romagna. Ah, l’Emilia Romagna.

Da un po’ di tempo esco di casa per andare a lavoro e mi sembra di stare a Trento. L’altro giorno stavo passeggiando su Viale Tibaldi e mi spunta tra i piedi una pista ciclabile. Faccio un pezzo di Giambologna e vengo ombreggiato da due file d’alberi nuove di zecca. Arrivo dalle parti di Via Santa Sofia e praticamente non ci sono automobili. Solo tram. Con tramvieri simpatici. Sorridenti. Che portano persone simpatiche. Sorridenti. Democratiche. Gentili. Sensibili. Multietniche. Arrivato dalle parti di Missori, poi, e incontro una vecchia con la faccia cattiva. Diadema d’oro massiccio. Fazzoletto verde. “Che vergogna, ‘sti referendum“, mi dice. Rieccoci qui, penso sollevato. “Che mi tocca scendere di casa con ‘sto caldo”, continua, “Non potevano farli insieme alle elezioni?“.

Io non so cosa succede qui, da un po’. Non lo so davvero, ma vi avviso. Se non si ritorna ad essere tutti un po’ più stronzi, io chiudo il blog.

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Quest’uomo non sta bene #2

Questa storia dei vestiti di Formigoni è così incredibile che ho iniziato a pensare che ci sia qualcosa sotto. Ho pensato che ci stia prendendo per il culo lui, a noi. Che lo faccia per motivi di visibilità. Ma a quel punto sarebbe stato più sensato mettersi nudo a limonare la Madonnina. E quindi no. Molti dicono che sia perché è gay. Ci ho pensato: ma in linea di principio i gay hanno buongusto, lui no. Alcuni dicono sia un modo per allontanare l’aura di politico noioso, di figlio del vescovo che puzza ancora di sagrestia. Ma tra un papa boy e coloro che assumono regolarmente LSD c’è un’ampia zona grigia, in mezzo. E quindi acqua anche qui. Non riuscivo a venirne fuori. Ero disperato.

Poi, stamane, l’illuminazione. Le sue battaglie sulla castità. Cielle. I preti. La famiglia. L’astinenza. I suoi 64 anni. La verginità. La primavera.

Ha scopato.

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Panino o piadina?

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Riaccendere le luci

Non è facile per uno straniero avere un rapporto non drammatico con Milano. Io, ad esempio, ho un rapporto abbastanza drammatico con Milano.  Non è facile per un liberale avere un rapporto non drammatico con la sinistra. Io, ad esempio, ho un rapporto abbastanza drammatico con la sinistra, ma peggio con la destra.

Questi due problemi sono stati risolti ieri da Giuliano Liberamilano Pisapia, che in un’intervista commovente sul Post parla dei dieci luoghi di Milano a cui lui è affezionato. Lo spirito è il contrario del decalogo di Saviamo. Perché Giuliano è una persona buona. E’ popolare. E’ dolcissimo. Ha visione di insieme. Perché quando lui sorride sembra mio padre, con quegli occhi pieni di umiltà e comprensione. Come mio padre, poi, lui mi dà un sacco di speranza: la lista dei 10 posti di Milano a cui sono affezionato, oggi, si ferma al Frizzi & Lazzi.

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Vincenzo dice che sei bella

In questi giorni non capisco bene che cosa mi stia succedendo. E’ una sensazione nuova, di riconciliazione quasi religiosa con la mia terra. In questi giorni mi alzo la mattina ed il sole è più pulito. Prendo il tram facendo salire prima gli altri. Cedo il mio posto anche ai più giovani. Tutti mi sorridono e ricevo molti complimenti per le mie camicie un nuove. Vedo poche facce tristi, in questi giorni: comunque persone che se lo meritano. Vedo molti visi illuminati, invece: non so se se lo meritano, ma bene così. Stiamo pensando, nel mio consiglio circoscrizionale, di dedicare una via alle due giornate politiche più belle della mia vita. Qualcuno ha suggerito Via della Nuova Liberazione. Qualcun’altro Via Santanché. Io, che sono un entusiata, propenderei per Via Nonsvegliatemipiù.

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Quest’uomo non sta bene

Per chi fosse ancora indeciso, un’altra puntata dell’eterna lotta tra Formigoni e il buongusto.

(via Ciwati)

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Situazioni, cose

Bin Laden non è morto. Non più di quanto lo sia Paul Mc Cartney, almeno. Quindi sì: è morto. Il polacco amico di Pinochet non è mai stato fatto santo e nemmeno beato. Al limite una pacca sulla spalla. Il Milan non ha vinto lo scudetto, anzi. Se fosse successo, la mia Barbara avrebbe festeggiato con quello lì. L’avrebbe anche baciato, magari. Ma per fortuna no. Con un uno-due Cavani/Dossena (il colosso di Lodi)  il Napoli ha preso 7 punti nell’ultima partita e adesso è davanti. Vediamo domenica. A Londra si inizia ad uscire la sera. Si dice di un po’ di movimenti, a palazzo, ma niente di che. Le elezioni vanno abbastanza bene: un confronto politico franco e sereno. Sui problemi. Del Paese reale.

Sarei morto dalla noia, negli ultimi 15 giorni, se la siura non avesse detto all’altro che da giovane aveva rubato un’auto. E invece per fortuna l’ha fatto. E quindi polemiche. Tritacarne mediatico. Macchina del fango. Esclusiva: la macchina era della siura. Nessuno ha capito che il problema non è tanto il furto, ma quello che è successo dopo. Che cioè invece di rimanere con la siura, con l’auto rubata lui se n’è andato all’idroscalo per trovare un altro suo amore. La stagione del suo amore. Che non era neanche (più) la primavera. Peccato.

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Perdere Barbara

Barbara, che cosa hai fatto. Che cosa hai fatto a questo cuore, che a te aspettava. Tu che sei amore purissimo, libertà e critica, tu che sei sole e vento, soffio di vita eterna. Barbara, che cosa hai fatto.

Volevo essere un calciatore. Che si aggiusta e si prepara, di bellezza non comune. Volevo esserlo per te, per raccogliere un tuo sguardo. Anche se poi non succede, mi dicevo, Barbara capirà. Perché tu sei amore purissimo, perché sei tutte quelle cose che ho scritto nelle righe prima. Non sei mica una di quelle lì di tuo padre, tu, di quelle che si mettono con i calciatori.

E invece, Barbara, che cos’hai fatto.

Quando ti ho visto la prima volta con quello, ho pensato al solito tritacarne mediatico. Alla macchina del fango. Alla struttura delta. Alla P2. Alla sinistra. Quando ti ci ho rivisto, ho pensato ad uno sbaglio. Ieri durante il derby, però, ho visto i tuoi occhi quando lui ha segnato. Eri felice, scossa. Forse anche un po’ innamorata. Perché? Lui è davvero il peggiore, Barbara. Sia in italiano che in brasiliano sa dire solo 3 frasi, imparate a memoria quando aveva 12 anni: “Devo dire bene“; “Siamo una squadra di grandi campioni“; “Gioco dove mi dice il mister“. Poi a calcio ci sa fare, d’accordo, ma ci mancherebbe pure che no. Ma pensa, Barbara, che vita di noia ti aspetta, con uno così. Che se ti va bene ti parla della nostalgia per il ruolo del libero a pranzo, e del rapporto tra fantasia e povertà in Brasile a cena. Pensa ai tuoi figli, o almeno ai tuoi capelli. Pensa alla tua vecchiaia, quando avrai dimenticato Kant e Nietzsche. Quando al mattino gli chiederai come ha dormito, e lui risponderà “Devo dire bene“.

Barbara, questa volta sei ancora in tempo. Tu che sei purezza, amore, situazioni: non aspettare come con l’altro. Molla tutto e vieni a stare da me. Ho un bilocale luminoso, con un divano verde. Mi studierò tutto Kant e Nietzsche da capo. Ti difenderò da tutte le macchine del fango del mondo. Non ti esporrò al ridicolo di un gesto del cuore di fronte a 80.000 persone. Conosco almeno 30 frasi diverse da dire alle cene e per te mi comprerò delle scarpe nuove. Ma soprattutto: ti amo, Barbara. E da giovane come difensore centrale non ero affatto male.

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Devo dire bene

Io sono uno preso bene. Sono un ottimista, io. Oggi ho parlato con un tassista disperato. Era rabbioso, astioso e diceva le parolacce perché davanti al tribunale c’erano delle persone che esprimevano solidarietà a Berlusconi. Siccome io sono uno preso bene, gli ho fatto notare che rispetto ai tempi cupi del family day si sta meglio ora, che si sta peggio.

Io sto abbastanza bene, grazie. Perché mi piace l’idea che quelli che vanno a mangiare le ostie la domenica si trovino a dover giustificare del sesso anale tra un vecchio e delle puttane. Io adoro pensare che una come Sara Tommasi (che io trovo fantastica) possa minacciare Berlusconi. Ritrovo la pace interiore a vedere Giuliano Ferrara, che vuole insegnarci come vivere e come morire, organizzare delle manifestazioni contro il puritanesimo. Come nel ’94. Quando diceva che il casco non può essere obbligatorio perché ognuno ha diritto a impennare col Ciao come meglio crede. Come nel ’94.

Davvero: devo dire bene. Fossi un politico di qualsiasi schieramento sfrutterei il momento. Proporrei un disegno di legge per riaprire le case chiuse, ad esempio. Legalizzerei i baci tra professoresse e studenti. Imporrei le gonne corte per le suore. Dichiarerei l’omosessualità e l’eterosessualità esibibile nei modi più espliciti. Quello sì, sarebbe un passo avanti verso un approccio più naturale all’amplesso. Quella sì, sarebbe una riforma vera. Un atto responsabile e lungimirante. Facendo l’amore di più sarebbero tutti meno nervosi. E io prendendo un taxi al mattino mi sentirei dire: – Ma ha visto che bella quella ragazza con lo striscione, dottore? Come fa uno a non innamorarsi, in una giornata così?

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Di Lifegate Radio e della mia solitudine

C’è una cosa che mi rende la vita più bella. E’ una radio che ho incontrato un po’ per caso e un po’ per grazia, girando la manopola analogica del Panasonic grigio del mio papà alla disperata ricerca di 90esimo minuto. Si chiama Lifegate Radio, frequenza 105 (ci sono anche diverse App gratuite per tutte le cose che iniziano con “i”).

Io abito a Milano. Anche loro sono di Milano.  Io la mattina mi sveglio sempre un po’ dubbioso. Loro la mattina mettono delle canzoni dei Velvet Underground che mi ricordano i Velvet underground. Io durante il giorno lavoro. Loro anche. Io la sera cucino e cerco di non pensare a quanto si è fatto tardi. Loro la sera fanno andare in onda un tale che si fa chiamare Il Puma di Lambrate e mette jazz. Ora: è vero che il jazz fa morire le piante, ma uno che si chiama il Puma di Lambrate potrebbe suonare anche death metal che lo amerei comunque.

Io e Lifegate Radio siamo inseparabili. Ha sostituito tutto nella mia vita: la tv, i giornali, i libri, i miei amici e la mia solitudine. E’ semplicemente perfetta, non fosse per una cosina. La pubblicità che trasmette, pur rara, si fonda esclusivamente su argomenti eco-terroristi. Allarmi ambientali. Global warming. Catastrofi marine attuali o potenziali. Sensi di colpa antiprogressisti che neanche Pecoraro Scanio.

C’è uno spot in particolare, che dice: “Internet ha ridotto l’inquinamento“. Direi. “Ma secondo il centro ricerche Marylin Monroe tra 20 anni internet sarà la maggiore fonte di CO2“. Orca. “Quindi, se hai un blog, aderisci al programma ‘web pulito': per ogni adesione piantiamo un albero a Singapore“.

Lifegate Radio, io ti amo. Ma se dovessi morire giovane per aver inalato anidride solforosa prodotta da parolecomplicate, ti prego: me la metti, Sunday Morning?

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Pale and Piecoon

Della riconquista delle parole.
Ora che è alle porte un nuovo rinascimento, oltre alla fiducia in noi stessi e nella nostra gente (milanesi e veneti di pianura a parte) si ha da ritornare a riempire di significato le parole. Le parole devono ritornare a pesare come macigni, a profumare di sostanza.
Nell’alba del nuovo rinascimento italiano si deve ritornare a parlare di libertà senza un popolo, di scuola senza offerte formative, di lavoro senza stage, come opera retribuita con dei soldi. Di soldi come una cosa sacra perché strumento con cui si misura il lavoro.
Ridare peso alle parole spazzerà via d’un fiato chi usa parole vuote perché le parole teme. Primi tra tutti i giornalisti che dicono “escort” al posto di “puttana”. Secondi tra tutti (anzi, ex aequo) i critici d’arte.
La presentazione di una mostra che ho letto di recente così reca:
Con [nome dell’Artista] si entra in una poetica dirompente più che provocatrice, animata da una sensibilità carica nell’espressionalità … dove il colore diventa forma di quell’ordito materico i cui tagli di luce acuiscono gli effetti, l’Autore stratifica composizioni di grande impatto visivo, secondo una ricerca in cui la pittura si fa attualità e nell’emozione coinvolge gli eventi … l’Autore si propone di liberare la creatività dell’inconscio, sottolineando l’importanza della spontaneità creativa.
Che nel nuovo rinascimento italiano artista e recensore siano condannati ai lavori forzati in una cava di ordito e materico marmo di Carrara.
 

 

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Sentirsi soli, d’autunno

Le primarie non sono necessarie. Le primarie sono dannose. Perché far votare il popolo, prima del voto? Non c’è già il voto? Per evitare manovre di palazzo?, per controllare chi decide chi si candida? I professionisti della politica, dice. Certo, con questi professionisti, dice. Ma supponiamo che i professionisti siano altri. Altri, bravi, alti. Supponiamo un Einaudi al posto di Bersani, un Blair al posto di D’Alema. Einaudi e Blair non hanno bisogno di controllori: mi fido più di Einaudi e di Blair che del metalmeccanico che cuoce le salamelle alla festa dell’Unità. Io mi fido di chi studia e di chi conosce, non di chi si organizza. Preferisco la minoranza elitaria alla pancia moltitudinale. Bersani è stato eletto con le primarie. Il problema, per quel che mi riguarda, non è il partito: è il democratico.

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Di alberi e di foglie

Ma non senti, amore, che profumo di fiori? Che aria di cambiamento? L’Egitto, il Brasile, la Brianza – velenosa. Andiamocene, amore, in giro per Milano. Questa pioggia non lo sembra neanche, guarda i sorrisi dei bambini. Cadono, dopo così tanto tempo – che sembra non passare (e invece). Accendi la luce, è finita, tutto ritorna a muoversi e a rimanere fermo dov’era. Ritornate tutti! Dalla Francia, dal Belgio, da Ventotene! E segnatevi i nomi dei topi, segnatevi l’ora in cui hanno abbandonato la nave. Non punizioni esemplari, ma un’opera di bene. Non mi guardare così, con quelle guance rosse. Non lo so che c’è dopo, se ci sposiamo in aprile. Giuro, amore, non lo so cosa c’è dopo: ma importa?

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Kafka all’Armani

Secondo A.M., agente di scorta di Maurizio Belpietro (hereinafter “MBP”), MBP stava tornando a casa con il suo agente di scorta (A.M. stesso). Una volta lasciato MBP alla porta, invece di prendere l’ascensore come fa sempre l’uomo della scorta decide di scendere le scale per fumare un cicchino. Ad un certo punto, su un pianerottolo diverso da quello di Belpietro, incontra un tipo. Iltipo è vestito da finanziere dalla cintura in su (ma senza giacca della finanza: camicia della finanza e basta). Per non destare sospetti, poi, porta dei pantaloni della tuta neri (come i finanzieri la domenica sera) e delle scarpe da ginnastica.

Appena i due si incontrano, quello della scorta, uomo miracolosamente intuitivo, capisce immediatamente che: i) il finanziere a metà è un malintenzionato; ii) oggetto della sua malintenzione è proprio MBP; iii) il movente della malintenzione è chiaramente politico (sembra che il finanziere a metà portasse la barba à la Renato Curcio).

Il finanziere a metà, sapendo che quello della scorta sapeva, sfodera la sua pistola, gliela punta contro e preme il grilletto. Qui avvengono altri due miracoli. Il primo è che la pistola fa cilecca (“cosa piuttosto frequente“, ha commentato Steven Seagal). Il secondo è che, mentre la pistola faceva cilecca, quello della scorta aveva la prontezza di sfoderare la sua calibro 9 e provare pietà, non scaricando una raffica di proiettili contro il finanziere a metà (“ho pensato che poteva tenere famiglia“) ma esplodendo un paio di colpi in aria per metterlo in fuga.

D’accordo con le intenzioni dell’uomo della scorta, il finanziere a metà si mette in fuga. E sparisce. Nel senso che nessuno lo vede uscire dal palazzo di MBP (dove un altro uomo della scorta – meno buono del primo – stava aspettando il collega) e nessuna delle 300 telecamere degli isolati circostanti (siamo in piano centro, vicino all’Armani, figa), per tutta la notte, registra niente.

Secondo me non lo beccano.

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Amare Barbara

Perdonali, Barbara, perché non sanno quello che scrivono. Perdonali tu, che sei un segno di speranza in questo lago di lacrime, che sei un fiore di campo cresciuto nonostante i neon viola e la porcellana Pozzi-Ginori. Tu, vergine figlia, figlia di tua madre, a sua volta unica autorità morale di questa landa in preda agli Enrico Papi e ai papi più in generale. Perdona tuo padre, da cui così amorevolmente prendi le distanze facendoti autorità morale, lario a tua volta. Perdona Repubblica, che per sparare addosso a lui è disposta a rinnegare i più basilari principi di responsabilità personale, instrasmissibile da padre a figlio. Perdona due volte Repubblica, che il prossimo che mi viene a chiedere perché lo ritengo un gossip-magazine lo uccido con una balestra. Perdona il prete Verzé, vecchio e stanco e in cerca di un compiacimento. Perdonalo perché è anziano, vicino al rasoio che ci ugualizza e ci rende avidi dei sorrisi che neanche tutto il potere di una vita ha saputo dare. Perdona Galli della Loggia, presente in commissione, perdonalo perché presente. Perdona anche la de Monticelli, Barbara, perdonala perché essente. Ignora il suo finto progressismo fatto di intolleranza politica e culturale, in nome della quale sacrificherebbe suo figlio sol che le parlasse un giorno a cena di Carl Schmitt. Perdona lei, Barbara, con quegli occhietti cattivi da donna che nella vita ha sbagliato tutto, da ortica che per sentirsi vera ha bisogno di mandare una lettera ai giornali in cui attacca te e tuo padre per attaccare sé e il posto in cui lavora. Tu che sei amore e bellezza assoluta, perdona anche per il futuro. Per quando, tra un paio di mesi, la de Monticelli verrà licenziata e le cicale della giusta parte confonderanno ancora una volta l’epurazione con il bene del Paese.

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L’unico iPad buono è quello spento

Da un paio di giorni hanno attivato l’Apple store italiano di iPad. Prima c’era un modo per installarci le applicazioni, con il computer. Mai provato.
Le applicazioni sono ancora pochine ma inizio a capire, pian piano, che cosa intendesse Jobs con “magico e rivoluzionario”. Leggere la mattina il giornale senza doverlo comprare cartaceo in edicola mi fa sentire molto vicino ai problemi dell’ambiente. Ordinare sushi a pranzo scegliendo gli ebiten per strada da un gigantesco menù on line mi fa sentire molto metropolitano, molto milanese. Parlare alle cene di quanto è divertente vincere il mondiale con Balotelli a Fifa per iPad mi fa sentire brillante e multiculturale. Poi c’è che, eticamente, il porno su iPad non va (vero): ciò mi fa vivere una dimensione interiore nuova, pura.
Per tutte queste ragioni, lo vendo. Magico e rivoluzionario. 39 euro e novanta, custodia inclusa.

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Designami questo

Quanto non mi piace il Salone del Design. Con tutti quei marchi famosi, quegli esteti in giacca e cravatta, quei cataloghi gratis. L’unica cosa peggiore del Salone del Design è il Fuorisalone del Design. Via Tortona, il Politecnico di Milano, le istallazioni. Dio, quanto non mi piacciono le istallazioni. E poi i designers. Dio, quanto odio i designers. Quest’anno per essere un designer bisogna portare: i) capelli molto corti, un po’ anni ’80 (anche le donne); ii) pantaloni o jeans molto stretti; iii) scarpe in pelle lucide, possibilmente a punta. Il tutto condito dal ripetersi tantrico, in ogni luogo e contesto, della frase: “sono un designer“. Tipo: “ciao, ce l’hai un accendino?“; “sono un designer“. “Vuoi fare l’amore con me?“; “mah, sai, sono un designer“. E’ necessario sottrarsi al patetico rito del Salone e del Fuorisalone dell’Autoesaltazione. Si stampino per cominciare delle magliette con la scritta: “Achille Castiglioni. Tutto il resto è Ikea“.

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