Amare Barbara

Perdonali, Barbara, perché non sanno quello che scrivono. Perdonali tu, che sei un segno di speranza in questo lago di lacrime, che sei un fiore di campo cresciuto nonostante i neon viola e la porcellana Pozzi-Ginori. Tu, vergine figlia, figlia di tua madre, a sua volta unica autorità morale di questa landa in preda agli Enrico Papi e ai papi più in generale. Perdona tuo padre, da cui così amorevolmente prendi le distanze facendoti autorità morale, lario a tua volta. Perdona Repubblica, che per sparare addosso a lui è disposta a rinnegare i più basilari principi di responsabilità personale, instrasmissibile da padre a figlio. Perdona due volte Repubblica, che il prossimo che mi viene a chiedere perché lo ritengo un gossip-magazine lo uccido con una balestra. Perdona il prete Verzé, vecchio e stanco e in cerca di un compiacimento. Perdonalo perché è anziano, vicino al rasoio che ci ugualizza e ci rende avidi dei sorrisi che neanche tutto il potere di una vita ha saputo dare. Perdona Galli della Loggia, presente in commissione, perdonalo perché presente. Perdona anche la de Monticelli, Barbara, perdonala perché essente. Ignora il suo finto progressismo fatto di intolleranza politica e culturale, in nome della quale sacrificherebbe suo figlio sol che le parlasse un giorno a cena di Carl Schmitt. Perdona lei, Barbara, con quegli occhietti cattivi da donna che nella vita ha sbagliato tutto, da ortica che per sentirsi vera ha bisogno di mandare una lettera ai giornali in cui attacca te e tuo padre per attaccare sé e il posto in cui lavora. Tu che sei amore e bellezza assoluta, perdona anche per il futuro. Per quando, tra un paio di mesi, la de Monticelli verrà licenziata e le cicale della giusta parte confonderanno ancora una volta l’epurazione con il bene del Paese.

L’unico iPad buono è quello spento

Da un paio di giorni hanno attivato l’Apple store italiano di iPad. Prima c’era un modo per installarci le applicazioni, con il computer. Mai provato.
Le applicazioni sono ancora pochine ma inizio a capire, pian piano, che cosa intendesse Jobs con “magico e rivoluzionario”. Leggere la mattina il giornale senza doverlo comprare cartaceo in edicola mi fa sentire molto vicino ai problemi dell’ambiente. Ordinare sushi a pranzo scegliendo gli ebiten per strada da un gigantesco menù on line mi fa sentire molto metropolitano, molto milanese. Parlare alle cene di quanto è divertente vincere il mondiale con Balotelli a Fifa per iPad mi fa sentire brillante e multiculturale. Poi c’è che, eticamente, il porno su iPad non va (vero): ciò mi fa vivere una dimensione interiore nuova, pura.
Per tutte queste ragioni, lo vendo. Magico e rivoluzionario. 39 euro e novanta, custodia inclusa.

Designami questo

Quanto non mi piace il Salone del Design. Con tutti quei marchi famosi, quegli esteti in giacca e cravatta, quei cataloghi gratis. L’unica cosa peggiore del Salone del Design è il Fuorisalone del Design. Via Tortona, il Politecnico di Milano, le istallazioni. Dio, quanto non mi piacciono le istallazioni. E poi i designers. Dio, quanto odio i designers. Quest’anno per essere un designer bisogna portare: i) capelli molto corti, un po’ anni ‘80 (anche le donne); ii) pantaloni o jeans molto stretti; iii) scarpe in pelle lucide, possibilmente a punta. Il tutto condito dal ripetersi tantrico, in ogni luogo e contesto, della frase: “sono un designer“. Tipo: “ciao, ce l’hai un accendino?“; “sono un designer“. “Vuoi fare l’amore con me?“; “mah, sai, sono un designer“. E’ necessario sottrarsi al patetico rito del Salone e del Fuorisalone dell’Autoesaltazione. Si stampino per cominciare delle magliette con la scritta: “Achille Castiglioni. Tutto il resto è Ikea“.

Ultima spiaggia

andiamooltre

Ci sono essenzialmente due modi per affrontare la situazione politica italiana. Il primo è lamentarsene, cercando di convivere con il senso di schifo immondo che ti suscitano i discorsi nazisti delle vecchiette alla fermata del bus, la tivvù, i giornali, il tempo metereologico e Paolo Del Debbio. Il secondo è non fare tardi ’sta sera  e venire domattina alle 10.30 al Circolo Arci Bellezza di Milano. Non ho ben presente, ma potrebbe succedere qualcosa di bello, di nuovo, con persone mai viste prima in ambienti così, diciamo. E’ più o meno questione di vita o morte e alla peggio ci sarà comunque un rinfresco.

Finalmente un commento lucido

C’è una sola cosa che mi fa stare peggio dell’ennesima vittoria di Berlusconi: quelli che si lamentano dell’ennesima vittoria di Berlusconi. Che pontificano ex post, individuando spiegazioni e capri. Tra quelli che cercano spiegazioni il peggiore è senz’altro Luca Sofri, convinto che la causa di tutto sia l’antiberlusconismo (con Veltroni, infatti, che neanche ne prononciava il nome, abbiamo vinto di brutto). Tra quelli che cercano capri, invece, il premio della banalità va a Cerasa: la colpa sarebbe del Pd in generale. Chapeau.

La verità è che nessuna persona sana di mente non può non dirsi antiberlusconiana, e ci mancherebbe. E che il piddì, sta volta, c’entra davvero poco.

La verità è che non c’è nulla di cui lamentarsi. Che loro sono fortissimi, quasi imbattibili. Che hanno avuto gli anni, i mezzi e le capacità di mettere in piedi un apparato di potere e propaganda nazionale, regionale, provinciale, comunale, clericale e domestico assolutamente infallibile: fuori dal tuo soggiorno è pieno di cattivi (ma non ti preoccupare, ti proteggiamo noi). L’80% degli italiani percepisce il mondo esterno solo così, come un posto orrendo, terrorizzante, che peggiora di giorno in giorno. La maggiorparte delle persone ha paura. I miei nonni hanno paura. A pranzo mi raccontano di immigrati, droga, stupri, e di chi ha vinto ai pacchi.  I miei nonni e tutti gli altri percepiscono, elaborano, e poi votano di conseguenza.

Il piddì non c’entra nulla, anzi. Questa volta, e in molti posti, sono stati scelti i migliori. Come con Riccardo Illy qualche anno fa: Emma Bonino e Mercedes Bresso, per esempio, sono due persone trasparenti, capaci. Hanno perso per inesistenza, per terrore (venivano definite “il demonio”, le “ammazza bambine” dagli intellettuali del Foglio), perché da noi si votano Beppe Grillo, la sicurezza e la disciplina. Perché in fondo va così dal dopo guerra, da queste parti. Perché agli italiani ci piacciono i ciociari, le Paole Perego e cielle. Perché ci meritiamo le stragi, altro che Alberto Sordi.

La ballata del Marchesi

Il panettone è una grazia. Ci fosse un dio, olocausterei migliaia di agnelli per ringraziarlo del panettone, quello con i canditi. Quando, appena prima di parlare del tempo, mi chiedono se mi piace di più il panettone o l’altro, io non rispondo neanche perché appena ne odo il nome cado in trance. Il panettone addolcisce le mattine di tutto il mondo. Per il panettone sono stati creati degli spot straordinari. Il panettone ci salva dal natale: con quei canditi, con quel sapore popolare. Come tutte le cose che nascono dal miscuglio di ingredienti diversi, il panettone ha una leggenda. Sempre la stessa. I personaggi della leggenda sono: il re; un invitato molto famoso ed esigente; un cuoco. Il cuoco prepara un dolce ma lo brucia. Dovendo servire qualcosa al re e all’invitato (che nella storia ha un ruolo marginale ma molto caratteristico), impasta quello che è rimasto in cucina e mette tutto in forno. Ne nasce il panettone, che piace al re e all’invitato. Questo racconto popolare può essere traslato e proposto alle cene anche sostituendo il panettone con: la frittata al finocchietto selvatico; la crema chantilly; la cassata. Questi cibi, a differenza del panettone, in questo periodo dell’anno non sono in sconto.

Loop

- Buongiorno. Ieri sera mi hanno rubatto il portafoglio con dentro bancomat, documenti, carta di credito, soldi. Vorrei fare denuncia.

- Va bene, mi dia un documento.

Ti porterei ogni giorno al mare

Ormai anche il benzinaio sotto casa mia sa quanto mi piacciono i giapponesi. Li amo in particolare quando vado a lavoro in bici e vengo bloccato, così come tutta piazza duomo, da quei 54 giapponesi che fanno le foto, ritraendo altri 54 giapponesi in posa davanti al duomo (in totale fanno 2 corriere). Negli ultimi due mesi inizio a provare molto piacere anche a parlarci. Su 54 almeno un paio sanno l’inglese, ma è un dato di pura cronaca perché io il giapponese un po’ lo mastico. Ieri uno di loro, figlio del creatore di Devil Man, mi ha raccontato che in Giappone il senso etico e morale è davvero molto forte. Se un politico viene colto a rubare, ad esempio, c’è una legge impressa nei cuori per cui, salvo complicazioni, si uccide. L’oriente però non esiste, perché privo di un discorso unitario sulla verità. Facendo il Giappone parte dell’oriente, è esso stesso purtroppo privo dell’attributo dell’esistenza. Non esistono neanche i suicidi, in Giappone, quindi. Il Giappone è l’unico Paese in cui nessun governante si è è mai suicidato. Tokyo è un ottimo posto per vivere per i politici. Da radicale, proporrei un esilio volontario.

This is Milano not Copenaghen

In una giornata come oggi, in una serata come ieri, verrebbe quasi voglia di crederci, a dio. Verrebbe voglia di spedire a quelli che la lacca di mia nonna sta facendo friggere il mondo una cartolina del cortile di casa mia a Milano, Italia. Trenta centimetri di neve, un silenzio dolcissimo. Oggetto: “global”. Contenuto: “brrr”.

Croci e Letizia: Milano tendenza Gallipoli

L’Ecopass era una misura perfettibile, nel senso di troppo lassista, non il contrario. Era quanto di meglio era stato fatto in una città che non conosce alberi dai tempi di Barbarossa. I commercianti vi erano contro solo perché commercianti. La lega vi era contro solo perché i commercianti. Il bikesharing era un sistema perfettibile, nel senso di diffondibile ancora ed ancora, non in contrario. Stessa cosa il carsharing. Quelle misure perfettibili, figlio mio, le aveva create uno che, in una giunta di destra, aveva studiato le cose che avrebbe dovuto amministrare, le cose su cui aveva governato. Sai, in quel tempo le persone che conoscevano quello che amministravano si chiamavano “tecnici”. E si distinguevano dai “politici”, secondo una regola creata da uno con i baffi che non sapeva nulla di ciò che amministrava perché non avevano mai studiato, se non a Mosca. Che non capiva niente della realtà perché non aveva mai lavorato davvero. Che grazie al cielo poi non è mai diventato Mr Pesc. Quando io abitavo a Milano, il tecnico che aveva inventato l’Ecopass ed il Bikesharing venne cacciato perché era un tecnico, perché conosceva prima di deliberare. All’inizio mi ero sentito male, sai. Poi è passato tutto, anch’io.

Sa gueule

Non mi si tiri fuori la questione della violenza negli stadi, per cortesia. Nemmeno verbale. Qui la violenza c’è, ma è contro, non negli. Succede che durante inter – roma qualcuno con particolare senso dell’umorismo tira fuori neanche uno striscione, un lenzuolo. Sopra il lenzuolo c’è scritto neanche con lo spray, con l’uniposca qualcosa tipo: “Platini, gobbo di merda fatti i cazzi tuoi”. Qualche giorno prima il francese (che fu gobbo) aveva criticato l’inter perché a sua detta è una società con i bilanci in rosso. Oggi è arrivata la notizia di 10 mila euro di multa alla società, per lo striscione.

Non si metta in dubbio il disinteresse nei confronti del calcio, qui, e l’odio profondo per gli ultras. Ma qui c’entra la libertà. C’entra una specie di avvertimento mafioso, una testa di cavallo lasciata ai piedi del letto. Platini crede di poter fare in Italia quello che ci viene fatto ogni giorno da altri presidenti illustri, non nel senso di Moratti. Ma non ci provi nemmeno. Libera critica in libero stadio. Se Platini ha delle ragioni valide per fare sparate simili che mandi una mail alla CONSOB, non alla Gazzetta. Se non ne ha, si aspetti degli inviti ad una giusta cautela.

che lacrima a volte, e a volte dà luce

E’ morta Alda Merini. Poi, piove.

La dittatura del lettore

Non si finisce mai di rincorrere i tram. Il mio, ad esempio, parte esattamente 27 secondi prima che io arrivi. Non ha un orario fisso, ha un orario a partenza variabile. Indipendente. Mentre aspetto quello dopo, poi, mi viene un mal di pancia che neanche Gaetano Salvemini. Questo mal di pancia è molto aumentato, negli ultimi quattro giorni. La mia ex ragazza è medico e dice che è lo stress. Solo che io sono piuttosto felice e lei è piena di pregiudizi. Una signora alla fermata del tram, invece, mi ha detto che è colpa degli immigrati. Che venendo da posti lontani hanno portato nuovi virus. Che lei se lo ricorda: fino a sei anni fa non era così. Io prima ho pensato: perché proprio sei? E poi ho concluso: be’, in effetti.

L’oriente non esiste

Ogni mattina attorno alle 9.00 si fermano a fianco di Piazza Scala circa 4 corriere piene di giapponesi. I giapponesi scendono con i loro vestiti colorati e la loro aria sognante. Puntano molti obiettivi addosso a Leonardo, attraversano galleria Vittorio Emanuele, ammirano le guglie del Duomo. Qualcuno entra. Poi la loro guida, quasi sempre un’italiana che parla giapponese, dice loro che non c’è più niente da vedere. Allora loro ritornano in Giappone.

Alle 14.27 e un po’ dopo le 18.00 arrivano altre 8 corriere piene di giapponesi, 4 per volta. Succede la stessa cosa.

Questo va avanti dal 28 agosto 1984, ovvero l’estate più calda in assoluto dal 1826. Considerato che ogni corriera ha 54 posti e che il Giappone conta circa 127 milioni di persone, stavo pensando che il flusso di giapponesi si sarebbe dovuto arrestare attorno al 5 gennaio 1994. Siccome così non è, o ci sono giapponesi che ritornano due volte a Milano a vedere le stesse cose, o la popolazione del Giappone è largamente sottostimata. Io credo la seconda.

Milanesi di Spagna

Da queste parti la Moratti a sventolare emozionata un drappo candido di emozione consapevole non ce la si è mai vista.

Perché anche per gli avvocati Milano è un non luogo

E poi c’è questa storia dell’avvocatessa milanese che entra in carcere e, durante un colloquio con il suo assistito, gli fa del sesso orale. Solo che un poliziotto la vede dallo spioncino. E denuncia tutto. L’Ordine degli Avvocati, allora, mette su una specie di processo. La ragazza si difende imbarazzata dicendo: “mi era caduta la penna”. Non bene, per un avvocato. L’ODA la radia a vita.

In questi giorni sono davvero molto triste perché il mondo odia gli angeli. Quella ragazza è una speranza. Un simbolo di amore sconfinato, di carità cristiana. Se il sesso orale è quanto di più dolce possa esistere, un avvocato che lo fa ad un carcerato va oltre, sa di rivoluzione. E’ la libertà che spezza le catene e si dona in altra libertà. E’ il potere, il censo, l’indifferenza che si inchinano all’amore assoluto. E’ il dolore che scompare, sconfitto per un istante eterno. E’ il profumo di lavanda. Ma è mai possibile che nessuno abbia detto nulla? Dove sono le femministe? E i filosofi? E gli altri avvocati? Dov’è Berlusconi? Dov’è la sinistra? Ma che gli è preso, al poliziotto? E a quelli dell’ODA? Altrocché “disonorato la professione”. Quel pompino porta in sé la forza delle primavere.

Ha detto Signorina Anarchia

Palasharp, Milano. Milano, ma senza le cravatte larghe; Milano, ma senza gente che parla di aragoste a colazione; Milano, ma con donne dolcissime che sorridono e fumano. Quindi: Palasharp, Genova.

Tutto esaurito, nell’aria della polvere oppure del fumo, non so. C’era foschia, nonostante il luogo sia al chiuso. Non c’erano le carte. Strano. Succedevano altre cose strane, nella fila per entrare: parole su quanto è ingrassato, ultimamente, sui suoi occhi turchini e sulla sua voce uguale.  Uguale a che cosa, poi. Sull’uscio del Tempio mi sono tolto i calzari e sono andato a sedermi, in ginocchio, in attesa. Ho pianto la prima volta appena prima dell’inizio.

Quando Fabrizio è uscito l’ho visto bene. Però lo ricordavo più giovane. Ha fatto un paio di canzoni in genovese: se non fossi scoppiato in pianto avrei cantato solo io. Poi ha fatto Se ti tagliassero a pezzetti: una versione insolita, non mi è piaciuta molto. Non che io sia contro l’evoluzione, ben inteso. Ma ci sono cose che nascono perfette, più forti del destino, nel senso di divenire. Queste cose non mutano. Se vengono fatte mutare, peggiorano. Ho trovato peggiore anche Fiume Sand Creek. Ma lì ho capito che Lui non c’entra: era un tracotante narciso con un’orrenda chitarra gialla, alla sua destra, che pensava di essere ad un concerto di quella band di barbari, gli irlandesi, intendo, gli udue. Forse anche Se ti tagliassero a pezzetti l’ha rovinata lui. Anzi: sicuro. Che coraggi.

La seconda volta ho pianto con Amico Fragile. La terza quando ha detto “grazie”, dopo Amico Fragile. La quarta e la quinta quando la pescivendola di Creuza de Ma è ritornata a casa, la sera, senza aver venduto nulla. E’ proprio come nei dischi. Il suo suono della sua voce è come nei dischi. Sta seduto sulla sedia come nei dischi. Tiene la chitarra come nei dischi. Non sapevo, però, suonasse il violino. Raccontava anche delle storie strane, parlando in terza persona: dev’essere stato ubriaco, oppure solo ebbro, come un tempo. Poi ha fatto sentire delle canzoni nuove: gliele deve aver scritte il chitarrista irlandese oppure non sono riuscito ad avvicinarmi abbastanza per sentirle bene.

Poi, tra gli incensi, se n’è andato. Io ed una vecchia con la sciarpa azzurra abbiamo battuto i piedi così forte che è ritornato fuori. Ho pianto per la sesta volta. Appena ha parlato del pescatore tutti si sono sentiti in diritto di alzarsi e avvicinarsi all’altare. Ero paralizzato dall’orrore: Fabrizio non l’aveva nemmeno chiesto. Sono rimasto lontano, io, perché il mio corpo non c’era più. Verso la fine ha cercato oltre la bolgia di braccia al vento, il nostro sguardo si è incrociato. Non siamo mica ad un concerto di Vasco, ho sussurrato. Lui ha annuito. Che coraggi.

‘A nuttata

Considerato l’asfalto e il mare. Considerati i ristoranti e gli affitti. Tenuto conto dei sorrisi e dell’indulgenza, della pizza e dei panzerotti. Valutati i dialetti e gli stipendi. Misurato il buonumore. C’è una sola cosa che differenzia il proletariato napoletano da quello milanese: la cravatta.

Prendete ad esempio questo costosissimo panino

La notizia è che, al mondo,  c’è qualcosa di più sconveniente di prendere un caffé ed una spremuta in un qualsiasi bar di Milano: prendere un caffé ed una spremuta in un qualsiasi bar di Milano senza essere di Milano.

Prendete ad esempio questa costosissima tiscert

Anche perché, caro maestro indiano, se avessi lasciato l’Isola, andando a lavoro, avrei anche potuto incorciare gente con magliette tipo così.

tec1

(Sì, maestro: c’è scritto “privilegio”. E c’è anche scritto “milanese”).