Milanese, innamorarsi in metro è bellissimo

I milanesi sono tutti divisi in parti tre. La prima parte è quella dei party, dei sarty e del “che fai il week end, parti?”. La seconda parte parteggia per l’inter, vota assessori che fanno i capricci e poi dicono “non è colpa mia, sono un architetto” e comprano costosti tweed di marca a poco costosi outlet di marca. La terza parte è la seconda, ma tifa milan. Tutte e tre queste parti protestano perché Giuliano vuole mettere una tassa sul traffico.

Io odio l’ambiente. Non credo all’effetto serra, non considero un problema andare a caccia, fare e vestire pelliccie, eliminare i cani randagi pericolosi, allevare grandi quantità di animali in piccoli spazi, uccidere gli animali in genere, se per uno scopo sensato (come mangiare, vestirsi o compiere sacrifici ad Apollo).

Io odio l’ambiente, però di Milano, che è pure la mia città, odio ancora di più l’aria che sa di carburatore, l’acqua che puzza, i capelli sporchi di smog 10 minuti dopo la doccia e l’odore delle mani dopo una passeggiata in centro. E il rumore. Anche e soprattutto, di Milano non sopporto il rumore.

Giuliano, in questi giorni ho capito che non verrai mai più rieletto: il milanese non ti vota, se gli tocchi l’idrocarburo. Vai sereno, quindi. Vai e fai quello che devi fare. Quello che deve fare qualsiasi forza politica moderna e sensata. Fai piste ciclabili. Tassa gli inquinatori. Implementa il trasporto pubblico. Riduci i parcheggi. Multa chi sosta in doppia fila. Rendi la vita impossibile agli atomobilisti. E’ per questo che ti ho votato, Giuliano. Per épater e per faire moi respirer.

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Très bien ensemble

Da un paio di settimane frequento una ragazza molto di classe. Si chiama Michelle. Non è francese, ma sua madre sì. Scuola internazionale da bambina, esperienze all’estero da adolescente, capelli castani un po’ riccioli da grande. La nostra storia si caratterizza per il fatto che lei mi insegna molte cose e io sto ad ascoltare. A volte estasiato, a volte anche. Amo in particolar modo quando Michelle mi parla di musica. Ha una conoscenza sterminata. Dal folk alla cantautoriale, dalla musica popolare sudamericana alla classica post-mozartiana. In particolare, a Michelle piace la musica ricercata. A Michelle piace andare per bancarelle, alle fiere del disco, a Michelle piace trovare degli autori rari. Per poi potermene parlare, per poterne discutere mentre sorseggiamo dell’acqua tonica (io) e del martini dry (lei) sul mio divano verde. Ieri sera prima di fare l’amore, ad esempio, ha tirato fuori dalla sua borsa nera un vinile sgualcito. E’ scivolata accanto al giradischi e ha l’ha messo su. Jazz.

Il jazz fa morire le piante. Me l’ha detto un mio maestro, e studi clinici confermano che il jazz, qualsiasi tipo di jazz, causa il blocco immediato del ciclo cloroffilliano e porta geranei, ortensie e ciclamini a morte certa nel giro di 36/48 ore. Io a casa mia non ho molte piante, ma una sì. Si chiama Camilla e non voglio che muoia. Per questo motivo mi sono molto allarmato e sono corso ad afferrare Camilla per portarla in un’altra stanza. Michelle, che stava regolando bassi e alti sul giradischi mi dice, con quella voce che sembra un canto: “Ti piace, amore? E’ June Kuramoto, uno dei migliori jazzisti giapponesi”.

L’altra sera  (non capita spesso) ero seduto sul mio divano verde con Michelle, una ragazza molto dolce, un po’ francese e un po’ no. Sorseggiavamo dell’acqua tonica (io) e del martini dry (lei). Prima di fare l’amore lei si alza, e tira fuori dalla sua borsa nera un vinile sgualcito. Scivola accanto al giradischi e lo fa partire, ma non si sente niente.

– Cos’ha il tuo giradischi?

– Non lo so Michelle, saranno le testine.

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Situazioni, cose

Bin Laden non è morto. Non più di quanto lo sia Paul Mc Cartney, almeno. Quindi sì: è morto. Il polacco amico di Pinochet non è mai stato fatto santo e nemmeno beato. Al limite una pacca sulla spalla. Il Milan non ha vinto lo scudetto, anzi. Se fosse successo, la mia Barbara avrebbe festeggiato con quello lì. L’avrebbe anche baciato, magari. Ma per fortuna no. Con un uno-due Cavani/Dossena (il colosso di Lodi)  il Napoli ha preso 7 punti nell’ultima partita e adesso è davanti. Vediamo domenica. A Londra si inizia ad uscire la sera. Si dice di un po’ di movimenti, a palazzo, ma niente di che. Le elezioni vanno abbastanza bene: un confronto politico franco e sereno. Sui problemi. Del Paese reale.

Sarei morto dalla noia, negli ultimi 15 giorni, se la siura non avesse detto all’altro che da giovane aveva rubato un’auto. E invece per fortuna l’ha fatto. E quindi polemiche. Tritacarne mediatico. Macchina del fango. Esclusiva: la macchina era della siura. Nessuno ha capito che il problema non è tanto il furto, ma quello che è successo dopo. Che cioè invece di rimanere con la siura, con l’auto rubata lui se n’è andato all’idroscalo per trovare un altro suo amore. La stagione del suo amore. Che non era neanche (più) la primavera. Peccato.

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Raga non me l’aspettavo

Caro Jacopo, il Fatto non lo leggo perché mi fa diventare triste. Prendi ad esempio l’ultimo scooppone, quello delle telefonate tra il vicedir de Il Giornale e il portavoce della capa di Confin. Pazzesco. In meno di tre minuti, riesce a sputtanare oltre il 60% dei mestieri che un bambino può voler fare da grande. Ne escono male i giornalisti: che sembrano diventati dei buttafuori dell’Holliwood. Ne escono malissimo i politici e le puttane: che sembrano tutti burattini in mano di non si sa chi. Ne escono male gli industriali: ma come si fa ad avere paura di Feltri? Ne esce male Feltri: ma come si fa a far paura agli industriali (cattivo!)? Non ne escono benissimo neanche i poliziotti: ma perché uno dovrebbe intercettare quelli del Giornale (cioé: cosa possono fare di peggio)? La Marcegaglia ne esce peggio di tutti: con una credibilità che neanche Ciancimino. Massimo rispetto, invece, per i Cerchi Sovrastrutturali.

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Se desta #3

Con formula un po’ oscura, si usa dire che “il marchio è altro da sé”. Nel senso che un determinato segno, una volta riempito di contenuti, smette di essere un segno e basta e diventa un contenitore di valori. I più diversi, che a volte cambiano anche (si pensi a Fornarina, brand tamarro negli anni ’90, diventato molto cool ora).

Con Italo Bocchino funziona più o meno uguale. Da stronzo portavoce del Pdl che non si poteva vedere senza dubitare di Darwin, con Fli è diventato un ganzo. Sorride. Fa foto da fico che neanche i Blues Brothers. Detta l’agenda un po’ a tutti. Mette paura ai cattivi e aiuta le vecchiette ad attraversare la strada.

Bocchino è altro da sé. Non è più il Bocchino di prima. È un Bocchino nuovo, questo. E non andiamo oltre.

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Il primo della lista

Ci sono due cose, a prenderla a ridere, che colpiscono delle esclusioni delle liste ritardatarie o falsate in Lazio e Lombardia. La prima: Moretti ha sempre ragione. Quando lascerà per l’ultima volta l’ultimo tribunale, dopo B ci saranno solo macerie. Questo paese già puzza di pesce. Perché solo un paese di pesci può pensare di schierarsi anche solo per scherzo, anche solo per sbaglio, dalla parte di chi rivendica il proprio diritto a non rispettare una regola (e, quindi, a violare diritti). Presentano in ritardo le liste: vabbé, la burocrazia (oppure: vabbé, doveva pure pranzare). La Corte d’Appello sgama 500 firme false: golpe della magistratura (oppure: non ci vogliono far votare!). Cioé, io ci sto pure a che vengano riammessi: ma almeno, prima, datti del coglione durante l’angelus. O corri nudo in mezzo al campo durante Roma Lazio con un cartello con su scritto “scemo”. O vai a letto senza cena. Se hai fatto una cazzata, non è che è meno cazzata perché la gente ti vota, perché hai il consenso. Io odio il consenso. Io odio l’uomo. Voglio un governo di regole, di robot. La seconda cosa è una buona notizia. Sono davvero molto felice che, come per la questione dell’incandidabilità di Formigoni, anche per il problemuccio delle firme false i primi a muoversi siano stati i vertici del Partito Democratico. Finalmente. Che gioia. Bravi. Scherzo.

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Serbi Iddio l’Austriaco Remo

Pupo, stupito dall’eliminazione, sibila sospettoso che già prima dell’esibizione del trio composto, a detta di Aaron Goldwin, da

un nano pervertito con la mania del poker, un principe ballerino riscopertosi irrendentista, insieme ad un tenore da sotto la doccia del campeggio libero di Patrasso

si celava uno “strano livore”. Vorrei rassicurare Pupo. Non c’è nulla di celato, e il livore non è affatto strano. E’ che, caro Pupo, al di là delle questioni artistiche,non vedo come non si possa sentire nei confronti di quell’orrendo mantra clerico-fascista (e, di conseguenza) tuoi e del tenore una forte sensazione di livore. Mi sembra il minimo. Per quanto attiene all’invasore sabaudo, il sésupposto regnante che fa la vittima di un mondo ingiusto, la posizione di questa redazione può essere riassunta in tre parole. “A”. “Testa”. “Ingiù”. (forse sono 4)

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Dio gatto

Ho amici molto religiosi. Ho anche amici molto superstiziosi. Infine, ho molti amici molto vicentini. Queste tre categorie di miei amici hanno in comune due cose: giocano tutti a calcio (uno) e (due) non sono rispettati dalla maggioranza. Da un po’ di tempo è vietato bestemmiare mentre si gioca a calcio. Chiunque abbia giocato a calcio, sia esso religioso, superstizioso o vicentino, sa che anche il fedele più compìto non può promettere al Signore che in campo non lo bestemmierà. Non sarebbe neanche giusto farlo, perché il calcio è violenza, è cuore, è esso stesso religione. La bestemmia nel campo di calcio è come un tradimento quando sei in erasmus: non vale. Non vale perché il calcio è un rito, e ogni atto nel rito è dialogo con dio. Non esistono dialoghi sinceri senza qualche screzio, ogni tanto. Mi chiedo come farò a fare crescere mio figlio in un paese in cui non si può parlare in tv di animali cucinati. E si conti che io adoro i gatti, nel senso letterale del termine. Li trovo divini, ne sono ossessionato. Proprio perché al di sopra del bene e del male, è noto che gli dei poco si curano delle passioni umane. Siano esse dei porci o dei succulenti secondi al timo.

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Quel fighetto inutile di Carlo Pastore

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Born to be Abrams

Non è vero che si diventa dipendenti da Lost. O, almeno, non così facilmente. In fondo è solo da 6 mesi, 9 giorni e 43 minuti che non ne vedo una puntata. Mio padre mi ha insegnato ad affrontare le cose in modo laico. E poi, insomma: è solo un telefilm. Un telefilm americano, poi. E ci sono un sacco di telefilm americani in giro. Io per esempio da un po’ sto guardando Flashforward, ma mica per sostituire Lost. Anzi, bello. Solo che devo essermi perso la puntata in cui Penelope lascia Desmond per un agente dell’FBI, oltre a quella in cui Charlie resuscita e si prende una laurea in fisica alla CEPU.

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Dettare l’agenda

Non vedo altra spiegazione al fatto che tutta la politica italiana si sta occupando del caso Morgan se non che ne abbia autorevolmente parlato parolecomplicate.

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Paura, eh?

Questa mattina Milano si è risvegliata sotto una fitta coltre di sale.

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Il giro giusto

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Ex machina

jesusChiedi e ti sarà chiarito, aka Dio ha parolecomplicate e bora.la nel reader.

A definitiva chiusura del dibattito semiserio su IKEA e il mercato tra la redazione, qui, e Andrea Luchetta, è intervenuto niente popo’ di meno che Lui. (In realtà, non proprio Lui, il figlio, ma in nome e per conto).

Adesso sappiamo da che parte sta. Che noia avere sempre ragione.

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Beato

Che mi vengano dei dubbi sulla veridicità del sito che propone la beatificazione di B è un bel segno di questo brutto periodo.

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Godo, Alfano

Emmo’? Assolutamente nulla. Ha resistito ad accuse di corruzione, mafia, brogli elettorali, adulterio, razzismo, fascismo, mignottismo, pedofilia. Che volete che succeda, ora? Oltre al fatto che stasera torneremo a casa piuttosto tardi, intendo.

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Italiani: ‘ndemo, dei

Molti dei commentatori dell’articolo di Magris non hanno capito se fosse serio o cosa. Io aggiusto il tiro: combo Maldobrie/Serbi Dio l’Austriaco Regno. Che qua, davvero, c’è poco da serbare.

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E le mie sei mele?

Esce il cd del Papa. Ascoltato al contrario è identico.

Spinoza

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Non lo so mica

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Andate a vedere un film di Francesca Archibugi

Non vedo l’ora che qualcuno si indigni perché della morte di Michael Jackson non me ne frega una fava per rispondergli che sul punto la penso esattamente come Fulvio Abbate.

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