Testa mobile

Non starò qui a spiegare, adesso, perchè credo che alcuni MCs italiani siano gli eredi diretti dei grandi cantautori tipo Gaber e De Andrè. Magari se ne parla più il là.
Tra questi, però, c’è sicuramente Fibra. No di certo per gli ultimi dischi, ma con i primi tre ha fatto molto, molto di più di quanto tutti coloro che gli tirano letame addosso adesso abbiano mai sognato.
Senza contare, poi, che l’ultimo singolo, con quel genio della Nannini, dà finalmente un po’ di respiro, in tutto questo fumo.

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Honolulu, arrivo #2

Nemmeno si è insediato, questo, e:

– ha fatto il gesto della mitraglia ad una giornalista russa che ha visto ammazzare 200 suoi colleghi negli ultimi dieci anni per le domande scomode che lì si fanno, qui no;
– ha obbligato lo scemo di prima a concedere 300 milioni di euro per prolungare l’agonia di un baraccone che ci costa 1 milione di euro al giorno;
– ha minacciato (mi-nac-cia-to) la Commissione Europea (Com-mis-sio- … vabbè).

Insomma, molto, molto peggio dell’altra volta, mi sembra.
Altrocchè dargli una possibilità, forse è semplicemente arrivato il momento di partire.

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Che in parte ne son causa

La hit "Io sono qui" di Tedeschi feat. Chies, prodotto dalla Parolecomplicate Productions, inizia a fare strada.

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Poi non mi si dica che non ci provo

Se c’è una cosa che odio è l’estremismo. La tendenza, cioè, a vedere le proprie ragioni come assolute, senza voler impostare alcun tipo di dialogo con alcuno che, su uno o più punti, la pensa diversamente.
Dato che su certe cose io funziono proprio in questo modo, e dato che tra quelle certe cose c’è il cattolicesimo e le religioni in generale, sì: mi faccio schifo.
La disapprovazione verso la mia tendenziale condotta sul tema non mi esula, però, da alcuni momenti di lucidità. Ieri, ad esempio, ho parlato per oltre un’ora con il mio nuovo compagno di stanza, che mi ha riempito la camera di libri tipo “Due una sola carne: metafisica, teologia e mistica del matrimonio e della famiglia” o “La mia vita nel cuore della trinità – Diario della Beata Elisabetta Canori Mora”.
Abbiamo parlato per oltre un’ora del suo modo di vivere la fede, di come la trinità gli parla, dell’esigenza di Cristo. Ogni volta che ho cercato di far scivolare la questione su piani più concreti, tipo il destino naturale, la libertà, la condanna dell’atto omosessuale, la fecondazione assistita, la Chiesa, lui rispondeva sempre che queste sono cose che vengono dopo. Che lui le accetta e le ama, ma, nonostante ciò, gli è impossibile spiegarle a chi, prima, non accoglie Gesù nel suo cuore.
Alla fine sono uscito. E mi sono comprato un libro del ’59 di Bertrand Russel.

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Parolecomplicate Productions

Tutto gira in tondo.
Molto tempo fa, un giovane genovese che stava cercando di studiare alla facoltà di giurisprudenza, dopo aver dato 18 esami pensò bene di iniziare a scrivere canzoni. I risultati, i primi anni, erano alquanto imbarazzanti. Ma ne scrisse una, in particolare, inascoltabile.
“La canzone di Marinella”, detta anche “Passami il tubo del gas che almeno muoio prima”.
Poi, successe che questo ragazzino inconsapevole incontrò una signorina che iniziava a far strada. Che prese quella canzonaccia, e la trasformò nel trampolino di lancio che gli cambiò la vita.
Lei era Mina. Lui, poi, diventò Fabrizio de Andrè.

E’ successo così anche oggi, in una Milano infastidita da una pioggia sottile.
Loro erano io e Alessandra. Lui, è Giuseppe Tedeschi.

Potrete dire ai vostri figli di averlo conosciuto.

Giuseppe Tedeschi, “SONO QUI”

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Fiocco rosa

fiocco_rosaSenza aspettare il bonus bebè, è nata IdeaGina, la sorellina minore di Parolecomplicate.
Pensieri, musica e parole da un po’ di persone che si vogliono tanto bene.

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Quando c’era Illy

Andavo in Slovenia a prendere le sigarette.

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No.

Mettiamo pure che queste elezioni siano valide, e che di conseguenza non condivido e non conosco la mia gente. Mettiamo anche che Berlusconi si meriti una chance, come dice un amico tutt’altro che berlusconiano. Mettiamo che, se ci va bene, tolgono del tutto le tasse, grande problema del Paese. Mettiamo che la regione del frico non sia poi così peggio della Regione della conoscenza chè, si sa, conoscenza e polenta mica stanno bene assieme. La domanda, però, rimane: 2 anni di risanamento dei conti, valgono altri 5 anni così?

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Honolulu, arrivo

Parole complicate

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Io son di un altro avviso

Oggi il mio papà mi ha dato una buonissima bottiglia di vino da portare a Milano. Chardonnay, bianco. Sgubin, mi sembra si chiami la cantina.
Durante il mio viaggio in treno ho parlato con una signora sulla cinquantina con una bellissima camicia a pois bianchi su sfondo rosso che mi ha raccontato di esser dovuta tornare ad Aviano, benchè viva da cinquant’anni a Monza, per votare. Per ragioni fiscali. “Ma che resti qui.”, lei, e io “Si figuri signora, mica sono un finanziere”.
Poi sono arrivato: ho un nuovo compagno di camera, che ha messo una gigantesca icona della madonna sul comodino. Poi ho visto la madonna, quella vera, a cena. Pioveva, pioveva.
Di solito c’è il sole, d’aprile. Ma la primavera, no: quest’anno non ne vuole sapere di arrivare.

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Shh

Il silenzio elettorale è la parte peggiore delle elezioni. Soprattutto per chi, come me, va a votare la domenica mattina, appena alzato. E’ la parte peggiore perchè c’è questa cosa nell’aria, che ti pesa e ti fa sudare, ma nessuno ne può parlare. Nemmeno Fede. Nemmeno Vespa. E se poi va male? E se poi va bene?
Per fortuna i miei referenti politici molto, molto in alto, mi danno per certa una rimonta di W.
Ma che dico una rimonta, un pareggio. Ma che dico un pareggio, un sorpasso. A destra.

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Evoluzioni

urnaSarà che B, e sarà che W, a Matrix. Sarà che Ivan Scalfarotto, e Pietro Ichino. Sarà che Mitia, sarà che Nicole o Beppe. Sarà che gli altri hanno chiesto a Mastella, che ha gentilmente declinato. Sarà che giovedì, passeggiando per Milano, ho visto in una vetrina luccicante Feltri, l’agente Renato Betulla Farina, ed un prete insopportabile come Mario Mauro, che parlavano di maestri e libertà. Maestri. E libertà. Loro. Sarà che De Michelis e Craxi. Sarà che: la Binetti chi? Sarà che, in fondo, ci spero ancora, in modo infantile e disperato, nel non ritorno.
Fattostà che, non so bene come, questa mattina sono partito socialista, e sono tornato democratico.

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Appunto preelettorale

Mentre cucinavo, l’altro giorno, pensavo che questa volta, e nonostante la splendida invenzione dei sondaggi di cui sotto, non so davvero che fare, nell’urna. Nel senso.
A votare socialista, come mi consigliano le due macchine della verità, si vota un po’ al vento. Si vota, certo, per Boselli e Grillini, per la scuola pubblica al primo posto, per la ricerca e la laicità. Ma si vota anche per De Michelis e Craxi. Sì: quel De Michelis (anche se no: non quel Craxi).
Votare Sinistra arcobaleno non si può.
Votare Di Pietro nemmeno, perchè è un dildo di Grillo e, soprattutto, non sa parlare l’italiano.
A votare PD, si vota utile, come non ho mai fatto. Si vota, certo, Scalfarotto e Bersani, ma anche per la Binetti e, sostengono alcuni manifesti socialisti qui a Milano, altri 130 parlamentari clericali. Ecco: non so se sono davvero 130, ma pure 13 mi sembrano troppi. E poi c’è un’ultima questione: il programma.
Ieri ci davo un’occhiata. E’ davvero identico a quello di B. Nel senso di uguale, stesse parole, stessi slogan. Pazzesco. Che poi se uno ci pensa, pure il nome: PD, PDL. Una L in più. “L” come “Let it B”.

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Aridaje

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