La riluce dell’est
Non è per fare quello che è sempre sulla notizia, ma comunque: che Gianni Cuperlo è il punto da cui la sinistra italiana deve ripartire, l’avevo detto, io. Da mò.
Non è per fare quello che è sempre sulla notizia, ma comunque: che Gianni Cuperlo è il punto da cui la sinistra italiana deve ripartire, l’avevo detto, io. Da mò.
Dopo anni in cui ci tocca subire le ingerenze della Chiesa nella vita pubblica del nostro Paese, finalmente, finalmente, è successo il contrario.
Non è stato facile, per nessuno. E’ che la storia, anche delle mode, funziona a cicli. Prima ritornano i ’60, il rock&roll, l’America e Arthur Fonzarelli, con il suo giubbotto in pelle e le danze a gambe spalancate, heeei. Poi i ’70, l’elaborazione del lutto e la protesta, ma non solo, il decennio fatto stile, le camicie colorate, le vespe e le gonne a righe. C’era da aspettarselo, eppure, questi, speravo di no. Qualche avvisaglia ce l’avevo avuta, a dire il vero. Ricordo, l’altr’anno raccontavo a due amiche che lavoravano con me, quanto era strano, riiniziare a vedere le Timberland. Poi, andando avanti coi mesi, raccontavo al cuore mio quanto fosse sconvolgente vedere di nuovo il Monclaire, con quel luccichio fuori posto. Poi, mi son detto che sì, era normale, giusto così. Bisognava accettarlo. Ma ve lo sto dicendo: se ritornano davvero anche i Beehive, Marrabbio.
Si ha un bel dire, a consigliare di lasciare perdere. Di farla finita, di allontanarsi e non pensarci più. E a poco vale, che ogni volta che uno ci ricasca, viene preso a pesci in faccia, con la pioggia che tenta invano di rovinarti l’anima, e le foglie per terra, a farti scivolare. E poi l’aria. Quell’aria, colorata di aspettative disattese da troppe primavere, come se dovesse succedere qualcosa di importante, che poi la cosa importante è già solo l’attesa. Che bella. Che bella, la mia Trieste.
Oramai neanche mi prendo male. Quando sento parlare di Pietro, oppure Alfano. Quando Amato se ne va, e mi lascia solo, quando non mi rimane che il PD. Quando sento cose che un paio d’anni fa mi avrebbero fatto piangere, oramai nemmeno mi giro. C’abbiamo la scorza dura, noi della B Generation.
Eppure, nonostante l’idea di "Stato Confessionale" sia quasi un pochino riduttiva, qualcuno ha capito che cosa mai significhi "pericolose per la pubblica moralità"?
Della storiella prontamente riportata dal PornoCorriere dei due amanti del confessionale, è notevole che il titolo "Fanno sesso nel confessionale", sia in realtà molto diverso dal contenuto dell’articolo, dove non c’è del sesso nel senso di "sesso", ma un "appassionato rapporto orale" nel senso di fellatio.
Ed è diverso, eccome se è diverso.
Non ne va liscia una, ad Ahmadinejad. Quelli del Pride, vista la leggerissima deriva omofoba del regime Iraniano e, piaccia o no agli ecumenisti, dell’Islam in generale, gli stanno preparando un’accoglienza degna di nota. Poi, lo sgarbo di B, che ha ben pensato di non invitarlo alla cenetta di gala con tutti i leader del vertice Fao a Villa Certosa. Ahmadinejad, per nulla colpito, ha dichiato che, bon: quella sera, c’aveva judo. (*)