La cosa che mi capita più spesso di fare, in questo tempo un po’ strano, è dormire poco, e sognare una cosa. Anche ieri.
Sono quasi sempre con qualcuno a cui voglio bene, tipo la mia mamma, ieri notte, e poi altri.
Questo qualcuno mi parla, guardandomi, ma io penso ad altro, scruto il cielo, come a cercare qualcosa che so. Poi, puntualmente, compare un aereoplano. Gigantesco, un boeing, oppure qualche altro modello leggermente minore, ma sempre enorme, e sempre passeggeri.
Disegna parabole strane, non usuali per il volo di un aereoplano così pesante. Delle traiettorie più simili ad una zanzara. Sbanda, compie brusche virate, arriva quasi a fare il giro della morte, pur senza riuscirci mai.
Io lo guardo, e inizia a sorprendermi una sensazione realistica, e decisamente invasiva. D’ansia, prima, unità però alla consapevolezza che vedere un aereo in difficoltà, così, potrebbe non capitarmi più. Mai più. E quindi, nell’ansia, in fondo, colgo piacere.
Tutte le volte, poi, cerco di avvisare quello che mi sta a fianco, che non mi ascolta, e continua a parlarmi, come se niente fosse, oppure se ne accorge, ma tardi, come a non dargli importanza.
In un climax surreale, cambiano anche i colori del paesaggio che, da normali, passano al giallo, al rosa intenso, da far male agli occhi.
Il sogno si chiude sempre con l’aereo che finisce le sue difficoltà schiantandosi al suolo, a meno di una cinquantina di metri da me e dal mio interlocutore (ieri, era nel campo di fronte casa mia). Senza rumore. Quasi al rallentatore.
Un’amica dice che, in realtà, l’interpretazione è abbastanza semplice.
Se voli, o sogni qualcosa che vola, quel qualcosa sei tu. Le tue aspirazioni, i tuoi desideri, i tuoi sogni. Se vedi te, o quel qualcosa che vola, schiantarsi, quel qualcosa che si schianta sei tu, le tue aspirazioni, eccetera.
Non sono molto d’accordo: coerentemente con il mio stato attuale, delle mie aspirazioni, dei miei desideri, eccetera, nel sogno, pur scrutando il cielo, dovrei non vedere niente.