Di terra bella e uguale uguale ce n’è

Io Mino Reitano non l’ho mai sopportato. E non è che perchè è morto, allora, adesso.

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Per questo video ho appena pianto

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Ronald, ti prego, non mi lasciare, almeno tu

Da un po’ di tempo non è più la stessa cosa.
E’ la terza volta che entro in un Mac Donald, sempre lo stesso, quello della stazione di Mestre, e provo una sensazione strana. E’ la terza volta che esco e non provo alcuna sensazione strana.
All’entrata mi sento disorientato, quasi perdo l’equilibrio: dov’è finito la rassicurante fragranza di carne marcia, da sudore e patatine che tutti i bambini adorano? Dove sono i Mac Gelati con gli Smarties, i Mac Panini pieni di creme da carburatore, dov’è il mio Mac Bacon Menù? Sembra passata una stagione, finita un’epoca. Alle cose schifose così buone e classiche del pagliaccio in giallo hanno sostituito altro, uno scandalo dell’inessenziale, cose che sembrano quasi, quasi sane. Ad accoglierti all’entrata, al posto dei personaggi di Shrek in regalo col Mac Chicken, c’è un’enorme forma di Parmigiano Reggiano. E, al banco, panini con il Parmigiano Reggiano, crocchette di pollo con il Parmigiano Reggiano, crocchette di spinaci con il Parmigiano Reggiano, patatine con il Parmigiano Reggiano. Provo il Parmigiano Reggiano, e mica è male. Perchè, però? Perchè?
Ieri ritorno, chiedo un Mac Parmigiano Menù e mi dicono che no, che è finito, ma che adesso c’è il Mac Boscaiolo: l’unico Mac Panino con vero speck dell’Alto Adige. Mi adeguo, lo prendo, mica è male. Ci sono anche i funghi, forse porcini. Aspetto il treno sul binario giusto, leggero come se avessi mangiato un’insalatona greca. Aspetto e penso che è molto bello che Ronald Mac Donald si preoccupi del mio stomaco, che provi a reinventarsi, che non è una cosa da pagliaccio qualunque, questa. Ma poi il treno è in ritardo, divento triste e finisco col pensare che è davvero incredibile cosa non si sia disposti a fare, per vendere panini in centro a Lucca.

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Una nave scuola, diciamo

Il fatto che, come ricorda Suttora,  Mercedes Bresso, Eugenia Roccella, Giorgio Stracquadanio, Marcello Pera , Elio Vito, Gaetano Quagliariello, Roberto Giachetti, Stefano Rodotà, Alfonso Pecoraro Scanio, Gianni Vattimo, Barbara Alberti, Fernanda Pivano, Luca Boneschi, Giorgio Albertazzi, Salvatore Samperi, Tinto Brass, Riccardo Chiaberge, Michele Ainis, Angelo Panebianco, Massimo Teodori, Piero Ignazi, Eugenio Scalfari, Lino Jannuzzi, Paolo Liguori, Bruno Luverà, Marco Taradash, Daniele Bellasio, Christian Rocca (da cui spunto il post), Laura Cesaretti, Vittorio Pezzuto, Stefano Andreani, Roberto Iezzi, Carlo Romeo, Mauro Mazza, Michele Plastino, Gianni Cerqueti, Giancarlo Dotto, Fabio Caressa, Paola Rivetta e Iuri Maria Prado siano tutti, ma tutti tutti, ex radicali, può voler dire tre cose:

a) che Pannella non sbaglia un colpo;
b) che Pannella ha sbagliato qualcosa;
c) che l’Italia, una volta, era un Paese migliore.

Oppure tutte e tre.

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Perchè è democratico ed occidentale che lo stupratore ragazzino stia ai domiciliari

Avessi soldi ti porterei ogni giorno al mare. Avessi tempo prenderei carta e penna e scriverei una bella lettera, una lettera semplice, senza pretese. La scriverei all’On. Maroni e a W, la scriverei a Rossella, a Feltri, a tutti i telegiornali delle 5 reti private e a Studio Aperto, a Beppe Grillo, a Travaglio, alle casalinghe e ai giornalisti, ad Alfano e ai suoi ispettori. La scriverei anche alla ragazza stuprata l’ultimo dell’anno a Roma e a Franca Rame, ma con un altro tono.
Scriverei che mi dispiace per quello che è successo quella sera, che provo una profonda vergogna di genere per qualsiasi crimine perpetrato ai danni di soggetti deboli da soggetti forti (ovvero: maschi), in modo particolare se il crimine ha a che vedere con quella sfera profonda e personale che è il sesso, sia esso uno stupro o un pestaggio ai giardini, perché sei uomo e porti il mascara.
Scriverei anche, però, che il ragazzino stupratore ai domiciliari è un simbolo dell’occidente, più, molto più dei crocefissi. Perché molto più dei crocefissi è peculiare dell’occidente il fatto che in galera ci si vada solo se a stabilirlo sono delle regole precise. I domiciliari del ragazzino stupratore sono un simbolo dell’occidente  perché è solo in occidente che si è sviluppato un ceto di giuristi indipendenti dal ceto politico e religioso – influenzati, magari, o influenzabili da politici e religioni, ma indipendente, che non è poco –, messo lì a garantire le libertà individuali a prescindere dai governi e dai salmi, dagli editti e dalle prediche.
E’ grazie a questo che in Italia, fino a che non c’è una sentenza definitiva, non si deve finire in galera: è questa la regola. Poi, sono previste delle eccezioni: se un giudice crede che un innocente-fino-a-sentenza-definitiva sia pericoloso, possa inquinare le prove, possa scappare ad Hammamet, allora lo stesso giudice, secondo le stesse eccezioni date da regole, ti sbatte comunque dentro. Tra queste tre eccezioni non c’è il furor di popolo e qualcuno si è dimenticato di menzionare i tiggì. Mi sembra giusto. Firmato.

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Inventarsi qualcosa

Vista la crisi, vista Milano, visti gli affitti e la pioggia, visto il futuro e le speranze, vista l’età, dalla prossima settimana io volo alto e vado a fare questo lavoro qui. Con o senza Hunziker.

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Moretton ha tanti problemi con i soggetti quanti ne ho io con il mio sabato sera

cosa_ho_fattoGianfranco Moretton ha 57 anni e da sedici è nel Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. Con la DC prima, poi con il Centro Popolare Riformatore, poi Margherita e infine con il PD, di cui è capogruppo in Consiglio Regionale. Gianfranco Moretton ha preso, alle ultime elezioni regionali, 7034 voti.

Gianfranco Moretton è, come tutti i personaggi più strani (Isaiah Berlin, F.D. Rooswelt e W), mio-amico-su-facebook. Moretton ha un blog di cui non ho mai letto una riga in vita mia.

Su facebook, tra gli aggiornamenti, oggi mi spunta: “Gianfranco Moretton wrote a new note.” La nota, che c’è identica sul blog, è: aperte virgolette, Il valore della vita, punto esclamativo, chiuse virgolette, che è già un buon inizio.

La copiaincollo, ché non trovo il permalink:

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It wasn’t a dream: it was a memory

112237__desmond2_lLa prima puntata della quinta serie di Lost è una delle più belle mai girate. Forse la più bella. A coloro che non riescono a cogliere la magia e la grazia del sentiero senza una meta necessaria si dica che sì, vengono spiegate molte cose, molte più che nelle quattro serie precedenti. Viene data una chiave – o un’idea di chiave, che potrebbe far ricapire tutto, senza troppa fatica.  L’assassino non è il maggiordomo.

Nella foto a sinistra, Sergio Imparato.

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Lo punì con la Morte, inventò le stagioni

“E’ una fiaba stupenda” balbetto. “No, è una realtà terribile” rispondi. Dipende dal modo in cui la si intende, Alekos.” “C’è un solo modo di intenderla: i buchi neri sono la Morte.” “Se i buchi neri fossero la morte, qualsiasi stella ci cadrebbe dentro”. Invece succhiano alcune stelle e altre no. Perché?” “Perché non tutte le stelle vanno punite. I buchi neri succhiano le stelle che vanno punite.” “Punite di che?” “D’aver cercato mondi diversi, dove ciascuno è qualcuno e dove la giustizia esiste, la libertà, la felicità.” “Non è un delitto cercare mondi diversi dove ciascuno è qualcuno e dove la giustizia esiste, la libertà, la felicità.” “No, ma è un lusso che la dittatura di Dio non può consentire, e neanche la Montagna. Dio vuol farci credere che il suo è l’unico universo possibile, la Montagna vuol farci credere che il suo è l’unico sistema possibile. E chi si ribella finisce in un buco nero.” “Parli come se tu credessi a Dio.” “Ci credo. Non so cosa sia ma ci credo. E gli perdono perchè non ha scelta, quindi non ha colpa. Sono gli uomini che hanno scelta, quindi hanno colpa.”

Oriana Fallaci, Un uomo.

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Prima di sperare in un Obama, almeno arriviamo a Bush

Oggi sul Corriere c’è scritto che Bush ha bloccato i finanziamenti pubblici sulla ricerca embrionale, ma non è vero. Ha bloccato quelli federali, mentre quelli pubblici e ovviamente quelli privati non sono mai stati vietati. In Italia, per dire, col voto di mezzo Pd e con il non voto degli italiani sono vietati quelli pubblici e quelli privati.

Lui è Camillo, naturalmente.

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La crisi, se c’è, è colpa di Milano

Per deprimersi e farsi venire due lacrimone che neanche ai programmi di Paola Perego non serve ritirare fuori le cassette degli 883 o guardare un programma di Paola Perego: basta essere un ragazzo-fumatore-tranquillo-no-matricola e cercare una stanza in affitto su milanobakeca.

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Qualcuno dica ai buttafuori e a Repubblica che la guerra è finita

Mi è capitato ieri, di uscire a Trieste, la sera, portandomi dietro tutta la retorica della città di porto, della multiculturalità e dell’accoglienza, degli italiani brava gente. Non faceva freddo, ma c’era fila davanti ad un localaccio normale, il Viale 39, in Viale XX settembre, 39, naturalmente.
Stiamo per entrare e davanti a noi ci sono tre ragazzi spagnoli, qualche anno in meno, che discutono in modo civile con un buttafuori a quattro ante. Sento solo “erasmus” e “direttive”, mi avvicino.
“Mi dispiace”, dice il quattro ante, “ma il titolare non vuole che nel locale si superi un certo numero di erasmus, e sta sera ne sono già entrati troppi.”
“Ma perchè, questo non è bello”, ribatte uno degli spagnoli vestiti a festa.
“Abbiamo avuto problemi, l’altr’anno con voi erasmus”, biascica il bestione.
“Ma l’altr’anno noi non c’eravamo”, risposta ovvia e democratica, di chi sa che la responsabilità è personale e non di razza, e non di classe.
La scena va avanti per un bel po’, e io più ascolto più non ci credo, più non ci credo e più penso che in quel posto non ci entrerò mai. Poi succede qualcosa, il quattro ante si scosta e li lascia entrare urlandogli dietro “ma se uscite a chiedermi di far entrare altri vostri amici, rimanete fuori anche voi”. Io sto per fermarmi a protestare ma un mio amico mi spinge dentro, dove incontro lo spagnolo e gli porgo solenni scuse nazionali. All’uscita non ce la faccio, guardo verso l’alto e dico al bestione che la cosa che ha fatto è agghiacciante, e di inventarsi un’altra scusa se non vogliono stranieri, che è esteticamente vomitevole, che gli erasmus non sono una razza ma un miracolo.
“Sai cos’è successo cinque minuti fa?”, mi fa lui, “un erasmus (…) è uscito e ha pisciato su un muro.”
“I triestini non lo fanno?”
“Gli erasmus lo fanno sempre, e poi si ubriacano.”
“Ma l’alcool glielo vendete voi, o il locale lo tenete aperto per far ascoltare della buona musica?”
“E’ che gli erasmus non rispettano le regole, e i condomini attorno si lamentano. Il titolare vuole così.”
Abbasso gli occhi e mi allontano pensando che, accidenti, siamo il peggior Paese d’Europa. Che non si finisce mai di vergognarsi a girare per i locali. Che Trieste è la solita, noiosa città di fascisti. Ma che forse no: forse Mussolini non c’entra.                                                       C’entra Ilvo Diamanti. Che è peggio.

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Anch’io voglio scrivere d’amore sui bus pubblici

Qualcuno che abbia un po’ più di tempo di me, che in questo periodo sono praticamente soffocato dai momenti liberi, mi aiuti a fare una ricerca. Vorrei sapere se sono più le citazioni che riguardano il viaggio o l’amore. Ci si provi, perdio. Si mangino 50 baci perugina al giorno, si leggano poesie, si consultino diari segreti.
La risposta io la so. Sono uguali. Non so quante, ma uguali, non una in più o in meno, per l’uno o per l’altro.
E’ solo un indizio. Anzi no, è un indice – un indice che mette a nudo una verità che nessuno ha il coraggio di urlare. Che viaggio e amore sono la stessa cosa.
Sembrerebbero consequenziali, ma no, affatto. Ho sempre avuto l’impressione di andare e restare e ritornare per rincorrere o sfuggire da un amore. Sempre. Ma non è così, non c’è un prima o un dopo.
L’amore di Oriana per Alekos si risvegliava ogni volta che lei volava sul mare, New York – Atene, Giordania – Firenze, Roma – Atene. Ecco perchè anche i vitelloni per cui viaggio e vacanza coincidono si innamorano solo d’estate: perchè fanno vacanza, cioè viaggio. Ecco perchè eros e tanatos, due viaggi e, in tutti i sensi, due amori. Ecco perchè certe storie a distanza resistono nonostante tutto ci giochi contro – perchè ci si viene incontro, ed ogni tocco di pelle ha come condizione imprescindibile uno sforzo che si sovrappone in tempo e significato all’incontro, che tace l’inessenziale, un viaggio (o un amore). E’ per lo stesso motivo, naturalmente, che certe storie a distanza finiscono. Si spiega anche il motivo per cui in erasmus, se ci si va, ci si innamora. Perchè è la stessa cosa, erasmus e viaggio sono la stessa cosa, come viaggio e amore, come amore e erasmus.
Al di là di questo, che avrebbe potuto essere scritto anche da Alberoni, c’è un problema. Che l’amore non esiste. Come il viaggio. O meglio, esiste come il viaggio. Nella sua forma effimera e leggera, scivolosa, nei suoi silenzi e nei suoi addii. Non esiste nel senso dei cioccolatini, diciamo. Ci si può innamorare, e d’accordo; come si può viaggiare, e d’accordo anche lì. Entrambi non si definiscono nella loro declinazione sostantivata, entrambi non si toccano ma si avvertono in modo soggettivo, entrambi bastano a se stessi. C’è una differenza, a pensarci, ed è di percezione. Mentre l’amore si presume presuntuosamente eterno, si sa che il vaggio prima o poi finisce. Anche se, chiedete ai vostri nonni, finiscono entrambi, quasi sempre.
La cattiva notizia, allora, è che l’amore e il viaggio forse sono la stessa cosa.
La buona è il forse.

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The change has come

Sono anch’io sconvolto che Parolecomplicate non abbia speso una parola una sulla divertente storia dei bus di Genova.

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Partito liquido

(Non é una tessera, é l’etichetta della bottiglia).

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Un piccolo problema personale

Un ulteriore tassello nella battaglia di civiltá contro il grillismo lamentoso che si sta diffondendo in tutte la famiglie per bene sarebbe il constatare serenamente che anche le ferrovie tedesche e francesi fanno ritardi mostruosi e causano perdite ingenti di coincidenze.
Su un piano piú personale, inizio a pensare che se nei primi 15 giorni di quest’anno per viaggiare in treno in giro per l’Europa ci ho messo in media il doppio del tempo previsto, vuoi perché la nebbia ha fatto ghiaccio, perchè il macchinista si é sentito male, perchè un disperato si é buttato sotto i binari, magari i problemi infrastrutturali non c’entrano. Magari sono io.

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Scusi, può ripetere?/2

Sempre al Tg5 che, come si intuisce, non vedevo da mesi:

E’ morto dieci anni fa Fabrizio de Andrè.

Le sue canzoni sono ancora oggi una colonna sonora.

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Scusi, può ripetere?

Marta Marzotto di ritorno da Cortina, in un servizio appena passato al TG5 su una fiera dei gioielli, ha detto:

Per uscire dalla crisi buttiamoci sul lusso perchè i cinesi, maledetti loro, non riescono a copiarcelo.

Portava un cappello viola.

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Così, in generale

Viene da pensare che in un paese come l´Italia non ci sia un minimo di civiltà. Perché non lasciare attuare le sentenze passate in giudicato è preoccupante per la nazione, è un fatto che ci riguarda tutti e chiamarsi fuori da situazioni del genere è pericoloso

Andrebbe bene per un bel po’ di questioni, ma nel caso di specie è stato detto a Che Tempo che Fa ieri, da Beppino Englaro. Uno la cui unghia del piede vale la dignità di due o tre dei nostri parlamenti (non parlamentari: parlamenti).

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Il timore di essere protagonista

Aldo Grasso dice dello speciale di Mollica su De Andrè la stessa cosa che ha detto Stefano sulla mostra appena inaugurata a Genova: che non si può adorare uno che ha passato la vita a dare agli idoli un volto umano.

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