Figurati noi

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Triestins

Dove piacerebbe vivere a Beppe Severgini.

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Improvvisamente valdesi

cocaRiguardo alla presa di posizione dei preti sul caso Noemi, riceviamo (e, volentieri, pubblichiamo) da un caro amico una riflessione frizzante:

I vescovi rifiutano di esprimere giudizi sul caso Noemi perché – dicono – è un fatto di privata coscienza. Improvvisamente valdesi, più o meno come nel caso Englaro. Difficile dire quanto siano ributtanti. Che Iddio li sprofondi per l’eternità in un mare di Coca Cola.

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La dodicesima domanda

12) Sicuro sicuro sicuro?

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Con tutte quelle bollicine

Vittorie come se piovesse per la laicità democratica, ultimamente. A parte Fini, a parte la mia cucina, a parte Noemi, è successo che il TAR del Friuli Venezia Giulia ha appena mandato a farsi benedire la legge regionale Salva Messe.

Di cosa si tratta: la giunta Tondo (quello del frico e della dama, sì), in particolare Udc e Lega, fanno approvare un testo che impone agli esercizi commerciali presenti in regione la chiusura domenicale (come regola, salvo un tot di domeniche in cui si poteva tenere aperto, previa comunicazione al sacrestano della circoscrizione in cui l’esercizio ha sede legale). La motivazione è il fatto che la domenica bisogna passarla in famiglia, ha dichiarato Mons. Pietro Brollo, portavoce del gruppo di maggioranza in Consiglio. Il provvedimento viene subito etichettato dai laicisti con l’irriverente rubrica “Salva messe”. Subito si riapre un altro fronte dell’eterno scontro tra i preti e la Coca Cola. Si sa per chi si fa il tifo, da queste parti.

Il centro commerciale più grande di Trieste fa spallucce e dice che, insomma, chissene, lui tiene aperto lo stesso e paga le multe. Altri, invece (un outlet appena aperto ed alcuni negozi singoli) ricorrono al TAR, che, come Costituzione, ragione e mercato comandano, boccia o, meglio, “liberalizza” l’apertura domenicale per i negozi sotto i 400 mq, anche se interni ad un centro commerciale

Liberalizza” è il termine più bello che io conosca. Perché ha come radice “liberalismo“, che ha come radice “libertà“. Le liberalizzazioni sono nostre amiche, e a me vien voglia di uscire, prendere la prima donna con una gonna colorata che passa e chiederle se, gentilmente, vuole sposarmi o almeno prendersi un caffé con me, che sono così felice.

(via coseinfila)

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Nemesi

Si sta diffondendo, tra chi di politica ne capisce, la convinzione che questa storia di Noemi potrebbe segnare la fine politica di Berlusconi. Che, cioè, dove non hanno potuto Prodi, D’Alema, Fassino, Rutelli, Franceschini, Walter, la Costituzione Italiana, il buongusto, Gianfranco Fini, il diritto penale e civile, la Corte di Giustizia Europea, etc., possa il nostro candidato premier Gino Flaminio.

Io un po’ non ci credo, un po’ non ci posso credere.

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C’è ancora speranza

Non ha fatto in tempo a comprarselo, Berlusconi. Gino Flaminio, scugnizzo della mia Napoli, operaio, umiliato dall’arroganza del potere e delle sue puttane, dimenticato, rinnegato, querelato dai manganelli di carta, soffocato dal vociare scomposto di cravatte a pois bianchi e martini secchi, risorge glorioso dalle ceneri e, con una dolcezza che sa di rivolta, invoca il diritto alla gioia di un proletariato offeso, che di Leo Siegel non vuole saperne, checché ne dicano. Parla di valori, azzecca congiuntivi, rifiuta l’insulto e l’infamia, racconta delle feste con 30 donne in Sardegna dell’uomo più potente d’Italia come se raccontasse di una partita a carte, aborrisce la televisione, i suoi sorrisi bianchi e le sue paillettes, parla di verità, dichiara amore eterno al popolo, il suo popolo, la gente semplice, la gente che lavora, che non sa cosa significhi “consulente d’immagine”, di cui un tempo avrebbe scritto Pier Paolo Pasolini. E non si commuove, mai, Gino. Nemmeno quando la giornalista in cerca di una lacrimuccia gli chiede se Noemi gli manca, se il suo cuore è ancora affranto. “Sono felice, sto con una ragazza del popolo”, risponde Gino, Gino Schiena Dritta. Abbiamo il nuovo canditato premier.

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La mia alicella

Mentre il Corriere ritiene troppo poco cool la storia del nostro presidente del consiglio che frequenta minorenni e Sgarbi giustifica la cosa come i nostri lettori ben sanno, succede che l’ex di Noemi, suo quasi coetaneo incapace, sfigato e drogato, racconti in un’intervista abbastanza allucinante come sono andate le cose. Immagino che lo scoop aprirà il tg1, oggi.

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Cose in filetto

Mmm, che fame!, a leggere il blog di Beniamino Pagliaro.

(vabbe’, ok: l’ho scritto solo per il titolo)

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Alberto non era gay, epperò

Se fossi frocio dormirei sonni preoccupati“, scriveva Fulvio Abbate sul Foglio di qualche mese fa. Io, siccome non lo sono, mi accontento dei risvegli difficili. La storia è questa.

Da un paio di settimane ospito nella mia camera, in un appartamento in condivisione con altre 2 persone, un mio compagno di master che si è trasferito a Milano per lavoro e sta cercando casa. Pugliese, indiscutibilmente etero. Questa mattina, come ogni mattina, la mia coinquilina francese, cattolica, entra in bagno alle 8 ed esce alle 8.40, dopo aver consumato tutta l’acqua calda del boiler, e va bene. Io mi fiondo in doccia e dico al mio ospite di entrare in bagno tranquillo a farsi la barba, mentre mi doccio. Ci stavamo cambiando in camera quando la mia coinquilina francese, cattolica, entra e mi dice con degli occhi sinceramente impressionanti che questa storia non le va più bene. Non faccio in tempo a scusarmi, dicendo che la prolungata permanenza del mio ospite a casa finirà, che lui sta cercando una sistemazione, che lei attacca.

“Io non ho niente contro i gay”. Io non capisco. “Ma l’altr’anno ho vissuto con dei gay, e poi me ne sono andata, perché non è il mio modo di vivere, mi fa impressione”. Inizio a capire. “Io e gli altri non abbiamo parlato d’altro nel week end, guarda che lo pensiamo tutti, non solo io”. “Da quando va avanti questa storia non vivo più bene: questa è casa mia”. Prendo fiato e, cercando di controllarmi, le spiego che se il problema è la permanenza del mio ospite in un appartamento perché, chessò, c’è un solo bagno, allora capisco. Ma che se questo veleno parte dal fatto che lei è francese, cattolica, e quindi omofoba, non mi va più bene. Anche perché, by the way, nessuno di noi due è gay. “Questo non è quello che sembra”, mi risponde lei, “andate a dormire insieme, entrate in bagno assieme, due amici non si comportano in questo modo, l’ha detto anche il mio amico architetto”. E poi ancora “Io adesso ti ho detto questo e non avrò più problemi; tu inizierai appena ad averne”. Le ho chiesto se aveva intenzione di mandare il suo prete a guarirmi.

Senza fare l’uomo di ghiaccio, adesso: io sono sconvolto, sinceramente.

E non voglio trarre da questa storia conclusioni manichee o qualunquiste, però devo dire delle cose, ed è giusto che le dica qui.

Credo di non sapere se questi rigurgiti clerico-nazisti siano dovuti ai continui attacchi della maggioranza, di Povia e dei preti ai gay. Ma credo che anche solo una situazione tipo quella di stamattina (figurarsi le altre che si sentono) dovrebbe essere sufficiente a fargli fare un pensierino, a questi, sul piantarla.

Credo che sarà pure vero che non tutti i cattolici sono omofobi; certo è che tutti gli omofobi che ho conosciuto fino ad ora sono cattolici.

Credo che non sono gay, ma questa mattina mi sarebbe tanto piaciuto esserlo, così: per poter aggiungere alla mia passione civile un po’ di sano e tagliente orgoglio di genere.

Credo di non sapere se mi dà più fastidio che a darmi del gay sia stata una cattolica oppure un architetto.

E, soprattutto, credo che in una casa moderna e laica ci voglia uno scaldabagno.

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Ne ravvivano la spinta

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Per la serie “tauromachi che non lo erano”. Sul Corriere di oggi  si scrive che “Berlusconi si sente come un toro a cui i picadores stanno infliggendo le banderillas, per poi lasciarlo senza forze al colpo del mata­dor.

Un nostro aficionado, un po’ irritato, puntualmente precisa:

Che ignoranza senza ritegno, questi giornalisti…I Picadores non infliggono le banderillas, bensì la vara o pica. Le banderillas sono poste dal Rehiletero o Banderillero e anzichè indebolire il toro, come la pica, ne ravvivano la spinta. La mia avversione nei confronti del corriere della sera si è tramutata in disprezzo.
Ebbene, io ne prendo atto, e a giugno me ne vado a Istres. Ci sono i Miura.
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Legga Gasparri

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Gasparri ieri sera, dalle comode poltrone in cartone di Ballarò, ha attaccato l’iniziativa sostenuta da parolecomplicate e da tutte le persone di buonsenso  riguardo la gloriosa cavalcata del nostro candidato verso Bruxelles. “Anche lui non è volto nuovo, anche lui è condannato per corruzione”, ha sentenziato l’uomo a metà tra una croce e un manganello. Si faccia notare a Gasparri che trattasi di Mill, non Mills, e che una esse di questi tempi significa molto, significa tutto.

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Viene prima

Ora: se il Presidente della Camera non può neanche più dire che «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso», se cioè non può dire questa ovvietà senza scatenare delle reazioni, beh, non si scappa: il problema sono le reazioni.
Dire che sia «il peggiore attacco laicista della storia repubblicana», come ha fatto Luca Volontè dell’Udc, citando i «totalitarismi neri del ‘900», è da casa di cura: non ci sono altre parole da dire, e comunque nessuno le ha dette. Io non commento le reazioni della Chiesa: in Parlamento e nella Costituzione la Chiesa non c’è.
Ma, in Parlamento, il Pdl c’è: e vedere quanti hanno taciuto imbarazzati, mentre a difendere Fini era persino l’Italia dei valori, era da vergognarsi.
L’amico Lupi, di Fini, ha detto: «Non capisco la sua preoccupazione».
Gli spiego la mie.

La prima: in Italia, su certi temi, non si può neanche più dire ovvietà.
La seconda: c’è un drappello di parlamentari cattolici, da noi, che vuole fare delle leggi che piacciono molto a loro, piacciono molto alla Chiesa ma piacciono molto meno alla maggioranza degli italiani: e posso ricoprirvi di sondaggi a proposito.
Potete legiferare sulla «base valoriale» che volete, egregio Lupi: la differenza tra voi e me, tra voi e la maggioranza di noi, non è una diversa base valoriale, ma l’incrollabile consapevolezza che la democrazia viene prima.

Filippo Facci, “Il Giornale

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Fare il gioco del potere

Anche se non serve, terrei a dire che questi quattro coglioni che lanciano pietre a Torino stanno facendo all’istanza principale dell’Onda, che riguardava il sacrosanto lamento per il trentennale menefreghismo dello stato verso la scuola pubblica, quello che Lorena Bobbit ha fatto alla virilità di suo marito. Un giorno un professore mi disse che quando si alza la marea galleggiano sia i velieri che gli stronzi. Ecco: questi non sono velieri.

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Viaggiarle assieme

Un po’ di tempo fa lo scrissi su una maglietta, poi lo suonai con una chitarra senza una corda, ero molto lontano. Ho visto piangere una volta a testa, poi non ho più smesso.

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Lavori strani

Più mi trascino avanti col tempo e più mi dimentico che dietro ad ogni cosa c’è un uomo. Dietro allo stuzzicadente che ho usato a pranzo c’è una fabbrica di uomini che li produce, e dietro alla fabbrica di uomini c’è un’altra fabbrica che produce i macchinari per produrre studdicadenti. La tastiera dove sto ticchettando le dita non esisterebbe senza chi ha prodotto i tasti, e poi le molle per i tasti, e poi avanti così. Spesso si scivola senza volere nell’assurda convinzione che le cose cadano dal cielo, con la logica conseguenza che i nostri bambini racconteranno un giorno alle maestre, stupefatte, che i polli nascono e crescono al supermercato, tutti rosa: si fa molta meno fatica, questo è certo.

Per fermare questa deriva post-post-industriale, Luca Sofri ha passato una notte con delle persone a cui devo molto, quelli che mettono i sottotitoli alle puntate di Lost. Avesse lasciato un recapito, avrei spedito una bottiglia.

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Quelli dei bus di Genova

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Ci mancava

”Non se ne puo’ piu’ della storia di Berlusconi e Noemi. Chi se ne importa. Credo che i genitori penseranno, meglio che vada con Berlusconi che magari la manda in tv o la puo’ far diventare parlamentare e ministro, che non con un suo coetaneo incapace, sfigato e drogato’.

Vittorio Sgarbi

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Dalla finestra

– Figa, voi siete sempre la vergogna del calcio italiano.

– E voi siete sempre la seconda squadra di Milano.

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Disturbi

Il mio omonimo in facebook, quello con il catenaccio d’oro, mi sta creando qualche piccolo imbarazzo.

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