Appunti per un Paradiso perfetto
No, ma per davvero. Chissà com’è il paradiso.
Io, se fossi Dio, sceglierei le cose che cambiano le persone e ne farei un vestito tutto bianco. Poi colorerei la vita di chi ha già vissuto di prime volte. Di quelle emozioni che non ti fanno dormire. Se ci fosse davvero qualcosa, dopo l’ultimo respiro, vorrei che fosse il mio primo bacio. Poi vorrei rivedere mia madre, riconoscendone appena i tratti. Vorrei camminare e correre per la prima volta, con i capelli spettinati. Poi vorrei trovarmi per la prima volta in mano un fiore. Le prime volte sono l’unica possibilità cha ha Lui, là sopra, per non deludere nessuno. Certo, mi rendo conto di un piccolo problema. Rifacendo e facendo tutto per la prima volta, le cose da fare in un migliaio d’anni verrebbero a finire. Perché sono tante, sì, ma di fronte ad un tempo a disposizione che mi dicono essere infinito, si capisce che prima o poi uno si troverebbe ad annoiarsi. E, come si è detto sopra, senza prime volte non è più paradiso. Io ho un’idea per il Principale. Il Paradiso dev’essere un posto dove le persone non hanno memoria. La memoria fa solo danni. E così, finite tutte le prime volte del mondo, si riinizia da capo: con tutte le prime volte del mondo, con il non dormire la notte, etc. Vabbe’. Dicevamo?




