Appunti per un Paradiso perfetto

No, ma per davvero. Chissà com’è il paradiso.
Io, se fossi Dio, sceglierei le cose che cambiano le persone e ne farei un vestito tutto bianco. Poi colorerei la vita di chi ha già vissuto di prime volte. Di quelle emozioni che non ti fanno dormire. Se ci fosse davvero qualcosa, dopo l’ultimo respiro, vorrei che fosse il mio primo bacio. Poi vorrei rivedere mia madre, riconoscendone appena i tratti. Vorrei camminare e correre per la prima volta, con i capelli spettinati. Poi vorrei trovarmi per la prima volta in mano un fiore. Le prime volte sono l’unica possibilità cha ha Lui, là sopra, per non deludere nessuno. Certo, mi rendo conto di un piccolo problema. Rifacendo e facendo tutto per la prima volta, le cose da fare in un migliaio d’anni verrebbero a finire. Perché sono tante, sì, ma di fronte ad un tempo a disposizione che mi dicono essere infinito, si capisce che prima o poi uno si troverebbe ad annoiarsi. E, come si è detto sopra, senza prime volte non è più paradiso. Io ho un’idea per il Principale. Il Paradiso dev’essere un posto dove le persone non hanno memoria. La memoria fa solo danni. E così, finite tutte le prime volte del mondo, si riinizia da capo: con tutte le prime volte del mondo, con il non dormire la notte, etc. Vabbe’. Dicevamo?

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Ballata del mal razzolare

La linea tenuta da queste parti sulla questione Buttane è sempre stata quella, libertaria, per cui:

a) Il PresdelCons può fare quanti festini vuole e quante festine vuole, se non usa i miei skei;

b) Non c’è nulla di male a voler festeggiare con il PresdelCons in diversi modi e con diversi fini;

c) unica cosa, sta un po’ qui che tra una festina e l’altra il PresdelCons trovi pure la faccia di bronzo per stare ai giochini sessuofobi dei preti.

In un certo senso, è una questione di coerenza. Ieri a pranzo, però, ho pensato che la coerenza è un valore un po’ noioso. E che a noi ci piacciono tanto le persone complicate. Ieri a cena mi sono quasi convinto che uno che fa il moralista e si comporta di conseguenza è senz’altro peggio di uno che lo fa ma non lo è.

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Andate a vedere un film di Francesca Archibugi

Non vedo l’ora che qualcuno si indigni perché della morte di Michael Jackson non me ne frega una fava per rispondergli che sul punto la penso esattamente come Fulvio Abbate.

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Ops

Caro Dio, quando nelle preghiere ti chiedevo di far morire quel pedofilo truccato, liftato, mentalmente disturbato e di colore indefinibile, non intendevo Michael Jackson.

Enrico Sola /suzukimaruti, da FriendFeed, via Macchianera

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Ma no, sembra

E’ morto Michael Jackson.

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La vignetta del mese

inseto_3_copiaVincino.

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Discepoli di Emma

I Emma PD 2. Nel senso di “due”, oppure “too”.

Insomma: parolecomplicate, per quanto vale, sta con Camillo. E Camillo, per quanto vale, suggerisce: immaginate Berlusconi contro Franceschini; immaginate Berlusconi contro Bersani; immaginate Berlusconi contro Veltroni. Bene. Ora: smettete di pensare a Rutelli, e pensate alla Bonino.

Olè-Olè-Olè-Emma-Bonino-Olè.

Che bello, sarebbe: “Laici, socialisti, liberali, dem… democrrr, uhfff, demcrrrtt….”

(dateci ancora un po’ di tempo, però.)

update: adesioni entusiaste, siamo già in tre; io continuo ad avere qualche difficoltà di pronuncia, ma passerà.

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Gente di un certo livello

Dovrei scrivere qualcosa sulla corrida. Soprattutto sui tori, dovrei. Ma sto ancora cercando di riprendermi dai sogni che continuo a fare su capri, ganaderias, basette, muletas, capotes, flamenco, banderillas e, naturalmente, Miura. Questa notte il cielo era d’avorio e io giungevo in groppa ad un Palha enorme, con un mantello azzurro intarsiato d’oro a salvare lei da un gruppo di ambientalisti che agitavano le loro forche sporche di niente, bruciando i fazzoletti bianchi della libertà. L’ho presa in braccio, siamo scappati. Poi abbiamo fatto l’amore su un prato della Camargue, con dei fenicotteri rosa ed il mio Palha ad osservare discreti il nostro personale assalto al cielo. Si dice che un sogno simile capiti non più di tre volte nella vita. La prima dovrebbe essere attorno ai 13-14 anni: io sono un po’ indietro. Lei, comunque, era bellissima.

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Domenico’s version

Sembra che Procacci abbia intenzione di regalarsi per il compleanno la produzione di La versione di Barney di Mordecai Richler. E’ una buona notizia.

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Gossip più uguali di altri

Dice, Augusto Minzolini:

dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa. Nè, tantomeno, un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina, nella realtà virtuale dei media, o per strumentalizzazioni politiche o, piuttosto, per interessi economici.

Giusto. Però c’è una cosa.

C’è che i tiggì, tutti i tiggì nazionali (a parte la7 e, in qualche frangente, rai3) da qualche anno scelgono, organizzano e informano i telespettatori solo di storie piene di allusioni, costruite su testimoni più o meno attendibili e rancori personali, senza dare alcuna notizia certa, senza che vi sia alcuna ipotesi di reato che coinvolga le persone che vengono normalmente crocifisse sulla tavola degli italiani, all’ora di cena. Non è una semplice consuetudine: è da almeno dieci anni che il modello informativo italiano consiste nel far diventare semplici ipotesi investigative e chiacchiericci, notizie da prima pagina. Considerata la natura degli editori italiani, è ovvio che ciò avviene per strumentalizzazioni politiche o, piuttosto, per interessi economici.

Sogno un mondo in cui il direttore del tg1 continua a fare in silenzio del maggiore notiziario nazionale il giornaletto pornografico che è sempre stato da quando ho giudizio. Sogno un mondo in cui non si debba rimpiangere Riotta. Sogno un mondo dove la sera, in tivvù, tutti vengono trattati con la supponenza moralista e borghese del prete di campagna, di Vespa, di Povia, di Maria Latella. Tutti, anche quelli a cui piacciono i trans. In quel mondo nessuno utilizzerà l’espressione “mondo virtuale dei media“. Nessuno potrà. Nessuno.

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Buona compagnia

Saremo pure irrispettosi nei confronti del dolore dei familiari. Saremo pure cinici. Politicamente scorretti, politicamente idioti. Saremo pure stupidi e insensibili. Ma si metta a verbale: lo sono anche i boliviani.

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La poesia è una scelta

Non ce ne sono mica molte di cose che ti fanno emozionare, primavera a parte. Una tra queste, però, è quel video, quello del leone.  Ricordo che pioveva forte, oppure c’era umido. E quando piove e c’è umido a me vien da star triste. Dopo essermi ingurgitato un litro di nutella per far fronte alla solitudine disarmante che coglie l’uomo sensibile mi capita di vedere quel filmato di cui si è parlato da queste parti un po’ di tempo fa. Nella pellicola due tipi con i pantaloni a zampa e i capelli acconciati tipo Stursky & Hutch allevano un leoncino. Il leoncino cresce e loro lo liberano in una savana. Dopo qualche anno ritornano nella savana e lui li riconosce. Li abbraccia.

Io piango. E avrei pianto molto di più, non fosse per la colonna sonora di Body Guard che rovinava l’atmosfera. Decido allora di mangiare un po’ di fragole per tirarmi su, e mentre apro il frigo vuoto mi sorprendo ad essere felice per quel leone.

Come quasi tutte le cose che mi rendono felice, lo metto su parolecomplicate. Non l’avessi mai. I commenti: “sei un frikkettone!”; “mi stupisco di te!”; “noi uomini siamo peggiori degli animali!”; “il video mi fa ridere per Stursky & Hutch”. Le telefonate: “Ma non penserai mica sia vero?” “Sì, perché?” “Si vede che l’hanno fatto in studio.” “E da che?” “Un leone non abbraccia gli uomini” “…”.

Ieri stavo cercando sul sito del Corriere qualche notizia sull’amore. Poi nella colonnina della vergogna ho trovato l’unica notizia degna di stare su un giornale nazionale. Della storia del leone, che si chiama Christian, e di quella dei suoi due amici, che si chiamano Anthony e John, ne hanno appena fatto un libro. La storia, visto che ne fanno un libro, è naturalmente vera. Ci sono le foto. Christian amava giocare a calcio e a nascondino. Amava mordere cestini di carta. Era molto triste nella gabbia all’areoporto di Heatrow. John aveva un cappotto di montone. Anthony, dopo l’abbraccio con Christian nella savana, per la felicità ha deciso di cambiare sesso. Ora si chiama Priscilla.

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Ceci n’est pas

Quando non sapevo se sarei rimasto a Milano e tornavo saltuariamente nella provincia dell’impero in molti mi chiedevano, curiosi: -ma hai visto qualcuno di famoso là, a Milano?-. Io rispondevo sempre -Mah, sì: una volta dopo un aperitivo ho incrociato Pierluigi Battista-. Quello che ottenevo, era un perplesso -Chi?-: un po’ poco per uno che è così fico da incrociare Pierluigi Battista dopo un aperitivo.
Ora che so che a Milano ci rimarrò per un po’, invece, le cose vanno molto meglio. Sono una persona molto rispettata nei giri che non contano e di persone più famose e più importanti di me e di chi me lo chiede potrei incontrarne a pacchi. Due giorni fa, ad esempio, una donna molto alta mi fa -hei, lo sai che domani vado a cena con Laura Ravetto, la candidata alle europee?- Io mi sono subito sentito al centro del mondo, a Milano, mi sono sentito molto importante ad avere un’amica che cena con Laura Ravetto. Anche se non è che la conosca tanto bene questa che me l’ha detto; intendo, non è che usciamo assieme ogni sera. Anzi, forse non siamo mai usciti, assieme. Non è proprio un’amica: è un blackberry.

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Mamma, dormo da amici

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Scoprire nel tuo bagno la Spagna che c’è in te

E’ un ragno enorme, ed è nel mio bagno. Non so se è peloso, ma probabile. So che a me fanno schifo gli insetti, quindi appena lo vedo cerco una scopa, uno straccio per liberarmene. Ma nel mio bagno non c’è mai nulla, non c’è mai nulla in questa casa, perdio!, allora afferro sudato il reggi-asciugamani a torre che regge i nostri asciugamani e ha un basamento in metallo. Glielo scaravento addosso, infierisco, poi sollevo il reggiasciugamani e lo cerco. Lui giace lì, morto, forse peloso. Tutto raccolto su sè stesso, sembra sanguinare. Penso che non posso rimuoverne il cadavere, che posso aspettare che la decomposizione faccia il suo corso. Ancora scosso, cerco di spremere l’ultimo centilitro di dentrificio sul mio spazzolino quando noto un movimento. E’ lui. Ancora vivo. Cerca di scappare. Allora lascio lascio perdere il dentifricio e cerco un’arma meno potente ma più precisa. Il mio spray della schiuma da barba, protetto da mezzo chilo di carta igienica, che non si sporchi del suo sangue. Mi avvicino. Lui è immobile, tenendomi a distanza con il resto del corpo, stocco il primo colpo. Lo prendo. Lui si raggomitola di nuovo –ma sta volta non mi freghi, penso– e vado con il secondo colpo, cercando di soffocarlo tra la schiuma da barba e il muro. ‘Una morte orribile, penso, e lo pensa anche lui, perché come la prima volta si sgomitola, e punta dritto allo spigolo del muro. Lo spigolo del muro è un angolo. La parte letale della mia schiuma da barba ha forma sferica. Cerco di colpirlo, ma la geometria mi è nemica. Allora lo guardo, lui mi guarda. Strappo un po’ di carta igienica bianca dal rotolo vicino al cesso, faccio un passo indietro e, con rispetto, lo alzo al vento. Me ne vado a letto. Indultado.

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Il Fini non giustifica

Io a quest’uomo qui voglio proprio bene.

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Sole cuore amore

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Sapersi rinnovare

Gheddafi assomiglia sempre di più al mio wall di facebook.

ghedda1

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Il mio ambiente è molto cheap

La sua vita scorreva tranquilla, e mentre passeggiava tra aiuole di smog verde amava pensare alle parole. Aveva reagito bene, fino ad allora, al fatto che nel suo ambiente si adorasse darsi un tono abusando di espressioni tipo “Ma vi è di più“, oppure “A fini meramente tuzioristici“, o ancora termini latini tipo “ivi“, inter alios“, “contrariis rejectis“, “ad escludendum“. Poi, una mattina, una collega in tribunale lo congedò dicendo:  “Allora ciao, ci si sente su effebì!“.

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Mammona, mammona

SOCCER-CHAMPIONS/ACMILAN-LIVERPOOL

Teologicamente interessante il caso Kakà.

All’inizio di quest’anno sembrava che stesse per passare ad una delle 17 squadre inglesi chi si chiamano Manchester. Sembrava. Perché Berlusconi diceva che l’offerta del Manchester 17 era irrinunciabile, il Manchester 17 diceva che era quasi fatta, gli sceicchi padroni del del Manchester 17 iniziavano già ad organizzare una ricca festa a Dubai, per capodanno, con tanto di 30 vergini, canzoni napoletane e vulcano che spara fuori lapilli finti a ritmo di samba brasileira.

Poi succede qualcosa. Kakà è cattolico cristiano praticante: ogni volta che segna indica il cielo, prega. E, pregando, si rende conto che il dio vendicativo dell’antico testamento ha un cuore rossonero: non ci sta mica a vederlo giocare con quegli infedeli dei mussulmani, in quella terra di senzadio che è l’Inghilterra. Allora Kakà si affaccia alla finestra del suo appartamento in stile liberty nel centro di Milano e, ad una folla adorante, annuncia la lieta novella. “Dio mi ha indicato la via: resto al milan”. I tifosi impazziscono, lo vogliono capitano, sindaco, papa. La blogosfera impazzisce. I ggiovani impazziscono. Tutto lo sport trova finalmente uno che non va dietro solo ai soldi, che crede nei veri valori. Dio si compiace ed ordina una pizza ai funghi.

L’unico a prenderlo per il culo, manco a dirlo, è quel mona di Ibrahimovic. Qualche giorno fa gli sceicchi del Manchester 17 cercano di comprare anche lui. “Vai?”, gli domandano. “Non so: devo prima chiedere a dio”, dice lui. Gli viene immediatamente inviata una tessera onoraria dei Radicali.

Tutta questa storiella solo per una notizia che, se la Bibbia fosse ancora in progress, occuperebbe almeno un paio di tomi. Dio, quello vero, ha appena cambiato squadra.

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