Prendete ad esempio questa costosissima tiscert

Anche perché, caro maestro indiano, se avessi lasciato l’Isola, andando a lavoro, avrei anche potuto incorciare gente con magliette tipo così.

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(Sì, maestro: c’è scritto “privilegio”. E c’è anche scritto “milanese”).

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Pu ime?

Non poteva essere diversamente, diciamo. Succede a volte, come teorizzato in modo confuso ma molto giusto, che amore e viaggio vengano a coincidere. Anzi, succede sempre che siano la stessa cosa. E quindi se ad uno capita per caso di vivere in una città per ricchi stronzi, luogo della negazione dell’amore per antonomasia, e poi a questo uno capita di viaggiare ed innamorarsi, succede naturalmente che indietro non ci torna più.

Così è successo a me. Sono rimasto fuori, sull’Isola. Per sempre. Addio, costosissimi Rolex. Addio, speranze vane di benessere. Addio, rum&pera a 15 euro perchésiamosottoilduomo. Addio idroscalo, addio comizi di Forza Nuova in piazza san babila. Addio cravatte larghe. Addio, gente che abbrevia “Modrone” con “Modro”, e “circonvallazione” con “circonvalla”.

Qui sull’Isola non ho un lavoro, ma le persone la mattina mi abbracciano e mi danno molti baci al miele, sulla bocca. Qui sull’Isola non ho una casa nè un’automobile. Per muovermi nuoto, e quando devo ripararmi ho degli amici, vicino al giardinetto delle orchidee, con delle capanne molto accoglienti. Raccontano di un tempo in cui non c’era tempo, e di un luogo che poteva essere molti altri. Molti dicono che ho ancora dei bei capelli. Io contraccambio lasciandogliene un po’.

La mia non è stata una scelta di libertà anarchica. Sono rimasto sull’isola perché così ero destinato. Non potevo fare altrimenti. La libertà l’uomo la esercita entro determinati limiti, in una determinata direzione. Se fossi tornato sarei stato male. Forse sarei morto.

Uno dei miei maestri è indiano. Lui dice che tutto ciò che tutti vogliono è essere felici. Dice, poi, che la felicità è dentro ognuno di noi, che basta saperne godere per essere soddisfatti. Dice che non serve viaggiare per sentirsi felici. Perché se una persona è malata, non basta cambiare ospedale per guarire. Maestro, caro maestro indiano: io ti voglio bene, ma ti sei dimenticato di considerare il tragitto tra un ospedale e l’altro.

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Perché sui prof di rel. il Tar è anche troppo morbido

La posizione della redazione in ferie sugli insegnanti di religione è:
– poveri!;
– dovrebbero sempre essere preti;
– non dovrebbero mai essere donne;
– dovrebbero svolgere la loro azione di proselitismo gratuitamente;
– dovrebbero essere sostituiti con degli insegnanti di arti plastiche, tipo art attack;
– non dovrebbero mai chiamarsi don Enzo;
– non dovrebbero poter irrogare sanzioni disciplinari perché inadatti a riconoscere codici diversi da quelli morali;
– dovrebbero venire sacrificati a Dioniso durante la cena di matura.

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Ansia

L’Ansa è in sciopero da due giorni. Il Paese è disorientato, annichilito. I giornali non sanno più dove trovare notizie, si fanno dettare i titoli da Guzzanti, nel senso di Paolo. Avete notato che i quotidiani sono identici da due giorni a questa parte? Cambia solo la data. Anche il tempo metereologico è, direi, piuttosto simile. Oggi il bar sotto casa mia era chiuso per ferie. Lo è da due giorni. Il mio amico che lavora all’Ansa è disperato. L’Ansa stessa è disperata. Anche io sono disperato. Questa mattina mi sono svegliato: era ieri.

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Italiani: ‘ndemo, dei

Molti dei commentatori dell’articolo di Magris non hanno capito se fosse serio o cosa. Io aggiusto il tiro: combo Maldobrie/Serbi Dio l’Austriaco Regno. Che qua, davvero, c’è poco da serbare.

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Gelmini: ‘ndemo, dei

Claudio Magris, giustamente, si chiede perché “noi” de Trieste dovremmo studiare Dante e cantare Mameli. Mi inserisco autorevolmente nel dibatttito culturale proponendo in sostituzione la combo Maldobrie/”No son furlan”. Le prime  attribuibili a Carpinteri/Faraguna, non nel senso di Pietro. La seconda ad anonimo, al popolo.

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Poi uno dice, cambiare lavoro

Domanda. A cosa penserai tu, prima di morire?

Risposta. A qualcosa che mi faccia ridere. Forse alle boccacce di un amico con la bocca grande. O forse all’amore, o al mio amore per le nocciole. Poi, subito dopo, al dolore di chi rimane. Potrei anche pensare a Mike Buongiorno e alla penna multicolore che usavo alle elementari e che mi piaceva tanto. Oppure ai riccioli neri della mia mamma. Potrei pensare in generale che, se è vera la storia del peccato, della confessione, dei preti, del figliuol prodigo, be': non mi aspetta un bel periodo. Potrei pensare ai libri che non ho letto. O alla cravatta del mio ultimo vestito, quello con cui andrò sotto. Proverei una curiosità sensualissima, forse non vedrei l’ora.

Il tipo americano che ha cercato di ammazzare quelli che stavano facendo fitness nella sua palestra la scorsa settimana, invece, ha utilizzato le ultime 3 righe della suia vita per precisare  che fine avrebbero fatto i diritti di proprietà intellettuale sui suoi scritti.

Ne conosco a decine, io, di persone così.

Also, any of the “Practice Papers” left on my coffee tables I used or the notes in my gym bag can be published freely. I will not be ambarassed because, well, I will be dead. Some people like to study that stuff.

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Gettin’ hot

Altri problemi in vista per B e il suo C, nel senso di coscienza. Questa volta dal buon Guzzanti, nel senso di Paolo.

E’ un gran porco. E’ una persona che ha corrotto la femminilità italiana schiudendo carriere impensabili a ragazze carine che hanno imparato solo quanto sia importante darla alla persona giusta al momento giusto.

Rapporti anali non graditi, ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino, discussioni sul prossimo set, consigli fra donne su come abbreviare i tormenti di una permanenza orizzontale pagata come pedaggio.

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E le mie sei mele?

Esce il cd del Papa. Ascoltato al contrario è identico.

Spinoza

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Dolce estate

Non fosse che siamo a Milano, non sembrerebbe nemmeno di essere a Milano.

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Che caldo, accidenti

Nonostante la RU486 da una parte, e Facebook/Twitter/Myspace dall’altra, siano cose molto diverse, è possibile parlarne assieme. Il modo ce lo forniscono, ancora una volta, le opinioni dei preti.

Sulle opinioni dei preti su RU486 e Facebook & co. si possono fare due considerazioni.

Considerazione uno: non sono opinioni.

Le opinioni, come diceva il nostro candidato europeo Mill, sono sorrette da ragioni. Dire che Facebook porta al suicidio o minacciare scomuniche per chi usa un farmaco significa esprimere delle preferenze. Che si fondano su gusti personali molto lontani dalla realtà e dalla ragione. Liberissimi di sostenerle, naturalmente: ci mancherebbe.

Considerazione due: ma vaffanculo.

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Che salta amori e riposi

Questo articolo sulla banlieue milanese di oggi è emozionante. Il più bello che mi capita di leggere da mesi in assoluto, da anni sul Corriere (a parte il titolo, ma non l’hanno scelto gli autori).

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iSlave

apple

Lo scopo principale di tutte le grandi aziende è fidelizzare il consumatore. Certe volte questa cosa riesce così bene che i consumatori diventano non solo fedeli, ma adepti. E così un marchio, invece di indicare solo la provenienza di un prodotto, diventa simbolo di valori e di idee (o status, vabbe’).

Questa cosa è senz’altro successa con la mela morsicata di Apple. L’azienda di Cupertino non è solo un posto in cui si fanno computer, è una filosofia di vita. Chi acquista un prodotto Apple non acquista solo una cosa bella, utile, che funziona. Acquista una prospettiva, una profezia. Spendi trecento euro in più e dimostri di essere liberal, geek, intelligente e con un pregievole senso estetico. Dovresti anche ingrumare di più, in teoria.

Il giochino apple vs pc (o vs Microsoft) poi, ha ulteriormente coeso i discepoli della mela con il collante che solo un capro può dare. Il meccanismo è: il nostro prodotto Apple è più fico e funziona meglio; ci sono ancora quelli che non ce l’hanno; sono meno fichi e più stupidi; dovremmo tutti sacrificarli su un altare di iPod, per sentirci non solo migliori, ma eletti.

Possedere un prodotto Apple e conservare una certa dose di laicità è cosa piuttosto ardua anche per me. Eppure, dall’iPhone in poi, qualcosa è cambiato. All’inizio mi stupivo del fatto che non fosse possibile scaricare canzoni dall’iPhone al computer; oppure mettere una sveglia con gli mp3 caricati; oppure mandare mms; oppure fare video; oppure usare il blutooth.

Poi qualcuno mi ha detto che tutte queste cose erano possibili, bastava sbloccarlo. Ma sbloccandolo si perdeva la garanzia.

Apple stava limitando la mia libertà, non facendomi fare cose che avrei potuto fare senza alcun costo per loro, con il loro prodotto così com’era, per non so quali strane scelte di non so bene chi.

Ne ho discusso con un mio amico adepto: ha detto che è giusto, perché il mercato glielo consente. Ne ho parlato anche con il mio psicologo: ha fatto finta di non capire. Ho scritto a Steve Jobs: mi hanno detto che si era preso un po’ di riposo.

Non ho avuto coraggio di parlarne o di scriverne pubblicamente ma una sera, mentre guardavo un film al drive in con la mia ragazza dai capelli viola, ho pensato che forse Apple non forse non è così liberal. Che gli esperti di marketing non avranno la meglio sul mio senso critico. Che la mia anima non è in vendita.

E questa storia del tentato acquisto del silenzio di una famiglia distrutta ha del vergognoso: com’è che non apprezzano, questi, un telefono che fa pure i fuochi d’artificio?

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