La faccia come i baffi

Il segretario reale del piddì, che avete appena votato, va in giro a dirsi “grato al governo”. Perché “il governo” forse gli regala una poltrona in Europa. No, insomma: sappiatelo.

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Oltre l’immaginazione

Quando ho scritto quella storia della cera, non avevo letto la prima dichiarazione di Alfano. Secondo cui Stefano era effettivamente morto per una caduta accidentale.

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Una riga fuori posto

Uh! Ma davvero Gasparri andava a trans?

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Mi sono fatto la barba con lamette blu notte

Nati, un po’ vissuti, e sicuramente morti nel paese dei pugni di ferro senza guanti di velluto. Avremmo tutti bisogno, che dico, diritto a che il più grande partito non fascista italiano bruci dalla rabbia per quello che è successo a Stefano e a tutti gli altri. Sarebbe buono, che dico, sarebbe giusto che chiunque ne sia a capo convochi una specie di conferenza stampa mondiale a reti unificate e pianga per una buona mezz’ora, urlando il suo dolore, il dolore di Stefano e il nostro. Poi dovrebbe uccidersi. Per dimostrare che esiste un altro Stato, oltre a quello che ti sequestra e ti ammazza a sprangate. Per salvare un’idea, quella democratica, che per qualche ragione a me oscura in questo posto maledetto non funziona. L’idea della democrazia è più importante della vita del segretario del più grande partito antifascista italiano. Per questo dovrebbe uccidersi. Farebbe riacquistare al suo così criteriato gruppo di notabili una dignità vergine, sfavillante.

Uccidendosi, salverebbe noi dal peccato di essere andati almeno una volta nella nostra vita a votare e a pagare le tasse. Legittimando e pagando gli stipendi a degli assassini capaci di sfondare a manganellate il cranio di un ragazzo di vent’anni.

Quanto mi piacerebbe avere vent’anni. Direi che bisogna cercarli, quelli. Andare a trovarli mentre cenano, mentre spiegano ai loro figliuoli che i capelli della mamma non si colorano col viola, perché sono neri. E invece sto seduto a scrivere questa cosa che mi sembra uno scherzo e che non produrrà nessun rumore metallico. Siamo tutti soffocati dallo sfoglio di milioni di pagine di giornale che titolano “morto dopo l’arresto” per nascondere alle mamme coi capelli neri “ammazzato durante”.

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D’infamie

E ora, paese d’infamie, misuriamo a che punto siamo con la libertà d’informazione e le immagini dei corpi: basta guardare le fotografie del cadavere di Stefano Cucchi, 31 anni, 37 chili, straziato dall’orbita alla colonna, e andare a ritroso nei sette giorni e notti precedenti, da un ospedale a una galera a una caserma di carabinieri, fino alla fotografia di Stefano Cucchi, 31 anni, 45 chili, viso e colonna intatti, vivo.

Adriano Sofri

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Stato di pulizia

Come succedeva nell’America Latina delle giunte militari fasciste, nella Grecia dei colonnelli, nella Germania Nazista, nella Russia di Stalin o in Cambogia, succede in Italia, nel 2009 e nemmeno poco spesso (1, 2, 3, solo negli ultimi tempi), che delle persone vengano sequestrate da forze dell’ordine con un pretesto e poi, poco dopo, ritrovate morte. I corpi di queste persone hanno molti lividi, solitamente dovuti a cadute accidentali causa cera sul pavimento delle caserme.

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Perché a Milano non c’è spazio per l’amore

Mi chiedo se sia sensato sperare, prima o poi, in un rapporto moderatamente sereno con Milano. Perché le cose stanno migliorando, complici le foglie colorate e questo freddo che freddo non è. Però c’è sempre quella sensazione tremenda che si ha in vacanza, quella per cui devi camminare radente al muro, che appena ti esponi un po’, pam!, solo perché sei un turista e va bene così.
Succede che un po’ di tempo fa ho iniziato a sentire fortissimo il desiderio di avventura. Complici un po’ di treni in troppo anticipo ho deciso di partire da casa, in Ungheria, e raggiungerla in macchina. Non volevo infrangere norme e buongusto. Non ho parcheggiato in divieto e neanche sui marciapiedì dove non si può, ma però. Non ho trovato parcheggi pubblici. Allora ho parcheggiato in parcheggi privati, al chiuso. Ce n’era uno che costava moltissimo. Questa mattina ho spostato l’auto in un altro. Costa più del doppio.
– Quanto rimane?-
– Mah, due notti.-
– Vabbe’, facciamo lo sconto.-
– Grazie, non ha idea di quanto abbia speso fin’ora. Non credo verrò mai più a Milano in macchina.-
– Ah be': allora niente sconto.-

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Ex machina

jesusChiedi e ti sarà chiarito, aka Dio ha parolecomplicate e bora.la nel reader.

A definitiva chiusura del dibattito semiserio su IKEA e il mercato tra la redazione, qui, e Andrea Luchetta, è intervenuto niente popo’ di meno che Lui. (In realtà, non proprio Lui, il figlio, ma in nome e per conto).

Adesso sappiamo da che parte sta. Che noia avere sempre ragione.

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Ehm

Sarò un leale sostenitore del nuovo segretario ma devo dire con grande sincerità che l’elezione di Bersani mi pare l’ennesima scelta di conservazione fatta da un paese impaurito (la paura, si sa, è un formidabile moltiplicatore della conservazione). Non è tanto la rispettabilissima persona di Bersani che mi preoccupa, devo dire, ma il gruppo dirigente che rappresenta e si porta dietro, fatto di notabili ormai inesorabilmente decaduti e di giovani cooptati, cloni di quegli stessi notabili. Io non credo, e mi auguro di tutto cuore di essere smentito, che il nuovo (ehm…) gruppo dirigente abbia una sola speranza di portar via una vittoria elettorale a Berlusconi e di riportare i democratici al governo.

Ivan Scalfarotto

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Monofogl

Dopo la rivolta che veste Gallo, un altro esempio di stile contro la barbarie. La barbarie sono le colonne piene di tette, culi, fiche ed altri stimoli spermatici di Corriere e Rep.it. Lo stile è il Foglio che (citando, vabbé) espone una galleria di orologi russi.

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Ciò che mi è tolto

Dopo 5 o 6 anni ieri ho guardato la tivvù. Ho visto quella trasmissione lì, con la sigla che sembra un singolo di Bregovich. C’erano strani personaggi. Uno con due enormi denti da cavallo. Un altro con un viso da maschera teatrale messicana, da morte. Un altro ancora con dei lunghi capelli arancioni: fa il commercialista, mi sembra. Poi ce n’era un altro, capelli neri e bianchi e voce uguale, che quando parla non emette suoni. Poi uno in piedi. Ad un certo punto, la voce fuori campo. Come un canto, prima calma. Calma, poi d’un tratto più forte, sempre più forte. Irosa, poi l’urlo: BAM.

Ha talento. Però sono allarmato: Lui, si vede, non sta bene. Soffre. Si dispera. E poi non capisco questo cambio improvviso di personaggio. Dal commediante alla Jerry Calà al (malissimo riuscito) Asterios della Yourcenar, al capro che si ribella al sacrificio. Insomma: mi sembra troppo. Rimpiango il Lui delle battute, dei sorrisi istrionici. Quando ancora non sembrava vero, quando era tutto uno scherzo, o almeno un gioco.  Ho nostalgia del Lui delle barzellette. Quando faceva ancora ridere. Ce n’era una in particolare, finiva con: “abbiamo dovuto abbatterlo“. Ecco.

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Under pressure

minorenniVincino

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La dittatura del lettore

Non si finisce mai di rincorrere i tram. Il mio, ad esempio, parte esattamente 27 secondi prima che io arrivi. Non ha un orario fisso, ha un orario a partenza variabile. Indipendente. Mentre aspetto quello dopo, poi, mi viene un mal di pancia che neanche Gaetano Salvemini. Questo mal di pancia è molto aumentato, negli ultimi quattro giorni. La mia ex ragazza è medico e dice che è lo stress. Solo che io sono piuttosto felice e lei è piena di pregiudizi. Una signora alla fermata del tram, invece, mi ha detto che è colpa degli immigrati. Che venendo da posti lontani hanno portato nuovi virus. Che lei se lo ricorda: fino a sei anni fa non era così. Io prima ho pensato: perché proprio sei? E poi ho concluso: be’, in effetti.

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Non è un paese per giovani

Nonostante i long island pagati da Dalema (e quindi da noi), intendo.

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Ops #5

Caro Dio, quando nelle preghiere ti chiedevo di far prendere a Berlusconi quella malattia contagiosa, che crea deficenze immunitarie, scompensi cutanei e si trasmette tramite scambio di liquidi umani, non intendevo la scarlattina.

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Il mondo all’incontrario

Tra uno che fa l’amore con un altro e quattro criminali che lo filmano, lo interrompono e poi lo ricattano, da queste parti ad essere linciato in pubblica piazza è quello che fa l’amore.

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Mezzo pieno

Ha vinto Bersani, ovvero Dalema. Quello che ha distrutto l’università italiana. Quello che si è messo d’accordo con B per l’intoccabilità delle sue tv. Quello che manda in giro i suoi scagnozzi a pagare aperitivi con i soldi del partito. Quindi nostri. Quello che va alle messe dell’opus dei e se la fa con cielle.

Il nostro Candidato Premier male. Malissimo. Strano, sentirsi minoranza.

Io non sono affatto contento che abbia vinto Bersani, anche se qui si sapeva da un po’. Però sta mattina ho pensato che Berlusconi si può eliminare solo alleandosi con i preti, al centro. Che abbia vinto Bersani è una buona cosa per l’alleanza con i preti, al centro. Perché i preti, al centro, non si alleerebbero mai con un partito guidato da un altro prete. Perché vogliono l’esclusiva sui mangiaostie. Forse non sono affatto contento che abbia vinto Bersani perché è una buona cosa per l’alleanza con i preti, al centro.

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Perché viva Radio Radicale

Qui c’è da firmare un appello. Per la libertà di informazione, quella vera.

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Io senza Massimo Bordin mi sento male, malissimo

Ogni anno di nuovo questa trepidazione per la sorte di Radio radicale. Argomenti politici non ne userò, per non fare danno. Ma se mi tolgono Radio Radicale non mi restano che le benzodiazepine fra le tre di notte e le sette e trenta di mattina. Siamo in tanti ridotti così, noi del posto fisso, malati in un letto o detenuti a domicilio. Se non si vuole rendere giustizia a un eccellente servizio pubblico, si voti almeno un emendamento umanitario.

Adriano Sofri

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Orrore umano

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Allora, vediamo di chiudere questa cosa dei calzini turchesi. Per chi si fosse collegato solo in questo istante: Un tipo passeggia con dei calzini turchesi. Non importa chi sia, questo. Lo seguono e lo mettono in un programma pornografico condotto da un ciccione che parla molto male l’italiano. Si decide di organizzare una protesta. Solo che, invece di far notare che seguire una persona, riprenderne i calzini e metterli in un programma tv è una cosa tremenda, si fa una cosa ancora più tremenda: si indossano tutti calzini turchesi. Tra il frinire di cicale, qui si fa notare che sarebbe il caso di umiliare la volgarità fascista con la bellezza sfrontata dei calzini Gallo. Ci si prende dei “milanesi”, dei “frivoli”, dei “non capisci la gravità della situazione”. No: siete voi che non capite. Perché a parteggiare per il cattivo gusto si passa dalla parte del torto. Voglio dire due cose. (prima) Annalena è un nome che mi piace molto, davvero tantissimo. (e) Se poi sono i buoni che diventano orrendi, non venite a piangere da me.

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