Scaldarsi il cuore

Share

Berlino

Al di là della fitta coltre di neve sotto la quale si è risvegliata oggi, questo posto mi sta facendo seriamente pensare al rapporto tra un popolo collettivamente felice e delle strade in cui ogni tre vetrine di abbigliamento c’è una galleria d’arte.

Share

Il giro giusto

Share

This is Milano not Copenaghen

In una giornata come oggi, in una serata come ieri, verrebbe quasi voglia di crederci, a dio. Verrebbe voglia di spedire a quelli che la lacca di mia nonna sta facendo friggere il mondo una cartolina del cortile di casa mia a Milano, Italia. Trenta centimetri di neve, un silenzio dolcissimo. Oggetto: “global”. Contenuto: “brrr”.

Share

Seminare vento

Nel delirio comico della preparazione del un nuovo doppio stato, mi sembra che a molti sia sfuggita l’ironia straordinaria della vita. Il capo di questo governo di preti e puttane, dopo i guai con le ultime, è stato colpito con una chiesa.

Share

Ops #7

Caro Dio, già meglio.

Share

Minzolini è la speranza di un mondo più giusto

Augusto Minzolini e i suoi occhi spenti sono il segnale più evidente dell’imminente fine del B-ismo. Augusto Minzolini è un giornalista molto mediocre e partigiano, tipo Fede. Il Tg1 è per tradizione un tigggì molto paraculo, tipo il Tg2. Aver messo Augusto Minzolini e i suoi  occhi spenti alla guida di una redazione in cui il giornalista più rivoluzionario è Mollica è stato un errore di valutazione grave, da ultimi colpi di coda del mostro che muore. Come invitare Joe Strummer ad un pranzo del Rotary, o Paolo del Debbio ad una conferenza di parrucchieri alla moda. Il Tg1 è sempre stato molto governativo, ma nel senso veltroniano del termine. Pacatamente, serenamente, come la Stasi. Augusto Minzolini e i suoi occhi spenti sono un elefante in una cristalleria e io non riesco proprio a non volergli bene.

Share

Della mia solitudine di fronte alle vetrine natalizie

Il Natale causa sui miei sentimenti effetti contrastanti. La prima volta che mi sono innamorato è stato circa quattro anni fa, a Natale. Lei era entrata in camera mia per provare un cappotto di montone perché era Natale e faceva freddo. Io me ne innamorai soprattutto perché quando si vanno a fare le spese, a Natale, guardare le vetrine da soli è tremendo. Desolante. Mai provato? Io no. Lo scorso Natale è stato decisivo per la scrittura di questo post, perché lei ha iniziato a dire che gli adesivi natalizi a forma di riccio che mia madre mi aveva dato da appendere sulle finestre erano infantili. Io, legato in modo spasmodico a mia madre e ai ricci, prima ne ho appesi altri 3, poi l’ho lasciata. Immediatamente dopo, guardando una vetrina, ho promesso a me stesso che non farò mai più il presepe. Il fatto che Ikea non li venda affatto mi facilita la vita. Ikea vende alberi di Natale però, ma quando ci passo vicino giro la testa dall’altra parte: guardo la mensola denominata “tappeti svedesi monouso e polpette”. Che a me piacciono molto, tralaltro. Entrambi.

Share

D’Alema, ti prego: vattene

Ha molti aspetti positivi essere costretti a casa per prepararsi a pagare con il sangue il dazio corporativo che qui chiamano esame (“esame”!) di Stato (Stato, quello sì). Tra questi, escludendo le influenze intestinali e l’astio generazionale, quello che amo di più è sicuramente l’ora e mezza di televisione che passo la sera. Tra quelle ore e mezza, l’ora e mezza di ieri mi ha fatto sentire felice. C’era un programma su La7, la migliore delle emittenti nazionali escludendo Murdoch. Si chiama Exit e ieri parlava di politica dell’immigrazione. Da una parte c’era una signora ingioiellata, sembra sottosegretario a qualcosa, e Castelli. Si agitavano sbandierando paure e consensi. Dall’altra parte c’era un’altra signora, magra magra, in un elegante vestito verde pistacchio (e basterebbe), assieme ad uno che mio padre non aveva mai visto. Hanno detto parole chiare, frutto di idee semplici, lineari, giuste. “In Italia un crimine è un crimine a prescindere dal passaporto di chi lo commette”. “La Lega deve assumersi la responsabilità di vent’anni di istigazione al razzismo”. “La destra parla di differenze culturali senza sapere una lingua diversa dall’italiano, peraltro con forte inflessione lombarda”. Il conoscere contro la clava. Lo stato di diritto contro la banalità del male. La magia del domani contro l’ombelico incrostato del popolino. Per la prima volta in dieci anni mi sono sentito rappresentato.

Share

Pianga sé stesso

”Le tv e i giornali amplificano il male, i nostri cuori sono intossicati dal meccanismo perverso dei media”, disse il papa al telegiornale.

Share

Con il ghiaccio mi sciolgo anch’io

Ci sono poi degli uomini ambigui, a cui non sono affatto grato. Un’ottima regola di vita, che porta soddisfazioni, felicità e successo è ascoltare attentamente quello che dicono i preti e fare l’esatto contrario. Oggi B16 ha invitato tutti a rispettare la dimensione morale della vita umana per contrastare il riscaldamento globale.

Share

Sì-Capote day

Non so se B sia il più grosso dei diversi e gravissimi problemi che rendono questo sistema una democrazia incompiuta. So, però, che di tutti questi problemi B è la sintesi totale. E’ il più grande, è il migliore. E’ un capro stupendo. Nonostante sia convinto che le manifestazioni siano diventati mezzi poco persuasivi, questa mattina mi sono sentito orgoglioso di quella piazza perché, oltre ad esservi d’accordo, c’era profumo di arnì. E il viola è un colore perfetto.

Share

Soluzioni inumane a problemi che non esistono

Una delle cose importanti che due miei maestri mi hanno insegnato sullo stare al mondo è l’importanza della gratitudine. Io sono molto grato a loro, per questo. Sono molto grato al sole, appena mi sveglio. Sono grato a mio padre e a mio fratello. Sono grato a mia madre. Sono grato alla mia Università. Sono grato alle persone che mi vogliono bene. Sono grato al mercato e ai miei compagni di lavoro. Mi sento anche molto grato al maestro di chitarra di quand’ero bambino. Sono grato a Luxa. Sono grato a Fabrizio. Sono grato all’Europa e a Gianfranco Fini. Sono grato a Emma. Sono grato a certi preti, lucidi e soli. Sono grato alla Francia e, in un certo senso, potrei considerarmi grato anche nei confronti della Spagna. Sono grato al mio Professore di filosofia del diritto e, in un certo senso, anche al mio professore di filosofia. Sono molto grato anche ai Beatles, come dovrebbero essere tutti. Per questo motivo, si sappia sin d’ora che non ho alcuna intenzione di commentare le dichiarazioni di Paul McCartney sull’importanza di essere vegetariani per risolvere il dramma del global warming.

Share

Datemi un amore che mi cambia il giorno

Marco non è semplicemente meraviglioso. Marco è il talento più clamoroso che la musica italiana ha mai avuto la fortuna di incontrare negli ultimi 15 anni. Fa delle cose con la voce che non ho sentito fare a nessuno. Al mondo. Neanche Prince, neanche Freddy Mercury. Gratta in falsetto. Fa rabbrividire in qualsiasi sua interpretazione, scioglie cuori con una naturalezza da genio assoluto dell’armonia. Ha fatto resuscitare Bindi. Ha fatto impallidire Britti. Mi ha fatto sentire vivo: quello scandalo di inedito  che gli hanno dato grida vendetta. Ma lui è anche oltre la vendetta. Lui è l’Oltre. Questo musicalmente.

Politicamente, Marco è la lancia di San Giorgio che ucciderà il drago del machismo fascio-clerico-berlusconiano. E’ gay, ma non lo ostenta. Risplende di una gioia così fragile da far commuovere un forzanuovista. Poi, non piange. Neanche quando piange Mara Maionchi perché lui fa resuscitare Umberto Bindi. Neanche, quasi, quando vince. Marco Dolcezza Infinita. Marco Voce Assoluta. Marco Schiena Dritta. Abbiamo un (altro) nuovo candidato premier.

Quanto all’altro, quello con la faccia da picchiatore di Casa Pound, poco da dire. E’ un carabiniere che cerca di imitare Joe Cocker. Doveva andare alla Corrida, non a X Factor. Non si sa per quale motivo strano, gli hanno dato l’inedito più orecchiabile e (quindi il) più passato in radio. Per non parlare di sua nonna, una vecchia stronza appena uscita da messa che non trova niente di meglio da dire che “le pregghiere che ho mandato al cielo sono scidade ascicoldade”. Era stata definita da un inviato con la camicia bianca e un pull Ralph Lauren “la nonna d’Italia”. Dio, patria e famiglia.

Sono sicuro che quella specie di rondista andrà un sacco nel rione Sanità, assieme agli altri neomelodici. Ma io sono di un’altra scuola: la notizia è che, forse, assieme a me c’è qualcun altro. Su quell’altro ho la stessa posizione di Morgan, i primi tempi. Il suo timbro di voce non mi interessa. La sua mascella da Di Canio mi annoia. Se voglio ascoltare una voce che gratta metto su Mad Dogs & Englishmen, non un carabiniere di quartiere che sembra uscito da “Punta alle Otto”.

Ieri nei filmati finali, mentre l’appuntato sardo cercava di sembrare un poeta dicendo in modo davvero originale “vivo il momento, per me non c’è un domani”, Marco Sguardo Profondo, Marco Schiena Dritta osservava senza urlare troppo che questi tempi gli hanno insegnato a diventare una persona libera. Lo ha insegnato anche lui a noi. Ha vinto per questo, Marco. Con buona pace dell’Arma.

Share

Non capisco perché abbiano sbagliato foto

immagine-1Questo è il giudizio che i lettori dell’Espresso on line danno al primo mese di D’Alema nuovo segretario del Piddì. 14 su 22 mila ritengono che il baffetto islamista e antioccidentale si muova peggio alla guida del più grande partito di opposizione che sulle sedie di cartone di Ballarò. Mi si diceva che bisognava votarlo perché c’era bisogno di amministrare un partito, come un condominio. Ho visto, bravo. E si cullino pure, i dolci democratici pugliesi, siciliani e campani, nell’obiezione che Ignazio Marino non avrebbe saputo fare di meglio. Che il Marxista moscovita fosse una specie di Re Mida al contrario si sapeva. Se lo sarebbe stato anche Marino, grazie a loro, non lo sapremo mai.

Share

Io c’ero

Dicono che ieri, non si sa bene come e dove, sia stato ritrovato un inedito del più grande artista del ‘900: Giuseppe Tedeschi.

Share

Che domani sarà un giorno lungo

Non ho mai letto un articolo su un Paese più a nord di Porretta perché a metà mi annoio e mi metto su facebook. Quindi anche questa volta giudico solo dal titolo. Sono assolutamente d’accordo con gli svizzeri. No alle chiese, sì alle armi. Magari Beretta, magari da caccia. Cinghiali e fagiani, lepri e beccacce, cervi, setter inglesi, litri di vino rosso, riti orgiastici in chiese sconsacrate e trasformate in piste da ballo anni ’70. Poi molto, molto cioccolato.

Share

Disconoscere Guido

Fa uno strano effetto a chi è stato un po’ fuori, questa lettera di un padre proprio qualsiasi che invita suo figlio a lasciare l’Italia. Fa uno strano effetto per diverse ragioni. Una tra le prime, forse, è che dice tutto, ma proprio tutto quello che chi è stato fuori pensa e racconta alle cene quando ritorna. In Italia non si muove niente. Comandano vecchi, preti e stupidi. Non esiste più la politica, da molti anni ormai. Non c’è libertà di, e nemmeno libertà da. Le veline e i giocatori di calcio. I super manager. Alitalia.

La prima cosa che viene da pensare a chi è stato un po’ fuori e legge quella lettera è: cazzo, sì. La seconda che ho pensato è: cazzo, però.

Però, figlio mio, pur non essendo il diggì di un università privata e l’ex diggì della rairadiotelevisioneitaliana, anch’io ho qualcosa da dirti. Ho due cose da dirti, una bella e una brutta.

La cosa brutta è che questa sera mi è venuta una quasi ulcera e ho deciso di togliere dai miei amici di facebook tutti gli stronzi che hanno postato come status “ecco…capito perché ho deciso di vivere in Spagna…?!?”. Con quegli orrendi punti di domanda e di esclamazione messi assieme, con quei punti di sospensione che denotano vuoto cerebrale. Ora ho tre amici in facebook.

La cosa bella è che, grazie al cielo, l’immobilità economica, le raccomandazioni, i preti, Berlusconi, Alitalia, saranno pure cose devastanti per il nostro Paese, ma non possono, non devono mai diventarlo per te. Perché è vero che la vita di ognuno può essere facile, difficile, facilitata o resa ardua da mille fattori: ma è altrettanto vero che tra quei fattori non può, non ci deve essere una spilla su una giacca Zegna. Perché se io non sapessi vivere senza Stato, se non potessi essere grato nonostante questo paese, mi sentirei male. Perché si può stare bene anche qui, nel momento in cui si capisce che la felicità non ha niente a che vedere con Berlusconi o con i crocifissi appesi o tolti dai muri. Io sono molto felice, basta non accendere la tele e respirare.

Andare all’estero è bellissimo, figliuolo. Viverci ancora di più. Io te lo auguro, ci spero anche, altrocché “spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti“. Ti prego, vai, fai presto, ma mi devi promettere due cose. La prima è che se te ne andrai, un giorno, sarà per amore. Per rincorrerlo o sfuggirlo. E’ l’unica ragione per cui vale la pena partire. E rimanere. Tutti lo fanno solo per questo. Il lavoro è un pretesto da raccontare a Repubblica o a Beppe Grillo, alle cene di finanziamento del sindacato. Sii sincero con te: vattene per amore, consapevole e gioioso. La seconda è che se deciderai, per amore, di andare vivere in Spagna, ti prego: non tornare più.

Share