iGrab

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Non si può ancora comprare, l’iPad, ma su Ebay già vendono dei domain name che includono la parola “iPad”, ufficialmente per vendere iPad. Costano come un iPad. Poi magari succede che la Apple, produttrice dell’iPad, decide di comprare il vostro indirizzo iPad. Potrete farglielo pagare come due iPad, così da tornare in pari. Oppure come tre iPad. In quest’ultimo caso avrete denaro sufficiente per comprare un iPad in più e regalarlo a quella ragazza un po’ timida che incrociate ogni mattina, andando scuola. Ve ne sarà temporaneamente grata.

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iWant

Quanto non sei glam se non parli dell’iPad. E quanto non mi piace non essere glam. La posizione ufficiale della redazione, qui, è molto cambiata negli utlimi 8 minuti. Fino a 8 minuti fa: avevo seguito in diretta la presentazione dell’iPad; avevo letto che c’è qualcuno che lo trova un iPhone un po’ cresciuto; avevo letto di qualcun altro che dice che è una rivoluzione, nel senso di salvezza dell’editoria mondiale; mi ero detto che, insomma, a me questa gran cosa non sembrava. Quasi 8 minuti e 46 secondi fa ho visto il trailer ufficiale dell’iPad. La mia attuale posizione sull’IPad è: lo voglio. Ora.

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Lu jentu

Io sono poco poco d’accordo con Nichi Vendola. Poco niente, anzi. Siamo politicamente molto lontani. Io sono molto orgoglioso di Vendola, però. Perché fa esattamente quello che dovrebbe fare un leader (comanda), e ha un orecchino degno di una minoranza. Detto ciò: se D’Alema in Puglia si fosse schierato contro la scriteriata candidatura di Charles Manson, non avrei esitato a tatuarmi un pentagramma sulla schiena, fare sacrifici umani e comprare la discografia completa dei Cannibal Corpse, diciamo.

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Io comunque preferisco Castiglioni

Caro Filippo, nel senso di Starck. Mi prendo la libertà di anticipare la reazione di Santa Madre C. alla tua intervista nella quale te ne vieni fuori che un giorno senza sesso è un giorno buttato. Ciò è profondamente sbagliato. Ciò nega l’uomo. Ciò annega me. Caro Filippo, sarai pure un esteta ma sei poco sensibile. Conosco le leggi dell’amore ma ho perso l’innocenza a quasi 31 anni: i 30 e qualche giorno precedenti li ho buttati? Tutt’altro, credo io. Ho guardato molta tv, letto un po’ di libri e seguito in tournée una cover band dei Rolling Stones. Il cantante è un grassone sudaticcio con la stessa apertura orale di Mick Jagger. Un giorno mi disse che nessuno può dire di aver vissuto se non ha mai fatto sesso cantando Sympathy for the devil. Vedi Filippo?, stesso errore tuo. Sono tutti capaci di sedurre, alla luce fioca di una La Vie di Flos, lanciando sguardi languidi da una Louis Ghost di Kartell, magari dopo aver servito una spremuta d’arancia fatta con il Juicy Salif di Alessi. Filippo, seriamente: credi che avresti scopato così tanto con uno spremiagrumi De Longhi?

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Della mia malinconia e dei suoi capelli biondi

Invece che fare domande a cui si risponde con un sì o con un no, i giornalisti dovrebbero chiedere in giro se è possibile conciliare il tema della macelleria generazionale con quello, ben meno attraente, del corpo delle donne. La mia parte di cielo non avrà mai una pensione, ha scoperto prima l’aids e poi l’amore, non conosce un modo di fare politica diverso da quello di B e D’Alema, crede che Muccino sia un regista, Moccia uno scrittore e Mike Buongiorno un eroe. Tutto ciò non è nulla, comunque, se paragonato alla visione di Lorella Cuccarini sfigurata e riempita di botox come un bigné. Lorella quella di paperissima. Lorella quella delle cucine. Lorella che non scopriva mai un centimetro di troppo. Lorella la sorella, maggiore. Il mio lattaio dice che Marco Columbro ha aperto un centro meditativo buddista sugli appennini. Pregherei chi di competenza di risparmiarci almeno quello.

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Ti porterei ogni giorno al mare

Ormai anche il benzinaio sotto casa mia sa quanto mi piacciono i giapponesi. Li amo in particolare quando vado a lavoro in bici e vengo bloccato, così come tutta piazza duomo, da quei 54 giapponesi che fanno le foto, ritraendo altri 54 giapponesi in posa davanti al duomo (in totale fanno 2 corriere). Negli ultimi due mesi inizio a provare molto piacere anche a parlarci. Su 54 almeno un paio sanno l’inglese, ma è un dato di pura cronaca perché io il giapponese un po’ lo mastico. Ieri uno di loro, figlio del creatore di Devil Man, mi ha raccontato che in Giappone il senso etico e morale è davvero molto forte. Se un politico viene colto a rubare, ad esempio, c’è una legge impressa nei cuori per cui, salvo complicazioni, si uccide. L’oriente però non esiste, perché privo di un discorso unitario sulla verità. Facendo il Giappone parte dell’oriente, è esso stesso purtroppo privo dell’attributo dell’esistenza. Non esistono neanche i suicidi, in Giappone, quindi. Il Giappone è l’unico Paese in cui nessun governante si è è mai suicidato. Tokyo è un ottimo posto per vivere per i politici. Da radicale, proporrei un esilio volontario.

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Il declino della civiltà occidentale

Non che qui si sia soliti a fare morali. Soprattutto in materia di corpi, intendo, che ognuno si tenga il suo e ne faccia quel che vuole.

Eppure al di là delle considerazioni politiche, naturalmente libertarie, da un punto di vista personale mi sento molto frustrato e anche un po’ in colpa per i livelli di declino ai quali siamo giunti quando parliamo, vediamo o mostriamo il corpo delle donne. C’è un filmato che gira, di cui avevamo già parlato tempo fa, che mi fa sentire male. Io non credo che si tratti di solo di prevaricazione maschile: è senz’altro iniziata così, ma buona parte della colpa è delle donne. Delle madri che portano le figlie ai provini, non solo di Boncompagni che se le prova dopo cena.

Non credo neanche che la situazione sia dovuta ad un mercato senza etica, come molti dicono. E’ dovuta, invece, all’assenza di mercato. La proposizione di tette bagnate in ogni ora del giorno è una violenza del non-mercato televisivo italiano. Nessuno ne ha realmente bisogno. Sono finiti i tempi di Colpo Grosso e delle pubblicità dei telefoni erotici su Antenna 3: chiunque cerca tette e culi, oggi, usa il porno gratis in internet. C’è invece un’ampia fetta di consumatori che vorrebbe programmi assolutamente introvabili sulla tv generalista: c’è una domanda insoddisfatta e questo in un mercato sano non esiste.

Tutto ciò per dire che questa mattina, alle 8.50 su rai1, che voi che pagate il canone mantenete, Michele Cucuzza e una bionda hanno fatto eseguire in diretta un intervento chirurgico su una donna poco più che quarantenne, riempendole la faccia di botulino. Lei era bellissima, prima. Loro ne parlavano come se si fosse trattato di una messa in piega. Io stavo facendo colazione.

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Discepoli di Emma #2

Riguardo a quella cosuccia, intendo la battaglia per la riconquista almeno lessicale della libertà, io credo che la candidatura di Emma sia una cosa straordinaria. Ne sono commosso. Tutto sta cambiando già, come quando si parla d’amore, come quando si sorride. Innanzitutto i preti  non sono d’accordo. Secondo me non è d’accordo nemmeno D’Alema, e siamo a due. Le cicale di regime hanno già iniziato a frinire impaurite. Di Pietro il manettaro, incapace di confrontarsi su un terreno che non sia coperto di fango, ha polemizzato sull’art. 18. Nel 2009. Per le regionali del Lazio. Emma ha risposto che “le differenze tra noi e lui sono così marcate che francamente mi sembra anche inutile tirar fuori l’articolo 18“. Quello che a avrebbero dovuto rispondere tutti, al manettaro. Da W in poi. Ridare potere alle parole. Ridare anima e sostanza alle idee. Non importa che si vinca o che si perda, perché niente sarà più come prima. Perché questa volta si diranno cose giuste, e scusate se è poco.

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In alto i cuori

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Il 2 febbraio, ovvero il 2 del 2, che cade tra 22 giorni, riparte  Lost. Sesta stagione (ovvero 2 alla seconda, più 2). Lost in Italia va solitamente su rai2. Il numero preferito della mia mamma è il 2. Il mondo, come tutti sanno, finirà nel 2milae12. Tutti questi 2 sono solo un caso? Sì.

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Dirsela tutta

La ragione principale per cui si scarica e magari ci si abbona a Last fm sono le cene. Nel senso che assieme con il risotto allo champagne e castelmagno è dolce proporre gruppi pazzeschi, selezionati da chi nella vita non fa altro che selezionare gruppi pazzeschi. E poi succede  quai sempre, quasi subito: “fighi questi, chi sono?”. “Ma come, non li conosci? Vabbe’, è normale, sono abbastanza” occhiata al mac “underground. Sono i Captain Pijama. Inglesi.”. Radio Beatles, dovrei puntualizzare. “Credo di essere l’unico che li ascolta in Italia. Vieni a letto con me?”. “No, ma ti ammiro molto”.

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No, cioè, sì, insomma

Non è odioso il fatto che la trasmissione sia stata soppressa per dare spazio a Carlo Pastore,

(oddio)

no, effettivamente è odioso, ma non è questo il punto.
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Discepoli di Emma

Non si è più abituati a sognare, in questo posto. Io, ad esempio, non ci credo che la mia Emma ce la potrebbe fare. Non perché non potrebbe, eh. Anzi. E’ che non glielo faranno fare. Vorrebbe dire mettere in discussione tutto: i baffi di D’Alema, la pelata dell’altra sua ombra, il sud, l’amministrazione del partito, gli equilibri, l’Africa, il lezzo di sacrestia, il senso di colpa. Abituati a gestire in silenzio il sottobosto del potere secondario, mi sorprenderei se i grigi compagni del piccì avessero il coraggio di candidare una donna che da offrire non ha che sé stessa e la sua libertà. Eppure lei vincerebbe per questo. Per la libertà. I clericofascisti sono terrorizzati da questa parola, per questo ne abusano. La rivoluzione culturale di una candidatura liberale e libertaria non sta nel candidare una laica nella regione dei mangiaostie vaticani, né nel candidare una donna, né nel candidare una radicale. Sta nel privare i nemici della ragione di un valore che ci hanno scippato come serpenti, associandolo a lifting e puttane, al sacrificio dell’individuo, alla negazione di diritti civili e allo sdoganamento della volgarità populista, della noia. La rivoluzione culturale, questa volta, è il ritorno gioioso della primavera.

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Il vecchio vive in una vineria di Porta Romana

E siamo molto amici.

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Paura, eh?

Questa mattina Milano si è risvegliata sotto una fitta coltre di sale.

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