Il senso del controllo che fu prealessandrino

Certe volte faccio molta fatica ad interloquire con i fan di Travaglio, di Pietro, De Magistris e forcaioleria cantante. Il principale ostacolo alla nostra comunicazione riguarda la laicità: io credo, a differenza loro, che i giudici siano uomini. E che perciò esistano anche giudici incompetenti, svogliati, inconsapevoli o più semplicemente scemi. Di conseguenza, una decisione giudiziaria può essere sbagliata, sbrigativa,  inconsapevole, o più semplicemente scema. Sono sicuro che le due pronunce contro Google (questa e questa) faranno riavvicinare i miei amici dell’iddivù alla realtà, e quindi a me. Non perché, naturalmente, sia giusto violare il copyright o fare del pestaggio di un ragazzo autistico uno show. Ma perché ci sono un paio di direttive europee che, prendendo atto dell’impossibilità tecnica di visionare a priori tutti i video che vengono messi on line, vietano l’equiparazione di responsabilità tra Internet Service Provider e giornali. E perché l’Unione Europea ed io crediamo che se tale controllo fosse possibile o obbligatorio, il mondo sarebbe peggiore. Cari amici manettari: David Carl Drummond è il fratello maggiore che non ho mai avuto. Quello che ti parla per la prima volta di sesso, che ti insegna a giocare a basket. Fosse per voi, non potrebbe nemmeno candidarsi al mio consiglio circoscrizionale.

Share

Perché Noemi deve vincere il Festival

Rimando a Luzzato Fegiz e agli altri per le questioni artistiche: io odio l’arte. Riassumerei, comunque: ha la canzone più bella, è un talento straordinario. Detto ciò, c’è dell’altro. Noemi deve vincere il festival per una questione di equilibrio, come risarcimento danni per la storia dell’altra Noemi. Per il fatto che quando ne parlo alle cene, chi considera Repubblica un giornale non pornografico mi chiede: “ma chi, quella di berlusconi?”. Noemi deve vincere il festival per quel dread che spunta dall’acconciatura sanremese. Quel dread che brilla capriccioso, quando le sfiora la spalla destra. Noemi deve vincere perché fa venire i brividi, quando gratta come Loredana Berté, senza quella fastidiosa prosopopea da disperazione esistenziale. Noemi deve vincere il festival perché è il contrario di quello che ci si aspetta dalla concorrente di un reality: parte dal punto più semplice, lo si vede da come si muove. Da come non guarda mai fisso in camera, cosa affatto naturale che insegnano alle scuole per tronisti e politici (sono le stesse). Naturale è guardare gli occhi chi ti parla, o quello a cui stai parlando. Come fa lei, appunto. Noemi è la Pirlo della canzone italiana. Emozionante, lineare, talentuosa, trasparente, meravigliosamente borghese. Benestante, senza vergogna. Pura e imperfetta nel suo amore per le cose. Noemi deve vincere il festival perché ti fa sentire meno solo, con quel passo impacciato tra i brillantini caduti sul palco. Con quegli occhi che si muovono un po’ a caso a schivare le luci troppo forti dei riflettori. Noemi deve vincere perché è vera. E perché, come spesso capita alle persone vere, dice cose buone e giuste.

Share

Sanremo complicato #3

A.k.a. “La Clerici ha parole complicate nel reader”. Presentando Marco Nappi, nel senso di Valerio Scanu, ieri, gli ha chiesto qualcosa tipo “ma come sarà mai fare l’amore IN tutti i laghi”.

Share

The mistery box stays closed

Share

Serbi Iddio l’Austriaco Remo

Pupo, stupito dall’eliminazione, sibila sospettoso che già prima dell’esibizione del trio composto, a detta di Aaron Goldwin, da

un nano pervertito con la mania del poker, un principe ballerino riscopertosi irrendentista, insieme ad un tenore da sotto la doccia del campeggio libero di Patrasso

si celava uno “strano livore”. Vorrei rassicurare Pupo. Non c’è nulla di celato, e il livore non è affatto strano. E’ che, caro Pupo, al di là delle questioni artistiche,non vedo come non si possa sentire nei confronti di quell’orrendo mantra clerico-fascista (e, di conseguenza) tuoi e del tenore una forte sensazione di livore. Mi sembra il minimo. Per quanto attiene all’invasore sabaudo, il sésupposto regnante che fa la vittima di un mondo ingiusto, la posizione di questa redazione può essere riassunta in tre parole. “A”. “Testa”. “Ingiù”. (forse sono 4)

Share

Dio gatto

Ho amici molto religiosi. Ho anche amici molto superstiziosi. Infine, ho molti amici molto vicentini. Queste tre categorie di miei amici hanno in comune due cose: giocano tutti a calcio (uno) e (due) non sono rispettati dalla maggioranza. Da un po’ di tempo è vietato bestemmiare mentre si gioca a calcio. Chiunque abbia giocato a calcio, sia esso religioso, superstizioso o vicentino, sa che anche il fedele più compìto non può promettere al Signore che in campo non lo bestemmierà. Non sarebbe neanche giusto farlo, perché il calcio è violenza, è cuore, è esso stesso religione. La bestemmia nel campo di calcio è come un tradimento quando sei in erasmus: non vale. Non vale perché il calcio è un rito, e ogni atto nel rito è dialogo con dio. Non esistono dialoghi sinceri senza qualche screzio, ogni tanto. Mi chiedo come farò a fare crescere mio figlio in un paese in cui non si può parlare in tv di animali cucinati. E si conti che io adoro i gatti, nel senso letterale del termine. Li trovo divini, ne sono ossessionato. Proprio perché al di sopra del bene e del male, è noto che gli dei poco si curano delle passioni umane. Siano esse dei porci o dei succulenti secondi al timo.

Share

Sanremo complicato #1

Scanu ha copiato tutto. La coda di cavallo da Nappi. Il foulard leopardato da Lea di Leo. La canzone da Cristiano Tiziano Ferro. Unico elemento di originalità: la strofa “fare l’amore in tutti i laghi“. Nessuno aveva mai osato tanto.

Share

Quel fighetto inutile di Carlo Pastore #2

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo.

Per una sfortunata coincidenza stasera dovrò seguire il festival per radio. Ovviamente radio1, ma in caso di collegamento con quel sub-essente postmoderno di Pastore, vado a schiantarmi contro un carico di letame quintessente.

Aaron

Share

Quel fighetto inutile di Carlo Pastore

Share

Goodbye ruby Netti

La redazione, qui, è troppo amareggiata dalla decisione di sorella Binetti. Tra lei ora, e don Francesco prima, qua si rischia quasi di diventare un partito occidentale. Quasi.

Share

Prediche inutili

Continua il furto delle parole, del pensiero, delle idee. Berlusconi che fonda un’università mi sembra la cosa più assurda degli ultimi 10 anni. In classifica si piazza immediatamente dopo questa orrenda campagna della Diesel che invita ad essere stupidi. A pensarci bene stanno a parimerito. Anzi, sono la stessa cosa. L’università di chiamerà “Università del pensiero”. “Liberale”. Non ce la faccio a metterli tra le stesse virgolette.

Share

Grasso ha parolecomplicate nel reader

Questo è davvero plagio.

Mai avremmo immaginato che un giorno il Festival di Sanremo sarebbe diventato la misura etica del nostro Paese. Se ti comporti bene, puoi andare al Festival, se ti droghi no. Se ti ravvedi, vediamo di lasciarti una porta aperta, se dici «chissenefrega», allora resti a casa. Che strano Paese: bisogna stare più attenti alle imposizioni del direttore di Raiuno Mauro Mazza, del direttore del festival Gianmarco Mazzi o alle offerte di redenzione di don Mazzi?

 Aldo Grasso

Share

Ops #8

Caro Dio,

quando nelle preghiere ti chiedevo di far capire al mondo che quell’uomo pelato, brillante e vocato alla leadership è in realtà un orrendo mostro, non intendevo John Locke.

—> leggi gli altri Ops

Share

San #2

Io sono un fondamentalista biblico, da sempre leggo Nuovo e Antico Testamento nel chiuso della mia cameretta (da qualche tempo indegnissimamente anche in chiesa, dall’ambone) e mai mi è capitato di trovarci qualcosa che assomigli a una proibizione della droga. Sarà colpa mia. Sarà che dall’orecchio morale non ci sento. Sarà che, anzi, ho sempre interpretato san Paolo come possibilista: “Mangiamo e beviamo, che domani verrà la morte” scrive nella Prima lettera ai Corinzi. Non credo intendesse esortare a darci dentro con verdure bollite e acqua fresca, nella Bibbia quando si mangia si divorano cavalli e montoni e quando si beve ci si ubriaca e spesso a fin di bene.

Camillo Langone, in salvezza di Morgan. L’avevo detto, io: una messa.

Share

Born to be Abrams

Non è vero che si diventa dipendenti da Lost. O, almeno, non così facilmente. In fondo è solo da 6 mesi, 9 giorni e 43 minuti che non ne vedo una puntata. Mio padre mi ha insegnato ad affrontare le cose in modo laico. E poi, insomma: è solo un telefilm. Un telefilm americano, poi. E ci sono un sacco di telefilm americani in giro. Io per esempio da un po’ sto guardando Flashforward, ma mica per sostituire Lost. Anzi, bello. Solo che devo essermi perso la puntata in cui Penelope lascia Desmond per un agente dell’FBI, oltre a quella in cui Charlie resuscita e si prende una laurea in fisica alla CEPU.

Share

Dettare l’agenda

Non vedo altra spiegazione al fatto che tutta la politica italiana si sta occupando del caso Morgan se non che ne abbia autorevolmente parlato parolecomplicate.

Share

San

A prescindere da cosa si possa pensare su Morgan, adesso: questa storia mi mette addosso una tristezza che neanche. Bastino i nomi, segno dei tempi. Il direttore di Raiuno, Mazza, d’accordo con il il direttore artistico del Festival, Mazzi, assieme al Direttore Generale, Masi, lo escludono da Sanremo. Perché a volte si droga. Io li odio, Mazza, Masi e Mazzi. Sono un Carosello serale andato a male, sono la noia ipocrita dell’incenso, delle ampolline. Qual è il principio di fondo?, che chi si droga è fuori dal panorama artistico (italiano, poi, non messo benissimo)? Che chi si droga non può fare buona musica? E i Beatles e i Rolling Stones e i Nirvana? E il 90% dei musicisti di sempre? Vogliono forse alzare l’asticella, Mazza Masi e Mazzi, che chi va a San Remo, da oggi, deve dimostrare caratura morale, oltre che artistica? Anzi: morale e basta? Vogliono trasformare la canzone italiana in una messa? Sogno un mondo in cui nessun dirigente rai pensa di insegnarmi a vivere. Sogno un mondo in cui se Morgan si droga, giù dal palco, sono problemi suoi. Sogno un mondo in cui “mazzi” mi fa venire in mente i fiori: non raiuno, né don.

Share