Siamo per sempre coinvolti

Per tutti gli appassionati del mondo reale: sarebbe il caso di andare a vedere “La nostra vita”. Che è l’ultimo film di Daniele Lucchetti che sì, è quello di “Mio fratello è figlio unico” e che sì, è il film con Elio Germano. Repubblica vorrebbe far passare questa pellicola alla storia solo perché Germano gliene ha ammollate un paio a Bondi, con tutta Cannes davanti. Dobbiamo evitarlo parlandone. La prima cosa da dire è che durante il film ho pianto (ma era successo anche con “Up”, e magari non fa testo). Poi da dire è che non c’è niente, nel cinema degli ultimi 10 anni, che racconti il proletariato in modo così poetico. Anche troppo poetico, forse, anche troppo favoleggiante, quasi deandreiano. La puttana, lo straniero, lo spacciatore, la vita, la morte, le tue braccia, i tuoi occhi. Ecco: de André. A me manca molto de André. Come mi manca molto Pasolini. Mi domando spesso cosa sarebbe questo posto se loro fossero ancora qui. Cosa direbbero. Se se ne sarebbero andati lontano, cambiando vita e lavoro, se avrebbero cambiato idea magari, come Lindo Ferretti. Mi mancano perché il mondo ha bisogno di interferenze e di parole sussurrate ogni tanto, di parole nuove. Anche non essendoci, comunque, fanno tanto per me, che in questi tempi bui mi basta un Elio Germano qualunque per uscire dal cinema e sentirmi grato.

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La coerenza è un disvalore

Il relativismo consiste nella libertà di giudicare le idee e non le persone, riservandosi il lusso di decidere caso per caso. Il fascismo è il tifo a prescindere, il negare i sogni. Di fronte ad una persona molto amata o molto odiata che dice una cosa x, il fascista dice “la amo” oppure “la odio”, mentre il relativista dice “mah, vediamo: che ha detto?”. Una società di relativisti è una società libera. Una società di fascisti si fonda sulla malinconia dei vincoli.  Se ad esempio dei poliziotti entrano in un posto dove la gente dorme dopo una manifestazione molto stancante e massacrano di botte decine di persone il fascista dice “abbiamo fiducia nelle forze dell’ordine”, il relativista dice “davvero?”, e poi piange. Se, sempre ad esempio, c’è un estremista cattolico con un passato torbido ed un’arroganza ai limiti dell’umano che fa il miglior giornale d’Italia il fascista dice “figurati se leggo il Foglio”, mentre il relativista dice “figurati se non leggo il Foglio”. Se c’è una legge in discussione in Parlamento che limita la possibilità di sentire e pubblicare le mie telefonate erotiche con la lattaia il fascista abusa del termine libertà utilizzandolo in frasi del tipo “voglio la libertà di essere informato”, mentre il relativista chiude gli occhi e pensa intensamente alle trecce bionde della lattaia.

Il reato di lesa maestà caratterizza fortemente le società fasciste. E’ un fenomeno molto diffuso che consiste nel dare addosso a chi si schioda dal gruppo, appoggiando a priori gli incoscienti che rinunciano al diritto/dovere di giudicare i fatti in quanto fatti e seguono acriticamente il Giornale o Repubblica. La redazione di questo blog si è sempre impegnata su una linea (non dico equidistante ma almeno) dubitativa su quasi tutto. Una sola eccezione: le cipolle. Le cipolle sono il male assoluto, sono la morte fatta ortaggio. L’esercizio democratico, però, ci migliora di giorno in giorno e proprio ieri pensavo che lo scalogno, così delicato, non è niente male.

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Andiamo a Madrid (e rimaniamoci per sempre)

Agli scettici. Ai cinici. A chi non si innamora mai. A chi odia l’uomo. A chi ama Marcello Male Assoluto Lippi. A prescindere dal tifo e dall’interesse stesso per il calcio. Volete sapere cosa succederà a questo paese dal prossimo anno? Guardate il video qui sotto. Fatto? Bene. Ora pensate a Enrico Varriale.

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Di Lost e della mia malinconia

Non ce la faccio a vedere l’ultima puntata di Lost. Non ce la faccio proprio. Quando iniziai – anzi, quando venni iniziato – ero poco più che un ragazzino. Ero appena tornato dal mio erasmus in Francia. Ah, la Francia. Con tutti quei vestiti a fiori, con tutti quei fiori. Tornato a casa, caddi in depressione. Un amico, Luca (che ha un blog), mi consigliò di scaricare una puntata di questa cosa americana. Lo feci, e per tre mesi non uscii dalla mia camera vicino al mare. Stavo tutto il giorno con la tapparella abbassata, guardavo dieci puntate al giorno, non riuscivo a pensare ad altro. Decisi di ridurre quando una sera sul tardi dovevo andare a cena con un’esteta e dietro Piazza Unità incontrai John Locke. Parlava in triestino e io capii di avere un problema.

Lost non è un telefilm. Lost è una religione. Lost è tutto, per me. E’ più importante delle mie cravatte, della colazione la mattina, del mio consiglio circoscrizionale e, quando non è primavera, anche dei vestiti a fiori. Il solo pensiero che possa finire tutto così, adesso, mi fa venir voglia di piangere, o almeno di morire. Vorrei gridare al mondo che non è giusto sfruttare i sogni delle persone per sei anni, lunghi e bellissimi. Vorrei urlare a J.J. Abrams che poche persone su questa terra hanno fatto tanto per me, che gli sarò grato per sempre. Vorrei urlare ai critici che chissenefrega delle domande non risolte, dei misteri lasciati sospesi, dei personaggi disegnati a metà. Quando voglio delle risposte mi guardo un documentario.  Se fossi ossessionato dalle soluzioni guarderei C.S.I.

In questo mondo di banalità disperate e di sesso nella città Lost è stato un bel maggio. Erotico, intenso, commovente. E io ho tanto bisogno di qualcuno che mi dica che andrà tutto bene.

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L’unico iPad buono è quello spento

Da un paio di giorni hanno attivato l’Apple store italiano di iPad. Prima c’era un modo per installarci le applicazioni, con il computer. Mai provato.
Le applicazioni sono ancora pochine ma inizio a capire, pian piano, che cosa intendesse Jobs con “magico e rivoluzionario”. Leggere la mattina il giornale senza doverlo comprare cartaceo in edicola mi fa sentire molto vicino ai problemi dell’ambiente. Ordinare sushi a pranzo scegliendo gli ebiten per strada da un gigantesco menù on line mi fa sentire molto metropolitano, molto milanese. Parlare alle cene di quanto è divertente vincere il mondiale con Balotelli a Fifa per iPad mi fa sentire brillante e multiculturale. Poi c’è che, eticamente, il porno su iPad non va (vero): ciò mi fa vivere una dimensione interiore nuova, pura.
Per tutte queste ragioni, lo vendo. Magico e rivoluzionario. 39 euro e novanta, custodia inclusa.

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