Che li avete eletti a fare?

Lo scorso anno le tasse italiane, già altissime, sono salite di nuovo. Peggio solo nel 1997. C’era Prodi, sì. Ma bisognava entrare in Europa, anche.

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Il destino ha parolecomplicate nel reader

Lasciate perdere il mondiale, Ringhio e quella parola, “misciter”, che suona così male. Ve lo dico io: questa volta usciamo al girone di qualificazione. Annoi. Avvoi. E ammisciterlippi.

Parolecomplicate, in tempi non sospetti

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Bel periodo, questo

Diciamocelo. Una manifestazione calcistica, essendo il calcio violenza, non è mai stata esattamente un manifesto dei valori  di Amnesty. Però questa volta mi sembra peggio di altre. Altrocché manifestazione d’amore universale, altrocché fairplay, altrocché sport per unire. Io in questo mondiale non riesco a far altro che star male, che provare sensazioni tremende tipo: ira; fastidio; odio.

Odio in particolare tutte le squadre che solitamente siamo destinati ad odiare, tipo la Spagna. Odio anche Marcello Lippi e Gilardino, con quel suo ciuffo pulito da amichetto di Fabrizio Corona. Odio i commentatori, Salvatore Bagni in particolare. Odio i sudafricani e quelle infernali cose che fanno sembrare la mia stanza invasa dalle zanzare (poi dicono che i popoli del sud sono ospitali, mah). Odio Platini. Odio la Francia e tutti i francesi. Odio i nordkoreani. Odio gli eventi collegati al mondiale. Odio il marketing, il teethering e il catering con quell’orrendo logo del mondiale. Odio Abete. Odio il bar sport. Odio il pallone ufficiale dei mondiali. Odio la giornata inaugurale del mondiale, e ne odierò anche la finale. Odio Matarrese. Odio i possessori di abbonamenti Sky (perché amo Fabio Caressa). Odio l’utilizzo del termine “lucidità” per definire un passaggio. Odio il sottosegretarioalministerodellepolitichegiovanili (condelegaallosport) intervistato tra il primo e il secondo tempo della partita dell’Italia. A quest’ultimo proposito, pregherei il servizio radiotelevisivo pubblico italiano di sospendere per un mesetto le sue consuete attività di propaganda filo-governativa: vorrei godermi in pace il mondiale.

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Libera massoneria in libero stato

Tra tutte le cose assurde che mi tocca sentire, due superano la soglia della nausea. La prima è che quest’estate andrà molto il verde. La seconda è che il piddì vorrebbe identificare e poi cacciare dal partito tutti i massoni.
Riguardo alla seconda, spero sia uno scherzo. Spero che quelli del piddì, Franceschini a parte, siano uomini di mondo e sappiano che se c’è una parte da salvare della società italiana, quella è la massoneria.
Premessa: quando uno dice “massoneria” tutti pensano alla P2 o a Tom Cruise. Ai cappucci, alle stragi e al pendolo di Focault. Non è così. I massoni sono dolci, sono brava gente, gente a cui dobbiamo molto. Sono solo elitari, e per fortuna: da un po’ di tempo in qua abbiamo visto cosa succede a lasciar decidere al popolo. Sono anticlericali, e ci mancherebbe: la Chiesa dice “o massoni o cattolici” – qui si risponde “oh: massoni!”. Si riuniscono sempre di venerdì, che il mercoledì c’è la champions. Alcuni poi sono potenti, e sarebbe anche ora che la parte meno peggio del paese prendesse un po’ di confidenza con questo concetto, il potere. Non è una brutta parola, ce la si può fare.
Bisogna liberarsi dalle catene noiose e cattoliche dell’universalismo. Dal giogo di un mondo in cui Enrico Papi ha le stesse (anzi, più) possibilità di Massimo Coppola.
Da uomini liberi, siamo chiamati a giudicare liberamente. I veri massoni sono i Garibaldi, i Leonardo da Vinci, i Carducci, i Voltaire. L’orrendo fautore dell’iniziativa nazi-maccartista di epurazione, invece, è Beppe Fioroni. No, per dire.

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Steve Jobs ha parolecomplicate nell’inbox

Poi dicono che a violare la privacy sia Google. Uno non può spedire una mail  ad un amico, che.

(grazie a Sergio)

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Chi la fa

Dopo Tommaso Debenedetti che andava in giro a dire di aver intervistato il Papa e Philip Roth, ora c’è uno giornalista spagnolo che va in giro a dire di aver intervistato Tommaso Debenedetti.

(via ilPost)

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To get socks

Gli sceneggiatori di Lost da Letterman raccontano 10 possibili finali di Lost. Tutti probabilmente superiori a quello vero.

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Riceviamo ogni giorno centinaia di lettere per posta che ci chiedono, in quanto maggiori esperti di Lost dell’Europa meridionale, di spiegare l’ultima puntata di Lost.

Allora, Silvia. L’ultima puntata di lost si può dividere in 3 parti, nonostante sia già divisa in due. Tre. Ti dice nulla? Neanche a me. La prima parte è quando loro credono che Sun sia di nuovo incinta. Sun, che vuol dire sole, incinta, che da la vita. Ancora nulla? No, neanche a me. La seconda è quando Walt, il figlio del tipo di colore, si rifiuta di ballare YMCA. La cultura black è tradizionalmente piuttosto incline all’omofobia, questa potrebbe essere una velata critica sociale. La terza è la parte finale, quando Ben approccia Juliet che lo rifiuta e poi lui si giustifica dicendo che stava scherzando e che in realtà lei non gli piaceva neanche un po’. Ben in molti dialetti del nord vuol dire “bene”. E’ un caso? Sinceramente non lo so.

Come ogni puntata della serie che ci ha ossessionato negli ultimi anni, queste tre parti sono autonome ma allo stesso tempo legate tra loro. Indice di autonomia è che se ti alzi e fai una telefonata di 5-6 minuti, quando ritorni riesci agevolmente a riprendere il filo del discorso. Indice di legame è che, se viste al contrario (cioè non parti 1-2-3, ma 3-2-1), ad un certo punto si riesce a cogliere distintamente Sajid che canta “happy birthday mister president” rivolto verso il mostro di fumo. Che si commuove, lo bacia e dona tutto ciò che ha alle missioni diocesane in Bouaké (Costa d’Avorio).

Alcuni sono molto incazzati, dicono fosse tutta una presa in giro. Perché dicono che dopo sei anni così, non ci potevano lasciare così. Io, siccome non riesco ancora a pormi nei Suoi confronti in modo laico, mi sto pian piano convincendo che forse è meglio così.

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Lippi vada ad allenare la Calabria

Poi non dite che non vi avevamo avvisato. Lippi è il male assoluto del calcio italiano. Forse addirittura mondiale (ma non è che possiamo preoccuparci anche per gli altri, adesso). Lippi è il peggiore di sempre. E’ il peggiore per sempre.

Lippi è una sintesi quasi chimica dei problemi che hanno portato questo paese alle soglie della società clanica, e forse anche un po’ più in là. E’ più che un colonnello greco, è un simbolo. E’ un gerontocrate, con quei capelli grigi e l’espressione da “fatti da parte, ragazzino, che c’ho da lavorare“, con quel sorriso da quarantenne che la domenica va a messa. E’ un nepotista: ha lasciato fuori Cassano solo perché ha ammollato due pizze al figlio. E’ un pessimo educatore: il figlio è quello che calciopoli, quello che Moggi. E’ razzista: Balotelli (con l’attacco che abbiamo) non lo vuol far giocare solo perché è negro.  E’ un antidemocratico: piace solo ai miei amici calabresi. Quelli di “misciterlippiii!“, quelli di “finchéciéringhiiio“, quelli di “epperò c’ha fatto vincere il mondiale, ammisciterlippi“. Cari amici calabresi: e allora? Considero forse Renzo Bossi un buon politico perché ha stravinto le regionali? Dovrei considerare Emanuele Atestaingiù Filiberto un buon cantante perché è arrivato secondo a San Remo? Oppure Briatore un genio perché ha fatto i soldi? No. No. No.

Cari amici calabresi, vi dico una cosa. Questa volta l’ha fatta grossa, misciterlippi. Questa volta ce la vediamo proprio brutta. Poi lui se ne va e non ci rimette neanche uno di quei suoi capelli da playboy imbottito di viagra. Cari amici calabresi, provate a vedere la cosa in modo laico. Lasciate perdere il mondiale, ringhio e quella parola, “misciter”, che suona così male. Ve lo dico io: questa volta usciamo al girone di qualificazione. Annoi. Avvoi. E ammisciterlippi.

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Quarto mondo (noi)

In tutta la storia della tempesta tipo dayaftertomorrow che ha colpito il Guatemala aprendo una misteriosa voragine che scende verso il centro della terra per centinaia di metri, la notizia più incredibile è che il Governo del Guatemala ha una pagina Flicr.

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Ops #9

Un nano reso famoso dalle tv private negli anni ottanta è grave in ospedale. Purtroppo è Arnold.

Luca Faenzi

—> leggi gli altri Ops!

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Del bene e del male in mezzo al mare

Arrivarono di notte su un vecchio cargo anni ’80 prestato per l’occasione dal padre di un attivista. Decisero di ormeggiare al largo della Nuova Stazione Navale di Taranto. Dal mare la base della marina militare italiana sembra un luna park, solo senza rumori. L’idea iniziale era un’azione dimostrativa stile Greenpeace contro il deturpamento dell’ambiente naturale, contro la guerra ed armamenti in generale. Poi però all’ultima riunione ci si era fatti prendere bene dall’impresa e dalla morale, dai tiggì che ne avrebbero parlato il giorno dopo. Avevano deciso di sfondare il confine di blocco, di entrare in territorio militare. Mentre avanzavano a pochissimi nodi si udirono le pale dei primi elicotteri. Non ebbero neanche il tempo di accorgersene ed erano già sulle solo teste. Tre enormi libellule in tuta mimetica. Dalla loro pancia venne gettata una corda sul tetto del cargo anni ’80. Il primo militare italiano iniziò a scendere. Lapo, che nelle riunioni era sempre quello che dettava il tempo, il più applaudito, si precipitò in quello che lui stesso aveva chiamato “lo stanzino della rivoluzione” a prendere le spranghe. Appena il militare, un ragazzo sui 20 anni, mise piede sulla barca, Lapo ed altri 20 uomini iniziarono a massacrarlo di botte. Il militare svenì. Poi ne scese un altro. Lapo lo indicò, urlando, come si fa con un capro o con un frocio a Roma. Altre 20 persone, altre venti spranghe più l’arma del primo ventenne contro questo secondo, che di anni ne aveva 19.

Andò avanti così tutta la notte. Man mano che i militari italiani si calavano sul cargo anni ’80, gli ambientalisti li macellavano e ne lanciavano i corpi giù dal pontile . I militari tennero un comportamento esemplare e molto democratico lasciandosi macellare. Gli ambientalisti alla fine della missione furono ricevuti dal capo dello Stato e dal vicepresidente del WWF. Dopo una premiazione quasi ufficiale fu offerta loro una cena di pesce. Il capo e il vicepresidente scaricarono il conto dall’iva sotto la voce “spese di rappresentanza”.

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