Vabbé, ma allora ditelo

L’appello all’Europa a convertirsi all’islam non è piaciuto ai cavalieri templari del Super Ordo Equestri Templi che rilanciano: «Siano gli islamici a diventare cristiani»

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It’s all so quit

Questa notte non sono riuscito a dormire per colpa del pensiero che il mio Paese si fa usare come una bambola di plastica da uno schifoso islamofascista che arriva qui e viene a dire che dovremmo convertirci all’Islam. Tra parate di ministri, carabinieri, preti, 200 ragazze in tailleur adoranti e cene da 800 persone. Premessa: non mi interessa che dietro a tutto ciò ci siano gli affari. Della figura da pagliacci fatta dall’Italia se ne sono lamentati quelli del governo (appena dopo averla organizzata) e l’udc. Gli altri niente. Sto iniziando a pensare che l’assenza totale del principale partito d’opposizione negli ultimi anni sia così assurda da nascondere qualcosa. Un piano B, un asso nella manica. Un golpe, una rivoluzione, un’altra gladio. Un colpo di scena finale clamoroso, che ci ripaghi della sottorappresentazione e della frustrazione degli ultimi anni. Bersani che si trasforma in un enorme drago sputafuoco e uccide i cattivi non vale.

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Infedeli alla linea

Da qualche tempo leggo il Corriere su iPad. Che è come quello cartaceo solo gratis, fino a qualche tempo fa.

Da qualche tempo Corriere su iPad è a pagamento. Prima che lo mettessero a pagamento, discutevo con un mio amico che il prezzo di lancio giusto per un prodotto con queste potenzialità e a costo zero poteva essere 60 euro l’anno. Anzi: 55, considerando che il lunedì c’è Alberoni. Invece costa 180 euro l’anno. Quello cartaceo 240. I 60 euro di scarto includono: postino; carta; inchiostro, benzina del Fiorino che trasporta i giornali fino alla posta; tutti gli inserti; il nylon per avvolgerlo; gli spazzini per buttarlo in qualche discarica (de Bortoli è da sempre contro la riciclata).

Da qualche tempo ho un iPhone e vedo Corriere.it su iPhone. Da qualche tempo, Corriere.it è l’unico sito del mondo occidentale completamente a pagamento. Su iPhone. Ciò comporta due generi di conseguenze. La prima, buona, è che ci sono dei lunedì in cui vivo senza essere ossessionato dall’idea di Alberoni legato a dei cavalli francesi che galoppano in direzioni opposte. La seconda, un po’ meno buona, è che secondo gli ultimi sondaggi Repubblica per iPhone è diventato il sito più visitato in assoluto dopo aver chiuso un porno in streaming.

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Noi e Barney

Allora: è uscito da un po’ il trailer del film de “La versione di Barney”. A me non sembra male. Soprattutto l’attore, intendo. Non essendo più disponibile Mordecai Richler, la faccia da ebete di Paul Giamatti è esattamente quello che mi ero immaginato mentre lo leggevo. Sì, perché in realtà “La versione di Barney” è un libro. E’ un bellissimo libro, anzi. Parla di Barney, naturalmente: un conservatore canadese così stronzo, politicamente scorretto ed ironico da risultare irresistibilmente fico.

Il libro è famoso in Italia per tre cose. La prima è essere diventato un’icona del reverse snobism, degli uomini di destra che se ne fottono del buonismo e quindi sono fichi: si vedano, da ultime, “Andrea’s version” sul Foglio o “La versione di Oscar” (nel senso di Giannino) su Radio24. La seconda è che è un libro che piace (pur senza venir capito) ad alcune donne di sinistra che leggono il Foglio e ascoltano Radio24 soprattutto per raccontare alle cene di essere aperte agli altri, di fottersene del buonismo e, in definitiva, di essere fiche. La terza è che, a differenza che in altri paesi, in Italia Barney non è riuscito a conquistare gli elettori di centro. Tempo fa, ad esempio, ho regalato Barney ad un mio amico che non si posiziona politicamente con molta chiarezza. Ogni volta che gli chiedo se l’ha finito di leggere lascia cadere la cosa e mi inizia a parlare di West Wing.

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Se desta #3

Con formula un po’ oscura, si usa dire che “il marchio è altro da sé”. Nel senso che un determinato segno, una volta riempito di contenuti, smette di essere un segno e basta e diventa un contenitore di valori. I più diversi, che a volte cambiano anche (si pensi a Fornarina, brand tamarro negli anni ’90, diventato molto cool ora).

Con Italo Bocchino funziona più o meno uguale. Da stronzo portavoce del Pdl che non si poteva vedere senza dubitare di Darwin, con Fli è diventato un ganzo. Sorride. Fa foto da fico che neanche i Blues Brothers. Detta l’agenda un po’ a tutti. Mette paura ai cattivi e aiuta le vecchiette ad attraversare la strada.

Bocchino è altro da sé. Non è più il Bocchino di prima. È un Bocchino nuovo, questo. E non andiamo oltre.

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Go for it

Fulvio Abbate in kimono blu lancia la sua candidatura alle primarie del piddì. Primo e unico punto del programma: moratoria sulla canzone “Il cielo è sempre più blu”. Mi sembra condivisibile.

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Se desta #2

Seconda puntata della serie “rendiamo grazie a Gianfranco”. Che la destra (ex e non ex) berlusconiana sia composta solo da stronzi senzacervello è una cosa di cui in molti sono convinti, a sinistra (è anche uno dei motivi per cui perdono, credo). Noi, che siamo di un altro avviso, ripetiamo: niente di più sbagliato. Oltre ad essere mediamente molto più intelligenti di Fioroni, infatti, da quando c’è Fli alcuni di loro  sembrano pure simpatici. Roba da uscirci a cena. O almeno una birra, dai.

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Se desta

Mettiamo un autunno, il prossimo, di campagna elettorale. Violenta, personale, cieca da una parte. Immaginiamo, per un attimo, il loro popolo. Abituato ad essere ingozzato di paura come delle oche. Mettiamo che ad un certo punto dall’orizzonte piatto di nebbia verso cui hanno sempre guardato si scorga una luce nuova. Una luce che suggerisce un dubbio, che diventa piano piano domanda e poi interesse. Mettiamo che dall’altra parte si voli alto, si faccia poesia. Si lasci perdere il correre in tondo per andare ad urlare che il mondo, in fondo, è un posto tanto bello. Che basta incontrare, allargare le braccia. Che il bello non si rifiuta per distrazione: si accoglie, si assapora. Mettiamo che la nostra gente sia ancora capace di meravigliare.

Immaginate le loro facce, verso la mezzanotte delle schede, che diventano sempre più tese, paralizzate della stessa paura con cui hanno infranto sogni e negato felicità. Immaginate le loro sicurezze di marmo, sgretolarsi davanti alla consapevolezza del dover rispondere degli scorsi 15 anni davanti alla storia e ai loro nipoti. Mettiamo un colpo d’ala inaspettato, istintivo. Un gol al 93′ in fuorigioco in una finale di Champions, dopo aver subito per tutta la partita. Mettiamo che alla fine ci si prenda per mano commossi, con le lacrime agli occhi dal cambiamento. E che poi si costruisca assieme una profezia, un Paese di liberi. Detto ciò: il nobel per la pace a Fini, no?

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Quel che finisce

E’ molto dolce che la morte metta a posto un po’ tutto. Con quel suo profilo democratico, pacificatore, un po’ bicamerale. Bella la morte, che ci fa vedere le cose buone di tutti o quasi. Appena muoio voglio che mi si ricordi come quello che non si incazzava quando gli rubavano il telefono, come quello che ha sempre trattato bene i propri nonni. Se nella mia vita ucciderò qualcuno, voglio che lo si ricordi come un gesto d’amore. Perché l’amore e l’amorte si sa, dai. Un po’ come il potere e i segreti. Oppure la spiritualità e la comunicazione. Appena muoio voglio che mi si ricordi come un grande comunicatore, a prescindere da quello che ho già fatto e che farò, anche a prescindere da quello che dico. Perché saper comunicare è la più importante tra le virtù. Siamo un popolo di grandi comunicatori noi, abbiamo una naturale propensione al senso scenico. Che poi questo nasca male e porti a peggio, bon, che c’entra? Noi intanto comunichiamo. Attentamente, clamorosamente, un po’ a caso. Non è mica poco: a prescindere dalle cose prima, saper comunicare val bene dell’affetto sconsiderato dopo. Anche ai nazisti, per dire, piacevano i fiori.

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Maledetta primavera

Visto che lo fanno tutti, salgo in cattedra anch’io. Ecco, salito. Allora, questo Paese ha un grosso problema: è del tutto all’oscuro del principio elementare per cui i talenti, che per definizione sono giovani, vanno curati, coltivati e un po’ ben voluti. Prendiamo ad esempio Berlusconi. Berlusconi è lassù da 15 anni e non ha fatto una cosa una per curare, coltivare e voler un po’ di bene ai talenti (giovani). Invertire il trend assassino del disinteresse per la scuola pubblica, ad esempio. Continuare sulle sue originarie tre “i”, almeno, che all’inizio degli anni ’90 non erano neanche una cattiva idea. Invece niente. Un altro esempio è Balotelli. Balotelli è il più grande talento che il calcio italiano abbia conosciuto dai tempi di Roberto Baggio. E’ un po’ mona, sì: ma è perché è giovane, essendo un talento. Balotelli non è stato convocato in nazionale perché non rientrava nel portfolio di giocatori del figlio del nostro commissario tecnico. Non veniva fatto giocare all’Inter perché è un po’ mona (ma è perché è giovane, essendo un talento). Si dice abbia pianto spesso. Naturale epilogo della faccenda, oggi è stato trasferito in Inghilterra, dove ai talenti vogliono bene. Molto, anche. Io non sono un talento, se non altro perché non sono giovane. Un mio amico che invece lo è mi faceva notare che, in fin dei conti, è pur sempre una questione di premier.

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Meglio tardi

E’ tutto un verso di coccodrillo per le strade di regime, ma sono sicuro che gli uomini buoni e lucidi non possono non essere d’accordo con la redazione, qui, su una cosa: non c’è nessuna ragione per piangere la morte di Francesco Cossiga. Non ce n’è perché Cossiga è un criminale, e quando morrà Totò Riina o il tipo che ha ammazzato le due prostitute con la balestra io non ne piangerò affatto.

Io e la mia generazione, anestetizzati da 15 anni di politica televisiva, abbiamo quasi dimenticato che fino a poco tempo fa, da queste parti, le cose andavano peggio. C’erano treni che saltavano in aria, banche devastate da ordigni con chiodi, poliziotti che sparavano ad altezza d’uomo, uomini che sparavano ad altezza poliziotto, servizi segreti deviati, aerei di linea che cadevano giù. C’erano centinaia di morti. Sfondo di tutti questi disastri era uno Stato gestito, tra gli altri, da Francesco Cossiga.  Queste vicende rendono oggi e renderanno per gli anni a venire l’Italia un sistema diffidente, impaurito, per nulla aperto al dialogo e ostile verso le minoranze e i dissensi. Il grado di coinvolgimento di Francesco Cossiga nelle morti delle persone fisiche e della speranza di avere un Paese normale non mi era chiaro. Fino a più o meno un paio di anni fa.

Fino al giorno, cioé, in cui Francesco Cossiga, riguardo al movimento studentesco “l’Onda”, disse:

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. Lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

Io quel giorno ho capito una cosa. Che, doppio stato o no, in quegli anni passava l’idea che gli omicidi di stato fossero una “ricetta democratica”. E che quella idea viene proposta ancora oggi, in una situazione assolutamente tranquilla, sotto forma di consiglio da anziano padre della repubblica o, peggio, come battuta. Che a prescindere dal personaggio che hanno costruito attorno a Francesco Cossiga, il giorno in cui quell’avanzo di galera smetterà di vomitare veleno sul mondo sarà un buon giorno per questo Paese, per me, per la mia generazione e per quelle che arrivano.

Solo un appunto: la Costituzione che ci fanno studiare all’università, prima di permettere Berlusconi, ha fondato e protetto il potere di un parlamentare, ministro, presidente della repubblica e senatore a vita che in confronto Charles Manson era un hare krishna. Lo ha fondato e protetto senza limiti, senza fare una piega. La Costituzione che tutti reputano intoccabile, morto Cossiga, andrebbe riscritta da capo a fondo, per disperazione, per vergogna. Preambolo: “Noi, speriamo”. Articolo 1: “Se l’Italia è una Repubblica Democratica, è fondata su Giorgiana Masi”.

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Chieri e ti sarà dato

Cinquantamila chierichetti a Roma per Ratzinger. I Papa-Toys.

Spinoza

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