La macchina del fungo

Elettore che eleggi Berlusconi, hai letto? Il Giornale tuo di riferimento ha espresso ieri le sue perplessità sull’attentato inventato a Belpietro. Dice il Giornale, caro elettore, che su quella storia girano strane storie. Dice che l’agente di scorta ha sparato in aria. Dice che le telecamere non hanno registrato nulla. Dice che gli altri uomini di scorta, sulla scorta di questi fatti, si sono delle domande fatti. Conclude, poi, che non è che l’uomo di scorta di Belpietro si è inventato tutto. No: è che era stressato, e lo stress  a volte tira brutti scherzi.

Elettore che eleggi Berlusconi, hai mai letto (e fatto leggere) parolecomplicate? Le stesse cose le aveva scritte circa tre mesi fa. Pensa che belli sarebbero stati questi tuoi tre mesi, senza l’incubo del terrorismo.

Elettore di Berlusconi, sostituisci Il Giornale tuo di riferimento con parolecomplicate. E’ più verde, più puntuale, più sempre sulla notizia. Caro Amico, dimentica l’orrenda pelata di Sallusti e passa ai nostri splendidi boccoli biondi. Che ultimamente sono un po’ più bianchi. Dev’essere lo stress.

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La faccia come il pietro

Maurizio Belpietro, appena scampato ad un attentato che non lo era, accusa Fini di star programmando un attentato che non lo sarà. In questo tripudio di inesistenza, intanto, la ggente non arriva a fine mese, i ggiovani sono precari, ci sono laccrisi e il reggime, e io ho un freddo che neanche.

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Della lontananza della Chiesa dal concetto di Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

scrivo a te, che sei l’unica autorità morale che io abbia mai riconosciuto (assieme a Veronica Lario).

Quest’anno per Natale vorrei tanto che tu mi salvassi dai preti e dagli scrittori in disuso che odiano il Natale perché dicono che è diventata una festa commerciale e che non bisogna farsi i regali perché distraggono dai veri significati. Dicono anche che tu non esisti. Dicono, pensa, che tu saresti stato inventato da degli americani che vendono bibite (bibite buonissime, tra l’altro). Caro Babbo Natale, ogni anno la stessa storia. Uno aspetta con trepidazione per 11 mesi e poi, quando la città si riempie di luci e cori di bambini che mangiano panettoni, arrivano loro a voler farci sentire in colpa.

Carlo Maria Martini, però è diverso (forse tu non lo sai, ma è considerato un prete di sinistra). Lui dice oggi sul Corriere delle cose molto argute e condivisibili sul Natale: tipo che è ipocrita invitarsi reciprocamente ad essere tutti più buoni solo per un paio di settimane l’anno.

Caro Babbo Natale, quest’anno oramai è andato. Ma il prossimo, di questo periodo, si potrebbe provare tutti ad essere un po’ più stronzi.

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Vaticanieuropei

L’Europa ha bisogno della Chiesa. L’Italia ancora di più. Altro che chiedere alla Chiesa e al mondo cattolico di non ingerirsi! Io vorrei invece dire: ‘Ingeritevi! Se non ora, quando?’

Massimo D’Alema, in Formiche, 1213 d.C., via Danton.

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Liberi tutti

Quello che mi fa più schifo dei commentatori da vari luoghi politici, quello che mi causa terrore, nausea, crisi epilettiche, è sentir un uomo libero che augura la prigione ad un altro uomo libero. Mi repelle Di Pietro, con tutti i suoi amici, quando la augurano a Berlusconi. Mi disgusta Travaglio, con tutti i suoi giornalisti, quando la sognano per Previti o la invocano per Adriano Sofri.

Negli ultimi, terribili periodi si è diffusa la moda di chiamare “garantisti” tutti quelli che non pubblicano delle manette sulla prima pagina del loro quotidiano. Essendo i politici di destra decisamente più inclini alla delinquenza, il garantismo è diventata una cosa di destra.

Succede, però, che in una giornata un po’ grigia vadano in prigione dei ragazzi violenti. Degli stupidi che, probabilmente, hanno contribuito a sfasciare delle cose per un idea o anche solo per noia. Degli uomini, comunque, per quel che qui importa. Succede, poi, che in una giornata di neve quelli che si fanno chiamare da qualche anno “garantisti” invochino a loro volta la prigione per questi ragazzi violenti. Senza conoscere i fatti più di quanto li conosca io, senza conoscerne i nomi, i volti, le prove a carico.

La privazione della libertà di un uomo per decisione di un altro uomo mi dà le vertigini. L’entusiasmo per la privazione della libertà di un uomo per bocca di una spilla sulla giacca mi fa vomitare.

Propongo una moratoria sul termine “garantismo”. Chiamamolo solo “va tutto bene, amico mio”. La dolcezza salverà il mondo.

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It’s in the game

Trovo sorprendenti tutte queste polemiche sulla scelta del Quatar come sede per i mondiali del 2022 (che poi chissà dove saremo, nel 2022). Pura malafede: gli islamici non hanno vinto perché hanno corrotto i commissari Fifa, o perché hanno presentato una candidatura perfetta, o per qualche altra strana ragione strategica.

Hanno vinto perché hanno alle spalle una grande storia calcistica fatta di passione, di mister, di cammelli, di noci di cocco, di devodirebbene, di miogoll, di Enrichi Varriali con la kefia. Una storia che affonda le radici in Fifa 94, dove il Quatar era la squadra più scarsa di tutte, quella con cui se vincevi ti guadagnavi il rispetto del branco. Da un po’ di tempo a questa parte sono migliorati, dicono.

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Arridatece Apicella

Se qualcuno ha ancora dubbi sulla necessità di lasciare libera scelta, scelga di premere play. Chi lo vede, dopo 7 giorni muore.

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Priorità

Tra il fare sesso con minorenni e il prendere (o venir visto come quello che che prende, che è uguale) tangenti da un regime di tamarri sanguinari  per costruire degli oleodotti, ho sempre pensato che la seconda fosse una più valida ragione per richiedere delle dimissioni. Questione di gusti, comunuqe.

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Degli occhi di Luvi

Di solito si dà contro ai decenni appena passati salvo rivalutarli vent’anni dopo, quando c’è un altro decennio prima a cui dare conto. Qui, in netta controcorrente, si vuole iniziare con almeno 1 mese di anticipo a magnificare i ’90. Che facevano schifo per tutta una serie di cose che iniziano con la B ( Berlusconi, Bush, Bonolis) ma che mi resteranno negli occhi e nel cuore per il volto delle donne. Non tutte, naturalmente (molte iniziavano con la B, tipo Barbie): solo le cantanti. Anzi: solo le cantanti che partecipavano a concerti unplugged.

Ho iniziato ad innamorarmi prima della violoncellista dell’unplugged dei Nirvana, per il modo in cui guardava per terra e muoveva le spalle. Poi è stata la volta di Ginevra Di Marco, che canta con i CSI ad Acustica su VideoMusic: la sua pienezza dolce e quelle ciglia rade mi ricordano mondi che non so. Quella per cui darei ancora oggi la vita, però, è Luvi de André.

La conobbi mentre accompagnava suo padre appena davanti alle carte da gioco giganti, nell’ultimo concerto. Lei ha tutto. Anzi: lei è tutto. Bella, particolare, alta, magra, un po’ in sovrappeso, dolce, decisa, semplice come una margherita, mora, capelli lisci.

Quando a circa 13 anni sono andato da suo padre a chiederle la mano lui mi ha guardato per un po’ con quell’occhio mezzo chiuso, senza dire niente. Io pensai che non sapevo se la volevo sposare perché amavo lui o perché amavo lei. In fin dei conti, pensavo, poteva essere una buona sintesi.

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On liberty

Le ideologie non sono morte, non sono finite. Le ideologie non sono un male. Non tutte, almeno. Un mio amico fascista si dice attaccato alle tradizioni, conservatore. Un mio amico comunista vuole insegnare a vivere a tutti. L’atmosfera tra loro durante le passeggiate notturne è di grande intesa, mentre io mi sento solo.

L’ideologia liberale si è addormentata con il Partito d’Azione. Qualche ultimo batter di ciglia nei primi 2/3 del ‘900, poi più nulla. Come conseguenza, sento giovani entusiasti di un assoluto mediocre solo perché usa un lessico antico, perché è educato e porta l’orecchino.

A volte ho l’impressione che manchino gli strumenti, anche linguistici. Assange, ad esempio, è stato definito da un politico italiano “maoista“. In realtà lui dice di amare il libero mercato, anzi: di fare quello che fa per mantenerlo libero. Nei paesi con una cultura democratica radicata i progressisti hanno nomi che fanno paura e portano cravatte colorate. Noi certe idee non sappiamo neanche pronunciarle.

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