Di erba e di vicini

La redazione, qui, si schiera compatta con Paolo Mieli, che in una trasmissione che in tv rimproverava alla mia adorata Rosy che la storia delle 10.000 firme per mandarlo via è una baggianata.

Certo: raccogliere delle firme in generale è una baggianata. Non ha mai funzionato, come Chill’havisto (quelli non hanno mai trovato nessuno). Un amico libero e giusto e con dei pantaloni di un paio di misure in più dice che bisogna raccogliere firme perché c’è il regime. E’ l’unico modo per organizzarsi, dice.

Ora, secondo me il regime non c’è. Non siamo messi bene, d’accordo, ma il regime è un’altra cosa. E le parole hanno un significato. E a usarle dimenticandosene va a finire che quando poi servono davvero non fanno più effetto. Comunque, se il regime c’è davvero come si dice e c’è qualcuno che vuole disfarsene, guardi verso sud. Dall’altra parte del mare ci stanno provando, a ribaltare un paio di regimi veri. Date un colpo di telefono ai vostri amici erasmus marocchini o tunisini: nessuno raccoglie firme, da loro. Nessuna Rosy Bindi, nessun Paolo Mieli, nessuna trasmissione Rai. Nessun Sallusti, nessun Bersani, nessuna Santanché. Non c’è neanche più Ruby. A pensarci bene, non capisco perché se la prendano così a male.

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Si contenga

Essendocene tante, di rogne, bisogna selezionare bene per quali prendersi male. A me la storia delle ragazze pagate che scopano a turno il potente (di turno) non impressiona: è già sentita (e poi possiamo dire dei mesi in meno o in più della povera Ruby, ma comunque è già sentita).

Quello a cui non mi abituo e non mi abituerò mai è il suo squadrismo. Il suo insultare una donna perché non figa, il suo prendere per il culo una ragazza perché senza un fidanzato ricco, la sua mancanza di consapevolezza dell’equilibrio tra poteri che ci permette di vivere in un mondo libero. Questo, sì, è più grave del sesso, anche con delle povere minorenni che sembrano 30enni.

Da un po’ di tempo al menù Salò ha aggiunto le sclerate televisive. Lui chiama, entra in una discussione, mandaffanculo tutti e riattacca. C’è che è vecchio. Che non sa dialogare. Che ha paura. Che vuol tenersi buoni i preti. Che probabilmente con il mondo che gli dà del puttaniere sarà anche un po’ addolorato. Ma, per quanto mi sforzi, non riesco a trovare una ragione per cui un uomo possa far di tutto per assomigliare a Teo Mammuccari.

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Dimenticare il biglietto del 15

Pensavo proprio ieri che non c’è argomento più adatto del lavoro per utilizzare l’espressione “la mia generazione”. La mia generazione non se ne intende molto di Fiat, ma ne parla. Non se ne intende molto perché, ad esempio, sulla Fiat discutono confindustria e sindacati. E la mia generazione è fatta di persone che non sono iscritti a nessun sindacato e non possiedono aziende. La mia generazione ha avuto molte possibilità educative, sfruttate così così. Ora però non ha molte possibilità lavorative, così siam pari. La mia generazione non sa cosa sia un contratto nazionale di lavoro. La mia generazione non sa cosa significhi “nazionale”. Io non ho mai avuto un contratto. Molti della mia generazione non sanno di lavoro in generale . Non quello dell’operaio, almeno. Che sarà pure stabile, ma: facciam cambio? La mia generazione non conosce straordinari, nel senso di pagati, non è protetta dalla cassa integraziona, non avrà mai una pensione. Che magari l’operaio sì. Ma: facciam cambio? La mia generazione è forse pronta per pensare al lavoro senza la lotta di classe. Perché la mia generazione non è più un noi, è un io più altri io. La mia amica americana dice che questo è un male. La mia generazione ha perso, forse. Ma forse no.

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Kafka sulla soccia

Il 2011 si sta caratterizzando per il fatto di essere entrati in un libro di Haruki Murakami. Come molti di voi ricorderanno, nelle sue storie accade spesso che molti animali muoiono senza motivo. Nei primi giorni dell’anno, questo è successo a Baton Rouge, capitale della Lousiana, nel Kentucky, in una cittadina della Svezia e, immancabile, a Faenza.

Solitamente si tratta di merli, che decedono in centinaia per emoraggie interne e cadono dal cielo come se piovesse. In alcuni casi, però, sono morti anche tutti i pesci martello di un fiume. Solo i pesci martello, però: gli altri stanno piuttosto bene.

Haruki Murakami è uno scrittore giapponese molto bravo e sta dando una dimensione inconsueta a questo 2011. Essendo giapponese, però, non esiste. Ciò considerato, in questo inizio 2011 non mi sembra sia successo nulla di nuovo e io, piuttosto di scrivere questo post, avrei fatto meglio a farmi un tè.

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