Sognare Mazzini

La cosa che fino a ieri mi ha fatto sentire più italiano di tutte è stare all’estero. Dove, a differenza della maggiorparte degli expat italiani (maestri di soluzioni e di noia), amavo in modo nuovo questo posto e basta.

Ieri stavo passeggiando e ho trovato una cosa che mi fa sentire ancora più italiano. Si tratta di un ragazzino cinese, sui 13, che sembrava davvero cinese. Mi ci sono avvicinato per caso, tram comuni. Lui si gira verso una sua amica che sembrava davvero italiana, e le rivolge un elegante: “Figa, che palle ‘sti mezzi!”. Che vuol dire tipo “accidenti, come mi annoia aspettare l’autobus”. Ho pensato da subito che mi sembrava di essere a Londra, dove persone che sembrano davvero non di Londra e invece sono di Londra parlano il londinese, prendono il té, e cose così. Poi mi sono detto, “Perché Londra?”. Perché non Torino, Milano, Roma.

Alla sera sono piuttosto stanco ultimamente, dev’essere l’età. Mi sono disteso sul mio divano verde e ho acceso il sito del corriere. Ho visto che la notizia principale di ieri è che alcuni consiglieri di qualcosa si sono messi con le loro scrivanie per strada, a far vedere che a loro di questo posto qui non è che gliene frega poi tanto. Sono gli stessi che sobillano masse sterminate di ottantenni contro chiunque non sia lumbard da almeno 10 generazioni, gli stessi che tuonano contro i cibi etnici e vanno nei vagoni a spruzzare il disinfettante alle stesse puttane che poi invitano a cena.

Ieri sera era una serata un po’ così e ho scritto una mail. Cari consiglieri di qualche cosa con la scrivania sulla strada, voi e la gente come voi tenta da 15 anni di farci ritornare indietro. Solo che non è possibile, quindi stiamo fermi. Cari consiglieri di qualche cosa, io capisco che a voi da un po’ gira bene perché il vostro è un lavoro facile facile, ma io vi voglio raccontare di un mio amico. E’ cinese, ed è molto più giovane di me. Mentre aspettavamo il tram, proprio ieri, lui non mi rivolto parola ma ha capito che era una giornata un po’ particolare. Senza neanche saperlo mi si è avvicinato e mi ha detto di stare tranquillo, di non farmi il sangue amaro per niente. Ché la storia ha i suoi momenti e i suoi colori. Ché per fortuna siamo in mezzo a qualcosa che non ci appartiene e che non controlliamo. Ché anche se ultimamente, non capisco come, c’è dello spazio anche per gente come voi, basta chiudere gli occhi e aspettare che passi. E’ solo questione di tempo.

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Onu complicato

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza di parolecomplicate è arrivata con sei mesi di anticipo. Anche se per ragioni che non c’entrano, ma c’entrano.

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Dove ti porta il Cuore

Saviano non lo sa, ma la sua lista di cose per le quali valga la pena di vivere, infilata alla fine dell’introduzione al volume che raccoglie i monologhi di “Vieni via con me”, è il termometro esattissimo del mutamento genetico occorso alla sinistra italiana negli ultimi vent’anni. […] Al nono posto spicca “fare l’amore” che, per quanto sia un bisogno naturale, scivola ben quattro posizioni dietro la lettura dell’Iliade.

La stessa formulazione “fare l’amore” denuncia come Saviano abbia scansato accuratamente ogni equivoco con la lista di riferimento della sinistra italiana di vent’anni fa, il “Giudizio universale” sull’ultima pagina di Cuore, “la più grande hit parade della storia” in cui Michele Serra chiedeva ai lettori di votare per le cinque cose per cui valesse la pena di vivere. Continue reading Dove ti porta il Cuore

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Quant’è profondo il mare

Ho passato gli ultimi giorni a cercare di capire quale strano meccanismo mentale si sia instaurato tra me e il nord Africa. Che cos’è che mi fa stare attaccato al sito di Al Jazeera, che mi fa pensare di continuo ai volti di quei ragazzi per strada e alle loro mani alzate al cielo.

Una risposta parziale (ma credo vera) è che sono molto emozionato. E’ un’emozione sincera, quasi commossa. Da quando ho memoria sono governato dalle stesse persone, guardo le stesse tv, leggo di rivolte polacche o ungheresi solo sui libri di storia.Da 25 anni non è mai successo nulla di abbastanza vicino da sembrare reale. Come conseguenza (un po’ come con la storia del tipo nato, crocifisso e poi risorto) uno se la mette via. Certo, il popolo. Certo, la rivoluzione. Certo, le idee. Certo, camminare sull’acqua. E come no. E perché io non ho mai visto nulla di simile? Perché queste cose non succedono più? Perché non esistono, uno pensa. E invece.

Il nord Africa mi emoziona, mi coinvolge e mi sconvolge perché è vero. Perché succede, qui e ora. Perché dà una dimensione  all’inessenziale con cui mi ingozzano come un’oca da mattina a sera e su cui io scrivo, penso e dibatto pure. La verità è che il nord Africa, a prescindere dal chi viene dopo, ha un po’ cambiato chi ha avuto cuore di dargli ascolto. Non un cambiamento violento eh, e nemmeno un auspicio che quello che succede là accada anche qui (ci mancherebbe). E’ solo molta ammirazione (e un briciolo di invidia) per gli occhi sognanti di quei ventenni, che la mattina possono prendere in mano i propri giorni senza neanche dover coinvolgere Enrico Letta.

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