Che il mar si muove appena

Libertà: ti ho vista dormire negli ultimi vent’anni. Non fai neanche in tempo a risvegliarti (con Giuliano e tutto il resto) che vieni subito soffocata dall’olezzo di incenso, l’orrenda puzza della sagrestia e dei sensi di colpa. Non parlo, Libertà, della nomina dell’arcielle Scola (non hanno nessun potere su di te, quelli lì): il fuoco che fa più male è quello che arriva dalla parte amica.

La prima cosa che è successa, Libertà, è un mezzo casino per un manifesto politico. Un manifesto in cui una folata d’aria alza una gonna anni ’60, rosa, bellissima, ad una ragazza bellissima pure lei. Slogan: “Il vento è cambiato”. Le femministe, aizzate dal Corriere, dicono che è un manifesto da Berlusconi. Che il corpo delle donne. Che, insomma, vergogna! Che l’utero è loro. Che ci mancherebbe.

La seconda cosa, Libertà, è un incontro tra te e una ragazza pisana. Che, da toscana (ah, benedetta toscana), ha pensato di girare un porno. Questa ragazza, prima di incontrare te, si era iscritta ad un partito, lo stesso del manifesto del vento. Succede così che alcuni del partito, aizzati dalle femministe, a loro volta aizzate dal Corriere, dicono che è una cosa degna di Berlusconi. Che il corpo della donna. Che, insomma, vergogna! Che l’utero (anche quello della pisana) è loro. Che ci mancherebbe.

Libertà, non lo so che succede in questo posto strano, dove chi dovrebbe farti danzare veste i panni scuri di Torquemada e chi dovrebbe star ricurvo sui messali organizza riti orgiastici.

Libertà, diglielo tu a quelli del partito: che se non c’è spazio per le gonne alzate e per l’amore libero, tanto valeva riposare ancora un po’.

Share

Mein Mädchen ist die Autobahn #1

Sono in crisi creativa. Da un sacco di tempo. Per fortuna viaggio molto. Faccio un sacco di cose (per esempio viaggiare) e incontro un sacco di oggetti interessanti. Uno di questi è uno spazzolino da denti. Manico blu, setole rosa e bianche. Mamma, è uno spazzolino parlante! Oltre a parlare, scrive. In tedesco. Io non lo parlo, il tedesco, ma mi piacciono i suoni. Blitzblitzblau (si chiama così, lo spazzolino) si è così offerto di darmi una mano a ritrovare la vena artistica, perduta da almeno tre anni in qualche posto in Cina. Mi aiuterà scrivendo delle storie. Erotiche. In tedesco. Che verranno pubblicate a puntate su parolecomplicate.

“Autobahn” significa “autostrada”, credo.

“Alberto.” Fenicia fuhr ihm durch die blonden Locken. Das Laken war halb von seinem Körper geglitten, und er schlief fest. Nur seine regelmäßigen Atemzüge waren zu hören. Continue reading Mein Mädchen ist die Autobahn #1

Share

We are the mods

Povera patria. Un amico mi ha concesso in comodato d’uso il suo abbonamento all’Economist per iPad, che lui non ha. Proprio ieri che avevo un attimo libero mi sono letto gli ultimi numeri. Su uno compare il presidente del consiglio italiano, seduto su una sedia bianca. Il titolo è “The man who screwed an entire Country”. In Italia l’hanno tradotto “che ha fregato”, mentre se non ricordo male “to screw” significa “fottere”. Cioè “che ha fottuto”. Una bella differenza.

La tesi è stata accolta con giubilo da tutti i giornali nazionali. E’ partita la macchina del fango, il tritacarne mediatico, questa volta rivolto verso an entire Country, noi. Quello che sfugge a chi posta la prima pagina dell’Economist su facebook è che se c’è uno che ha fottuto, ci sono anche gli altri che si sono lasciati fottere: noi. Che gli italiani siano fottuti è un’idea semplicistica, che non tiene conto di un sacco di sfumature e che si basa sulla pretesa superiorità morale degli inglesi. Che noi, incredibilmente, assecondiamo. Gli inglesi, con quella prima pagina, colpiscono Berlusconi per colpire gli italiani. Gli inglesi, con questi loro giornali democratici, pensano di essere gli unici depositari della verità. Pensano di vivere in un sistema perfetto, loro. Pensano di poter insegnare agli altri Paesi del mondo come governarsi.  Pensano di essere il popolo migliore del mondo. Hanno ragione.

Share

All right

Io non so che succede, qui, da un po’. Sono diventati tutti interessati alla politica, tutti attenti, tutti buoni. Uno prende il tram e tutti parlano di principi, di ambiente, di cose davvero molto belle. Noi, che si è sempre stati in minoranza, da un po’ ci sembra di avere una grande famiglia. Davvero tantissimo, proprio. Noi si sta bene, adesso. Tutti votano. E, da un giorno all’altro, votano anche bene. E’ strano. E’ bellissimo. Davvero. Non so che dire.

Non posso più lamentarmi della Moratti, ad esempio, perché c’è Giuliano. Non posso più lamentarmi dello smog, poi, perché secondo me ce n’è già di meno. Non posso più lamentarmi delle politiche ambientali, che con ‘sti referendum ci siamo spostati a sinistra di Lifegate Radio. Non si può neanche più parlar male del governo, che guarda come sta messo: mi sembra di infierire. Addirittura i preti. Addirittura loro, ultimamente, dicono cose di buon senso. O non dicono, che è già una bella cosa. Da Paese vero, laico. Tipo l’Emilia Romagna. Ah, l’Emilia Romagna.

Da un po’ di tempo esco di casa per andare a lavoro e mi sembra di stare a Trento. L’altro giorno stavo passeggiando su Viale Tibaldi e mi spunta tra i piedi una pista ciclabile. Faccio un pezzo di Giambologna e vengo ombreggiato da due file d’alberi nuove di zecca. Arrivo dalle parti di Via Santa Sofia e praticamente non ci sono automobili. Solo tram. Con tramvieri simpatici. Sorridenti. Che portano persone simpatiche. Sorridenti. Democratiche. Gentili. Sensibili. Multietniche. Arrivato dalle parti di Missori, poi, e incontro una vecchia con la faccia cattiva. Diadema d’oro massiccio. Fazzoletto verde. “Che vergogna, ‘sti referendum“, mi dice. Rieccoci qui, penso sollevato. “Che mi tocca scendere di casa con ‘sto caldo”, continua, “Non potevano farli insieme alle elezioni?“.

Io non so cosa succede qui, da un po’. Non lo so davvero, ma vi avviso. Se non si ritorna ad essere tutti un po’ più stronzi, io chiudo il blog.

Share

Referendum complicati

Grazie a tutti per il dibattito politico, sociale, culturale e morale sulla questione acqua di cui al post  qui sotto. Grazie delle mail e delle cene, grazie delle letterine che ci sono arrivate e dei messaggi su facebook.

Quanto alla redazione, qui, abbiamo pensato molto. Decisivo è stato questo post segnalato dal nostro caro Baotzebao. Spiega, in modo molto concreto e liberale  (per dire la qualità argomentativa, parla anche lui di Caltagirone), che la creazione di un vero mercato nel settore della fornitura idrica non ha più possibilità di quelle che ha l’Udinese di vincere la prossima Champions (cosa non possibile né auspicabile).

Sì a tutti e 4, insomma (e a tutti e 9, se uno vive a Milano. Anche se l’effetto serra non esiste, l’ha inventato Lifegate Radio).

Share

Dell’acqua e della mia diffidenza

Giuliano, l’altra sera in quella Piazza Duomo da mille e una notte mi hai chiesto di andare a votare per il referendum. Io pensavo di non andarci, ma se me lo chiedi tu ci vado. Mi hai chiesto anche di votare quattro sì. Io pensavo di non andarci, ma anche se me lo chiedi tu ci penso un attimo.

I quattro quesiti del referendum, Giuliano, riguardano cose molto diverse. Quello per abolire il legittimo impedimento merita un sì netto: le leggi si fanno per tutti, non per qualcuno. Lì ti seguo a ruota. Ti seguo anche su quello contro il nucleare: se fosse opportuno farlo, bisognava farlo 30 anni fa, non ora che possiamo sperare in qualcosa di meglio.

Quanto alle domande sull’acqua, Giuliano, non so. A me che sono un relativista la propaganda per slogan puzza un po’. L’acqua deve rimanere pubblica, mi dicono. Ma non è che adesso l’acqua non si paga. L’acqua non deve avere prezzi di mercato, mi dicono. Ma non è che adesso il prezzo lo fa la Caritas, mi sembra dalla bolletta. Io credo, Giuliano, che quanto viene gestito dal pubblico in Italia sia tutto lasciato un po’ a sé stesso. Tubature che perdono, cloro che neanche alla piscina comunale, anguille che mi escono dal lavandino della cucina. Credo che invece legare la manutenzione degli impianti idrici ad interessi economici privati possa migliorare la situazione. Se la tubatura perde, chi mi dà l’acqua perde denaro. E quindi ha interesse a ripararla. Se l’acqua che mi arriva non è buona, me la faccio dare da un altro.

L’unico problema, Giuliano, è che in Italia non conosciamo il significato del termine “privatizzazione”. Ho paura che i “privati” che mi porteranno l’acqua saranno mezzi pubblici. Ho paura di un processo di selezione politica. Ho paura che avremo, come sempre, gli svantaggi della gestione statale uniti alle angherie delle regole di mercato.

In America, Giuliano, è diverso. Lì sì che l’acqua se la curano davvero, i privati. Lì sì che mettono il fuel of interest on the fire of shareholders. Pensa a quanto mi avvilisco, Giuliano, se qui il fuel of interest lo mettiamo on the fire of Caltagirone.

Share