Della grave assenza di disapprovazione natalizia

Nessuno ha notato che quest’anno è mancato un elemento nei natali scorsi sempre presente: il Lamento del Prete. Ogni anno, al sopraggiungere del natale, un prete sale sul pulpito di varietà come il TG1 o il TG3 e, pieno di finto livore e cattive intenzioni, tuona contro il consumismo. Perché natale è la nascita del Cristo, non un’occasione per comprare l’ultimo sgabello di Philip Stark. Perché bisogna concentrarsi sull’amore di dio, a natale, non sul colore degli ultimi pigmenti Mac.

Quest’anno, invece, niente Lamento del Prete. La Chiesa tace sugli orrori della libertà economica. Questo mi destabilizza. Che sia la crisi? Che i preti temano gli strali dei loro colleghi commercianti, già messi mica tanto bene? Che sia l’Ici? Che i ghost writer dei preti siano tutti occupati a giustificare l’evasione totale degli ultimi 60 anni? Che sia il governo Monti? Con quei loden che avvolgono, giustificano e salvano tutto e tutti?

Lo shopping è un atto sessuale: è svuotato di colore, se reso libero da ogni disapprovazione.  I commercianti di Montenapoleone sono in subbuglio: gli esprimo viva solidarietà. Il mio panettone di Ranieri mi sembra un Bauli, senza senso di colpa. Privato del pensiero dell’Africa, uno regala libri di Benedetta Parodi e poi finisce a letto con un proprio parente.

Caro Babbo Natale, tu sei la nostra unica speranza. Riprepara la slitta, avvisa le renne. Rimettiti quel vestito da Gabibbo in crack e rifatti un altro giro quaggiù. Portaci un Carlo Maria Martini, furente e avvilente come ai vecchi tempi. Babbo Natale, in tempo di crisi bisogna fare sacrifici ed essere altruisti: anche se il tuo turno è andato, noi magari per la Befana ce la si fa, a sentirsi almeno un po’ stronzi.

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Non hanno tutte ragione

L’opera artistica migliore degli ultimi 30 anni è Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino. In un governo di veri tecnici Sorrentino sarebbe Ministro della Cultura e dell’Istruzione. Della Cultura, perché è da Sorrentino che bisognerebbe partire, oggi, per sperare nella nascita di un altro Tiepolo fra un paio di secoli. Dell’Istruzione, perché ogni parola di Hanno tutti ragione è essenziale, corretta, semplice e reale. Quello a cui dovrebbe aspirare la scuola, cioè il contrario del nostro tempo.

L’unico problema di Hanno tutti ragione è che non piace alle donne. E’ un libro maschile, per due ragioni.

La prima è la solitudine. Tony Pagoda, il protagonista del libro, è solo. Solo come un uomo. Raggiunge abissi di solitudine tragica, struggente, quasi estatica. Anche le donne possono essere sole, ma non così. Alle donne per smettere di essere sole basta alzare il telefono. L’uomo è solo sempre. Soprattutto quando alza il telefono.

L’altro motivo è che Hanno tutti ragione dice la verità. Non c’è verità senza morte. E tutto, in Tony Pagoda, è morte. Ogni suo respiro, ogni piatto di sua moglie, ogni sua canzone e ogni sua speranza  sono pura morte. E quindi pura verità. La donna è creatrice, è vita. L’uomo uccide, l’uomo muore. Con queste cose ha più confidenza.

Sorrentino non piace alle donne perché è solo e perché è vero. Una ragazza un po’ più giovane di me, per esempio, ne è rimasta delusa perché il libro “parte bene ma ha un finale un po’ debole“. Il mondo è vario. La stessa perfezione artistica che sconvolge l’uomo porta la femmina a desiderare una puntata di C.S.I. Miami.

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Dell’esame di avvocato e di altre forme di waterboarding

Assieme allo smog di Milano e alla mia solitudine, il problema più grave del Paese sono i vecchi. Non i vecchi vecchi tipo i nonni, intendo i mezzivecchi, tipo 70 anni. Quelli che sono al potere. Tanti la chiamano questione generazionale e propongono soluzioni accomodanti. Io lo chiamo disagio.

I vecchi sono un danno. Nel mio lavoro, i vecchi hanno inventato una cosa che si chiama “esame di avvocato”. Consiste nel deportare decine di migliaia di giovani all’anno in capannoni troppo freddi o troppo caldi, inondarli con senso d’impotenza e fargli scrivere tre documenti in condizioni che nella vita reale non esistono (senza il computer e senza internet, per esempio; o con donne incinta che piangono e recitano rosari; o con degli sbirri che non ti lasciano andare a pisciare).

Poi i vecchi rideportano i giovani da dove sono venuti e, sorseggiando Vermut, decidono se i documenti scritti dai giovani vanno bene o no. Dopo 7, 8, 9 mesi i vecchi comunicano ai giovani il loro giudizio spesso influenzato dal Vermut e decidono se i giovani devono ripetere la deportazione o se possono cominciare a diventare vecchi. Si inizia a diventare vecchi perdendo un’estate a studiare materie come diritto ecclesiastico e sostenendo un esame orale svolto in condizioni che nella vita reale non esistono: tutto si svolge in un’aula di tribunale e la sentenza arriva subito.

La totale assenza di bellezza, prima che di giustizia, di questo processo causa nei giovani una grave depressione, li peggiora. Dopo la deportazione e il superamento dell’orale, molti nonpiùgiovani  iniziano a sostenerne l’opportunità.

Soffocati nelle loro regimental, i nonpiùgiovani iniziano a sostenere che la deportazione sia giusta perché (i) siamo già in troppi, non c’è lavoro;  (ii) la difesa è un valore costituzionale, gli avvocati non sono commercianti.

Nonpiùgiovani che avete superato l’esame: (i) siamo già così tanti che rimarremo troppi per i prossimi 80 anni anche se da domani non diventasse avvocato più nessuno; (ii) la difesa è un valore costituzionale e noi siamo in un mercato, che è un valore costituzionale (e poi basta con ‘sta costituzione, davvero).

Nonpiùgiovani, almeno voi, ricordate i tempi della bellezza. Ricordate i tempi in cui tutto era semplicità e emozione. Aboliamo l’ordine degli avvocati. Aboliamo tutte le corporazioni. Aboliamo l’esame di avvocato, di giornalista, di architetto, di igienista dentale. Aboliamo le regimental, e facciamo decidere al mercato (soolo al mercaato) chi può fare questo lavoro e chi no.

Se non ci sono abbastanza divorzi, cambieremo lavoro. Avremo meno avvocati e più tempo per fare l’amore. Questo causerà più divorzi e rendera il mondo un posto migliore. Equilibrio karmico, dolcezza liquida. Riprendiamoci le estati e i dicembri. Se non ora, quando?

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Passione. E la forza della lucidità.

La sovranità non esiste. E’ una di quelle balle che raccontano gli internazionalisti e i positivisti agli studenti di giurisprudenza dei primi anni. La vita degli Stati è fatta di interdipendenze. Anche quella delle persone.

Io vorrei essere dominato in modo interdipendente dall’Inghilterra. Questo mi permetterebbe di avere amici che studiano alla Bicocca e non a Cambridge. Potrei andarli a trovare in metro e non con dei costosi e scomodi carri bestiame Ryanair. Permetterebbe anche di ascoltare musica italiana tipo i Beatles e i Kings of Convenience: qualsiasi premier inglese vieterebbe Ligabue e i Linea 77, contrari alla dignità della Corona. Infine, potrei vedere in prima serata serie italiane tipo i Misfits.

Le serie tv sono la moderna letteratura. I Misfits sembra scritta da Bukowski, con punte di Murakami e Stuart Mill. Racconta di quattro sottoproletari inglesi dotati di poteri da supereroe e condannati ai servizi sociali. Veri protagonisti sono due di questi. Uno senza soldi e con dei riccioli simili ai miei quando non avevo iniziato a lavorare. Un’altra è un’enorme, orrenda tamarra londinese che dice le parolacce e adora fare l’amore con gli animali. Sono alla terza serie e non è ancora stata pronunciata la parola “amore”.

Nell’Italia sovrana il ricciolino sarebbe costante bersaglio delle prediche del defunto Alberoni e la tamarra non andrebbe oltre una comparsata come donna delle pulizie. Nell’Italia interdipendente avrei degli amici a portata di tram. Ci incontreremmo, la sera, a bere scotch e a discutere dello spessore politico di Nathan e Kelly, veri baluardi del liberalismo occidentale.

Liberaci, o Regina, dagli internazionalisti e dai professori di diritto civile, da Cinecittà e da Rai Cinema. Rivelaci la dolcezza della dominazione straniera e l’orrore del nesso tra territorio e un governo che non sia il Tuo. Mostraci, con la tua infinita eleganza, la differenza tra mod e moda. E a chi non Ti segue, che Beppe Fiorello lo colga.

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