Sull’erba

Per oltre dieci anni, la notte, ho sognato Berlusconi. Non sempre, ma spesso. Sognavo situazioni bucoliche. Un pic-nic lungo un fiume, una colazione con i miei zii. E lui. Lui, dismessi i vestiti ufficiali, seduto sull’erba, conversava amabilmente con tutti e che alla fine mi si rivolgeva con un sorriso tranquillo. Mi appoggiava una mano sulla spalla e mi parlava di calcio. Quel sorriso tranquillo mi faceva sentire sicuro e meno solo. Senza che me lo chiedesse, alla fine dei nostri discorsi gli giuravo fedeltà politica eterna. Stavo bene e il risveglio aveva il sapore acre di una fucilata.

Non ho mai sognato una persona che ho votato, ma l’altra sera ho sognato Mario Monti. Eravamo in piedi, in posizione scomoda. Lui vestito di grigio, io con dei boxer a quadri presi da Tezenis e una maglietta a maniche corte. Mario parlava con altre persone molto meno importanti di me ma meglio disposte nell’aspetto. Poi l’ho guardato, Mario. Anche lui ha guardato verso di me, anche lui mi ha sorriso, anche lui parlava, ma non mi ha visto. Parlava a un altro. Guardava oltre. Ero trasparente tipo una sedia di Kartell, tipo me.

Berlusconi con ogni probabilità è l’anticristo. Il suo ritorno coinciderà con la disgregazione degli stati così come li conosciamo e con un periodo di miseria, terrore e morte che continuerà anche dopo di lui. Emigreremo a milioni verso la Libia. Vivremo grazie a cibo in scatola paracadutato da aerei della croce rossa danese. Tutto questo mi preoccupa fino a un certo punto. Per quanto mi riguarda, il vero problema è che io sono una cattiva persona. E quella solitudine che solo lui sapeva spazzare via, sono convinto, me la merito tutta.

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