Ballata dell’amore incerto

Tre giorni e mezzo fa, attorno alle 23 e dieci, ho lasciato la mia ragazza. Non ci vedevamo da quattro anni, però era tutto bellissimo lo stesso. Appena ritrovati, verso le 21, abbiamo mangiato una crepe a base di salame di cioccolata, poi le ho chiesto di sposarmi. Lei ha tentennato un po’ e io una volta ero molto più comprensivo.

Appena ci rivedremo, tra qualche anno e due mesi, le farò la stessa domanda. Stando a quanto dice Alberoni sulla sua rubrica di ieri, dovrebbe andarmi benissimo. Io sto già male adesso.

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Piccolo uomo che leggi il Corriere

Per la seconda volta in due giorni (la prima era nel video della prima riunione con i giornalisti) Ferruccio De Bortoli apre le danze della sua seconda direzione del Corriere. E per la seconda volta in due giorni dice delle cose banali, oppure incomprensibili (e lo dico io che,  si sa, lo amo).

Dice innanzitutto che loro sono “moderati, sottolineo moderati”, orgogliosi della loro tradizione. Cosa vuol dire? Che non stanno né da una parte né dall’altra? O che ci stanno, ma, però? E a me che me ne importa? Potrebbero anche starci, da una parte o dall’altra e riuscire a raccontarmi le notizie lo stesso: per scrivere da schierati, per pulire le grucce al padrone bisogna impegnarsi, non basta pensarla in un modo.

La seconda cosa che trovo profondamente sbagliata è che un “giornale moderno”, come dice lui, non debba solo raccontare le cose (“sennò saremmo già finiti”, ha detto alla riunione), ma rappresentare i suoi lettori. Rappresentare. La rappresentazione è un fenomeno complesso, che si può riassumere nella riproduzione in sé di un oggetto esterno. Il corriere riproduce in sé i suoi lettori, oltre a raccontargli le notizie. Il Corriere parla di loro, di noi, come piace a loro, a noi. Certo, è una cosa che si fa, ma pensavo non si dicesse. O, almeno, pensavo non sarebbe toccato a De Bortoli dirla. Pensavo ad Alberoni, ecco.

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La crisi, se c’è, è colpa dei sociologi

E’ successo a capodanno che il nostro Presidente della Repubblica ha fatto un discorso che, più che da ex comunista, si sarebbe addetto ad un doroteo vecchissima scuola. Memore forse della sua elezione non condivisa ha cercato, come osservato da Gilioli, di accontentare un po’ tutti non dicendo nulla. Perchè se l’unica cosa sulla quale la telecamera stringeva il campo era che l’idea per cui la crisi, in fondo, è una figata pazzesca, beh: non si è detto nulla.

Io il lunedì non compro il Corriere. Non lo compro perchè in prima pagina, sul fondo, c’è la rubrica “Pubblico&Privato” di Francesco Alberoni, uno che nella vita ha scritto libri come “Innamoramento e amore“, “L’amicizia“, “Erotismo“. Da un annetto, Il Corriere arriva a casa dei miei per abbonamento, quindi il lunedì Alberoni me lo becco comunque.

Il titolo della rubrica di oggi è “Contro la recessione sfruttiamo le nostre abitudini“.

“Tramutiamo in affare ciò che ci piace”, dice Alberoni. Gli italiani sanno mangiare: contro la crisi, cuciniamo! Gli italiani adorano stare a casa: contro la crisi, esportiamo pavimenti in cotto! Gli italiani sono vanitosi: contro la crisi, più mutande D&G!

Ora: io del Presidente della Repubblica rispetto il ruolo istituzionale, l’età ed il difficile background politico da cui viene fuori. Contro Alberoni, invece, vorrei mandarlo a sfruttare le mie abitudini.

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