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Dice: ma che succede a parolecomplicate? Dico: non so, non ho più niente da raccontare. Dice: vabbe’, non è che prima fosse ‘sta gran miniera di notizie. Dico: eh, so. Dice: mi manchi. Dico: c’è twitter!

No, ma davvero: l’avete visto twitter? Immediatezza, follower, discussioni, ashtag, followFridays. Pensieri lucidi, cristallini, situazioni. Retweet, Gerry Scotty, Saturnino, Fiorello (nel senso di Rosario), Jovanotti. Altrocché blog. I blog non esistono più. Sono morti, morti. Come le musicassette e le vhs. Come Withney Huston. Pensavo: “Parolecomplicate” occupa da sola 16 caratteri (ne rimangono 124). Troppo. Troppo lunga. Ci hanno preso per cortezza, ho pensato. Ci si estingue per amore di dettaglio. Si sparisce per amore.

L’amore. Pensavo di chiuderlo, parolecomplicate. Poi, come nelle migliori storie italiane, mi ha salvato proprio lui, il santo dell’amore, della bellezza e delle storie che durano per sempre. San Remo, patrono dell’assenza di gioventù e della lentezza, mi ha illuminato della sua noia salvifica, mi ha fatto rinsavire.

Cancellare parolecomplicate? Piuttosto le olimpiadi a Roma. Nei prossimi giorni, le pagelle.

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Che il mar si muove appena

Libertà: ti ho vista dormire negli ultimi vent’anni. Non fai neanche in tempo a risvegliarti (con Giuliano e tutto il resto) che vieni subito soffocata dall’olezzo di incenso, l’orrenda puzza della sagrestia e dei sensi di colpa. Non parlo, Libertà, della nomina dell’arcielle Scola (non hanno nessun potere su di te, quelli lì): il fuoco che fa più male è quello che arriva dalla parte amica.

La prima cosa che è successa, Libertà, è un mezzo casino per un manifesto politico. Un manifesto in cui una folata d’aria alza una gonna anni ’60, rosa, bellissima, ad una ragazza bellissima pure lei. Slogan: “Il vento è cambiato”. Le femministe, aizzate dal Corriere, dicono che è un manifesto da Berlusconi. Che il corpo delle donne. Che, insomma, vergogna! Che l’utero è loro. Che ci mancherebbe.

La seconda cosa, Libertà, è un incontro tra te e una ragazza pisana. Che, da toscana (ah, benedetta toscana), ha pensato di girare un porno. Questa ragazza, prima di incontrare te, si era iscritta ad un partito, lo stesso del manifesto del vento. Succede così che alcuni del partito, aizzati dalle femministe, a loro volta aizzate dal Corriere, dicono che è una cosa degna di Berlusconi. Che il corpo della donna. Che, insomma, vergogna! Che l’utero (anche quello della pisana) è loro. Che ci mancherebbe.

Libertà, non lo so che succede in questo posto strano, dove chi dovrebbe farti danzare veste i panni scuri di Torquemada e chi dovrebbe star ricurvo sui messali organizza riti orgiastici.

Libertà, diglielo tu a quelli del partito: che se non c’è spazio per le gonne alzate e per l’amore libero, tanto valeva riposare ancora un po’.

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Quel che finisce

E’ molto dolce che la morte metta a posto un po’ tutto. Con quel suo profilo democratico, pacificatore, un po’ bicamerale. Bella la morte, che ci fa vedere le cose buone di tutti o quasi. Appena muoio voglio che mi si ricordi come quello che non si incazzava quando gli rubavano il telefono, come quello che ha sempre trattato bene i propri nonni. Se nella mia vita ucciderò qualcuno, voglio che lo si ricordi come un gesto d’amore. Perché l’amore e l’amorte si sa, dai. Un po’ come il potere e i segreti. Oppure la spiritualità e la comunicazione. Appena muoio voglio che mi si ricordi come un grande comunicatore, a prescindere da quello che ho già fatto e che farò, anche a prescindere da quello che dico. Perché saper comunicare è la più importante tra le virtù. Siamo un popolo di grandi comunicatori noi, abbiamo una naturale propensione al senso scenico. Che poi questo nasca male e porti a peggio, bon, che c’entra? Noi intanto comunichiamo. Attentamente, clamorosamente, un po’ a caso. Non è mica poco: a prescindere dalle cose prima, saper comunicare val bene dell’affetto sconsiderato dopo. Anche ai nazisti, per dire, piacevano i fiori.

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Della mia solitudine di fronte alle vetrine natalizie

Il Natale causa sui miei sentimenti effetti contrastanti. La prima volta che mi sono innamorato è stato circa quattro anni fa, a Natale. Lei era entrata in camera mia per provare un cappotto di montone perché era Natale e faceva freddo. Io me ne innamorai soprattutto perché quando si vanno a fare le spese, a Natale, guardare le vetrine da soli è tremendo. Desolante. Mai provato? Io no. Lo scorso Natale è stato decisivo per la scrittura di questo post, perché lei ha iniziato a dire che gli adesivi natalizi a forma di riccio che mia madre mi aveva dato da appendere sulle finestre erano infantili. Io, legato in modo spasmodico a mia madre e ai ricci, prima ne ho appesi altri 3, poi l’ho lasciata. Immediatamente dopo, guardando una vetrina, ho promesso a me stesso che non farò mai più il presepe. Il fatto che Ikea non li venda affatto mi facilita la vita. Ikea vende alberi di Natale però, ma quando ci passo vicino giro la testa dall’altra parte: guardo la mensola denominata “tappeti svedesi monouso e polpette”. Che a me piacciono molto, tralaltro. Entrambi.

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Perché nessuno di noi fa nient’altro da sempre

Non è affatto vero che non scrivo mai d’Amore. Non è affatto vero che non scrivo mai d’Amore. Non è affatto vero che non scrivo mai d’Amore. Ogni volta che parlo dei tori, scrivo d’Amore. Ogni volta che elogio la morte, parlo d’Amore. Nulla è più Amore delle riflessioni sulle cravatte anni ’70. E poi, con Alberoni, come la mettiamo? Lui si è fatto i soldi, spiegando l’inspiegabile, cercando di dare regole a quanto di più anarchico esista: sparlare di Alberoni significa celebrare l’Amore. Il nobel è pace, quindi Amore. E quella cosa sul viaggio, poi, sul viaggio e l’Amore. Sono stato candidato ad un premio, per quel pezzo: è andata male. Riguardo a Lost, non c’è niente da capire: ho guardato l’ultima puntata della quinta serie in treno. Ho pianto da Padova a Trieste. Ho pianto per Amore, cambio a Mestre incluso. E la battaglia culturale per la rimozione dei preti da ogni incontro tra affetti, poi: già dimenticata? Non è una battaglia per l’Amore? Io amo Rosy Bindi. Fisicamente, intendo. E tutti i libri che non ho mai finito. Senza considerare, poi, che non faccio che cantare la bella che è addormentata, che ha un nome che fa paura, libertà, libertà, libertà. E se non è Amore quello.

Se poi siamo abituati a considerare come amore solo quello che presuppone o precede una penetrazione, insomma: non sono problemi miei. Quella è pornografia. Argomento peraltro non trascurato, da queste parti. E se invece, peggio, i fabbricanti di cioccolatini sono riusciti a farci credere che è amore solo quello che ti fa sentire innamorato, che dura per sempre, che regali dei fiori, bè, ho una brutta notizia: l’amore non esiste.  E di quello non si parla molto qui, è vero. Perché, pur non esistendo, mi confonde un po’.

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Ho provato la suina. Non è poi così male.

Io sono stato in Grecia. Al ritorno, dopo una cena in cui ho raccontato che ero stato in Grecia, ho visto la ragazza più bella dell’universo. Poi ho preso l’influenza suina. L’influenza suina consiste in ciò: ti viene la tosse e un po’ di febbre. L’influenza suina si cura così: tachipirina e latte e miele preparato dalla mamma. Tempo di guarigione: 3 giorni.

Io non ho mai letto un articolo che riguarda l’influenza suina perché mi sarei annoiato molto e non ho alcuna fiducia nei giornalisti e nei medici. I giornalisti, però, sparando in prima pagina medici con le mascherine, morti ammazzati dall’influenza suina e suini causa dell’influenza suina, mi hanno fatto molto preoccupare lo stesso. Quando ho preso l’influenza suina ero molto innamorato, e per amore ho preferito chiamare il numero verde contro l’influenza suina (è il 1500, milleecinquecento). Mi ha risposto un medico delle parti di San Benedetto ovest, che si è detto un po’ infastidito. Ha anche detto che avevo la suina, e che dovevo prendere tachipirina e latte e miele preparato dalla mamma. Tempo di guarigione: 4 giorni. Pessimista.

Io non so se dietro il delirio mediatico sulla suina ci siano  le  multinazionali, la CIA, oppure l’A-Team. So che non è affatto giusto che per sapere la verità ci tocchi sempre leggere Il Foglio oppure qualche blog male informato.

Non è molto educato, da parte dei giornalisti, mettere paura alle persone innamorate.

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Ballata dell’amore incerto

Tre giorni e mezzo fa, attorno alle 23 e dieci, ho lasciato la mia ragazza. Non ci vedevamo da quattro anni, però era tutto bellissimo lo stesso. Appena ritrovati, verso le 21, abbiamo mangiato una crepe a base di salame di cioccolata, poi le ho chiesto di sposarmi. Lei ha tentennato un po’ e io una volta ero molto più comprensivo.

Appena ci rivedremo, tra qualche anno e due mesi, le farò la stessa domanda. Stando a quanto dice Alberoni sulla sua rubrica di ieri, dovrebbe andarmi benissimo. Io sto già male adesso.

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Chi non ama San Valentino uccide l’amore liberato, e un po’ anche me

Sembra che oggi se non sei cinico non sei fico. Ebbene, io me ne sbatto di essere fico. S.Val. è una festa dolcissima. Non importante, non emozionante, dolcissima.
Cosa c’è di più dolce? Il Natale, forse, in cui si festeggia il giorno in cui è stato deciso che qualcuno, forse, può essere nato, 2000 anni fa, ma non è sicuro, nè i due mila nè che sia nato? La Pasqua, in cui, dopo un fatto di nera, un morto si rianima e gira per il mondo ancora con le ferite fresche del delitto, e per festeggiare tutto ciò un coniglio, notoriamente oviparo, deposita sulla tavola della prima colazione delle uova di cioccolato con dentro le cose più inutili del mondo? La pentecoste, anniversario di un incendio di gruppo spontaneo ed autoindotto? Lasciamo perdere.
S.Val. è dolcissimo. Si festeggia l’amore, capite? L’amore! E non venite a dirmi che è una cosa inventata dai baci Perugina o dai fiorai, voi, maledetti atei emozionali, ignobili detrattori del bello. Io all’amore credo, credo alle cose che mi fanno felice. E a S.Val. succede sempre qualcosa che mi fa felice. Per esempio questa mattina, appena acceso il telefono, è comparso, inaspettato, un messaggio dolcissimo. Era lei, diceva: “

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Anch’io voglio scrivere d’amore sui bus pubblici

Qualcuno che abbia un po’ più di tempo di me, che in questo periodo sono praticamente soffocato dai momenti liberi, mi aiuti a fare una ricerca. Vorrei sapere se sono più le citazioni che riguardano il viaggio o l’amore. Ci si provi, perdio. Si mangino 50 baci perugina al giorno, si leggano poesie, si consultino diari segreti.
La risposta io la so. Sono uguali. Non so quante, ma uguali, non una in più o in meno, per l’uno o per l’altro.
E’ solo un indizio. Anzi no, è un indice – un indice che mette a nudo una verità che nessuno ha il coraggio di urlare. Che viaggio e amore sono la stessa cosa.
Sembrerebbero consequenziali, ma no, affatto. Ho sempre avuto l’impressione di andare e restare e ritornare per rincorrere o sfuggire da un amore. Sempre. Ma non è così, non c’è un prima o un dopo.
L’amore di Oriana per Alekos si risvegliava ogni volta che lei volava sul mare, New York – Atene, Giordania – Firenze, Roma – Atene. Ecco perchè anche i vitelloni per cui viaggio e vacanza coincidono si innamorano solo d’estate: perchè fanno vacanza, cioè viaggio. Ecco perchè eros e tanatos, due viaggi e, in tutti i sensi, due amori. Ecco perchè certe storie a distanza resistono nonostante tutto ci giochi contro – perchè ci si viene incontro, ed ogni tocco di pelle ha come condizione imprescindibile uno sforzo che si sovrappone in tempo e significato all’incontro, che tace l’inessenziale, un viaggio (o un amore). E’ per lo stesso motivo, naturalmente, che certe storie a distanza finiscono. Si spiega anche il motivo per cui in erasmus, se ci si va, ci si innamora. Perchè è la stessa cosa, erasmus e viaggio sono la stessa cosa, come viaggio e amore, come amore e erasmus.
Al di là di questo, che avrebbe potuto essere scritto anche da Alberoni, c’è un problema. Che l’amore non esiste. Come il viaggio. O meglio, esiste come il viaggio. Nella sua forma effimera e leggera, scivolosa, nei suoi silenzi e nei suoi addii. Non esiste nel senso dei cioccolatini, diciamo. Ci si può innamorare, e d’accordo; come si può viaggiare, e d’accordo anche lì. Entrambi non si definiscono nella loro declinazione sostantivata, entrambi non si toccano ma si avvertono in modo soggettivo, entrambi bastano a se stessi. C’è una differenza, a pensarci, ed è di percezione. Mentre l’amore si presume presuntuosamente eterno, si sa che il vaggio prima o poi finisce. Anche se, chiedete ai vostri nonni, finiscono entrambi, quasi sempre.
La cattiva notizia, allora, è che l’amore e il viaggio forse sono la stessa cosa.
La buona è il forse.

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