Perché Noemi deve vincere il Festival

Rimando a Luzzato Fegiz e agli altri per le questioni artistiche: io odio l’arte. Riassumerei, comunque: ha la canzone più bella, è un talento straordinario. Detto ciò, c’è dell’altro. Noemi deve vincere il festival per una questione di equilibrio, come risarcimento danni per la storia dell’altra Noemi. Per il fatto che quando ne parlo alle cene, chi considera Repubblica un giornale non pornografico mi chiede: “ma chi, quella di berlusconi?”. Noemi deve vincere il festival per quel dread che spunta dall’acconciatura sanremese. Quel dread che brilla capriccioso, quando le sfiora la spalla destra. Noemi deve vincere perché fa venire i brividi, quando gratta come Loredana Berté, senza quella fastidiosa prosopopea da disperazione esistenziale. Noemi deve vincere il festival perché è il contrario di quello che ci si aspetta dalla concorrente di un reality: parte dal punto più semplice, lo si vede da come si muove. Da come non guarda mai fisso in camera, cosa affatto naturale che insegnano alle scuole per tronisti e politici (sono le stesse). Naturale è guardare gli occhi chi ti parla, o quello a cui stai parlando. Come fa lei, appunto. Noemi è la Pirlo della canzone italiana. Emozionante, lineare, talentuosa, trasparente, meravigliosamente borghese. Benestante, senza vergogna. Pura e imperfetta nel suo amore per le cose. Noemi deve vincere il festival perché ti fa sentire meno solo, con quel passo impacciato tra i brillantini caduti sul palco. Con quegli occhi che si muovono un po’ a caso a schivare le luci troppo forti dei riflettori. Noemi deve vincere perché è vera. E perché, come spesso capita alle persone vere, dice cose buone e giuste.

D’Alema, ti prego: vattene

Ha molti aspetti positivi essere costretti a casa per prepararsi a pagare con il sangue il dazio corporativo che qui chiamano esame (“esame”!) di Stato (Stato, quello sì). Tra questi, escludendo le influenze intestinali e l’astio generazionale, quello che amo di più è sicuramente l’ora e mezza di televisione che passo la sera. Tra quelle ore e mezza, l’ora e mezza di ieri mi ha fatto sentire felice. C’era un programma su La7, la migliore delle emittenti nazionali escludendo Murdoch. Si chiama Exit e ieri parlava di politica dell’immigrazione. Da una parte c’era una signora ingioiellata, sembra sottosegretario a qualcosa, e Castelli. Si agitavano sbandierando paure e consensi. Dall’altra parte c’era un’altra signora, magra magra, in un elegante vestito verde pistacchio (e basterebbe), assieme ad uno che mio padre non aveva mai visto. Hanno detto parole chiare, frutto di idee semplici, lineari, giuste. “In Italia un crimine è un crimine a prescindere dal passaporto di chi lo commette”. “La Lega deve assumersi la responsabilità di vent’anni di istigazione al razzismo”. “La destra parla di differenze culturali senza sapere una lingua diversa dall’italiano, peraltro con forte inflessione lombarda”. Il conoscere contro la clava. Lo stato di diritto contro la banalità del male. La magia del domani contro l’ombelico incrostato del popolino. Per la prima volta in dieci anni mi sono sentito rappresentato.

Discepoli di Emma

I Emma PD 2. Nel senso di “due”, oppure “too”.

Insomma: parolecomplicate, per quanto vale, sta con Camillo. E Camillo, per quanto vale, suggerisce: immaginate Berlusconi contro Franceschini; immaginate Berlusconi contro Bersani; immaginate Berlusconi contro Veltroni. Bene. Ora: smettete di pensare a Rutelli, e pensate alla Bonino.

Olè-Olè-Olè-Emma-Bonino-Olè.

Che bello, sarebbe: “Laici, socialisti, liberali, dem… democrrr, uhfff, demcrrrtt….”

(dateci ancora un po’ di tempo, però.)

update: adesioni entusiaste, siamo già in tre; io continuo ad avere qualche difficoltà di pronuncia, ma passerà.

Appunti preelettorali

Nessun endorsement, ci mancherebbe. Ma vorrei ricordare ricordare cinque cose, oggi.

1) La lista Bonino, unico soggetto liberale e libertario italiano, si presenta da solo a queste elezioni. Lo so che tanti non lo sanno, e so anche che non è un caso. A titolo informativo e riparatorio dell’esclusione dalle tv di regime per 4/5 della campagna elettorale, questo è il simbolo:

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2) Il partito Radicale, quelli grazie ai quali abbiamo il divorzio, l’aborto;  quelli di Emma Bonino e degli Stati Uniti d’Europa; quelli che candidavano gay, donne e giovani quando non era ancora di moda; quelli che non hanno paura di usare l’aggettivo “clericale”; quelli di Radio Radicale;  il partito Radicale, dicevo, è stato l’unico in tutto l’arco parlamentare a dire qualcosa di condivisibile durante il momento più drammatico che ha passato la nostra democrazia negli ultimi 20 anni: il caso Englaro.

3) Durante il caso Englaro, la massima espressione di dissenso del Partito Democratico è stata questa lettera di W. Una missiva ridicola, che grida vendetta al cospetto di qualsiasi persona di buonsenso. Un pezzo in cui non compaiono mai le parole “scelta” e “libertà”.

4) Il ricorrente ricatto morale del voto utile, presente in tutte le mail di propaganda dei democratici, questa volta è particolarmente ridicolo. Dicono, i democratici “lo sappiamo, come te, che il nostro partito fa cacare; epperò se non ci voti e B prende il 40%, per l’Italia non ci sarà più speranza!“. B prenderà comunque il 40%; che il PD prenda il 27 o il 24 è irrilevante: in Italia non c’è più speranza da anni. E la colpa è loro.(anzi: magari con un bel 18% qualche esame di coscienza se lo fanno pure).

5) Se proprio non vi va di votare Mill, almeno votate Raffo Ferraro. Che dio me lo perdoni.

Italia dei errori

Mentre continua in tutto il Paese la mobilitazione che sa di sommossa per dare la giusta forza all’unico partito italiano degno di andare in Europa, quello di Emma Mill Bonino, ancora una volta ci tocca star qui, la domenica pomeriggio, a correggere don Franceschini: votare Di Pietro non è affatto inutile. E’ dannoso.

Annozero (:titoli)

Da circa 3 o 4 anni non ho una televisione in camera. Da circa 5 non ho un soggiorno. Da 6 o 7 non mangio un pasto in cucina. Questo mi porta a non seguire Annozero.

Essendo invece i giornali in internet, ed essendo consultabili più velocemente di una puntata in streaming di Annozero, quelli li leggiucchio.

Mi sembra interessante sapere come la pensino sull’ultima puntata di Annozero Fini, Berlusconi, la mia Emma, il non mio Gasparri e Franceschini. Mi sembra preoccupante che nessuno abbia spiegato quale sia il problema.

Si scrive Bonino, si legge Mill

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Nessun cambiamento di programma per le eruopee di parolecomplicate: solo una piccola correzione formale. (grazie a Piotr)