Lippi vada ad allenare la Calabria

Poi non dite che non vi avevamo avvisato. Lippi è il male assoluto del calcio italiano. Forse addirittura mondiale (ma non è che possiamo preoccuparci anche per gli altri, adesso). Lippi è il peggiore di sempre. E’ il peggiore per sempre.

Lippi è una sintesi quasi chimica dei problemi che hanno portato questo paese alle soglie della società clanica, e forse anche un po’ più in là. E’ più che un colonnello greco, è un simbolo. E’ un gerontocrate, con quei capelli grigi e l’espressione da “fatti da parte, ragazzino, che c’ho da lavorare“, con quel sorriso da quarantenne che la domenica va a messa. E’ un nepotista: ha lasciato fuori Cassano solo perché ha ammollato due pizze al figlio. E’ un pessimo educatore: il figlio è quello che calciopoli, quello che Moggi. E’ razzista: Balotelli (con l’attacco che abbiamo) non lo vuol far giocare solo perché è negro.  E’ un antidemocratico: piace solo ai miei amici calabresi. Quelli di “misciterlippiii!“, quelli di “finchéciéringhiiio“, quelli di “epperò c’ha fatto vincere il mondiale, ammisciterlippi“. Cari amici calabresi: e allora? Considero forse Renzo Bossi un buon politico perché ha stravinto le regionali? Dovrei considerare Emanuele Atestaingiù Filiberto un buon cantante perché è arrivato secondo a San Remo? Oppure Briatore un genio perché ha fatto i soldi? No. No. No.

Cari amici calabresi, vi dico una cosa. Questa volta l’ha fatta grossa, misciterlippi. Questa volta ce la vediamo proprio brutta. Poi lui se ne va e non ci rimette neanche uno di quei suoi capelli da playboy imbottito di viagra. Cari amici calabresi, provate a vedere la cosa in modo laico. Lasciate perdere il mondiale, ringhio e quella parola, “misciter”, che suona così male. Ve lo dico io: questa volta usciamo al girone di qualificazione. Annoi. Avvoi. E ammisciterlippi.

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Le paludi della tristezza

Alla fine e senza spiegarne i motivi il male assoluto del calcio italiano non lo convoca, Cassano.

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Lippi: vieni a sbattere

(intervento naturalmente adesivo, grazie ad Alfredo)

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Marcello Lippi è lo Ioannidis della bruttezza assoluta

Marcello Lippi è un mostro. Ha vinto il mondiale, sì. Ma l’ha fatto azzeccando una partita una: Italia – Germania. E un cambio uno: Iaquinta per Camoranesi. Considerando che il secondo non è un’italiano, per altro, l’unica sostituzione azzeccata è irrimediabilmente compromessa da un vizio di forma.

Lippi odiava Roberto Baggio, ovvero la poesia fatta uomo, l’armonia fatta calcio. Non solo odio calcistico, anche personale. Si legga “Una porta nel cielo”, la biografia del Divino. Mobbing, in campo e fuori. Nella stessa misura ora odia l’unico talento vero che questo dannato Paese ha saputo esprimere negli ultimi dieci anni. Non lo convoca. E se la cosa stupisce, se la prende pure.

Vorrei tanto non averlo vinto, quel mondiale con lui. Lippi sta al calcio in Italia come Berlusconi sta alla nostra democrazia. Ritorna. Sempre. Non accetta critiche, dubbi. Se qualcuno dissente risponde male, si inviperisce, insulta. Usa la coppa del mondo come B usa il suo consenso: l’ha conquinstato, e in un modo o nell’altro questo giustifica tutto. I suoi ammiratori ne fanno un merito: Lippi va sempre avanti per la sua strada, contro tutto e contro tutti. Naturalmente non vi è merito, perché la strada è sbagliata.

Visto che questa è la prima e l’ultima volta che si parlerà di calcio in questo blog, d’accordo con Davanzo abbiamo preparato dieci domande per il servo di Moggi, per il bracciante viareggino che odia la bellezza, per il colonnello greco dello spogliatoio.

Che la cosa gli dia fastidio ci importa poco. Signor Lippi:

1) Perché non ha convocato Cassano?

2) Perché non ha convocato Cassano?

3) Perché non ha convocato Cassano?

4) Perché non ha convocato Cassano?

5) Perché non ha convocato Cassano?

6) Perché non ha convocato Cassano?

7) Perché non ha convocato Cassano?

8) Perché non ha convocato Cassano?

9) Perché non ha convocato Cassano?

10) Perché non ha convocato Cassano?

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