Siamo per sempre coinvolti

Per tutti gli appassionati del mondo reale: sarebbe il caso di andare a vedere “La nostra vita”. Che è l’ultimo film di Daniele Lucchetti che sì, è quello di “Mio fratello è figlio unico” e che sì, è il film con Elio Germano. Repubblica vorrebbe far passare questa pellicola alla storia solo perché Germano gliene ha ammollate un paio a Bondi, con tutta Cannes davanti. Dobbiamo evitarlo parlandone. La prima cosa da dire è che durante il film ho pianto (ma era successo anche con “Up”, e magari non fa testo). Poi da dire è che non c’è niente, nel cinema degli ultimi 10 anni, che racconti il proletariato in modo così poetico. Anche troppo poetico, forse, anche troppo favoleggiante, quasi deandreiano. La puttana, lo straniero, lo spacciatore, la vita, la morte, le tue braccia, i tuoi occhi. Ecco: de André. A me manca molto de André. Come mi manca molto Pasolini. Mi domando spesso cosa sarebbe questo posto se loro fossero ancora qui. Cosa direbbero. Se se ne sarebbero andati lontano, cambiando vita e lavoro, se avrebbero cambiato idea magari, come Lindo Ferretti. Mi mancano perché il mondo ha bisogno di interferenze e di parole sussurrate ogni tanto, di parole nuove. Anche non essendoci, comunque, fanno tanto per me, che in questi tempi bui mi basta un Elio Germano qualunque per uscire dal cinema e sentirmi grato.

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La civiltà occidentale rinasce ogni inverno

vola

Oggi esce UP, l’ultimo film della Pixar. Anzi, l’ultimo cartone della Disney. Anzi, il cartone di Natale.

Io lo aspettavo da quando, qualche mese fa, ne avevo visto il trailer. Mi era piaciuto così tanto che appena finito di vederlo sono uscito dal cinema nonostante il film dovesse ancora essere proiettato. Mi sono seduto su una poltrona, fuori, e ho acceso una sigaretta. Ho iniziato a pensare a quanto mi piacciono i cartoni animati Disney. E a quanto mi piacciono i cartoni di Natale. E’ passata un inserviente del cinema che mi ha detto che non si poteva fumare, dentro. Poi le ho parlato dei cartoni di Natale e dopo due giorni ci siamo fidanzati. Oggi l’ho lasciata perché – forse l’ho già detto, è uscito Up e io non voglio avere altre distrazioni. Mi sono anche licenziato da lavoro: le pause pranzo coincidevano con le ore di proiezione di Up, ma mi pagavano troppo e mi sarei ingozzato di popcorn durante il film. Ciò mi avrebbe impedito di affrontarne i colori, i particolari, le voci come si confà ad un cartone di Natale: sobrio.

Andrò a vedere Up per la prima volta quando non appena riesco a mitigare ogni mia passione. A questi fini ho iniziato a frequentare un corso di buddismo. Questo no, dai. Scherzo.

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Un capolavoro assoluto

Bastardi senza gloria è.  Assoluto. Brad Pitt che fa la mascella del Padrino, i soprannomi dei tedeschi, le inquadrature della pipa e della panna. Ho anche scoperto un cinema con prezzi e sentimenti popolari. E poi la violenza, il divenire, l’abbraccio laico e vero della morte. Sembra quasi che Tarantino abbia parolecomplicate nel reader. Un capolavoro assoluto, peccato solo per il doppiaggio. Bisognerebbe cercare di andare a vedere Inglorious bastards.

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Make love not lav

A quali vette d’inettitudine giungiamo noi umani, Monna Morte, quando ci mettiamo. Quanto in giù riusciamo a scavare, dopo aver raggiunto il fondo.

Esiste, Monna Morte, un’associazione a delinquere che va in giro dicendo che per sperimentare medicine per curare gli umani non si dovrebbero sacrificare animali. Questi eco terroristi odiano la tua bellezza, e quindi l’uomo. Amano alla follia apparire, però. Succede quindi che si sgolino, attaccati alla parte lercia del red carpet, perché un regista ha portato in scena un capro, un bue, quasi un toro, facendolo uccidere come si uccidevano i capri in tutto il mondo: con un punteruolo conficcato in fronte. Anche nel Tempio accade, a volte.

In nome del pensiero unico che ti vorrebbe dimenticata, i nazisti dell’esistere al silicone chiedono al regista perché, “volendo rappresentare un atto efferato dell’epoca rappresentata nel film, non ha scelto di utilizzare degli effetti speciali“. Perché non ha rinunciato alla tua magia, alla tua luce. Perché non ha speso 150 mila euro per un robot e 15 euro per del sangue finto al solo fine di obliarti, Signora della Vita.

Ci vado io a Venezia a spiegarti, Mia Signora. Mi sembra necessario. Perché questi, oltre al tuo mistero, vorrebbero negare anche Brunetta.

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Demochristianocracy

Ieri ho visto Videocracy. Ieri l’ha visto anche Franceschini.

Ritornando a casa mi sono detto: mamma cosa avrei potuto fare, con quegli 8 euro. Non è un film originale: dice cose già sentite e viste. Non è un film ben fatto: non sarà l’invito esclusivo nella casa di Lele Mora in Sardegna a valere il biglietto. Non è un film utile: tutte le 5 persone in sala erano di sinistra (a parte me, forse).

Ritornando a casa, Franceschini si è detto:

Il film raccon­ta come negli ultimi trent’anni sia stata sovvertita la gerarchia dei valori. Più del titolo, è indicativo il sottotitolo: ‘Ba­sta apparire’. La società ha sposato totalmente i principi del mercato: competizione a tutti i costi.

Franceschini mi stupisce, sempre.

Perché Franceschini è un prete intelligente e ha girato il mondo. E chi ha girato il mondo si rende facilmente conto che l’unico Paese in cui la donna anche in fascia protetta è solo il contorno di tette e culo è l’Italia. E si rende facilmente conto che l’apparenza, essendo un elemento estetico, è importante ovunque. E si rende ovviamente conto che il mercato, che in Italia manca e negli altri Paesi c’è, non ha niente a che vedere con i culi prima delle 23 e con l’estetica.

Se in Italia c’è un’unica linea di pensiero e di azione riguardo alle tette, ai culi, al’informazione, alla tv, e se questa linea di pensiero è quella dettata da B, be’: il problema non sono il mercato o la competizione, ma la loro assenza. La competizione è economia. E l’economia non c’entra, grazie al cielo, con la morale becera delle sacrestie. La competizione non ha nulla a che vedere con Drive In o Colpo Grosso. Ha a che vedere, piuttosto, con un prodotto politico, Franceschini, che parla linguaggi e propone idee inizio anni ’50. Se, come dice, la competizione fosse a tutti i costi, la gente come lui politicamente non esisterebbe più da qualche decina d’anni. E questo, sì, sarebbe un gran bel valore.

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Generazione 8 euro

Disclaimer per chi pensa di andarsi a vedere “Generazione mille euro“.

Intanto: c”è un attore che vale il prezzo del biglietto (8 euro, appunto): Francesco Mandelli. E c’è una maglietta che forse ne vale anche di più, quella viola che lui indossa con su scritto “L’importanza di abitare a Corvetto“.

Il resto del film è davvero poca cosa: e il precariato, e il proletariato, e la playstation, e i mille euro, e i ggiovani, e l’ammore. Bella colonna sonora, testi di Marianna Madia, diciamo.

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