Il miglior Sanremo di sempre

Noi uomini di fede flebile temevamo. Temevamo Fazio e la comica torinese, temevamo l’assenza di prospettiva. Temevamo un Sanremo violato e brutalizzato dalle Concite de Gregorio e da quello che dovremmo essere. Ci atterriva l’idea di comici che non fanno ridere da Mai Dire Gol ’96 sopra il palco sacro, a vomitare ovvietà aspettando l’applauso dei sepolcri imbiancati in platea.

Non è andata così. Sanremo è più forte di Fazio e di Repubblica. Sanremo è più forte di Torino, come città e come come categoria dell’anima. Una volta evocato, Sanremo arde di fuoco proprio, folle e incomunicabile.

Le giacche di tweet e le ciglia inarcate hanno provato a ridurlo a cena sociale di Sant’Egidio. Cantanti troppo giovani, canzoni troppo nuove, palco troppo dinamico, centralità decontestualizzata delle minoranze. La buona notizia è che non ce l’hanno fatta, almeno per ora. Sanremo è Sanremo perché prima o poi la sua psichedelia destruttura la loro idea del lineare con una facilità sorprendente, naturale. Prima o poi canta Maria Nazionale. Prima o poi compare non si sa da dove e per quale ragione l’Armata Rossa. Prima o poi arriva Toto Cutugno che, da avanguardia qual è, si lancia in un’apologia dell’URSS e dice a un calciatore nero “lo sai che ce n’è un altro come te, in Italia?“.

Fazio, Serra, Torino, Lilli, Concita: mettetevi il cuore in pace. Sanremo è Sanremo e così sempre sarà nonostante il vostro inchiostro e le vostre lingue pulite perché, a differenza vostra, Sanremo è.

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