Vaticanieuropei

L’Europa ha bisogno della Chiesa. L’Italia ancora di più. Altro che chiedere alla Chiesa e al mondo cattolico di non ingerirsi! Io vorrei invece dire: ‘Ingeritevi! Se non ora, quando?’

Massimo D’Alema, in Formiche, 1213 d.C., via Danton.

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Lu jentu

Io sono poco poco d’accordo con Nichi Vendola. Poco niente, anzi. Siamo politicamente molto lontani. Io sono molto orgoglioso di Vendola, però. Perché fa esattamente quello che dovrebbe fare un leader (comanda), e ha un orecchino degno di una minoranza. Detto ciò: se D’Alema in Puglia si fosse schierato contro la scriteriata candidatura di Charles Manson, non avrei esitato a tatuarmi un pentagramma sulla schiena, fare sacrifici umani e comprare la discografia completa dei Cannibal Corpse, diciamo.

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Non capisco perché abbiano sbagliato foto

immagine-1Questo è il giudizio che i lettori dell’Espresso on line danno al primo mese di D’Alema nuovo segretario del Piddì. 14 su 22 mila ritengono che il baffetto islamista e antioccidentale si muova peggio alla guida del più grande partito di opposizione che sulle sedie di cartone di Ballarò. Mi si diceva che bisognava votarlo perché c’era bisogno di amministrare un partito, come un condominio. Ho visto, bravo. E si cullino pure, i dolci democratici pugliesi, siciliani e campani, nell’obiezione che Ignazio Marino non avrebbe saputo fare di meglio. Che il Marxista moscovita fosse una specie di Re Mida al contrario si sapeva. Se lo sarebbe stato anche Marino, grazie a loro, non lo sapremo mai.

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Croci e Letizia: Milano tendenza Gallipoli

L’Ecopass era una misura perfettibile, nel senso di troppo lassista, non il contrario. Era quanto di meglio era stato fatto in una città che non conosce alberi dai tempi di Barbarossa. I commercianti vi erano contro solo perché commercianti. La lega vi era contro solo perché i commercianti. Il bikesharing era un sistema perfettibile, nel senso di diffondibile ancora ed ancora, non in contrario. Stessa cosa il carsharing. Quelle misure perfettibili, figlio mio, le aveva create uno che, in una giunta di destra, aveva studiato le cose che avrebbe dovuto amministrare, le cose su cui aveva governato. Sai, in quel tempo le persone che conoscevano quello che amministravano si chiamavano “tecnici”. E si distinguevano dai “politici”, secondo una regola creata da uno con i baffi che non sapeva nulla di ciò che amministrava perché non avevano mai studiato, se non a Mosca. Che non capiva niente della realtà perché non aveva mai lavorato davvero. Che grazie al cielo poi non è mai diventato Mr Pesc. Quando io abitavo a Milano, il tecnico che aveva inventato l’Ecopass ed il Bikesharing venne cacciato perché era un tecnico, perché conosceva prima di deliberare. All’inizio mi ero sentito male, sai. Poi è passato tutto, anch’io.

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Dire gatto

Secondo fonti senz’altro più attendibili del prestigioso Corriere, il baffetto nemico dell’occidente e amico della destra nazicattolica per diventare capo della diplomazia UE ce l’ha ancora un po’ dura.

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Voglia di occidente

Non esiste un candidato peggiore di Massimo D’Alema per la carica di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea. [...] Nessuno discute la sua leadership né la capacità politica – più tattica che strategica, in realtà – e nemmeno la splendida e forse necessaria mitomania di cui è portatore sano, al punto da lasciar credere alle folle adoranti che sia sua, invece che del Don Chisciotte di Cervantes, la formidabile battuta “capotavola è dove mi siedo io”.
L’obiezione a D’Alema è esclusivamente di merito: nel mondo occidentale, capotavola non è dove si siede Hezbollah.

Christian Rocca

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Che noia di post, che noia Dalema

Stavo proprio pensando questa mattina che lo straordinario risultato di Ignazio Marino alle primarie è figlio della voglia di diritti, di merito, di mercato, di libertà individuali. In una parola: di occidente. E’ stupefacente che sole abbia il coraggio di regalarti novembre. I motivi per cui ieri pioveva, poi, sono molto simili a quelli per cui Dalema è un concetto diametralmente opposto a quello di Europa.

Dalema odia i diritti: va alle messe dell’Opus Dei, quelli del cilicio e della Binetti, del cilicio della Binetti, del suo sudore. E’ il principale oppositore del ricambio generazionale di un partito che ha costruito solo per sfasciare. Dalema odia il merito: ha distrutto l’università italiana con due riforme aberranti, due pigliatutto che hanno intossicato definitivamente un sistema già di suo messo mica bene. Dalema odia il mercato: manda in giro i suoi delfini a pagare aperitivi elettorali, a fare i “non so con chi sei abituato ad uscire, finché ci sto io paga il partito”, salvo poi indignarsi pubblicamente perché  tra quelli che hanno studiato in Russia bisogna dire che la pecunia olet, eccome. Dalema odia le libertà individuali: non coglie, Dalema, la differenza tra il bianco e il nero. Oppure la coglie e si mette dalla parte sbagliata. Tra un’organizzazione terroristica islamica che lancia dei missili su abitazioni civili e un paese che risponde, Dalema sta con i primi. Ci va a braccetto. Perché saranno pure teocratici, lancieranno pure razzi sui civili, impiccheranno pure i froci. Ma sono eletti democraticamente, dice Dalema. Proprio come ama dire B, per giustificare le sue nefandezze. E infatti.

Dalema è Berlusconi che non vince. E’ Berlusconi che, oltre a fare l’amico dei preti, lo è davvero. E’ Berlusconi senza tivvù. E’ quello che ha permesso a Berlusconi le tivvù. Dalema è Berlusconi a vela. Dalema è Berlusconi vestito peggio. Dalema è Berlusconi. In quanto uguale a Berlusconi, Dalema è anche un ottimo contraddittore: parla bene, Dalema, e risponde meglio. L’Europa e l’occidente, però, non sono Ballarò. E per fortuna.

Quest’anno c’è che l’inverno arriva tardi: qualcuno lo dica a Dalema, please.

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La faccia come i baffi

Il segretario reale del piddì, che avete appena votato, va in giro a dirsi “grato al governo”. Perché “il governo” forse gli regala una poltrona in Europa. No, insomma: sappiatelo.

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