Fini si rivolta, quindi è

Da un po’ di tempo, alle cene, va un sacco parlare di Fini. I miei commensali credono che il vino era meglio nel ristorante a fianco e che Fini sia un gran paraculo. Dice le cose che dice perché vuole prendere le distanze da B, perché mira in alto, perché vuole occupare quello spazio politico lasciato vuoto dalla scomparsa (o dall’assenza) di una destra liberale (e, quindi, laica). Io credo che il vino non sia poi così male e che Fini stia dicendo da un po’ di tempo cose talmente normali da risultare coraggiose, suicide.
Iniziamo con quello che disse, a Trieste, il giorno dell’allargamento dell’UE nel 2004. Dire di fronte a uno stuolo di tuoi elettori i cui parenti sono stati infoibati dagli sloveni che bisogna andare avanti, che l’Europa va e ci porta da un’altra parte, è una cosa normale e bellissima. La questione è che è l’opposto di quello che fonda il bacino elettorale di due terzi della destra triestina.
Continuiamo, poi, con il viaggio in Israele, con il fascismo-male -assoluto. E’ una cosa normale e piuttosto condivisa. Peccato che gli elettori di aenne abbiano un busto del duce accanto ad ogni frullatore in cucina, e gli eletti portino croci celtiche al collo.
E la difesa del parlamento, contro la deriva uomofortista rappresentata da B (B essendo l’unico motivo grazie a cui la destra vince da 15 anni in Italia).
E il voto agli immigrati. E la fecondazione assistita. E la solidarietà umana e politica sul caso Eluana. E la laicità dello stato.
Qualche giorno fa, davanti a dei petali di viola glassati di una pasticceria di via Victo Hugo, un amico mi ha detto che non è disposto a perdonare. Che se uno è stato fascista, comunista, piduista, per lui è politicamente morto.
Io adoro i petali di viola glassati e credo che la coerenza non sia un valore, che cambiare idea è un diritto di libertà.
Io credo che se Fini mira in alto, vuole sostituire B, occupare o creare uno spazio politico nuovo e liberale per davvero, be’: si lasci indietro chi ha dietro ora e poi faccia pure, sono d’accordo, lo voto. Ditelo pure alla Serracchiani.

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Tanto noi si vota Mill

vota-millNoi. Per chi  invece  no, ecco i rumors (e i tremors) per le prossime europee. Non riesco a trovare “Debora Serracchiani”.

Nel collegio Nordovest è data ormai per certa l’imbarazzante candidatura di Sergio Cofferati, quello che non poteva rimanere a Bologna per stare vicino alla famiglia. Oltre che di Cofferati si parla anche delle candidature di Gianluca Susta (uscente), Antonio Panzeri (uscente), Patrizia Toia (uscente), Francesco Ferreri (uscente, sessantatreenne). Volti nuovi? Per il momento si fa solo il nome di Lorenzo Forcieri: sessant’anni, ex sottosegretario alla difesa, parlamentare dal 1992.

Collegio Nordest: il capolista sarà nientemeno che Vittorio Prodi (uscente, settantaduenne). Altri candidati Luciano Vecchi, eletto per la prima volta parlamentare europeo nel 1989 nelle liste del Pci, e Flavio Zanonato, che in barba al regolamento del Pd vuole candidarsi sia a sindaco che a europarlamentare.

Francesco costa

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Mi son svegliato/2

Dicevo: ora pensate a Rutelli.

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Mi son svegliato

Ma dico, avete sentito come parla bene? E avete inteso cosa dice? Avete colto la forza dolce della rivolta, nelle sue parole vere? Il coraggio dei no? Avete visto come ride, come si muove? Le avete visto gli occhi? Ne avete percepito l’intelligenza pura, le idee nuove, antiche, semplici? L’avete sentita mentre si emoziona, mentre ci emoziona? Bene. Ora pensate a Rutelli.

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