by Alberto
Riguardo a quella cosuccia, intendo la battaglia per la riconquista almeno lessicale della libertà, io credo che la candidatura di Emma sia una cosa straordinaria. Ne sono commosso. Tutto sta cambiando già, come quando si parla d’amore, come quando si sorride. Innanzitutto i preti non sono d’accordo. Secondo me non è d’accordo nemmeno D’Alema, e siamo a due. Le cicale di regime hanno già iniziato a frinire impaurite. Di Pietro il manettaro, incapace di confrontarsi su un terreno che non sia coperto di fango, ha polemizzato sull’art. 18. Nel 2009. Per le regionali del Lazio. Emma ha risposto che “le differenze tra noi e lui sono così marcate che francamente mi sembra anche inutile tirar fuori l’articolo 18“. Quello che a avrebbero dovuto rispondere tutti, al manettaro. Da W in poi. Ridare potere alle parole. Ridare anima e sostanza alle idee. Non importa che si vinca o che si perda, perché niente sarà più come prima. Perché questa volta si diranno cose giuste, e scusate se è poco.
by Alberto
Non si è più abituati a sognare, in questo posto. Io, ad esempio, non ci credo che la mia Emma ce la potrebbe fare. Non perché non potrebbe, eh. Anzi. E’ che non glielo faranno fare. Vorrebbe dire mettere in discussione tutto: i baffi di D’Alema, la pelata dell’altra sua ombra, il sud, l’amministrazione del partito, gli equilibri, l’Africa, il lezzo di sacrestia, il senso di colpa. Abituati a gestire in silenzio il sottobosto del potere secondario, mi sorprenderei se i grigi compagni del piccì avessero il coraggio di candidare una donna che da offrire non ha che sé stessa e la sua libertà. Eppure lei vincerebbe per questo. Per la libertà. I clericofascisti sono terrorizzati da questa parola, per questo ne abusano. La rivoluzione culturale di una candidatura liberale e libertaria non sta nel candidare una laica nella regione dei mangiaostie vaticani, né nel candidare una donna, né nel candidare una radicale. Sta nel privare i nemici della ragione di un valore che ci hanno scippato come serpenti, associandolo a lifting e puttane, al sacrificio dell’individuo, alla negazione di diritti civili e allo sdoganamento della volgarità populista, della noia. La rivoluzione culturale, questa volta, è il ritorno gioioso della primavera.