Amare Barbara

Perdonali, Barbara, perché non sanno quello che scrivono. Perdonali tu, che sei un segno di speranza in questo lago di lacrime, che sei un fiore di campo cresciuto nonostante i neon viola e la porcellana Pozzi-Ginori. Tu, vergine figlia, figlia di tua madre, a sua volta unica autorità morale di questa landa in preda agli Enrico Papi e ai papi più in generale. Perdona tuo padre, da cui così amorevolmente prendi le distanze facendoti autorità morale, lario a tua volta. Perdona Repubblica, che per sparare addosso a lui è disposta a rinnegare i più basilari principi di responsabilità personale, instrasmissibile da padre a figlio. Perdona due volte Repubblica, che il prossimo che mi viene a chiedere perché lo ritengo un gossip-magazine lo uccido con una balestra. Perdona il prete Verzé, vecchio e stanco e in cerca di un compiacimento. Perdonalo perché è anziano, vicino al rasoio che ci ugualizza e ci rende avidi dei sorrisi che neanche tutto il potere di una vita ha saputo dare. Perdona Galli della Loggia, presente in commissione, perdonalo perché presente. Perdona anche la de Monticelli, Barbara, perdonala perché essente. Ignora il suo finto progressismo fatto di intolleranza politica e culturale, in nome della quale sacrificherebbe suo figlio sol che le parlasse un giorno a cena di Carl Schmitt. Perdona lei, Barbara, con quegli occhietti cattivi da donna che nella vita ha sbagliato tutto, da ortica che per sentirsi vera ha bisogno di mandare una lettera ai giornali in cui attacca te e tuo padre per attaccare sé e il posto in cui lavora. Tu che sei amore e bellezza assoluta, perdona anche per il futuro. Per quando, tra un paio di mesi, la de Monticelli verrà licenziata e le cicale della giusta parte confonderanno ancora una volta l’epurazione con il bene del Paese.

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E’ un Paese per giovani

La pizza oleosa è davvero una goduria dopo una mattinata grigia. Soprattutto se si accompagna alla sorpresa di leggere (e in prima pagina!) sul Corriere un articolo pesantissimo  e a tratti condivisibile sulla destra italiana. L’editorialista dev’essere uno nuovo, anche se il cognome potrebbe ricordare. Credo sia anche di sinistra, almeno di famiglia: di nome fa pure Ernesto.

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