by Alberto
Avessi soldi ti porterei ogni giorno al mare. Avessi tempo prenderei carta e penna e scriverei una bella lettera, una lettera semplice, senza pretese. La scriverei all’On. Maroni e a W, la scriverei a Rossella, a Feltri, a tutti i telegiornali delle 5 reti private e a Studio Aperto, a Beppe Grillo, a Travaglio, alle casalinghe e ai giornalisti, ad Alfano e ai suoi ispettori. La scriverei anche alla ragazza stuprata l’ultimo dell’anno a Roma e a Franca Rame, ma con un altro tono.
Scriverei che mi dispiace per quello che è successo quella sera, che provo una profonda vergogna di genere per qualsiasi crimine perpetrato ai danni di soggetti deboli da soggetti forti (ovvero: maschi), in modo particolare se il crimine ha a che vedere con quella sfera profonda e personale che è il sesso, sia esso uno stupro o un pestaggio ai giardini, perché sei uomo e porti il mascara.
Scriverei anche, però, che il ragazzino stupratore ai domiciliari è un simbolo dell’occidente, più, molto più dei crocefissi. Perché molto più dei crocefissi è peculiare dell’occidente il fatto che in galera ci si vada solo se a stabilirlo sono delle regole precise. I domiciliari del ragazzino stupratore sono un simbolo dell’occidente perché è solo in occidente che si è sviluppato un ceto di giuristi indipendenti dal ceto politico e religioso – influenzati, magari, o influenzabili da politici e religioni, ma indipendente, che non è poco –, messo lì a garantire le libertà individuali a prescindere dai governi e dai salmi, dagli editti e dalle prediche.
E’ grazie a questo che in Italia, fino a che non c’è una sentenza definitiva, non si deve finire in galera: è questa la regola. Poi, sono previste delle eccezioni: se un giudice crede che un innocente-fino-a-sentenza-definitiva sia pericoloso, possa inquinare le prove, possa scappare ad Hammamet, allora lo stesso giudice, secondo le stesse eccezioni date da regole, ti sbatte comunque dentro. Tra queste tre eccezioni non c’è il furor di popolo e qualcuno si è dimenticato di menzionare i tiggì. Mi sembra giusto. Firmato.
by Alberto
Potrei farmi prendere la mano, e bollare Travaglio come un non uomo per il semplice fatto che appartiene alla corte di quel criminale che è Beppe Grillo. E invece no. Credo che Travaglio sia un giornalista coraggioso, la maggior parte delle volte informato (ma non sempre, come vuol far credere), credo che il tornaconto che indubbiamente ha nello sputtanare mezzo mondo sia un effetto collaterale della sua buonafedista ricerca di verità.
Nondimeno, la sua ultima uscita su Schifani l’ho trovata grezza, volgare, totalmente ingiustificata. Una porcheria, insomma.
Anche a me il fatto che Schifani sia un politico di rilievo fa prender male. E anche a me, che sia diventato Presidente del Senato, fa pensare "Oddio, e poi?".
Ma. Ma: io non sono mai stato invitato a Che tempo che fa. E, se lo fossi stato, avrei realizzato di essere a Che tempo che fa, non al parco con i compagni di partito, ubriaco. Avrei realizzato, inoltre, che dare della "muffa" al Presidente del Senato è una di quelle troiate figlie della stessa mancanza di senso dello Stato che Travaglio e i suoi rimproverano, urlando insulti, a tutti gli italiani, a parte loro.
Quindi, qui ci si deve mettere d’accordo. B ha vinto, e di molto. Lo si accetta, cercando di far sentire il meglio possibile il peso della propria voce, o dobbiamo continuare a prenderci male?
by Alberto
Clemente Mastella definisce Grillo "un delinquente senza cuore" e "un ignorante costituzionale" accusandolo di strumentalizzare il dolore.
Usare "una malattia gravissima che incide sulla vita di molte persone e su quella dei loro familiari come insulto del tutto gratuito è un modo becero e stupido di argomentare, indice di scarsa sensibilità politica e umana", commenta Rosy Bindi.
Anche mia nonna, nella gazzarra istituzionale, ha esternato tutto il suo disappunto.
-Non trovo corretto quello che ha detto Grillo!-
-Ma nonna, è un comico!-
-Lo stesso: non trovo corretto quello che ha detto Grillo.-
-Boh, sì, forse stavolta ha un po’ esagerato.-
-Chi?-
by Alberto
Strano, come negli ultimi giorni tutti i giornali nazionali abbiano sparato sulla folla di Bologna tipo piazza Tienanmen. Al povero Grillo hanno urlato di tutto: del neo-nazista e del profeta esaltato (Il Corriere), dell’anarco-fascista (quel giovanottone di Scalfari su Repubblica), del populista (tutti, anche Luttazzi), del politico (Zucconi, ibid.).
Io non sono daccordo con Grillo, come ho scritto qualche settimana fa. Non con tutto almeno. Non abbastanza da scendere in piazza e firmare quella legge. Ma credo che lui non abbia fatto altro che formalizzare, e nemmeno per la prima volta, qualcosa che tutti sanno che c’è, e che tutti dicono a parte i giornali, a cui non conviene. Credo che Scalfari e tutti gli altri sono spinti a scrivere gli articoli allarmati di cui sopra non da un sentimento genuino, ma da un bizzarro senso di protezione per chi gli dà il pane. Credo, conseguentemente, che non comprerò mai più una copia di Repubblica. Credo che l’odio per i politici, l’unico elemento democratico presente con una certa costanza nella strana storia del nostro Paese, sia quanto di più politico l’Italia oggi riesce ad esprimere, e come tale vada, se non condiviso, quantomeno rispettato.
Grillo e soci hanno fatto qualcosa di perfettamente democratico. E quindi, per definizione, niente di nemmeno potenzialmente violento. Se ne rendano conto lorsignori: i compagni sessantottini tutti bastone e molotov hanno il culo troppo incellutito da Maria de Filippi per poter fare la lotta al potere; quanto alla mia generazione, alla piazza preferiamo la pizza, e ai sogni collettivi non ci abbiamo mai creduto. Per fortuna.
Stiano tranquilli, Scalfari e le altre cicale. E stiano tranquilli anche i politici, dal Mastella volante al Wolter di borgata Pinarelli. Everything’s gonna be all right. E ci mancherebbe altro.
by Alberto
Stavo pensando che forse non sono daccordo con tutto sto casino che sta facendo Grillo sulla legge che impedisca anche solo ai condannati in primo grado di essere parlamentari. Anzi. Non sono daccordo proprio. Le cose stanno migliorando. Bisogna lasciarle migliorare.
E’ vero. Da quando ho memoria storica, siamo sempre stati governati a livello nazionale da esseri orripilanti, gente che sembrava appena uscita da un atlante lombrosiano illustrato.
Il fatto che la storia italiana sia piena di cose di cui non si sa ancora niente ne è la prova. E le morchie incrostate in parlamento da 50 anni grazie a preti, massoni e mafiosi tipo Cossiga o Andreotti gridano vendetta. E’ vero. E appunto. Quello che dico è: ma che cosa volete che siano le tangenti di Previti o di De Michelis piuttosto che l’evasione fiscale di Bondi o l’abusivismo edilizio di Visco, messe in confronto ad Ustica o Piazza Fontana?
Non ci fanno più saltare in aria nelle stazioni e nelle piazze.
E’ già una bella conquista, no?