Infedeli alla linea

Da qualche tempo leggo il Corriere su iPad. Che è come quello cartaceo solo gratis, fino a qualche tempo fa.

Da qualche tempo Corriere su iPad è a pagamento. Prima che lo mettessero a pagamento, discutevo con un mio amico che il prezzo di lancio giusto per un prodotto con queste potenzialità e a costo zero poteva essere 60 euro l’anno. Anzi: 55, considerando che il lunedì c’è Alberoni. Invece costa 180 euro l’anno. Quello cartaceo 240. I 60 euro di scarto includono: postino; carta; inchiostro, benzina del Fiorino che trasporta i giornali fino alla posta; tutti gli inserti; il nylon per avvolgerlo; gli spazzini per buttarlo in qualche discarica (de Bortoli è da sempre contro la riciclata).

Da qualche tempo ho un iPhone e vedo Corriere.it su iPhone. Da qualche tempo, Corriere.it è l’unico sito del mondo occidentale completamente a pagamento. Su iPhone. Ciò comporta due generi di conseguenze. La prima, buona, è che ci sono dei lunedì in cui vivo senza essere ossessionato dall’idea di Alberoni legato a dei cavalli francesi che galoppano in direzioni opposte. La seconda, un po’ meno buona, è che secondo gli ultimi sondaggi Repubblica per iPhone è diventato il sito più visitato in assoluto dopo aver chiuso un porno in streaming.

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L’unico iPad buono è quello spento

Da un paio di giorni hanno attivato l’Apple store italiano di iPad. Prima c’era un modo per installarci le applicazioni, con il computer. Mai provato.
Le applicazioni sono ancora pochine ma inizio a capire, pian piano, che cosa intendesse Jobs con “magico e rivoluzionario”. Leggere la mattina il giornale senza doverlo comprare cartaceo in edicola mi fa sentire molto vicino ai problemi dell’ambiente. Ordinare sushi a pranzo scegliendo gli ebiten per strada da un gigantesco menù on line mi fa sentire molto metropolitano, molto milanese. Parlare alle cene di quanto è divertente vincere il mondiale con Balotelli a Fifa per iPad mi fa sentire brillante e multiculturale. Poi c’è che, eticamente, il porno su iPad non va (vero): ciò mi fa vivere una dimensione interiore nuova, pura.
Per tutte queste ragioni, lo vendo. Magico e rivoluzionario. 39 euro e novanta, custodia inclusa.

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Di iPad e del principio di utilità

Ho un iPad. A 32 giga, anche. Me lo sono fatto acquistare da un amico che è andato a New York (ufficialmente) in vacanza (ma in realtà) per acquistare iPad.

L’oggetto in sé è di una bellezza disarmante. Pesa poco (500 kg) e ha una batteria che mi dicono duri tantissimo. Lo schermo è molto piatto e liscio. Il retro è argentato. Ho anche una bellissima custodia nera, la cui cover anteriore si piega e, incastrandosi con la cover posteriore, crea un piano inclinato che permette di usare iPad in luoghi diversi dal divano o dalle poltrone. 

Avere un iPad è una bella esperienza, soprattutto dal punto di vista interpersonale. Tutti ne hanno parlato per mesi, tutti ne parleranno ancora per anni. In treno ho tirato apposta fuori iPad dallo zaino: la ragazza accanto a me (riccioli biondi, occhi verdi, originaria del veneto orientale) mi ha rivolto molte attenzioni e ora siamo fidanzati. A lavoro ho sfoggiato apposta iPad: mi hanno promosso in una posizione così apicale che ora non ho più prospettive di crescita e sto pensando di andare a cercare fortuna in America. Alle cene non faccio che parlare di iPad. Questo tema, di cui discorro con molta umiltà, mi fa sembrare una persona colta e attenta; un cittadino del mondo, come direbbero i marinai del traghetto Bari-Patrasso (60 euro in tutto, andata e ritorno).

Questo quadro generale, piuttosto positivo, si scontra con l’assenza di amore del nostro tempo, con la domanda con cui tutti mi ossessionano: ”ma a che cosa serve?”. Esiste in commercio un Manuale di Conversazione che insegna come schivare questi fiotti di veleno. Secondo questo manuale bisognerebbe rispondere: i) è una specie di computer portatile: ci si naviga in internet e si ascolta musica; ii) serve a leggere libri on line; iii) serve per il porno, ché su iPhone è troppo faticoso.

Io non uso nessuna di queste risposte. Io non ho idea di a che cosa serva iPad. Il mio Mac è troppo vecchio (OS X 10.4) e iPad, giovane com’è, non lo ritiene compatibile con sé stesso. Non potendo in alcun modo farlo funzionare, ne apprezzo la bellezza in modo puro e totale. Con iPad ho un rapporto di amore preadolescenziale, incondizionato ed estatico. Non mi interessa se non legge i filmati in flash; trovo inessenziale la presenza di una cam; credo che le ditate di pollo fritto sullo schermo inerme abbiano un che di erotico.

Da quando ho iPad mi sento migliore. iPad mi ha liberato dall’ossessione dell’utilità. Lo porto con me ovunque, spento, tranquillo, come un pensiero. Quando la mia istruttrice di nuoto mi ha chiesto a che cosa serve, io ho sentito il profumo di primavera e ci siamo baciati. Lei mi ha lasciato dei segni di rossetto viola sulle labbra e lo schermo di iPad è divinamente riflettente. Dopo essermici specchiato ho pensato di non togliermeli mai più.

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iGrab

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Non si può ancora comprare, l’iPad, ma su Ebay già vendono dei domain name che includono la parola “iPad”, ufficialmente per vendere iPad. Costano come un iPad. Poi magari succede che la Apple, produttrice dell’iPad, decide di comprare il vostro indirizzo iPad. Potrete farglielo pagare come due iPad, così da tornare in pari. Oppure come tre iPad. In quest’ultimo caso avrete denaro sufficiente per comprare un iPad in più e regalarlo a quella ragazza un po’ timida che incrociate ogni mattina, andando scuola. Ve ne sarà temporaneamente grata.

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iWant

Quanto non sei glam se non parli dell’iPad. E quanto non mi piace non essere glam. La posizione ufficiale della redazione, qui, è molto cambiata negli utlimi 8 minuti. Fino a 8 minuti fa: avevo seguito in diretta la presentazione dell’iPad; avevo letto che c’è qualcuno che lo trova un iPhone un po’ cresciuto; avevo letto di qualcun altro che dice che è una rivoluzione, nel senso di salvezza dell’editoria mondiale; mi ero detto che, insomma, a me questa gran cosa non sembrava. Quasi 8 minuti e 46 secondi fa ho visto il trailer ufficiale dell’iPad. La mia attuale posizione sull’IPad è: lo voglio. Ora.

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