
Lo scopo principale di tutte le grandi aziende è fidelizzare il consumatore. Certe volte questa cosa riesce così bene che i consumatori diventano non solo fedeli, ma adepti. E così un marchio, invece di indicare solo la provenienza di un prodotto, diventa simbolo di valori e di idee (o status, vabbe’).
Questa cosa è senz’altro successa con la mela morsicata di Apple. L’azienda di Cupertino non è solo un posto in cui si fanno computer, è una filosofia di vita. Chi acquista un prodotto Apple non acquista solo una cosa bella, utile, che funziona. Acquista una prospettiva, una profezia. Spendi trecento euro in più e dimostri di essere liberal, geek, intelligente e con un pregievole senso estetico. Dovresti anche ingrumare di più, in teoria.
Il giochino apple vs pc (o vs Microsoft) poi, ha ulteriormente coeso i discepoli della mela con il collante che solo un capro può dare. Il meccanismo è: il nostro prodotto Apple è più fico e funziona meglio; ci sono ancora quelli che non ce l’hanno; sono meno fichi e più stupidi; dovremmo tutti sacrificarli su un altare di iPod, per sentirci non solo migliori, ma eletti.
Possedere un prodotto Apple e conservare una certa dose di laicità è cosa piuttosto ardua anche per me. Eppure, dall’iPhone in poi, qualcosa è cambiato. All’inizio mi stupivo del fatto che non fosse possibile scaricare canzoni dall’iPhone al computer; oppure mettere una sveglia con gli mp3 caricati; oppure mandare mms; oppure fare video; oppure usare il blutooth.
Poi qualcuno mi ha detto che tutte queste cose erano possibili, bastava sbloccarlo. Ma sbloccandolo si perdeva la garanzia.
Apple stava limitando la mia libertà, non facendomi fare cose che avrei potuto fare senza alcun costo per loro, con il loro prodotto così com’era, per non so quali strane scelte di non so bene chi.
Ne ho discusso con un mio amico adepto: ha detto che è giusto, perché il mercato glielo consente. Ne ho parlato anche con il mio psicologo: ha fatto finta di non capire. Ho scritto a Steve Jobs: mi hanno detto che si era preso un po’ di riposo.
Non ho avuto coraggio di parlarne o di scriverne pubblicamente ma una sera, mentre guardavo un film al drive in con la mia ragazza dai capelli viola, ho pensato che forse Apple non forse non è così liberal. Che gli esperti di marketing non avranno la meglio sul mio senso critico. Che la mia anima non è in vendita.
E questa storia del tentato acquisto del silenzio di una famiglia distrutta ha del vergognoso: com’è che non apprezzano, questi, un telefono che fa pure i fuochi d’artificio?