We are the mods

Povera patria. Un amico mi ha concesso in comodato d’uso il suo abbonamento all’Economist per iPad, che lui non ha. Proprio ieri che avevo un attimo libero mi sono letto gli ultimi numeri. Su uno compare il presidente del consiglio italiano, seduto su una sedia bianca. Il titolo è “The man who screwed an entire Country”. In Italia l’hanno tradotto “che ha fregato”, mentre se non ricordo male “to screw” significa “fottere”. Cioè “che ha fottuto”. Una bella differenza.

La tesi è stata accolta con giubilo da tutti i giornali nazionali. E’ partita la macchina del fango, il tritacarne mediatico, questa volta rivolto verso an entire Country, noi. Quello che sfugge a chi posta la prima pagina dell’Economist su facebook è che se c’è uno che ha fottuto, ci sono anche gli altri che si sono lasciati fottere: noi. Che gli italiani siano fottuti è un’idea semplicistica, che non tiene conto di un sacco di sfumature e che si basa sulla pretesa superiorità morale degli inglesi. Che noi, incredibilmente, assecondiamo. Gli inglesi, con quella prima pagina, colpiscono Berlusconi per colpire gli italiani. Gli inglesi, con questi loro giornali democratici, pensano di essere gli unici depositari della verità. Pensano di vivere in un sistema perfetto, loro. Pensano di poter insegnare agli altri Paesi del mondo come governarsi.  Pensano di essere il popolo migliore del mondo. Hanno ragione.

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Pale and Piecoon

Della riconquista delle parole.
Ora che è alle porte un nuovo rinascimento, oltre alla fiducia in noi stessi e nella nostra gente (milanesi e veneti di pianura a parte) si ha da ritornare a riempire di significato le parole. Le parole devono ritornare a pesare come macigni, a profumare di sostanza.
Nell’alba del nuovo rinascimento italiano si deve ritornare a parlare di libertà senza un popolo, di scuola senza offerte formative, di lavoro senza stage, come opera retribuita con dei soldi. Di soldi come una cosa sacra perché strumento con cui si misura il lavoro.
Ridare peso alle parole spazzerà via d’un fiato chi usa parole vuote perché le parole teme. Primi tra tutti i giornalisti che dicono “escort” al posto di “puttana”. Secondi tra tutti (anzi, ex aequo) i critici d’arte.
La presentazione di una mostra che ho letto di recente così reca:
Con [nome dell'Artista] si entra in una poetica dirompente più che provocatrice, animata da una sensibilità carica nell’espressionalità … dove il colore diventa forma di quell’ordito materico i cui tagli di luce acuiscono gli effetti, l’Autore stratifica composizioni di grande impatto visivo, secondo una ricerca in cui la pittura si fa attualità e nell’emozione coinvolge gli eventi … l’Autore si propone di liberare la creatività dell’inconscio, sottolineando l’importanza della spontaneità creativa.
Che nel nuovo rinascimento italiano artista e recensore siano condannati ai lavori forzati in una cava di ordito e materico marmo di Carrara.
 

 

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Starnuti e tritolo

Chi legge con costanza e dedizione questo spazio sa che da queste parti siamo un po’ allergici ad allarmismi da dipietristi, grillini, o chessò. Devo confessare, tuttavia, che mi fa una certa impressione che di fronte a:

- il fratello di un Giudice ucciso dalla mafia,

- la sorella di un Giudice ucciso dalla mafia,

- il capo della mafia,

che affermano concordi che il Giudice di cui sopra sia stato ammazzato su mandato dello Stato, il Corriere on line metta la notizia dopo l’ennesimo allarme epidemia inventato, un pezzo sul reddito annuo dei ristoratori, uno su un alpinista italiano morto in Pakistan e uno sulla mancata costruzione di box auto a Milano.

Dal titolo dell’articoletto “Non bastano i fiori, lo stato non c’era“, poi, sembra che il problema sia l’assenza delle autorità alla cerimonia di commemorazione. In realtà il punto è la loro presenza, qualche anno prima.

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Una nave scuola, diciamo

Il fatto che, come ricorda Suttora,  Mercedes Bresso, Eugenia Roccella, Giorgio Stracquadanio, Marcello Pera , Elio Vito, Gaetano Quagliariello, Roberto Giachetti, Stefano Rodotà, Alfonso Pecoraro Scanio, Gianni Vattimo, Barbara Alberti, Fernanda Pivano, Luca Boneschi, Giorgio Albertazzi, Salvatore Samperi, Tinto Brass, Riccardo Chiaberge, Michele Ainis, Angelo Panebianco, Massimo Teodori, Piero Ignazi, Eugenio Scalfari, Lino Jannuzzi, Paolo Liguori, Bruno Luverà, Marco Taradash, Daniele Bellasio, Christian Rocca (da cui spunto il post), Laura Cesaretti, Vittorio Pezzuto, Stefano Andreani, Roberto Iezzi, Carlo Romeo, Mauro Mazza, Michele Plastino, Gianni Cerqueti, Giancarlo Dotto, Fabio Caressa, Paola Rivetta e Iuri Maria Prado siano tutti, ma tutti tutti, ex radicali, può voler dire tre cose:

a) che Pannella non sbaglia un colpo;
b) che Pannella ha sbagliato qualcosa;
c) che l’Italia, una volta, era un Paese migliore.

Oppure tutte e tre.

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Perchè è democratico ed occidentale che lo stupratore ragazzino stia ai domiciliari

Avessi soldi ti porterei ogni giorno al mare. Avessi tempo prenderei carta e penna e scriverei una bella lettera, una lettera semplice, senza pretese. La scriverei all’On. Maroni e a W, la scriverei a Rossella, a Feltri, a tutti i telegiornali delle 5 reti private e a Studio Aperto, a Beppe Grillo, a Travaglio, alle casalinghe e ai giornalisti, ad Alfano e ai suoi ispettori. La scriverei anche alla ragazza stuprata l’ultimo dell’anno a Roma e a Franca Rame, ma con un altro tono.
Scriverei che mi dispiace per quello che è successo quella sera, che provo una profonda vergogna di genere per qualsiasi crimine perpetrato ai danni di soggetti deboli da soggetti forti (ovvero: maschi), in modo particolare se il crimine ha a che vedere con quella sfera profonda e personale che è il sesso, sia esso uno stupro o un pestaggio ai giardini, perché sei uomo e porti il mascara.
Scriverei anche, però, che il ragazzino stupratore ai domiciliari è un simbolo dell’occidente, più, molto più dei crocefissi. Perché molto più dei crocefissi è peculiare dell’occidente il fatto che in galera ci si vada solo se a stabilirlo sono delle regole precise. I domiciliari del ragazzino stupratore sono un simbolo dell’occidente  perché è solo in occidente che si è sviluppato un ceto di giuristi indipendenti dal ceto politico e religioso – influenzati, magari, o influenzabili da politici e religioni, ma indipendente, che non è poco –, messo lì a garantire le libertà individuali a prescindere dai governi e dai salmi, dagli editti e dalle prediche.
E’ grazie a questo che in Italia, fino a che non c’è una sentenza definitiva, non si deve finire in galera: è questa la regola. Poi, sono previste delle eccezioni: se un giudice crede che un innocente-fino-a-sentenza-definitiva sia pericoloso, possa inquinare le prove, possa scappare ad Hammamet, allora lo stesso giudice, secondo le stesse eccezioni date da regole, ti sbatte comunque dentro. Tra queste tre eccezioni non c’è il furor di popolo e qualcuno si è dimenticato di menzionare i tiggì. Mi sembra giusto. Firmato.

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The change has come

Sono anch’io sconvolto che Parolecomplicate non abbia speso una parola una sulla divertente storia dei bus di Genova.

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Un piccolo problema personale

Un ulteriore tassello nella battaglia di civiltá contro il grillismo lamentoso che si sta diffondendo in tutte la famiglie per bene sarebbe il constatare serenamente che anche le ferrovie tedesche e francesi fanno ritardi mostruosi e causano perdite ingenti di coincidenze.
Su un piano piú personale, inizio a pensare che se nei primi 15 giorni di quest’anno per viaggiare in treno in giro per l’Europa ci ho messo in media il doppio del tempo previsto, vuoi perché la nebbia ha fatto ghiaccio, perchè il macchinista si é sentito male, perchè un disperato si é buttato sotto i binari, magari i problemi infrastrutturali non c’entrano. Magari sono io.

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Scusi, può ripetere?/2

Sempre al Tg5 che, come si intuisce, non vedevo da mesi:

E’ morto dieci anni fa Fabrizio de Andrè.

Le sue canzoni sono ancora oggi una colonna sonora.

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Così, in generale

Viene da pensare che in un paese come l´Italia non ci sia un minimo di civiltà. Perché non lasciare attuare le sentenze passate in giudicato è preoccupante per la nazione, è un fatto che ci riguarda tutti e chiamarsi fuori da situazioni del genere è pericoloso

Andrebbe bene per un bel po’ di questioni, ma nel caso di specie è stato detto a Che Tempo che Fa ieri, da Beppino Englaro. Uno la cui unghia del piede vale la dignità di due o tre dei nostri parlamenti (non parlamentari: parlamenti).

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La crisi, se c’è, è colpa dei sociologi

E’ successo a capodanno che il nostro Presidente della Repubblica ha fatto un discorso che, più che da ex comunista, si sarebbe addetto ad un doroteo vecchissima scuola. Memore forse della sua elezione non condivisa ha cercato, come osservato da Gilioli, di accontentare un po’ tutti non dicendo nulla. Perchè se l’unica cosa sulla quale la telecamera stringeva il campo era che l’idea per cui la crisi, in fondo, è una figata pazzesca, beh: non si è detto nulla.

Io il lunedì non compro il Corriere. Non lo compro perchè in prima pagina, sul fondo, c’è la rubrica “Pubblico&Privato” di Francesco Alberoni, uno che nella vita ha scritto libri come “Innamoramento e amore“, “L’amicizia“, “Erotismo“. Da un annetto, Il Corriere arriva a casa dei miei per abbonamento, quindi il lunedì Alberoni me lo becco comunque.

Il titolo della rubrica di oggi è “Contro la recessione sfruttiamo le nostre abitudini“.

“Tramutiamo in affare ciò che ci piace”, dice Alberoni. Gli italiani sanno mangiare: contro la crisi, cuciniamo! Gli italiani adorano stare a casa: contro la crisi, esportiamo pavimenti in cotto! Gli italiani sono vanitosi: contro la crisi, più mutande D&G!

Ora: io del Presidente della Repubblica rispetto il ruolo istituzionale, l’età ed il difficile background politico da cui viene fuori. Contro Alberoni, invece, vorrei mandarlo a sfruttare le mie abitudini.

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Genova per me/3: Està la depresion

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Simone Schiaffino, sul primo Secolo XIX dell’anno.

(La versione on line non l’ho trovata, ma il sunto è che le Bocche di Rosa più anziane lavoreranno per tutto gennaio a 20 invece che a 30 euro a prestazione. Il pezzo si chiude con Gisele che parla chiaro:

“La tariffa è abbassata, ma non è che ci possiamo stare tutto il pomeriggio: venti euro, va bene. Ma bisogna fare le cose un po’ velocemente”.

Sul Piccolo non sarebbe mai uscita, purtroppo.)

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La reazione del terzo

La democrazia è potere al popolo.Nel senso di “maggioranza del popolo”. Quindi, andando grossolanamente al punto, democrazia è potere alla maggioranza, della maggioranza.
Democrazia è che se su tre, due la pensano allo stesso modo, il terzo si adegua. Magari si rattrista, organizza sit in, scrive articoli di protesta, ma si adegua.
La maturità di una democrazia sta proprio nella qualità della reazione del terzo. Che, in Italia, è Antonio di Pietro.

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Con te se ne parte la primavera

Oramai neanche mi prendo male. Quando sento parlare di Pietro, oppure Alfano. Quando Amato se ne va, e mi lascia solo, quando non mi rimane che il PD. Quando sento cose che un paio d’anni fa mi avrebbero fatto piangere, oramai nemmeno mi giro. C’abbiamo la scorza dura, noi della B Generation.
Eppure, nonostante l’idea di "Stato Confessionale" sia quasi un pochino riduttiva, qualcuno ha capito che cosa mai significhi "pericolose per la pubblica moralità"?

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Serio ma non grave

Il liberalismo nasce immediatamente dopo il Terrore.
E’, in buona sostanza, un principio: attorno ad ogni singola persona ci sono una serie di libertà inviolabili. Dagli uomini e dallo Stato.
Ecco: le dichiarazioni dei redditi on line violano una di queste libertà.
Quella di farsi, in pace, i cazzi propri.

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Perchè è giusto andarsene all’estero

Ad essere sinceri, la cosa che mi sta di più sul gozzo di questa legge elettorale non sono le liste bloccate. Certo, sono antidemocratiche. Certo, i parlamentari vengono decisi nelle stanze dei palazzi romani da 4 o 5 persone. Certo, sterilizzano qualsiasi moto dal basso, e non hanno niente a che vedere col merito.
Ma tutto questo è nulla, nulla in confronto agli italiani all’estero.
Ma ve lo ricordate Pallaro? Uno con la voce di Speedy Gonzales e la sintassi di Aldo Biscardi che decise, la mattina dopo il risultato delle ultime politiche, la sopravvivenza o meno dell’appena nato governo Prodi. Pallaro. Ogni volta che ci penso, schiatto dalla vergogna.
Nel diritto costituzionale di tutto il mondo c’è un principio: “No taxation without representation”. Se non ci fai votare, non paghiamo le tasse. Dovrebbe valere il contrario: “Se stai all’estero e non paghi le tasse, non voti”. A prenderlo sul serio, però, un buon 60% degli elettori italiani rimarrebbe a casa. E vincerebbe, magari, il pd. E sarebbe grave emergenza democratica.
Teniamoci Pallaro, quindi. E bon.

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Je nous accuse

sarko
Le Monde se la prende con Sarkò.
Perchè sta con una meravigliosa modella, che oltre ad essere bella è pure intelligente. Ed italiana.
Perchè va a passare le vacanze di Natale in Egitto, a bordo di meravigliosi yacht, o in lussuosissime ville americane.
Perchè è amico di geni della finanza francesi.
Perchè per raggiungerli utilizza i loro aerei privati.
E perchè si comporta come Berlusconi.

Noi, più sommessamente, ce la prendiamo con Mastella, per le ragioni opposte.
Sta con una ciofeca che ha messo a capo del cons. reg. della Campania.
Si fa le vacanze con Sophia Loren.
E’ amico degli individui più loschi del già losco posto in cui vive.
Per raggiungere i gp utilizza aerei di Stato.
E non è rimasto con Berlusconi.

"Le statut du chef de l’Etat" esige, per preservarne l’autorevolezza,  uno stile di vita in linea con l’alto profilo delle responsabilità attribuitegli, dice LM.
A me "chef", ricorda il cibo. E "Etat", l’estate.

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Gambadilegno: infondata l’aggravante del terrorismo

Minnie-Mouse
Uno degli sport più seguiti dagli avvocati e praticanti tali del Regio Tribunale di Trieste Asburgica è sparare addosso ai cancellieri.
Per chi non se sapesse nulla, questi sono quelli che nel Tribunale ci lavorano, portando (tra l’altro) le lettere degli avvocati ai giudici, dei giudici agli avvocati, dei giudici e degli avvocati alle parti in causa (imputati, testimoni, periti, ecc.).
Succede, dicevo, che di essi si dica che sono svogliati, inefficienti, ignoranti, maleducati, e così via, secondo la più classica moda del "caga in testa al dipendente pubblico".
Io, invece, no. Io ho sempre creduto che i miei amici cancellieri se dovessero essere svogliati e inefficienti, è perchè sono sottopagati, se ignoranti, è perchè non gli viene fatto fare uno straccio di corso di aggiornamento, se maleducati, è perchè hanno a che fare con gente che non gli vuole abbastanza bene.
Ho sempre pensato così.
Leggendo questo, però, qualche dubbio mi viene pure.

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L’Europa respira

009.jpgDopo Berlusconi e il film sui kapò.
Dopo Borghezio e le bandiere padane.
Dopo Buttiglione e l’Europa di preti omofobi.
Dopo tutto questo, Claudio Fava è stato eletto Europeo dell’anno.
Attendendo una mail di ringraziamento a questo blog, che ha mosso per Claudio centinaia di migliaia di voti con questo post, mi piace sottoscrivere il parere di un’illustre diplomatica italosiculocampanocinese, cui sono particolarmente affezionato, secondo cui

"
Oramai Parole Complicate sta all’Europa  come la sette sorelle stanno all’ America"

Chapeau.

PS: qualcuno ha letto qualcosa sui giornali italiani?

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Non plus ultras

Ecco: giusto per chiudere l’annosa discussione sugli stronzi in curva. Giusto per non parlare più dei nazisti con sciarpetta e bandiere. E giusto per sottolineare che, nonostante una certa parte delle nostre forze di polizia tanto democratiche non sia, io, adesso, mi sento di stare dalla loro, perchè meglio fascisti che nazipunk. Giusto per finire in bellezza, dicevo, riporterei un’opinione tra le poche sensate che leggo in questi giorni. Di tale Gigi Riva:

“Fermiamo il calcio una domenica, tre mesi, anche per sempre, purché finisca questo clima: non mi interessa se c’è un’eventuale fuga di campioni, il problema non è Kaka ma mio figlio che va allo stadio”.

Touchè.

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Ti odio campionato

Vorrei spezzare il velo di qualunquismo che avvolge la questione violenza negli stadi.
A differenza di tutti gli altri anni, in cui si tuonava contro gli ultras, contro il razzismo degli ultras, contro la politica nelle curve, contro le curve e basta, ma senza mai fare nulla, mi sembra che da quest’anno qualcosa di nuovo ci sia.
Il mio adorato ministro Amato, intendo, qualcosa la sta facendo. Ho visto più di qualche partita giocata a porte chiuse. Ho visto fioccare multe salatissime per gli striscioni tipo “Ibra zingaro”, vergongosi insulti al già vituperato popolo rom. Ho visto inibizioni a vita dagli stadi per chi mena le mani. Non dico che stia funzionando ma almeno e, ripeto, a differenza di prima, qualcosa si sta provando.
Sull’omicidio del laziale di ieri, poi, c’è poco da dire.
Gli autogrill, come il campionato, non si possono chiudere.

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