“Con cosa sostituiamo il crocifisso?” – i risultati

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Dopo 3 ore e 52 minuti di camera di consiglio, la ultimate chart del concorso “Con cosa sostituiamo il crocifisso?“, promosso da parolecomplicate con il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali nella persona di Roberto Giacobbo.

La giuria, composta dal suddetto Roberto Giacobbo, da Wojtyla figlio e da un ballerino russo di circa 42 anni (ma non è possibile esserne sicuri, ché a Mosca l’anagrafe funziona così così), con i poteri conferitigli da me, così ha deciso.

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Ieri

Era il venti settembre, che ad alcuni ricorderà il meglio conosciuto XX settembre. E’ passato un  po’ in sordina, non so come mai. Il venti settembre, che è dolce quasi come il XX settembre, è importante per due cose. La seconda è che è una data molto usata come nome per vie e viali.

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Viene prima

Ora: se il Presidente della Camera non può neanche più dire che «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso», se cioè non può dire questa ovvietà senza scatenare delle reazioni, beh, non si scappa: il problema sono le reazioni.
Dire che sia «il peggiore attacco laicista della storia repubblicana», come ha fatto Luca Volontè dell’Udc, citando i «totalitarismi neri del ’900», è da casa di cura: non ci sono altre parole da dire, e comunque nessuno le ha dette. Io non commento le reazioni della Chiesa: in Parlamento e nella Costituzione la Chiesa non c’è.
Ma, in Parlamento, il Pdl c’è: e vedere quanti hanno taciuto imbarazzati, mentre a difendere Fini era persino l’Italia dei valori, era da vergognarsi.
L’amico Lupi, di Fini, ha detto: «Non capisco la sua preoccupazione».
Gli spiego la mie.

La prima: in Italia, su certi temi, non si può neanche più dire ovvietà.
La seconda: c’è un drappello di parlamentari cattolici, da noi, che vuole fare delle leggi che piacciono molto a loro, piacciono molto alla Chiesa ma piacciono molto meno alla maggioranza degli italiani: e posso ricoprirvi di sondaggi a proposito.
Potete legiferare sulla «base valoriale» che volete, egregio Lupi: la differenza tra voi e me, tra voi e la maggioranza di noi, non è una diversa base valoriale, ma l’incrollabile consapevolezza che la democrazia viene prima.

Filippo Facci, “Il Giornale

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Fini si rivolta, quindi è

Da un po’ di tempo, alle cene, va un sacco parlare di Fini. I miei commensali credono che il vino era meglio nel ristorante a fianco e che Fini sia un gran paraculo. Dice le cose che dice perché vuole prendere le distanze da B, perché mira in alto, perché vuole occupare quello spazio politico lasciato vuoto dalla scomparsa (o dall’assenza) di una destra liberale (e, quindi, laica). Io credo che il vino non sia poi così male e che Fini stia dicendo da un po’ di tempo cose talmente normali da risultare coraggiose, suicide.
Iniziamo con quello che disse, a Trieste, il giorno dell’allargamento dell’UE nel 2004. Dire di fronte a uno stuolo di tuoi elettori i cui parenti sono stati infoibati dagli sloveni che bisogna andare avanti, che l’Europa va e ci porta da un’altra parte, è una cosa normale e bellissima. La questione è che è l’opposto di quello che fonda il bacino elettorale di due terzi della destra triestina.
Continuiamo, poi, con il viaggio in Israele, con il fascismo-male -assoluto. E’ una cosa normale e piuttosto condivisa. Peccato che gli elettori di aenne abbiano un busto del duce accanto ad ogni frullatore in cucina, e gli eletti portino croci celtiche al collo.
E la difesa del parlamento, contro la deriva uomofortista rappresentata da B (B essendo l’unico motivo grazie a cui la destra vince da 15 anni in Italia).
E il voto agli immigrati. E la fecondazione assistita. E la solidarietà umana e politica sul caso Eluana. E la laicità dello stato.
Qualche giorno fa, davanti a dei petali di viola glassati di una pasticceria di via Victo Hugo, un amico mi ha detto che non è disposto a perdonare. Che se uno è stato fascista, comunista, piduista, per lui è politicamente morto.
Io adoro i petali di viola glassati e credo che la coerenza non sia un valore, che cambiare idea è un diritto di libertà.
Io credo che se Fini mira in alto, vuole sostituire B, occupare o creare uno spazio politico nuovo e liberale per davvero, be’: si lasci indietro chi ha dietro ora e poi faccia pure, sono d’accordo, lo voto. Ditelo pure alla Serracchiani.

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Festa del papa

Gliela stanno facendo, la festa: Francia, Germania, Ue e Italia. Scherzo.

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