Amare Giulio, quando fa così

Siamo sdegnati e preoccupati per le iniziative di cui abbiamo appreso in queste ore, di supposte liberalizzazioni che si vorrebbero introdurre artatamente nella manovra. E’ scorretto il metodo e tanto più il merito: tali norme minerebbero la difesa tecnica e provocherebbero la demolizione del sistema ordinistico e del controllo deontologico, a scapito dei cittadini e dei professionisti più giovani che sarebbero mandati allo sbaraglio in un mercato saturo e senza sbocchi effettivi,

tuona il Consiglio Nazionale Forense.

Il Consiglio Nazionale di Parolecomplicate si dice commosso dall’attenzione dimostrata nei confronti dei giovani professionisti dal CNF. Tale prestigiosa assemblea, dopo aver promosso una riforma della professione forense rispetto alla quale le gilde d’altissimo medioevo sembrano tutte Istituti Bruno Leoni, ancora una volta si rende protagonista della vita pubblica ed economica italiana per il suo progressismo liberale e disinteressato.

I membri del Consiglio Nazionale di Parolecomplicate giurano altresì sul Codice Deontologico che voteranno centrodestra alle prossime elezioni, sol che la manovra economica in discussione al Parlamento riesca a mantenere le norme anticorporative oggetto degli strali del CNF e, non si capisce come, anche della liberalissima gilda dei tassisti.

E valga il vero.

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Referendum complicati

Grazie a tutti per il dibattito politico, sociale, culturale e morale sulla questione acqua di cui al post  qui sotto. Grazie delle mail e delle cene, grazie delle letterine che ci sono arrivate e dei messaggi su facebook.

Quanto alla redazione, qui, abbiamo pensato molto. Decisivo è stato questo post segnalato dal nostro caro Baotzebao. Spiega, in modo molto concreto e liberale  (per dire la qualità argomentativa, parla anche lui di Caltagirone), che la creazione di un vero mercato nel settore della fornitura idrica non ha più possibilità di quelle che ha l’Udinese di vincere la prossima Champions (cosa non possibile né auspicabile).

Sì a tutti e 4, insomma (e a tutti e 9, se uno vive a Milano. Anche se l’effetto serra non esiste, l’ha inventato Lifegate Radio).

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Prediche inutili

Continua il furto delle parole, del pensiero, delle idee. Berlusconi che fonda un’università mi sembra la cosa più assurda degli ultimi 10 anni. In classifica si piazza immediatamente dopo questa orrenda campagna della Diesel che invita ad essere stupidi. A pensarci bene stanno a parimerito. Anzi, sono la stessa cosa. L’università di chiamerà “Università del pensiero”. “Liberale”. Non ce la faccio a metterli tra le stesse virgolette.

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Discepoli di Emma #2

Riguardo a quella cosuccia, intendo la battaglia per la riconquista almeno lessicale della libertà, io credo che la candidatura di Emma sia una cosa straordinaria. Ne sono commosso. Tutto sta cambiando già, come quando si parla d’amore, come quando si sorride. Innanzitutto i preti  non sono d’accordo. Secondo me non è d’accordo nemmeno D’Alema, e siamo a due. Le cicale di regime hanno già iniziato a frinire impaurite. Di Pietro il manettaro, incapace di confrontarsi su un terreno che non sia coperto di fango, ha polemizzato sull’art. 18. Nel 2009. Per le regionali del Lazio. Emma ha risposto che “le differenze tra noi e lui sono così marcate che francamente mi sembra anche inutile tirar fuori l’articolo 18“. Quello che a avrebbero dovuto rispondere tutti, al manettaro. Da W in poi. Ridare potere alle parole. Ridare anima e sostanza alle idee. Non importa che si vinca o che si perda, perché niente sarà più come prima. Perché questa volta si diranno cose giuste, e scusate se è poco.

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Stupri che non lo erano

Giusto così, per gradire. Tutto il circo televisivo, radiofonico e giornalistico, per tutti i primi mesi dell’anno, sembrava non avere altro scopo di vita che non le elucubrazioni onanistiche sull’urgenza indotta del momento, gli stupri.

Tintinnare di manette a porta a porta, servizi con testimoni e criminologi a Matrix, – ma, ancora più agghiaccianti – trasmissioni mattutine con la d’Urso e pomeridiane con la Perego che invocavano a gran voce la castrazione chimica. Vittime sacrificali prescelte, capri, volti, erano i due rumeni-della-caffarella ed un ragazzino accusato di aver stuprato una ragazzina ad una festa di capodanno a Roma. Quest’ultimo che aveva pure, sfiga sua, concesso un’intervista a Studio Aperto poco prima del fattaccio (dicendo quello che Studio Aperto gli ha sempre insegnato bisogna dire in tv, divertitevi-ma-non-bevete, divertitevi-ma-non-bevete). I due rumeni sono stati sbattuti in prima pagina e in prima serata, in manette, nonostante una norma lo vieti. Si sono tessute ed autotessute le lodi di polizia e carabinieri, che hanno agito da segugi, bloccando la fuga dei due verso chissà dove. Volti incipriati da tutti i telegiornali o quasi ci sono venuti a giustificare la gente che, fuori dalle caserme dove avvenivano gli interrogatori, gridavano al linciaggio dei tre. Una deputata radicale, per aver denunciato i pestaggi subiti dai due rumeni, in caserma, da giustizieri della notte protofascisti vestiti da poliziotti, è stata inondata da mail che le auguravano di essere stuprata e di morire nel malriuscito tentativo di abortire il figlio frutto della violenza. Il sempre saggio Gasparri, da porta a porta, in un italiano scadente si è scagliato contro i giudici che hanno concesso i domiciliari al ragazzino presunto stupratore. Il frinire di cicale si è protratto così forte che il governo non ha potuto fare a meno che emettere un provvedimento d’urgenza che, fottendosene dei principi più elementari dello stato di diritto, ha imposto (e impone) ai giudici di sbattere dentro, senza processo, chiunque sia sospettato di questo tipo di reato.

Negli ultimi giorni sono successe due cose. Il test del dna ha dimostrato che i due rumeni, con lo stupro, non c’entravano nulla; e ieri un giudice ha stabilito che quella sera, a Roma, la ragazza ha fatto sesso in modo consenziente. Immagino si faranno trasmissioni e prime pagine su questo, adesso. Un titolo potrebbe essere, ad esempio: “Scusateci, siamo degli stronzi”, chiuse virgolette.

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Quando c’era lei

Niente paura: a difendere lo Stato di Diritto, in Italia, ci pensa Mussolini.

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Le parole giuste

Paolo Cendon per un approccio antropologico, attento, realistico, analitico, semplice, laico, immediato, cinematografico (contro quello rozzo, violento, agressivo, arrogante, spocchioso, del ddl Calabrò e degli altri clericofascisti). Prossimamente, su questi schermi, i video della conferenza sulle scelte di fine vita.

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Battaglie culturali: alle europee vota John Stuart Mill

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Ho pensato che se le fa Il Foglio, le battaglie culturali, perchè non possiamo farle anche noi di PC. Perchè? E infatti.
Da bambino ho sempre sognato un telefono magico che mi potesse mettere in contatto, subito, con tutti gli uomini del mondo. Lo volevo nero, design anni ’50, e lo volevo che come io alzavo la cornetta, in tutte le case di tutti, tutti potevano sentirmi dire le mie opinioni, i miei pensieri sconclusionati, le mie cazzate. Poi Beppe Grillo ha aperto un blog.
Quello che vorrei dirvi, quello che vorrei inaugurare oggi, è un progetto importante per le prossime elezioni europee.
E’ importante che in cotal appuntamento le persone che avete sempre votato sappiano di esser sole. Che sentano che certo, ci sono questioni di opportunità politica, che il loro è un progetto a lungo termine, che la coscienza è libera, ma il mondo va da un’altra parte. O, almeno, da un altra parte ci andiamo noi.
So chi sono queste persone. So che non hanno detto niente di quello che dovevano dire, difeso nulla di quello che dovevano difendere. So che non pronunciano la parola “diritti” dal 1992, la parola “libertà” dal 1994. So che il Parlamento europeo è già pieno di gente straniera di cultura civile e democratica: se anche veniamo rappresentati per cinque anni da dei primati, l’Europa saprà limitare i danni.
Quindi senza remore, per i diritti, per la libertà, scrivi in grande, sulla tua scheda elettorale, “John Stuart Mill”,  pausa, “Un grande scozzese per un grande Paese!”.

(la scozia)

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Aiuti di status

bigthree

(And if they don’t need to compete, just try to figure out FIAT)

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Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo

scelte-fine-vita-grande

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“Padre, perdona loro, perchè non sanno, anche se credono di sapere, magari a causa di un’informazione distorta o del difficile clima sociale, e poi come non menzionare una sorta di spinta emotiva collettiva spontanea ma dannosa, nel senso di nevrosi inconsapevole, o anche di barsportismo etico, e comunque dicevo…”

cristo_rianimato

Makkox, un po’ di tempo fa.

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Fini è uno dei migliori Presidenti della Camera che io ricordi

“Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho, ne’ religiose ne’ scientifiche. Ho solo dubbi. Non so quale sia il confine tra un essere vivente e un vegetale: penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla.”

La persona a cui si deve il fatto che domani mattina l’Italia si sveglierà Paese un po’ più umano, naturalmente, non è W (e nemmeno Napolitano, che continua a chiedere una legge su non si capisce cosa e per non si capisce chi).

PS: ammenda su Nap. shame on me.

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Presidente, attenda in linea: c’è Sua Santità sulla 2

Del caso Eluana non parlo. Non nel merito, almeno, ché è fin troppo ovvio come la si pensi da queste parti.
Mi piacerebbe, invece, impostare una meta-discussione su un punto.
L’altro ieri mattina Berlusconi, dimostrandosi ancora una volta eticamente liberale, se ne esce dicendo “Su Eluana non parlo: non voglio intervenire”.
L’altro ieri sera, alle 23.45, esce un’Ansa: Berlusconi, “Lavoriamo per intervenire”.
La domanda è: che cosa è successo a Palazzo Chigi, tra la mattina e le 23.45 del 4 febbraio, anno del Signore 2009?

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“Pregheremo tutti perchè tu muoia”

Uno dei pochi dibattiti essenziali nel panorama sociale italiano è quello che contrappone i forcaioli ai non forcaioli. I manettari ai non manettari. I lapidatori ai non lapidatori.
Le persone consapevoli delle libertà fondamentali dei colpevoli sono un gruppo, così come quello dei forcaioli, dei manettari e dei lapidatori, assolutamente trasversale ai due schieramenti. A destra, chi non capisce che uno stupratore o un omicida è pur sempre un uomo, c’è sempre stato. A sinistra anche, ma ultimamente questo tipo umano è in vertiginoso aumento, anche grazie a Grillo e al grillismo.
Su Facebook Filippo Facci, dopo aver scritto un paio di note di lotta a difesa dell’abc dello stato di diritto, ha eliminato dai suoi amici le ragazzine urlanti ed i giustizieri della notte che volevano morti i rumeni di guidonia e al colosseo(con i leoni dentro) lo stupratore ragazzino della festa di Roma. Poi ha pubblicato i nomi degli ex “amici” sulla sua pagina personale.
Vorrei che qualcuno di minimamente influente e responsabile dica qualcosa riguardo le mail allucinanti ricevute da Rita Bernardini per aver denunciato i pestaggi cui sono stati sottoposti i rumeni di cui sopra, in carcere, da parte di pubblici ufficiali dello Stato italiano. Qualcosa tipo “non c’è differenza tra voi e loro”.

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Una nave scuola, diciamo

Il fatto che, come ricorda Suttora,  Mercedes Bresso, Eugenia Roccella, Giorgio Stracquadanio, Marcello Pera , Elio Vito, Gaetano Quagliariello, Roberto Giachetti, Stefano Rodotà, Alfonso Pecoraro Scanio, Gianni Vattimo, Barbara Alberti, Fernanda Pivano, Luca Boneschi, Giorgio Albertazzi, Salvatore Samperi, Tinto Brass, Riccardo Chiaberge, Michele Ainis, Angelo Panebianco, Massimo Teodori, Piero Ignazi, Eugenio Scalfari, Lino Jannuzzi, Paolo Liguori, Bruno Luverà, Marco Taradash, Daniele Bellasio, Christian Rocca (da cui spunto il post), Laura Cesaretti, Vittorio Pezzuto, Stefano Andreani, Roberto Iezzi, Carlo Romeo, Mauro Mazza, Michele Plastino, Gianni Cerqueti, Giancarlo Dotto, Fabio Caressa, Paola Rivetta e Iuri Maria Prado siano tutti, ma tutti tutti, ex radicali, può voler dire tre cose:

a) che Pannella non sbaglia un colpo;
b) che Pannella ha sbagliato qualcosa;
c) che l’Italia, una volta, era un Paese migliore.

Oppure tutte e tre.

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Perchè è democratico ed occidentale che lo stupratore ragazzino stia ai domiciliari

Avessi soldi ti porterei ogni giorno al mare. Avessi tempo prenderei carta e penna e scriverei una bella lettera, una lettera semplice, senza pretese. La scriverei all’On. Maroni e a W, la scriverei a Rossella, a Feltri, a tutti i telegiornali delle 5 reti private e a Studio Aperto, a Beppe Grillo, a Travaglio, alle casalinghe e ai giornalisti, ad Alfano e ai suoi ispettori. La scriverei anche alla ragazza stuprata l’ultimo dell’anno a Roma e a Franca Rame, ma con un altro tono.
Scriverei che mi dispiace per quello che è successo quella sera, che provo una profonda vergogna di genere per qualsiasi crimine perpetrato ai danni di soggetti deboli da soggetti forti (ovvero: maschi), in modo particolare se il crimine ha a che vedere con quella sfera profonda e personale che è il sesso, sia esso uno stupro o un pestaggio ai giardini, perché sei uomo e porti il mascara.
Scriverei anche, però, che il ragazzino stupratore ai domiciliari è un simbolo dell’occidente, più, molto più dei crocefissi. Perché molto più dei crocefissi è peculiare dell’occidente il fatto che in galera ci si vada solo se a stabilirlo sono delle regole precise. I domiciliari del ragazzino stupratore sono un simbolo dell’occidente  perché è solo in occidente che si è sviluppato un ceto di giuristi indipendenti dal ceto politico e religioso – influenzati, magari, o influenzabili da politici e religioni, ma indipendente, che non è poco –, messo lì a garantire le libertà individuali a prescindere dai governi e dai salmi, dagli editti e dalle prediche.
E’ grazie a questo che in Italia, fino a che non c’è una sentenza definitiva, non si deve finire in galera: è questa la regola. Poi, sono previste delle eccezioni: se un giudice crede che un innocente-fino-a-sentenza-definitiva sia pericoloso, possa inquinare le prove, possa scappare ad Hammamet, allora lo stesso giudice, secondo le stesse eccezioni date da regole, ti sbatte comunque dentro. Tra queste tre eccezioni non c’è il furor di popolo e qualcuno si è dimenticato di menzionare i tiggì. Mi sembra giusto. Firmato.

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Moretton ha tanti problemi con i soggetti quanti ne ho io con il mio sabato sera

cosa_ho_fattoGianfranco Moretton ha 57 anni e da sedici è nel Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. Con la DC prima, poi con il Centro Popolare Riformatore, poi Margherita e infine con il PD, di cui è capogruppo in Consiglio Regionale. Gianfranco Moretton ha preso, alle ultime elezioni regionali, 7034 voti.

Gianfranco Moretton è, come tutti i personaggi più strani (Isaiah Berlin, F.D. Rooswelt e W), mio-amico-su-facebook. Moretton ha un blog di cui non ho mai letto una riga in vita mia.

Su facebook, tra gli aggiornamenti, oggi mi spunta: “Gianfranco Moretton wrote a new note.” La nota, che c’è identica sul blog, è: aperte virgolette, Il valore della vita, punto esclamativo, chiuse virgolette, che è già un buon inizio.

La copiaincollo, ché non trovo il permalink:

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The change has come

Sono anch’io sconvolto che Parolecomplicate non abbia speso una parola una sulla divertente storia dei bus di Genova.

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Se il buongiorno

La scorsa notte ho dormito da un amico che ha una radiosveglia fine anni novanta, di quelle grigioverdi con il suono gracchiante e fastidioso, sintonizzata su Radioradicale.
Ieri sera abbiamo avuto una cena ed un postcena piuttosto impegnativo.
Il risultato è che questa mattina la radiosveglia ha iniziato a gracchiare, noi non ci siamo svegliati, e dalle 7.30 alle 10.00 passate mi sono beccato, svegliandomi e riaddormentandomi almeno una decina di volte:
- Stampa e Regime,
- Il notiziario del mattino,
- la replica di Stampa e Regime,
tutti di e con Massimo Bordin.
Oggi a Trieste fa vento, ed io mi sento bene.

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Genova per me/3: Està la depresion

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Simone Schiaffino, sul primo Secolo XIX dell’anno.

(La versione on line non l’ho trovata, ma il sunto è che le Bocche di Rosa più anziane lavoreranno per tutto gennaio a 20 invece che a 30 euro a prestazione. Il pezzo si chiude con Gisele che parla chiaro:

“La tariffa è abbassata, ma non è che ci possiamo stare tutto il pomeriggio: venti euro, va bene. Ma bisogna fare le cose un po’ velocemente”.

Sul Piccolo non sarebbe mai uscita, purtroppo.)

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