Di Ikea e dei fiori di ciliegio

Quando ero un blogger piuttosto famoso scrissi un post molto lucido a difesa dell’apertura, nel mio paese natale, di un meganegozio Ikea. Nel pezzo esprimevo il mio odio per chi odiava Ikea perché in quanto multinazionale fa crescere le città là dove c’era l’erba e fa molti soldi, alcuni dei quali delocalizzando. Dicevo che, al contrario di quello che normalmente succede, ogni persona davvero innamorata della libertà dovrebbe amare Ikea. Perché dove c’è mercato c’è speranza, e dove non c’è mercato c’è l’acre puzzo della sacrestia, delle tuniche viola e dell’incenso nella navicella.

Negli ultimi tempi nascono molti fiori. Noi siamo esteti e ci fermiamo a guardarli. Guardandoli, però, ci distraiamo e lasciamo che le forze oscure avanzino, occupino spazi, sbiadiscano i colori della primavera. Non mi ero accorto, ad esempio, che nell’ordinamento repubblicano esiste una carica istituzionale che si chiama “sottosegretario alla famiglia”. Non mi ero accorto, poi, che nello stato italiano indipendente e sovrano, questo posto è occupato da un prete. Un’altra cosa di cui non mi ero accorto è che per smascherare questo prete in tutta la sua disarmante nullità non servono le manifestazioni, i libri, le dichiarazioni sui diritti civili: bastano la magica comunicazione commerciale di una società privata e un po’ di fiori di pesco.

Ecco, mi son detto: è proprio questo il punto. Io non me n’ero accorto. Ikea sì.

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Liberi tutti

Quello che mi fa più schifo dei commentatori da vari luoghi politici, quello che mi causa terrore, nausea, crisi epilettiche, è sentir un uomo libero che augura la prigione ad un altro uomo libero. Mi repelle Di Pietro, con tutti i suoi amici, quando la augurano a Berlusconi. Mi disgusta Travaglio, con tutti i suoi giornalisti, quando la sognano per Previti o la invocano per Adriano Sofri.

Negli ultimi, terribili periodi si è diffusa la moda di chiamare “garantisti” tutti quelli che non pubblicano delle manette sulla prima pagina del loro quotidiano. Essendo i politici di destra decisamente più inclini alla delinquenza, il garantismo è diventata una cosa di destra.

Succede, però, che in una giornata un po’ grigia vadano in prigione dei ragazzi violenti. Degli stupidi che, probabilmente, hanno contribuito a sfasciare delle cose per un idea o anche solo per noia. Degli uomini, comunque, per quel che qui importa. Succede, poi, che in una giornata di neve quelli che si fanno chiamare da qualche anno “garantisti” invochino a loro volta la prigione per questi ragazzi violenti. Senza conoscere i fatti più di quanto li conosca io, senza conoscerne i nomi, i volti, le prove a carico.

La privazione della libertà di un uomo per decisione di un altro uomo mi dà le vertigini. L’entusiasmo per la privazione della libertà di un uomo per bocca di una spilla sulla giacca mi fa vomitare.

Propongo una moratoria sul termine “garantismo”. Chiamamolo solo “va tutto bene, amico mio”. La dolcezza salverà il mondo.

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Cose che ti fanno diventare di Fare Futuro

Ho avuto l’onore di tenere una lezione al Parlamento italiano, all’interno di una serie di dibattiti sul futuro di Internet voluti dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Al Congresso degli Stati Uniti nessuno ha mai tenuto dibattiti del genere, né ricevuto la stessa attenzione.

Lawrence Lessig

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Il senso del controllo che fu prealessandrino

Certe volte faccio molta fatica ad interloquire con i fan di Travaglio, di Pietro, De Magistris e forcaioleria cantante. Il principale ostacolo alla nostra comunicazione riguarda la laicità: io credo, a differenza loro, che i giudici siano uomini. E che perciò esistano anche giudici incompetenti, svogliati, inconsapevoli o più semplicemente scemi. Di conseguenza, una decisione giudiziaria può essere sbagliata, sbrigativa,  inconsapevole, o più semplicemente scema. Sono sicuro che le due pronunce contro Google (questa e questa) faranno riavvicinare i miei amici dell’iddivù alla realtà, e quindi a me. Non perché, naturalmente, sia giusto violare il copyright o fare del pestaggio di un ragazzo autistico uno show. Ma perché ci sono un paio di direttive europee che, prendendo atto dell’impossibilità tecnica di visionare a priori tutti i video che vengono messi on line, vietano l’equiparazione di responsabilità tra Internet Service Provider e giornali. E perché l’Unione Europea ed io crediamo che se tale controllo fosse possibile o obbligatorio, il mondo sarebbe peggiore. Cari amici manettari: David Carl Drummond è il fratello maggiore che non ho mai avuto. Quello che ti parla per la prima volta di sesso, che ti insegna a giocare a basket. Fosse per voi, non potrebbe nemmeno candidarsi al mio consiglio circoscrizionale.

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Discepoli di Emma #2

Riguardo a quella cosuccia, intendo la battaglia per la riconquista almeno lessicale della libertà, io credo che la candidatura di Emma sia una cosa straordinaria. Ne sono commosso. Tutto sta cambiando già, come quando si parla d’amore, come quando si sorride. Innanzitutto i preti  non sono d’accordo. Secondo me non è d’accordo nemmeno D’Alema, e siamo a due. Le cicale di regime hanno già iniziato a frinire impaurite. Di Pietro il manettaro, incapace di confrontarsi su un terreno che non sia coperto di fango, ha polemizzato sull’art. 18. Nel 2009. Per le regionali del Lazio. Emma ha risposto che “le differenze tra noi e lui sono così marcate che francamente mi sembra anche inutile tirar fuori l’articolo 18“. Quello che a avrebbero dovuto rispondere tutti, al manettaro. Da W in poi. Ridare potere alle parole. Ridare anima e sostanza alle idee. Non importa che si vinca o che si perda, perché niente sarà più come prima. Perché questa volta si diranno cose giuste, e scusate se è poco.

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Datemi un amore che mi cambia il giorno

Marco non è semplicemente meraviglioso. Marco è il talento più clamoroso che la musica italiana ha mai avuto la fortuna di incontrare negli ultimi 15 anni. Fa delle cose con la voce che non ho sentito fare a nessuno. Al mondo. Neanche Prince, neanche Freddy Mercury. Gratta in falsetto. Fa rabbrividire in qualsiasi sua interpretazione, scioglie cuori con una naturalezza da genio assoluto dell’armonia. Ha fatto resuscitare Bindi. Ha fatto impallidire Britti. Mi ha fatto sentire vivo: quello scandalo di inedito  che gli hanno dato grida vendetta. Ma lui è anche oltre la vendetta. Lui è l’Oltre. Questo musicalmente.

Politicamente, Marco è la lancia di San Giorgio che ucciderà il drago del machismo fascio-clerico-berlusconiano. E’ gay, ma non lo ostenta. Risplende di una gioia così fragile da far commuovere un forzanuovista. Poi, non piange. Neanche quando piange Mara Maionchi perché lui fa resuscitare Umberto Bindi. Neanche, quasi, quando vince. Marco Dolcezza Infinita. Marco Voce Assoluta. Marco Schiena Dritta. Abbiamo un (altro) nuovo candidato premier.

Quanto all’altro, quello con la faccia da picchiatore di Casa Pound, poco da dire. E’ un carabiniere che cerca di imitare Joe Cocker. Doveva andare alla Corrida, non a X Factor. Non si sa per quale motivo strano, gli hanno dato l’inedito più orecchiabile e (quindi il) più passato in radio. Per non parlare di sua nonna, una vecchia stronza appena uscita da messa che non trova niente di meglio da dire che “le pregghiere che ho mandato al cielo sono scidade ascicoldade”. Era stata definita da un inviato con la camicia bianca e un pull Ralph Lauren ”la nonna d’Italia”. Dio, patria e famiglia.

Sono sicuro che quella specie di rondista andrà un sacco nel rione Sanità, assieme agli altri neomelodici. Ma io sono di un’altra scuola: la notizia è che, forse, assieme a me c’è qualcun altro. Su quell’altro ho la stessa posizione di Morgan, i primi tempi. Il suo timbro di voce non mi interessa. La sua mascella da Di Canio mi annoia. Se voglio ascoltare una voce che gratta metto su Mad Dogs & Englishmen, non un carabiniere di quartiere che sembra uscito da “Punta alle Otto”.

Ieri nei filmati finali, mentre l’appuntato sardo cercava di sembrare un poeta dicendo in modo davvero originale “vivo il momento, per me non c’è un domani”, Marco Sguardo Profondo, Marco Schiena Dritta osservava senza urlare troppo che questi tempi gli hanno insegnato a diventare una persona libera. Lo ha insegnato anche lui a noi. Ha vinto per questo, Marco. Con buona pace dell’Arma.

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Il mondo all’incontrario

Tra uno che fa l’amore con un altro e quattro criminali che lo filmano, lo interrompono e poi lo ricattano, da queste parti ad essere linciato in pubblica piazza è quello che fa l’amore.

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Blessings of Liberty

Ogni tanto risalta fuori. L’impiccagione di qualche gay in Iran. La lapidazione di una lesbica. Le frustate ad una donna che porta i jeans. Il lancio sul mercato di un costume da donna tipo palombaro per stare in spiaggia rispettando le sure. Qualche marocchina che non vuole togliersi il velo per fare la foto della carta d’identità.

A questo tipo di notizie si alzano due friniti di cicale contrapposti. I feltristi che dicono che, alora, se non gli va bene così, su de dò: cammello e a casa. I frikkettoni che rispondono che no, ratthisti, bbisogna rispettare le altre kulture, le altre scelte, perché ccomunque, la multiethniscità, inthomma.

Io stavo con i frikkettoni. Poi andai in erasmus, in Francia. Dove conobbi ragazzi musulmani a cui sono ancora molto affezionato. Alcuni francesi, altri dalle colonie. Alcuni religiosi, altri no. Per queste persone molto colte la donna è un buco, poco più. I gay vabbé, lasciamo perdere (non ditelo alla mia coinquilina, però).

Negando l’abisso civile che ci separa, la gente tipo Kasarini frikkeggia su conquiste sociali che non è nemmeno degna di pronunciare. L’Europa, così come l’America – l’occidente, insomma – ha radici di libertà. Il cristianesimo, certo, ma anche l’illuminismo, il liberalismo, il socialismo: ci sono diritti, qui, che in altre parti del mondo non vengono nemmeno pensati.

La nostra storia è diversa. Ciò ci rende diversi. La nostra diversità consiste nel fatto che un individuo, qui, può provare ad essere felice in molti più modi che in un paese in cui comandano preti  o dittatori. Un individuo, in occidente, è più libero. E’ il più libero di tutti. Ciò ci rende migliori.

Pordenone è una cittadina tranquilla vicino a dove sono nato. Lì, nel 2009, una ragazza è appena stata uccisa dal padre. Questa specie di vicenda edipica al contrario è successa, nel 2009, perché la ragazza, musulmana meno del padre, stava facendo l’amore con il suo ragazzo in macchina. Oggi, 2009, sua madre ha fatto dire all’Imam di Pordenone che perdona suo marito. Mentre la figlia ha sbagliato.

Duecentoventidue anni fa, da queste parti, veniva approvata la prima dichiarazione internazionale dei diritti dell’uomo.

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Che caldo, accidenti

Nonostante la RU486 da una parte, e Facebook/Twitter/Myspace dall’altra, siano cose molto diverse, è possibile parlarne assieme. Il modo ce lo forniscono, ancora una volta, le opinioni dei preti.

Sulle opinioni dei preti su RU486 e Facebook & co. si possono fare due considerazioni.

Considerazione uno: non sono opinioni.

Le opinioni, come diceva il nostro candidato europeo Mill, sono sorrette da ragioni. Dire che Facebook porta al suicidio o minacciare scomuniche per chi usa un farmaco significa esprimere delle preferenze. Che si fondano su gusti personali molto lontani dalla realtà e dalla ragione. Liberissimi di sostenerle, naturalmente: ci mancherebbe.

Considerazione due: ma vaffanculo.

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Miao #3

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo.

primoCara Redazione,

sono un gatto nero nato il primo maggio, notte di Valpurga, giorno di Sabba, di gioia orgiastica, di streghe di ogni tempo. Da bambino mi sono fatto male ad una zampa. Avevo saltato così in alto da raggiungere quasi il cielo. Sono atterrato male. Sono stato soccorso e chiamato Garibaldi. Un bel nome. Un nome da gatto puro, da sognatore, un nome da rivolta, da emozione.

Non lo faccio spesso. Ho deciso tuttavia di scrivervi per miagolare un paio di cose sulla vicenda deplorevole e razzista del giornalista catto-comunista che, calpestato dalla storia, calpesta la storia della mia razza eletta.

Qualche giorno fa questo immondo bipede ha affermato che ad ascoltare l’altro bipede tedesco, pure in vacanza, ci sarebbero stati quattro gatti. I “soliti quattro gatti”. Mentre tutti sono a fare estate, quattro miei confratelli avrebbero dovuto stare a sorbirsi  quel sessuofobo invidioso e noioso che alcuni di voi uomini chiamano Santità.  Quello in bianco. Io sono un gatto nero, ma questo l’ho già detto.

Permettetemi. Dite a quel cane, nel senso del giornalista, che il gatto è un animale libero. E ditegli che se un gatto è un animale libero, quattro gatti, anche se soliti, sono quattro soliti animali liberi.

Dite a quel cane che nessun gatto ha mai passato la vita a glorificare preti e suore, come ha fatto lui. Noi non mangiamo le ostie, che non sanno di niente. A noi piace la carne, il sangue. Noi miagoliamo, non friniamo come le cicale. Noi cacciamo. Noi facciamo le fusa, noi facciamo l’amore pensando solo all’amore.

Dite a quel cane che non potrà mai essere un gatto, perché noi siamo senza padroni. E ci sono umani che senza padrone non sanno stare.

Voi umani avete paura di noi, cambiate percorso quando attraversiamo la strada perché siete nati per obbedire. E’ per questo che in tivvù non c’è mai stato spazio per i gatti neri come me, se non in versioni caricaturali tipo Famiglia Addams. E’ la libertà che vi atterrisce. Lo starsystem ci ignora e ci sputtana perché gli siamo opposti. Perché non siamo cani, pronti a scodinzolare al primo osso usato, lanciato per pietà. Perché non elemosiniamo applausi e ce ne fottiamo dei denti imbiancati. Perché siamo gatti, e a differenza degli altri animali cantiamo di amore e di stile. Perché siamo neri, ma a differenza degli altri neri non accetteremo mai di fare i signorini buonasera.

Viva le crocchette al salmone, viva la libertà.

Baldo

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Ballata del mal razzolare

La linea tenuta da queste parti sulla questione Buttane è sempre stata quella, libertaria, per cui:

a) Il PresdelCons può fare quanti festini vuole e quante festine vuole, se non usa i miei skei;

b) Non c’è nulla di male a voler festeggiare con il PresdelCons in diversi modi e con diversi fini;

c) unica cosa, sta un po’ qui che tra una festina e l’altra il PresdelCons trovi pure la faccia di bronzo per stare ai giochini sessuofobi dei preti.

In un certo senso, è una questione di coerenza. Ieri a pranzo, però, ho pensato che la coerenza è un valore un po’ noioso. E che a noi ci piacciono tanto le persone complicate. Ieri a cena mi sono quasi convinto che uno che fa il moralista e si comporta di conseguenza è senz’altro peggio di uno che lo fa ma non lo è.

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Gente di un certo livello

Dovrei scrivere qualcosa sulla corrida. Soprattutto sui tori, dovrei. Ma sto ancora cercando di riprendermi dai sogni che continuo a fare su capri, ganaderias, basette, muletas, capotes, flamenco, banderillas e, naturalmente, Miura. Questa notte il cielo era d’avorio e io giungevo in groppa ad un Palha enorme, con un mantello azzurro intarsiato d’oro a salvare lei da un gruppo di ambientalisti che agitavano le loro forche sporche di niente, bruciando i fazzoletti bianchi della libertà. L’ho presa in braccio, siamo scappati. Poi abbiamo fatto l’amore su un prato della Camargue, con dei fenicotteri rosa ed il mio Palha ad osservare discreti il nostro personale assalto al cielo. Si dice che un sogno simile capiti non più di tre volte nella vita. La prima dovrebbe essere attorno ai 13-14 anni: io sono un po’ indietro. Lei, comunque, era bellissima.

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Gossip più uguali di altri

Dice, Augusto Minzolini:

dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa. Nè, tantomeno, un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina, nella realtà virtuale dei media, o per strumentalizzazioni politiche o, piuttosto, per interessi economici.

Giusto. Però c’è una cosa.

C’è che i tiggì, tutti i tiggì nazionali (a parte la7 e, in qualche frangente, rai3) da qualche anno scelgono, organizzano e informano i telespettatori solo di storie piene di allusioni, costruite su testimoni più o meno attendibili e rancori personali, senza dare alcuna notizia certa, senza che vi sia alcuna ipotesi di reato che coinvolga le persone che vengono normalmente crocifisse sulla tavola degli italiani, all’ora di cena. Non è una semplice consuetudine: è da almeno dieci anni che il modello informativo italiano consiste nel far diventare semplici ipotesi investigative e chiacchiericci, notizie da prima pagina. Considerata la natura degli editori italiani, è ovvio che ciò avviene per strumentalizzazioni politiche o, piuttosto, per interessi economici.

Sogno un mondo in cui il direttore del tg1 continua a fare in silenzio del maggiore notiziario nazionale il giornaletto pornografico che è sempre stato da quando ho giudizio. Sogno un mondo in cui non si debba rimpiangere Riotta. Sogno un mondo dove la sera, in tivvù, tutti vengono trattati con la supponenza moralista e borghese del prete di campagna, di Vespa, di Povia, di Maria Latella. Tutti, anche quelli a cui piacciono i trans. In quel mondo nessuno utilizzerà l’espressione “mondo virtuale dei media“. Nessuno potrà. Nessuno.

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Pixel in tanga

Come prevedibile, sono uscite ad opera di un giornale non italiano (uhuh, spagnolo, uhuh) un po’ di foto di una delle feste in sardegna di cui si è tanto parlato in ‘sti giorni.

A riguardo la posizione della direzione, qui, questa è.

Qui si ritiene assolutamente repellente che B, dopo essersi portato a casa 30 donne ed essersene forse ingroppata qualcuna, se ne vada a fare il moralista al family day.

Qui si ritiene assolutamente repellente che B, dopo essersi portato a casa etc., se ne vada in giro a moralizzare su coppie di fatto, matrimoni, matrimoni gay e caso Englaro. Qui si ritiene assolutamente repellente che i preti ed i cattolici, pur sapendo tutte queste cose, continuino a promuoverlo e a votarlo.

Ma.

Qui si ritiene assolutamente legittimo che B si porti a casa 30 donne; specialmente se poi girano per il giardino in tanga. Qui lo si invidia molto, per questo.

Qui si ritiene assolutamente legittimo che 30 donne, anche se 17enni, decidano di girare in tanga nel giardino della villa di B. Anche se lo fanno solo per ottenere una parte in “Mattino 5″, “Veline” o “Il Parlamento Europeo”. Qui lo si invidia molto, per questo, B.

Qui si ritiene assolutamente legittimo che B faccia sesso con chi vuole, promettendo “Mattino 5″, etc. Qui si ritiene assolutamente legittimo che chi vuole faccia sesso con B per ottenere una parte in “Mattino 5″, etc. Se sono consenzienti e quasi adulte, le loro scelte sono insindacabili. Quanto a B, sì: lo si continua ad invidiare molto, per questo.

Qui si ritiene assolutamente scandaloso che uno si apposti fuori dalla casa di un altro e faccia servizi fotografici interi che poi vende a giornali e giornalacci, specie se spagnoli. Lo si ritiene scandaloso in quanto violazione del diritto alla vita privata, alla ricerca personale e discreta della felicità. Che è uguale per tutti, per me, per te, per lei, per il Presidente del Consiglio. Perché diritto di libertà, come ha giustamente detto lui.

Detto ciò: qui ci si rimangerebbe tutte le cose brutte dette sulle foto e sugli spagnoli se solo questi tipi di scoop avessero una minima chance di liberarci da B. Il fatto è che siccome questo non è, qui si continua a predicare la libertà. E ci mancherebbe altro.

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Buon 2 giugno

Quest’anno festa de, pausa, la Repubblica.

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Ti tirano le pietre

Ricordate quando B disse che, sui diritti, vi sono civiltà più avanti e civiltà più indietro? Ricordate quando, a dirla tutta, disse che su questa cosa la civiltà occidentale è superiore a quella islamica (e parolecomplicate si schierò, decisa, con il Presidente)? Ricordate quando disse che una civiltà illuminista come la nostra e una teocratica come la loro non andavano messe sullo stesso piano? Be’: era conflitto di interessi.

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Scelte di fine vita: i video

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Chi ricorda il convegno promosso durante l’attacco clerico-fascista ai nostri corpi inermi di qualche tempo fa non starà aspettando altro che i video dell’incontro, immagino. Per farsi un’idea del caso Englaro che sia scientifica, pacata, antropologica, antimperialista, che vada oltre portaaporta.

I video del convegno sono disponibili.

La prima parte: Giorgio Berlot (anestesista), Giampaolo Dolso (costituzionalista).

La seconda: Matteo Bellina (penalista), Fiora Bartoli (farmacologa e bioeticista)

Il tutto chairmanato da Paolo Cendon.

Non sono semplici video, naturalmente. Gli organizzatori, nonostante i mezzi insufficienti e pericolosi a tratti, hanno fatto di quello che doveva essere un banale documentario un film espressionista, un quadro di Pollock. In particolare, quello che ha girato e montato il tutto: secondo me ha talento, ne ho nostalgia.

PS: riceviamo mail di utenti linux che non riescono a vedere o scaricare i video. Le soluzioni sono due. La prima è smettere di fare i freak, e ritornare a Windows (xp, però). La seconda è esserlo ancora di più e passare a Mac.

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Annozero (:titoli)

Da circa 3 o 4 anni non ho una televisione in camera. Da circa 5 non ho un soggiorno. Da 6 o 7 non mangio un pasto in cucina. Questo mi porta a non seguire Annozero.

Essendo invece i giornali in internet, ed essendo consultabili più velocemente di una puntata in streaming di Annozero, quelli li leggiucchio.

Mi sembra interessante sapere come la pensino sull’ultima puntata di Annozero Fini, Berlusconi, la mia Emma, il non mio Gasparri e Franceschini. Mi sembra preoccupante che nessuno abbia spiegato quale sia il problema.

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Stupri che non lo erano

Giusto così, per gradire. Tutto il circo televisivo, radiofonico e giornalistico, per tutti i primi mesi dell’anno, sembrava non avere altro scopo di vita che non le elucubrazioni onanistiche sull’urgenza indotta del momento, gli stupri.

Tintinnare di manette a porta a porta, servizi con testimoni e criminologi a Matrix, – ma, ancora più agghiaccianti – trasmissioni mattutine con la d’Urso e pomeridiane con la Perego che invocavano a gran voce la castrazione chimica. Vittime sacrificali prescelte, capri, volti, erano i due rumeni-della-caffarella ed un ragazzino accusato di aver stuprato una ragazzina ad una festa di capodanno a Roma. Quest’ultimo che aveva pure, sfiga sua, concesso un’intervista a Studio Aperto poco prima del fattaccio (dicendo quello che Studio Aperto gli ha sempre insegnato bisogna dire in tv, divertitevi-ma-non-bevete, divertitevi-ma-non-bevete). I due rumeni sono stati sbattuti in prima pagina e in prima serata, in manette, nonostante una norma lo vieti. Si sono tessute ed autotessute le lodi di polizia e carabinieri, che hanno agito da segugi, bloccando la fuga dei due verso chissà dove. Volti incipriati da tutti i telegiornali o quasi ci sono venuti a giustificare la gente che, fuori dalle caserme dove avvenivano gli interrogatori, gridavano al linciaggio dei tre. Una deputata radicale, per aver denunciato i pestaggi subiti dai due rumeni, in caserma, da giustizieri della notte protofascisti vestiti da poliziotti, è stata inondata da mail che le auguravano di essere stuprata e di morire nel malriuscito tentativo di abortire il figlio frutto della violenza. Il sempre saggio Gasparri, da porta a porta, in un italiano scadente si è scagliato contro i giudici che hanno concesso i domiciliari al ragazzino presunto stupratore. Il frinire di cicale si è protratto così forte che il governo non ha potuto fare a meno che emettere un provvedimento d’urgenza che, fottendosene dei principi più elementari dello stato di diritto, ha imposto (e impone) ai giudici di sbattere dentro, senza processo, chiunque sia sospettato di questo tipo di reato.

Negli ultimi giorni sono successe due cose. Il test del dna ha dimostrato che i due rumeni, con lo stupro, non c’entravano nulla; e ieri un giudice ha stabilito che quella sera, a Roma, la ragazza ha fatto sesso in modo consenziente. Immagino si faranno trasmissioni e prime pagine su questo, adesso. Un titolo potrebbe essere, ad esempio: “Scusateci, siamo degli stronzi”, chiuse virgolette.

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Le parole giuste

Paolo Cendon per un approccio antropologico, attento, realistico, analitico, semplice, laico, immediato, cinematografico (contro quello rozzo, violento, agressivo, arrogante, spocchioso, del ddl Calabrò e degli altri clericofascisti). Prossimamente, su questi schermi, i video della conferenza sulle scelte di fine vita.

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