To get socks

Gli sceneggiatori di Lost da Letterman raccontano 10 possibili finali di Lost. Tutti probabilmente superiori a quello vero.

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Riceviamo ogni giorno centinaia di lettere per posta che ci chiedono, in quanto maggiori esperti di Lost dell’Europa meridionale, di spiegare l’ultima puntata di Lost.

Allora, Silvia. L’ultima puntata di lost si può dividere in 3 parti, nonostante sia già divisa in due. Tre. Ti dice nulla? Neanche a me. La prima parte è quando loro credono che Sun sia di nuovo incinta. Sun, che vuol dire sole, incinta, che da la vita. Ancora nulla? No, neanche a me. La seconda è quando Walt, il figlio del tipo di colore, si rifiuta di ballare YMCA. La cultura black è tradizionalmente piuttosto incline all’omofobia, questa potrebbe essere una velata critica sociale. La terza è la parte finale, quando Ben approccia Juliet che lo rifiuta e poi lui si giustifica dicendo che stava scherzando e che in realtà lei non gli piaceva neanche un po’. Ben in molti dialetti del nord vuol dire “bene”. E’ un caso? Sinceramente non lo so.

Come ogni puntata della serie che ci ha ossessionato negli ultimi anni, queste tre parti sono autonome ma allo stesso tempo legate tra loro. Indice di autonomia è che se ti alzi e fai una telefonata di 5-6 minuti, quando ritorni riesci agevolmente a riprendere il filo del discorso. Indice di legame è che, se viste al contrario (cioè non parti 1-2-3, ma 3-2-1), ad un certo punto si riesce a cogliere distintamente Sajid che canta “happy birthday mister president” rivolto verso il mostro di fumo. Che si commuove, lo bacia e dona tutto ciò che ha alle missioni diocesane in Bouaké (Costa d’Avorio).

Alcuni sono molto incazzati, dicono fosse tutta una presa in giro. Perché dicono che dopo sei anni così, non ci potevano lasciare così. Io, siccome non riesco ancora a pormi nei Suoi confronti in modo laico, mi sto pian piano convincendo che forse è meglio così.

Di Lost e della mia malinconia

Non ce la faccio a vedere l’ultima puntata di Lost. Non ce la faccio proprio. Quando iniziai – anzi, quando venni iniziato – ero poco più che un ragazzino. Ero appena tornato dal mio erasmus in Francia. Ah, la Francia. Con tutti quei vestiti a fiori, con tutti quei fiori. Tornato a casa, caddi in depressione. Un amico, Luca (che ha un blog), mi consigliò di scaricare una puntata di questa cosa americana. Lo feci, e per tre mesi non uscii dalla mia camera vicino al mare. Stavo tutto il giorno con la tapparella abbassata, guardavo dieci puntate al giorno, non riuscivo a pensare ad altro. Decisi di ridurre quando una sera sul tardi dovevo andare a cena con un’esteta e dietro Piazza Unità incontrai John Locke. Parlava in triestino e io capii di avere un problema.

Lost non è un telefilm. Lost è una religione. Lost è tutto, per me. E’ più importante delle mie cravatte, della colazione la mattina, del mio consiglio circoscrizionale e, quando non è primavera, anche dei vestiti a fiori. Il solo pensiero che possa finire tutto così, adesso, mi fa venir voglia di piangere, o almeno di morire. Vorrei gridare al mondo che non è giusto sfruttare i sogni delle persone per sei anni, lunghi e bellissimi. Vorrei urlare a J.J. Abrams che poche persone su questa terra hanno fatto tanto per me, che gli sarò grato per sempre. Vorrei urlare ai critici che chissenefrega delle domande non risolte, dei misteri lasciati sospesi, dei personaggi disegnati a metà. Quando voglio delle risposte mi guardo un documentario.  Se fossi ossessionato dalle soluzioni guarderei C.S.I.

In questo mondo di banalità disperate e di sesso nella città Lost è stato un bel maggio. Erotico, intenso, commovente. E io ho tanto bisogno di qualcuno che mi dica che andrà tutto bene.

The mistery box stays closed

Ops #8

Caro Dio,

quando nelle preghiere ti chiedevo di far capire al mondo che quell’uomo pelato, brillante e vocato alla leadership è in realtà un orrendo mostro, non intendevo John Locke.

—> leggi gli altri Ops

Born to be Abrams

Non è vero che si diventa dipendenti da Lost. O, almeno, non così facilmente. In fondo è solo da 6 mesi, 9 giorni e 43 minuti che non ne vedo una puntata. Mio padre mi ha insegnato ad affrontare le cose in modo laico. E poi, insomma: è solo un telefilm. Un telefilm americano, poi. E ci sono un sacco di telefilm americani in giro. Io per esempio da un po’ sto guardando Flashforward, ma mica per sostituire Lost. Anzi, bello. Solo che devo essermi perso la puntata in cui Penelope lascia Desmond per un agente dell’FBI, oltre a quella in cui Charlie resuscita e si prende una laurea in fisica alla CEPU.

In alto i cuori

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Il 2 febbraio, ovvero il 2 del 2, che cade tra 22 giorni, riparte  Lost. Sesta stagione (ovvero 2 alla seconda, più 2). Lost in Italia va solitamente su rai2. Il numero preferito della mia mamma è il 2. Il mondo, come tutti sanno, finirà nel 2milae12. Tutti questi 2 sono solo un caso? Sì.

Farsi delle domande, non aspettarsi delle risposte

Chi è davvero Jacob? Che cosa nasconde John Locke? E Ben? Juliet, amore mio, sei ancora viva? E se sì: dove? E se dove: quando? Se proprio sono spariti tutti, è sparito almeno anche Jack Tracotanza Shephard con quell’insipida sgualdrina di Kate? Chi sono gli Altri, ma non gli Altri, gli Altri Altri? Per quale esoterica ragione Desmond dice “hay” “aye” al posto di “yes”? Per non avere affatto risposta ad alcuna di queste domande, la sesta stagione si Lost inizia a febbraio. In America. Nel 1972.

Perso qualcosa?

Uno non può assentarsi un attimo perché supposto di andare sull’Isola che ritorna e: metà della stampa italiana grida al golpe; tutta la televisione italiana grida al golpe; tutta la televisione italiana grida al golpe tranne il cdr del Tg1 che grida al golpe ma anche no; sull’isola, mentre guardavo il mare, gli Altri ce  l’hanno finalmente fatta, alla faccia della Dharma; Obama, senza volerlo, ha rifiutato il sedicente capo di uno stato totalitario e teocratico dando al mondo freak una lezione di politica, real e right; la mia ragazza mi ha lasciato per un coleottero: dice che la fa ridere. Se domani cade anche il tiranno, io non so. Non so.

Buona compagnia

Saremo pure irrispettosi nei confronti del dolore dei familiari. Saremo pure cinici. Politicamente scorretti, politicamente idioti. Saremo pure stupidi e insensibili. Ma si metta a verbale: lo sono anche i boliviani.

Lavori strani

Più mi trascino avanti col tempo e più mi dimentico che dietro ad ogni cosa c’è un uomo. Dietro allo stuzzicadente che ho usato a pranzo c’è una fabbrica di uomini che li produce, e dietro alla fabbrica di uomini c’è un’altra fabbrica che produce i macchinari per produrre studdicadenti. La tastiera dove sto ticchettando le dita non esisterebbe senza chi ha prodotto i tasti, e poi le molle per i tasti, e poi avanti così. Spesso si scivola senza volere nell’assurda convinzione che le cose cadano dal cielo, con la logica conseguenza che i nostri bambini racconteranno un giorno alle maestre, stupefatte, che i polli nascono e crescono al supermercato, tutti rosa: si fa molta meno fatica, questo è certo.

Per fermare questa deriva post-post-industriale, Luca Sofri ha passato una notte con delle persone a cui devo molto, quelli che mettono i sottotitoli alle puntate di Lost. Avesse lasciato un recapito, avrei spedito una bottiglia.

Grasso che coglie

Il tema è: Aldo Grasso. Anzi, il tema è: Lost. I due temi, Aldo Grasso e Lost, si relazionano nel seguente modo: Aldo Grasso scrive oggi sul Corriere un articolo su Lost.

Nell’articolo spiega che lost, certo, è il miglior telefilm mai prodotto al mondo; certo, è strafico e straliberal perchè parla, cita, nutre e si nutre di filosofia; certo, inscena alla perfezione la lotta tra fede e ragione; certo, pone domande fondamentali nella vita dell’uomo (tipo: “cos’è un’isola?”). Ma il motivo vero per cui lost è il più visto, il più fico di tutti,  è che è un po’ come la vita: non ci si capisce un cazzo.

It wasn’t a dream: it was a memory

112237__desmond2_lLa prima puntata della quinta serie di Lost è una delle più belle mai girate. Forse la più bella. A coloro che non riescono a cogliere la magia e la grazia del sentiero senza una meta necessaria si dica che sì, vengono spiegate molte cose, molte più che nelle quattro serie precedenti. Viene data una chiave – o un’idea di chiave, che potrebbe far ricapire tutto, senza troppa fatica.  L’assassino non è il maggiordomo.

Nella foto a sinistra, Sergio Imparato.

Arriva

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Ritorna il 21 gennaio, Lost. Quello che ha rotto un po’ a tutti. Quello noioso. Quello che è molto filosofico, ma anche un’americanata. Quello che non risolve mai nessuno dei problemi che inventa. Quello che non si riesce a stare dietro ai personaggi. Quello che era meglio la prima serie ma anche nella terza si è un po’ ripigliato.

E mentre aspetto il 21, c’è questo giochino ufficiale, che potrebbe intitolarsi “Fatti coglionare da Sawyer!”, quello che, nel film, dà i soprannomi a tutti quelli del film. Si scrive a Sawyer il proprio nome, gli si confessano un po’ di caratteristiche fisiche, caratteriali, e pam. Ecco pronto il soprannome. A me, nonostante nella descrizione mi sia ampiamente sopravvalutato, è venuto fuori “mona”.

Again and again and again

La ABC concede ulteriore tempo alle prossime stagioni di Lost per compensare le ore andate perse a causa dello sciopero degli sceneggiatori. In realtà non si parla esattamente di episodi in più, ma semplicemente si torna al progetto originale di 48 episodi divisi nelle ultime tre stagioni di Lost. Avremo quindi 14 episodi nella quarta, 17 episodi nella quinta e 17 nella sesta ed ultima stagione. (da Lostpedia)

Rispondimi a questo

Il nostro appuntamento settimanale con Lost, che a questo punto credo si tratti di aggettivo riferito ai telespettatori.
Succedono molte cose, in quella che dovrebbe essere la sestultima puntata.
Ma succede soprattutto che, ad un punto, il cattivo dei cattivi viene messo spalle al muro, e, con una pistola puntata in testa urla "NO! HO LE RISPOSTE!".
Trattengo il fiato.
Dopodichè, inizia a sciorinare delle frasi senza senso nè luogo.
Quello che impugna la pistola lo lascia vivere. Io, invece, avrei fatto diversamente.

Lost in delusion

Il riassunto della prima puntata della IV serie di lost, andata in onda ieri in USA, è che gli autori non si rendono conto di avere ancora solo 8 puntate a loro disposizione per risolvere quesiti quali:

- cosa ci fa un orso polare in un’isola tropicale?
- cosa ci fa un mostro di fumo divora-persone, in un isola tropicale?
- cosa ci fa un magnete delle dimensioni del lago di Loch Ness, in un isola tropicale?
- cosa ci fanno dei fantasmi, in un’isola tropicale?
- perchè i bambini non nascono, i paraplegici camminano, i matti diventano sani, gli alberi parlano, in un’isola tropicale?
- perchè i passeggeri di un aereo schiantato al suolo sono ancora tutti vivi,
in un’isola tropicale?

E molti altri.

Siamo a meno sette. Ed io ho un terribile presentimento.

Look who’s back in town

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A chi interessa, tipo me, la quarta stagione di Lost inizia giovedì. Alle 21 circa, in US.
Verosimilmente scaricabile, quindi, tra venerdì e sabato, domenica con i sottotitoli in italiano.
Si dice 8 episodi.
Io, alla fine della fiera, spero solo che la soluzione di tutto non sia, chessò, Jack che si sveglia e racconta alla moglie di aver fatto un brutto incubo.
Perchè se è così, se è davvero così, non so cosa mi potrebbe succedere. Non so.

Lost without Lost

LOST
Se è vero quello che in giro si dice, che di Lost sono pronti solo 9 episodi su 16 e che stanno pensando di non fare più la quarta serie, io non so: non so cosa faccio.