Amare Giulio, quando fa così

Siamo sdegnati e preoccupati per le iniziative di cui abbiamo appreso in queste ore, di supposte liberalizzazioni che si vorrebbero introdurre artatamente nella manovra. E’ scorretto il metodo e tanto più il merito: tali norme minerebbero la difesa tecnica e provocherebbero la demolizione del sistema ordinistico e del controllo deontologico, a scapito dei cittadini e dei professionisti più giovani che sarebbero mandati allo sbaraglio in un mercato saturo e senza sbocchi effettivi,

tuona il Consiglio Nazionale Forense.

Il Consiglio Nazionale di Parolecomplicate si dice commosso dall’attenzione dimostrata nei confronti dei giovani professionisti dal CNF. Tale prestigiosa assemblea, dopo aver promosso una riforma della professione forense rispetto alla quale le gilde d’altissimo medioevo sembrano tutte Istituti Bruno Leoni, ancora una volta si rende protagonista della vita pubblica ed economica italiana per il suo progressismo liberale e disinteressato.

I membri del Consiglio Nazionale di Parolecomplicate giurano altresì sul Codice Deontologico che voteranno centrodestra alle prossime elezioni, sol che la manovra economica in discussione al Parlamento riesca a mantenere le norme anticorporative oggetto degli strali del CNF e, non si capisce come, anche della liberalissima gilda dei tassisti.

E valga il vero.

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Ex machina

jesusChiedi e ti sarà chiarito, aka Dio ha parolecomplicate e bora.la nel reader.

A definitiva chiusura del dibattito semiserio su IKEA e il mercato tra la redazione, qui, e Andrea Luchetta, è intervenuto niente popo’ di meno che Lui. (In realtà, non proprio Lui, il figlio, ma in nome e per conto).

Adesso sappiamo da che parte sta. Che noia avere sempre ragione.

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Dio strabenedica la Svezia

ikea_logoQuando ero bambino andava molto di moda ascoltare rap. A me neanche piaceva, all’inizio. Ma da bambini non si è ancora al di sopra del bene e del male, anzi: ci si è dentro fino al collo. Mi piaceva molto una bambina bionda, si chiamava Monica. A Monica non piacevo molto io. Le piaceva invece un ragazzo moro, si chiamava Bruno. Bruno ascoltava rap.

Nel tentativo di fare qualcosa che a Monica facesse piacere, mi informai riguardo al rap. Non esisteva ancora last.fm, e l’unica cosa che riuscii a cavar dal buco fu un cd di un gruppo che mi sembrava fosse perfetto per Monica: gli Articolo 31. Lessi anche l’interno del cd, magari ne avermmo parlato, io e Monica. Articolo 31 è l’articolo della Costituzione irlandese sulla libertà di espressione. Perché irlandese? Non lo so, Monica: vuoi baciarmi?

Lo portai ad una festa di capodanno. Appena lo inserii nello stereo, proprio mentre cercavo di ricordare le parole imparate con tanta fatica durante il pomeriggio, Bruno se ne uscì: “Che merda, gli articoli 31 sono commerciali”. Li aveva ascoltati anche lui, fino a due giorni prima, ne ero sicuro.  Dopo una decina di minuti Bruno entrò con Monica in bagno, e io mi misi a mangiare delle lenticchie fredde, tremende.

Oggi nel paese di millecinquecento persone dovo sono nato ha aperto il più grande punto IKEA di Europa. L’apertura di un punto IKEA è una buona notizia, sempre. L’apertura di un punto IKEA in un posto che fino ad ora era conosciuto solo per il suo casello autostradale è un miracolo di dio. Dio, che in questo caso esiste, si chiama mercato. Grazie al mercato il mio paese di millecinquecento persone, con un tasso di noi  piuttosto alto, inizierà a mettersi in viaggio. Dalla stasi al polemos, come direbbero Platone e il mio amico del milletrecentododici a.C. Non so dove porterà, questo viaggio. Ma il muoversi è già un risultato straordinario,  miracoloso, necessario.

Se ne parlava da anni, in realtà. Anni furibondi, senza atti d’amore. Anni in cui abbiamo dovuto sopportare di tutto. Anni in cui decine di Bruni, che intanto sono diventati giornalisti, hanno detto e scritto di tutto contro IKEA, contro la poesia della bellezza per tutti. Ho letto articoli in cui Bruno vaneggiava di un campo, casualmente proprio dove IKEA sarebbe nata, in cui giocava da bambino. E quel campo ameno, tra due statali piene di dolcissime automobili a 120 all’ora, non ci sarebbe stato mai più. Maledetta IKEA. Ho letto foglietti di propaganda in cui Bruno spacciava per pubblici interessi privatissimi di una manciata di ricconi venditori di mobili del circondario. Mi sono arrivati nella casella delle lettere proclami con la falce e il martello per l’uguaglianza come immobilismo del niente, contro la multinazionale degli spilungoni nordici. Contro i capelli biondi.

Oggi mi sono dovuto leggere un altro pezzo di Bruno sull’inaugurazione, in cui IKEA diventa un Non Luogo dello scandalo (cfr, Ilvo Diamanti); in cui, porci!, ben il 30% dei mobili (contro il 100% delle altre multinazionali) viene prodotto in Cina; in cui, che vergogna, si fa attenzione al cliente.

Bruno, siamo cresciuti. Bruno, tu mi nausei. Bruno, sei un ipocrita. Bruno, non è più capodanno. Bruno, a te gli Articolo 31 piacevano, lo so. Come ti piacerebbe ora il mercato. Il problema è che non sai cos’è. Che a te sta bene continuare a dire dei no ottusi. Che dietro quel “merda commerciale”, dietro a delle obiezioni ridicole nascondi la tua mancanza di entusiasmo per la vita, cosa invece felice, e per l’ironia delle possibilità. Bruno, continua pure ad odiare il mercato, tanto noi abbiamo già vinto. E appena lo capirà anche Monica, ti inviterò al matrimonio. Lenticchie per tutti.

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Demochristianocracy

Ieri ho visto Videocracy. Ieri l’ha visto anche Franceschini.

Ritornando a casa mi sono detto: mamma cosa avrei potuto fare, con quegli 8 euro. Non è un film originale: dice cose già sentite e viste. Non è un film ben fatto: non sarà l’invito esclusivo nella casa di Lele Mora in Sardegna a valere il biglietto. Non è un film utile: tutte le 5 persone in sala erano di sinistra (a parte me, forse).

Ritornando a casa, Franceschini si è detto:

Il film raccon­ta come negli ultimi trent’anni sia stata sovvertita la gerarchia dei valori. Più del titolo, è indicativo il sottotitolo: ‘Ba­sta apparire’. La società ha sposato totalmente i principi del mercato: competizione a tutti i costi.

Franceschini mi stupisce, sempre.

Perché Franceschini è un prete intelligente e ha girato il mondo. E chi ha girato il mondo si rende facilmente conto che l’unico Paese in cui la donna anche in fascia protetta è solo il contorno di tette e culo è l’Italia. E si rende facilmente conto che l’apparenza, essendo un elemento estetico, è importante ovunque. E si rende ovviamente conto che il mercato, che in Italia manca e negli altri Paesi c’è, non ha niente a che vedere con i culi prima delle 23 e con l’estetica.

Se in Italia c’è un’unica linea di pensiero e di azione riguardo alle tette, ai culi, al’informazione, alla tv, e se questa linea di pensiero è quella dettata da B, be’: il problema non sono il mercato o la competizione, ma la loro assenza. La competizione è economia. E l’economia non c’entra, grazie al cielo, con la morale becera delle sacrestie. La competizione non ha nulla a che vedere con Drive In o Colpo Grosso. Ha a che vedere, piuttosto, con un prodotto politico, Franceschini, che parla linguaggi e propone idee inizio anni ’50. Se, come dice, la competizione fosse a tutti i costi, la gente come lui politicamente non esisterebbe più da qualche decina d’anni. E questo, sì, sarebbe un gran bel valore.

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